Da Polonnaruwa a Trinco, luglio 2010. L'altro ieri partito da Polonnaruwa, ritornato obbligatoriamente indietro di 50 km al solito quadrivio di Habaranà; durante il percorso ho visto le esercitazioni del III Infanteria: un centinaio di soldati in pieno assetto di guerra, avanzavano col passo del leopardo in un leggero pendio erboso; un altro centinaio li aspettava a monte coi mitra spianati. Era mezzogiorno, il sole picchiava forte. L'è dura fare il soldà.
Sbattuto giù dalla corriera sull'incrocio, unico bianco, trascinato il trolley di Sisifo sulla strada di destra, atteso l'altro bus che è arrivato subito. I miei compagni di attesa, musulmani barbuti panzuti e altra gente si sono gettati all'arrembaggio/ io non ho avuto coraggio. Ho atteso altri venti minuti. Stavolta mi sono gettato, l'imbonitore mi ha fatto sedere su un sedile laterale unico libero vicino alla porta dove poveri passeggeri entravano e uscivano ogni due minuti (era un pendolare regionale) pestandomi i piedi, tanto che il pilota (che anche prima aveva fatto alzare un uomo giovane per far sedere una signora sul quintale), carinamente voleva che mi sedessi anch'io, forse l'unico vero vecchio dell'affollato veicolo, su una poltroncina regolare e un giovane si era già alzato/ ma ho rifiutato, perché so che i posti sono strettissimi e poi almeno vicino alla porta (si viaggia con le porte e i finestrini aperti) c'era più aria. Dovevamo percorrere ancora circa 200 chilometri. Continue fermate, salgono scolari che tornano a casa nel vicino villaggio e non pagano, anche alcune ragazze hanno fatto pochi chilometri senza pagare, per gentile concessione. Gente del popolo, taciturna, poco allegra, pacchi di mais, borse, bambini grandi che ancora allattano, giovani donne composte, modeste, probabilmente insegnanti, una ragazza gajarda in jeans. I primi cinquanta km strada ottima, appena rifatta e con segnaletica orizzontale perfetta. Poi abbiamo cominciato a incontrare cantieri, pezzi sterrati, ponti in rifacimento, macchinari per l'asfaltatura. Nel terzo mondo non c'è mai nulla di completato. Gli operai lavoravano sotto un sole tremendo, molte erano donne. Dopo una ventina di chilometri il cantiere cessò, ora la strada era quella asfaltata a mano, vecchia, superficie a gobbe fastidiose. Pilota molto abile, però la velocità di crociera non supera mai la media di 30-40 Km/ora. Pochi paesoni, solita miseria. Comincia a piovere. Ai lati della strada ogni 500 metri: fortini di grossi pali, anche putrelle, alti sui 2 metri, coperti, con feritoie, rinforzati tutto intorno da regolamentari sacchi di terra, di tela verde (che si vedono già arrivando all'aeroporto Bandaranaike presidiato a vista, e non è un bel vedere). Inoltre molti avevano ulteriori protezioni di mucchi di terra e ghiaia. Dietro le feritoie non ho visto nessuno, da questo punto in poi ogni 500 metri c'erano vari soldati con fucili mitragliatori in pugno e, più avanti, anche laterali cavalli di frisia di tubi metallici dipinti in giallo su ruote (la capitale ne è piena), regolamentari posti di blocco con poliziotti e poliziotte seduti sotto tettoie. A un certo punto alcuni soldati ci hanno fermato. (Anche a Colombo, i miei tuk tuk sono stati spesso fermati a posti di controllo, da armati che ci facevano subito segno di proseguire). Ne sono saliti tre dietro e quattro davanti. Così ho potuto osservarli a meno di un metro di distanza. Bei ragazzi, uniformi in perfetto ordine (non come i nostri soldati straccioni descritti da Barzini a Pechino nel 1900, accanto agli altri azzimati europei alla parata. Adesso le cose sono cambiate: i nostri soldati all'estero sembrano tutti costosi attori griffati. La Russa sarà soddisfatto). Uno aveva il basco, fiero, gli altri il berretto, sarà stato un graduato, tutti molto seri, silenziosi, i fucili avevano il calcio metallico ripiegato di fianco. Poi ho saputo che le armi sono cinesi. Non hanno controllato nessuno, si sono limitati a percorrere alcuni chilometri con noi, hanno fatto fermare e sono scesi. Mi avevano detto che ci sarebbe stato un solo posto di controllo, invece non c'è stato nemmeno quello e nessun militare ci ha più fermato, però ce n'erano a ogni piè sospinto e tutti con le armi imbracciate.
Giunto a Trincomalee (detta Trinco e definita la baia più bella del mondo) sono corso in tuk tuk al più vicino Internet point. Ho scritto un'ora (Giolo ha scritto a mia insaputa un saggio su di me e Parise, con argomento l'Asia, e me lo invia in allegato. Ora devo scaricarlo). Poi ho deciso di andare a cercare una stanza a nord, esattamente a Uppuveli, famosa spiaggia quattro chilometri a nord.
La mia guida Lonely, datata febbraio 2010, avvertiva che Trinco è deserta, che ci sono più militari che civili. Tutto falso, o comunque non è più così: la guerra è finita, le Tigri hanno perso, la città è tranquilla, piena di gente che svolge vita normale, va al mercato, i bambini vanno a scuola regolarmente, le chiese cristiane suonano le campane, dicono messa alle 17.30 sotto capannoni aperti e affollati, al solito molti fedeli stanno fuori. Vero che dovunque ci sono soldati armati di tutto punto.
E ancora, la guida: andando verso nord (cioè in direzione di Nilaveli e Jaffna, la capitale dei Tamil) c'è un posto di blocco ogni chilometro, bisogna scendere dal pullman, aprire i bagagli, c'è perquisizione anche corporale.
Ho noleggiato il solito tuk tuk, verso Uppuveli, a nord; dovevo andare al Lotus Park Hotel: in effetti ci sono molti poliziotti, e poliziotte giovani perfino eleganti, anche seduti. Non sono armati. Inoltre molti posti di blocco aperti e ben allestiti, in qualche punto reti chiudono parte della strada lasciando libero uno stretto passaggio centrale, molti dissuasori stradali in asfalto, cavalli di frisia, militari ad ogni angolo. Preferiscono stare all'ombra ma sempre in piedi, sempre con fucilone spianato, e così via ogni 500 metri. Però non fermano più nessuno. Ci sono molte caserme. Questo è quello che si vede. Risulta chiaro a tutti che basterebbe un ordine e tutto si metterebbe in funzione come in guerra, ma per il momento la situazione sembra molto calma. Quindi qui siamo tra i Tamil (circa il 18% della popolazione totale, di 22 milioni), la lingua è diversa, meno a trottola rispetto al singalese (appartengono a due gruppi linguistici differenti: il Singalese al gruppo dell'India del nord, il Tamil al Dravidico del sud. Si scrivono con due alfabeti diversi. La religione è indù, mentre i Singalesi sono buddisti. I cristiani sono circa il 6% del totale. Non mi pare di aver notato grande differenza fisica. Inoltre non sembrano affatto un popolo che ha appena perso una lunga guerra civile (parte della popolazione Tamil non sosteneva affatto i terroristi delle Tigri). Le Tigri Tamil hanno distrutto alberghi, monumenti, fatto infiniti attentati. La guerra e la guerriglia hanno provocato circa 70000 morti (nessun turista). La minoranza musulmana (moros) del 9% ha tenuto un comportamento neutrale. Inoltre nel 2004 lo tzunami ha colpito gravemente questo tratto di costa.
Visti alcuni alberghi a Trinco, costosi, villani, in pessima posizione, ho deciso di andare per qualche giorno in riva al mare al nord e stare tranquillo.
[Vivo una sensazione strana e fastidiosa, quasi angosciosa: mi pare di non aver tempo a disposizione per me, sempre affardellato e di corsa. Devo trovare il tempo per studiare.]
Ho preso un costoso bungalow al Lotus di Uppuveli. (I prezzi segnati sulla guida Lonely, di quest'anno, sono molto aumentati. Mi sembra per diversi motivi che sia una guida del cavolo poco affidabile, che mi ha fatto perdere un sacco di tempo mandandomi a indirizzi sbagliati. Probabilmente l'edizione-traduzione italiana sarà fatta da lestofanti).
Nella parte posteriore del bungalow ho una terrazza coperta con poltrone che dà direttamente sull'Oceano Indiano (o forse Mar delle Andamane, o meglio ancora Golfo del Bengala?). Finora non mi sono mai degnato di onorarle nemmeno per un minuto (questo è vero lusso: avere ma snobbare). Vicino, in un piccolo recinto c'è una specie di antilope-daino, molto simpatico e assai docile. Ho visto che sono abbastanza comuni, anche dentro al forte. Quando sono arrivato qualche donna bianca sguazzava nella limitrofa piscina (per carità: ignorata anche questa!). Ora mi pare che non ci siano più nemmeno quelle. Ho scelto la mezza pensione: il ristorante è un salone con più di cento posti. Giovedì c'erano famiglie singalesi, di solito un lui bianco di mezza età che ha sposato una di qui e si deve tirare dietro una famiglia patriarcale di varie generazioni dalla canuta rispettata bisnonna fino alle bambinette vivaci che, non potendo stare sedute ore, girano per i tavoli,vuoti, mi sorridono, sono simpatiche.
Ieri sera: single bianca pingue sugli antanove, una coppietta di australiani, un freak maestosobarbutoconlunghissimocodinobiondoossigenato, in gran forma, moglie aborigena ancor appetibile, tranquillo frutto undicenne del loro amore, due mongolici e basta. Il deserto. Già il cibo peraltro giustificherebbe la fuga generale calpestando i vicini, ma questa gente non credo che capisca qualcosa di cibo. Finora (escluso il BF ottimo e abbondante che contempla anche autentico bacon per quanto grassoccio, sconosciuto altrove) non ho mai preso due volte lo stesso piatto perché tutti facevano schifo: i calamari, il beef, la pasta “alla polonese” (bolognese) sepolta sotto troppo sugo molto zuccherato, e patatine fritte che ho pregato di portarmi a parte.
(Mai lamentasi della pasta o della pizza all'estero. Hai voluto la biciclètta...?).
Oggi è sabato, sono il padrone dell'albergo: diciamo che l'ho preso in affitto tutto per me. E così la spiaggia assolutamente deserta che è bellissima come tutte le bellissime banalissime spiagge per banalissimi turisti della banalissima umanità, idiota al 92% secondo accreditate statistiche. Inoltre qui non ci sono nemmeno barche, e nemmeno nella splendida rada di Trincomalee, che ricordavo affollatissima: non c'è altra spiegazione che un divieto dei militari. È probabile che anche la flotta da guerra sia ancorata più a nord verso Jaffna.
Fino a pochi mesi fa c'era la guerra, ora è finita. Gli alberghi, alcuni ricostruiti dopo lo tzunami quindi nuovi di zecca, hanno riaperto e sono vuoti. So che molti hanno chiuso definitivamente. I prezzi sono troppo alti, e il cibo è scadente. Io poi dovrei rilevare che il mio bungalow ha molte macchie di umidità e cadenti salnitri, che lunghe istallazioni di ragnatele da transavanguardia lo attraversano in diagonale, che mancano lampadine, che le spine sono rotte, che l'aria condizionata funziona male e che un grumo di carta igienica tiene aperta la lama oscillante, altrimenti cadrebbe. Nonostante la (falsa) premura dimostrata, il servizio è scarsetto: pago ergo esigo. Però almeno qui non hanno la spocchia del Juliana di Colombo.
Insomma non la vedo bene. Mi fermo una settimana. Il 16 volo a Madras. Tra qualche giorno me ne vado e certo non tornerò.
Aspetti positivi: la stagione è quella buona (lo sapevo e sono venuto per questo oltre che per curiosità); non piove mai; dopo le cinque c'è un'arietta gradevolissima.
Ore 21.30
Devo contraddirmi subito: sta piovendo. Gradevolissimo rumore sul tetto del bungalow. Sono uscito a controllare perché ero incredulo.
Ore 22: È cessato. Per la prima volta percepisco il rumore delle onde.
[Lavorare lavorare lavorare/ preferisco il rumore del mare]
Luciano Troisio
Per approfondire: TROISIO in Lankelot
Commenti
Giunto a Trincomalee (detta
La mia guida Lonely, datata febbraio 2010, avvertiva che Trinco è deserta, che ci sono più militari che civili. Tutto falso
[troisio] per approfondire (a
[troisio] per approfondire (a dir poco), le 78 voci dedicate a Troisio nel nostro archivio: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?T/Troisio+Luciano
buone letture:)
[troisio] Descrivimi la
[troisio] Descrivimi la ragazza gajarda in jeans, avrei voluto vederla: un tipo mesomorfo, ovvero una normolinea mesomorfa, non penso proprio che potesse essere una longilinea e neppure ectomorfa...Ad occhio e croce, potremmo calcolare anche il suo "indice del pondus": altezza - (peso + hips/bust): alto, se da 12 a 20; medio-alto, se da 21 a 26, medio, se da 27 a 31.
[Trosio/Trincomalee] "così
[Trosio/Trincomalee] "così la spiaggia assolutamente deserta che è bellissima come tutte le bellissime banalissime spiagge per banalissimi turisti della banalissima umanità, idiota al 92% secondo accreditate statistiche"
Questo mi mette in pace con me stessa, che in quegli stessi giorni poltrivo nella bellissima spiaggia di San Vito Lo Capo...