Troisio Luciano

Reportage da Nyaungshwe e Yangon

Autore: 
Troisio Luciano

Natale 2010, Nyaungshwe.

Natale nel frigidario di Nyaungshwe, tranquillo e semideserto punto di partenza per esplorare il lago Inle. Stamattina BF all'aperto e all'ombra di padiglioni, mentre si starebbe benissimo in pieno sole. Sorriso e saluto da parte dei vicini neozelandesi. Invece la lesbica francese è ingrugnata e ributtante. Poi arriva l'amica donna, si annuncia sorridendo da lontano, si siede al tavolo, tutto uno scambio di gentilezze come se non si vedessero da più di 10 minuti. È proprio freddo. Sono l'unico ad avere le maniche corte, tutti gli altri hanno giacconi. Cibo e caffè discreti. Poi vado un po' al sole, si sta benissimo. Quindi me ne torno in camera, che è gelida, scura, ci sono due imbottite. Siccome le odio per via degli spifferi che lasciano ai lati del collo, mi sono fatto dare altre due coperte. E ho dormito vestito non avendo nessun pigiama. Ho lasciato la poca roba pesante a BKK. (Se fossi stato preveggente mi sarei portato almeno la canotta). Si tratta di resistere fino al 30, quando tornerò nella calda Yangon in pianura a circa 900 km più a sud. Praticamente sul Golfo del Bengala.
 
Sono uscito alle 13.30. Un bellissimo cielo blu cobalto, sole gradevole. Davanti casa ho un monastero e ci stanno lavorando. Fotografati due falegnami che con due miseri seghetti stavano segando una vecchia enorme trave lunga una dozzina di metri, verniciata di marrone; erano solo all'inizio. La padrona (sospetto dalla fisionomia e dai modi che si tratti dell'ennesima cinese) mi ha detto che il 27 al monastero c'è un (rumoroso) festival, solo diurno.
Il ristorante Unique Superbe è a duecento metri dalla May. Si tratta del tempio del filet mignon con frites francesi, o anche porco e purè, pesce del lago e pure tante altre cose specie cinesi: il migliore, oltre che l'unico. Non hanno frutta, alla fine ti regalano una banana. Anche qui eccellente l'insalata di avogado, preparata con cipolla e pezzetti di uovo sodo. Al solito la carne è dura ma discreta. Non sanno frollarla (come gli slavi).
Bighellonato fino alle 15.30, anche dentro al mercato, che naturalmente bisognerebbe visitare la mattina presto se si vuole vedere la gente interessante. Molte donne delle etnie di montagna (quindi abituate a un grande freddo) partono all'alba, camminano anche varie ore per vendere in città pochi erbaggi, identici ai nostri, cuori di verza, melanzane, pomodorini, ma anche fiori (coltivati nel lago). con in più molte radici sconosciute e naturalmente il cavolo bianco cinese. C'è anche del piccolo antiquariato-artigianato di infimo livello ma poco stravagante (quindi non adatto alle mie amiche).
 
Pare che la gente Intha (etnia della zona) sia giunta qui dopo gli Shan, che naturalmente li hanno cacciati via dalle loro terre (la terra è di tutti? Sì, con esclusione della mia), e loro si sono adattati (magnificamente) dentro al lago, le cui acque sono in genere molto basse. Anche meno di un metro. Hanno costruito 17 villaggi su palafitte e creato molte isole galleggianti, fertilissime e fittamente coltivate soprattutto a fiori e ortaggi. Sono un'etnia particolarmente industriosa e capace. Naturalmente c'è anche la pesca e altre iniziative di costruzione di barche, oggetti in ferro, tessitura di fibre ricavate da piante acquatiche. Il lago è molto bello, lungo 22 chilometri e largo a nord circa 10. Poi si restringe. Le rive e parecchie zone sono semipaludose fittamente ricoperte di alghe e gigli d'acqua e non esiste una vera strada costiera. Ci sono circa 100 kyaung (monasteri buddisti), pagode anche famose e meta di pellegrinaggio. La più strana è quella “ dei gatti salterini”. Il turista durante il suo giro può mangiare in vari ristoranti, da miseri a discreti. Il tutto raggiungibile soltanto in barca. Difficile, ma non impossibile evitare la visita di infinite boutiques, dove i barcaroli sono aspettati trepidamente e trattati da pascià, con offerta di tè caffè biscottini sigarette. Mentre lo sprovveduto e incazzato turista visita il completo procedimento di produzione, fino all'eskaton scatologico della show-room, quel rozzone se ne sta beato su una comodissima poltrona a dondolo sprofondato tra i cuscinoni. Alcune botteghe espongono come allo zoo, donne, soprattutto vecchie, appartenenti alle varie etnie, addobbate con cura nei costumi tradizionali in genere affascinanti. Qualcuna tesse su un primordiale telaio. Quando il turista ha finito la visita e se ne va, loro vengono a salutarlo e ringraziarlo con molti inchini. Un interessante strazio. Le più famose sono le donne-giraffa Paduang, dal collare di ottone (che può pesare da 8 a 25 chilogrammi). Si tratta di un'antica etnia seminomade, come tutti questi gruppi senzaterra, ora in parte fuggita in Tailandia nella selvosa disabitata collinare provincia di Ciang Rai.
 
Da poco sono stati costruiti sempre all'interno del lago, degli alberghi di lusso. È noto e tipico, nonché obbligatorio soggetto di molti scatti, il modo di remare in piedi manovrando il remo con una sola gamba. Il che lascia libere le braccia e pare sia anche riposante.
Domani prenoterò la barca, raccomandandomi che ci sia una coperta e un ombrello, perché la corsa da qui, nel canale immissario fino al lago, prima delle 10 sarà davvero ghiacciata.
 
Dicembre, 26.
 
Stanotte nella contigua 304 due indigeni molto rumorosi, probabilmente alticci. (Purtroppo bisogna rilevare che la prossemica con indigeni si traduce quasi sempre in danno). Non li ho visti, solo uditi. Hanno parlato a voce alta, sono entrati e usciti, dato il massimo di fastidio fino a mezzanotte. Siccome l'edificio è tradizionale di legno, su base sopraelevata (senza diventare palafitta) i rumori anche minimi si trasmettono perfettamente e basta che uno cammini un po' pesantemente perché l'intero ambaradan traballi in vibrazione. Stando a letto è ancora peggio: si percepisce una scossa tellurica, pare che qualcuno sia entrato in camera (la porta non ha nessun chiavistello, né catenella. La serratura è di quelle che funzionano premendo il pulsante, a volte invece bisogna girarlo di 90 gradi). Stamattina se ne sono andati, speriamo definitivamente, alle sette. (Andati via loro non c'è stato più nessun motivo di disturbo).
Pare che il tasso di criminalità sia piuttosto basso. Da quello che si sente dire, i popoli del Myanmar sono piuttosto onesti.
Alzato alle 8.30, pastiglie, cercato libro Piccolo manualedi xenofobia nel bailamme della valigia senza trovarlo. Ma è affiorato Beavita di Bugaro. Al Bf nel giardinetto solo la lesbica, personale cortese; a un certo punto è passata lentamente, accompagnata da un pronipote verso la dependance della cucina, l'anziana solenne nonna, con occhiali, scialle, bastone e complessa attrezzatura da nobile befana. La lesbica l'ha salutata sorridendo e anch'io ho fatto la mia parte. Freddo della madonna. Ora in camera aspetto le 10 per uscire al sole.
 
Bugaro in BeaVita descrive le vetrine di via S. Fermo a Padova. Appare informato sui prezzi dei capi prestigiosi che non ho mai sentito nominare, nonostante passi molto spesso da quella via tornando dalla piazza del potere (Municipio, Sede centrale Antonveneta, sede centrale Università, Stabilimento Pedrocchi) per recarmi alle Poste centrali. In questa zona, quasi interamente pedonale, tutto è centrale. Anche le vetrine per la moda. Io mi considero assolutamente estraneo a tale visione del mondo e non ho sbirciato nemmeno una volta le lussuose confezioni. Non sono mai stato in grado di comperarmi un vestito da solo: mi faccio accompagnare dai miei vicini (poi lei gentilmente mi accorcia di mezzo metro i pantaloni nuovi). Anche in ciò mi sento estraneo rispetto alla mia cara città, che mi accorgo di conoscere poco.
Eppure per 14 anni sono stato costretto a frequentare ambasciate e consolati, ingessati banchetti ufficiali con ospiti illustri e affamati deputati peones, feste del 2 giugno e frequenti cene dall'ambasciatore (il giovedì mattina giungeva implacabile all'università la minacciosa telefonata della segretaria: l'ambasciatore ti invita a cena per domani venerdì. Significava: tutti gli addetti se la battono in tempo per godersi il fine settimana, quindi tu che sei l'ultima ruota del carro, sei obbligato a venire per tener compagnia a ignote e incartapecorite vecchiette single, che il fine settimana hanno deciso di passarlo qui nella capitale. Ahi!
 
Perché mi dilungo? Ma of course perché bisognava presentarsi obbligatoriamente in doppiopetto e sobria cravatta, o flanella grigia o spezzati italiani di buon taglio, o sfoderati estivi in lana blu per climi tropicali. Io invece ho interi corredi di magliette e bermuda; se potessi starei sempre in mutande e sono più affine alla Weltanschauung della BeatGeneration. A suo tempo ho frequentato Goa quando il nudismo trionfava, e da Joe Banana si poteva cenare a prestigioso contatto di gomito con Bob Dilan, e con la sua corte di travolgenti more californiane adorne di hibiscus rossi.
Insomma ho perduto da tempo l'ultimo autobus e malgré-moi sono rimasto (secondo lui) un non-insediato.
 
Yangon, 30 Dicembre, ore 16.30
 
Stamattina a Niangswe mi sono svegliato all'una, alle quattro, alle sei e mezza. La notte fa proprio freddo. D'altronde siamo in montagna. Ho deciso di alzarmi, ho messo a posto e chiuso la valigia. Alle sette hanno puntualmente bussato, via al bf (all'aperto), apro la porta: giornata nebbiosa a sorpresa, per la prima volta, e al solito gelida. Oltre la parete di stecche di legno giunge un notiziario radiofonico letto da una donna con una voce di un noioso repellente come una dittatura, che neanche le nenie buddiste o le tacchine slovene di radio Capodistria.
Personale assai gentile, tutti molto precisi e puntuali alla May Ghouse. Da consigliare: un posto modesto ma pulito e decoroso. Il padrone mi ha procurato il tassì per l'aeroporto (a 18.000 ciat. Venendo: 25.000. Il salario di un mese. Più dell'Airservice Padova-Venezia Tessera. Siamo nello stato Shan e ognuno fa quello che vuole). Il tassista è giunto in anticipo con una vettura enorme a otto posti, il ragazzo ha caricato la valigia, tutti ossequiosi (in contemporanea sono passati i due str. francesi rapati con la loro unica ragazza, che però parlavano educatamente sottovoce). Il padrone mi ha ringraziato molte volte, mi ha fatto gli auguri ed è venuto a darmi la mano. Partiti nella nebbia, attraversato il paese, la strada dinanzi al mercato era deserta. Quindi non è proprio vero che il momento più affollato è la mattina presto. Forse, vista la giornata brutta, erano un po' in ritardo. Tutti vestiti di giacconi scuri, di pelle, o militari verdastri cinesi; vanno molto le giacche e i calzoni mimetici (spezzati). Gli uomini sono più scuri, hanno capelli spettinati.
 
Siamo usciti verso nord. La strada è in pessime condizioni. La parte asfaltata è larga soltanto due metri e incrociando un altro mezzo bisogna uscire sul terriccio. Grandi alberi, nebbia sempre più fitta rende il paesaggio favoloso-fiabesco. Si distinguono appena appena molti aironi bianchi nelle risaie. A destra c'è un canale largo attraversato da molte decine di ponticelli esigui, fatti a volte di una sola tavola, e ringhierina in legno; (quando Marco Polo descrivendo Zu Zho, dice che essa ha 6.000 ponti, probabilmente si riferisce a passerelle del genere, che servivano una sola casa, oltre che ai magnifici ponti arcuati in pietra, simili ai quelli veneziani e chioggiotti). Giunti al bivio la strada diventa normale. Fa sempre freddo. Davanti a un famoso monastero di legno, che ha solo 100 anni, (fotografato all'andata perché la cameloparda teutonica ha fatto fermare il tassì) vedo frotte di monaci scalzi in fila indiana, di varie età, molti sono ragazzetti, verso la solita elemosina (sono 500.000 su una popolazione di 50 milioni. Scelgono di vivere dipendendo soltanto dall'elemosina; (che vitaccia, mi fanno molta compassione!). Più avanti di un 300 metri li precede un monacello che batte una campana piatta a gong, perché la gente prepari le offerte senza fare perdere un sacco di tempo. Che anche in questo caso limite risulta quindi monetizzabile.
 
Anche molte contadine a gruppi, tutte con cappellaccio di paglia e macete individuale. Ci sono anche parecchi autocarri colmi di contadini. Mi ricordano il sistema delle comuni agricole viste in Cina, (ma qui c'è in più il forte sinistro sospetto che queste persone siano obbligate a lavori forzati “volontari” definiti di abbellimento). Una brutta vita. Misereor super turbam. Improvvisamente un uomo con cuffia giaccone e mani giunte ci prega di fermarci. Penso a un'emergenza, ma è un furbino autostoppista, sale, parla fittamente col tassista, verrà con noi fino all'aeroporto, non ringrazierà e non saluterà.
 
La nebbia intanto è sempre fitta. Dobbiamo salire dai 900 metri del lago fino ai 1.350 dell'aeroporto Heho. E infatti ora la nebbia si dirada; alle nostre spalle in basso appare il lago, alberi spuntano qua e là nella chiara foschia. Immagini stupende alla portata di qualsiasi fessacchiotto, che non posso riprendere. È meglio essere prudenti quando si deve prendere un aereo tra un'ora. A un certo punto siamo sorpassati da una macchina con due clamorose bionde. Cento metri più avanti si ferma: le biondone vogliono fare la foto. Guardando il lago da qui si deduce che non può essere né di origine vulcanica né glaciale. Infatti ha una forma estremamente allungata e le colline laterali non permettono di rilevare una vallata a U. Inoltre “a valle” mancano del tutto le tipiche collinemoreniche.
 
Formalità veloci, free seat. La partenza è fissata alle 9.25. C'è molta gente perché gli aerei sono più di uno, di differenti compagnie. È talmente freddo che decido di bere un altro caffè. Il quarto dopo la pot bevuta al bf. Costa 1.000 (il prezzo sarebbe 200). Altri invece preferiscono il tè e se lo fanno dare in tazzone. Quest'anno ho notato dovunque, anche in Tailandia, molte famiglie di bianchi con un bambino o due tra zero e sette anni. Fotografata qui una bimba di circa 5 anni, che viaggia con trolley rosa colmo di giocattoli. Lo apre. Ha molti cavallini e li dispone sul pavimento, poi orsacchiotti e papere. Parla con loro. I giovani genitori fingono indifferenza: sono dei ragazzi anche loro. Al Golden Kite (tempio delle tagliatelle fatta in casa n. d. r.) vista una famiglia di bianchi con otto bambini biondo chiaro, l'ultimo in collo, la più grande già pubere, tutti gli altri ravvicinati. Piuttosto educati, con allegrissime infinite simpatiche gimkane tra i tavoli. Palleggiati dalle cameriere, di poco più adulte. Qui c'è una famiglia di francesi con 5 figli piccoli, imbacuccati. Escluso l'ultimo che avrà 2 anni, bruttino, robusto, simpaticissimo, gli altri 4 sono dotati di capelli biondi a spazzola, giochi elettronici e macchina digitale personale. La madre è giovanissima e piuttosto bella. Uno dei piccoli sputa al fratello che si si arrabbia, gli tira le orecchie tanto che si mette a piangere. I genitori non gli badano. Il primo è già brufoloso. Mi pare che queste famiglie abbiano un'infinita pazienza e tendenza a masochistica lodevole visione del viaggio e della vita.
 
Al solito le hostess sono eleganti e belle, una più mammina e una giovanissima da schianto. Paesaggio di montagne bellissime a molti crinali intervallati da nebbie e ammiccanti foschie ci accompagneranno quasi fino a Yangon, che però è ormai nella pianura alluvionale prossima al delta dell'Iravaddy. Scatto molte foto mediocri perché l'oblò è di una doppia plastica screpolata e piena di strisci esterni. Ma sono solo appunti personali. Dopo un'ora atterriamo a Yangon. Tutto veloce e puntuale. Non c'è nessuna informazione su dove si ritirino i bagagli. Infatti la gente è smarrita, vaga, torna indietro. Basterebbe mettere un cartello. Finalmente arrivano uno alla volta portati a mano. Nessun controllo immigration (che invece, partendo dallo stato Shan, è stato meticoloso). Tassì rapido. Arrivo al Mother Land 2, e un sosia di Cristo, attrezzato con gigantesco zoom, già all'esterno, seduto nel dehors mi augura calorosamente welcome. Le ragazze ridenti mi riconoscono, c'è anche un applauso. La stanza non è pronta (sono le 13), vado al ristorante interno: zuppa di gamberi. Intanto sento il sosia che parla gesticolando sbracciandosi con un gruppo di ragazzi francesi. Improvvisamente penso che invece potrebbe essere un ebreo o un italiano del sud, tale Marco che ho conosciuto qui 7 anni fa. Era un ragazzo, ora ha un testone di capelli, barbetta e baffi, un nasone da Depardié. Vedo che è in camera con uno del posto molto giovane (gli ha passato la chiave). Lui avrà sui 37. Ora quando scendo voglio sincerarmi. [Non era lui].
In questi 10 giorni non ho mai visto la televisione, e sia dollaro che euro hanno inspiegabilmente perduto parecchio, nonostante i canali Tv asiatici diano il rapporto col dollaro sempre a 1,33. Non ti puoi distrarre un momento. Mah!
Dollaro: da 840 a 800
Euro: da 1100 a 1000.?
 
Conosciuto i coniugi B. che hanno venduto due appartamenti e viaggiano da una vita in India. Sono venuti da lì per rinnovare il visto. Qui lo concedono per 6 mesi. Tipi pochissimo informati che mi hanno fatto riesumare i freak di Goa degli anni Settanta. Lei è di Mestre, lui di Pavia. Abbiamo scambiato molte notizie. Ora so che si può andare allo Scott Market coll'autobus 205, spendendo 50 ciat. Mi pare di capire che sono di estrema sinistra. Infatti difendono perfino la giunta militare di questo paese e mi dicono che San Su Ci è figlia di ricchi. Non occorre che mi dilunghi.
 
Yangon, Capodanno 2011
 
Giornatina interessante, in cui nel pomeriggio sono andato al mercato Bojoke (lett: generale) Aung San. Ho cambiato 100 euro a 1.100, sono stato improvvisamente colpito dalla frenesia di buttare via i soldi. A capodanno si può fare. Ho scoperto dei pesi da oppio in forma di uccello e ne ho comperati 14 di piccolissimi. Me li hanno venduti per antichi, e qualcuno lo è senz'altro, perché sul fondo reca un disegnetto per quanto consunto, che so essere segnale di autenticità. Possono avere da 300 a 100 anni. Poi uno più uno grande in forma di leone e due, leggermente diversi, uno a base ottagonale e l'altro rettangolare, del peso massimo: un chilo l'uno. Vanno molto come fermaporte. Sono molto belli; chissà se saranno autentici o imitazioni! Poi andato al Golden Duck, mangiato la solita mezza anatra arrosto, buona, più acqua e anguria. Ormai ho dato fondo a tutti i 1.350 dollari che avevo. Ora mi restano solo cento $, quindi mi presenterò in Cambogia senza dollari. Ma potrei anche comperarne a BKK.
 
Parto il 6, mi restano 4 giorni. Voglio visitare la magnifica Swedagon.
 
Luciano Troisio, gennaio 2011.
Per approfondire: TROISIO in Lankelot
ISBN/EAN: 
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Commenti

[birmania] Pare che la gente

[birmania] Pare che la gente Intha (etnia della zona) sia giunta qui dopo gli Shan, che naturalmente li hanno cacciati via dalle loro terre (la terra è di tutti? Sì, con esclusione della mia), e loro si sono adattati (magnificamente) dentro al lago, le cui acque sono in genere molto basse. Anche meno di un metro. Hanno costruito 17 villaggi su palafitte e creato molte isole galleggianti, fertilissime e fittamente coltivate soprattutto a fiori e ortaggi. Sono un'etnia particolarmente industriosa e capace. Naturalmente c'è anche la pesca e altre iniziative di costruzione di barche, oggetti in ferro, tessitura di fibre ricavate da piante acquatiche. Il lago è molto bello, lungo 22 chilometri e largo a nord circa 10. Poi si restringe. Le rive e parecchie zone sono semipaludose fittamente ricoperte di alghe e gigli d'acqua e non esiste una vera strada costiera. Ci sono circa 100 kyaung (monasteri buddisti), pagode anche famose e meta di pellegrinaggio. La più strana è quella “ dei gatti salterini”...

[luciano] bentornato, ben

[luciano] bentornato, ben ritrovato, professore viaggiatore. Terzo e ultimo dei tuoi nuovi reportage. Grazie infinite per averci prestato, una volta ancora, il tuo sguardo e per aver condiviso le tue esperienze.

Saluti!

gf

[Troisio] Caro Luciano, ieri

[Troisio] Caro Luciano, ieri sera avevo scritto un lungo commento "mangiato" dal PC senza che potessi ripescarlo... Dicevo che si leggono sempre con piacere i tuoi resoconti di viaggio, ma si nota altresì la necessità - quando sei lontano - di riverdire i ricordi della tua terra natìa (qui ti ha aiutato Beavita) e tu appari sempre come sospeso fra due mondi a nessuno dei quali sembri appartenere veramente :)

[ilde, troisio] Infatti e'

[ilde, troisio] Infatti e' proprio cosi' cara Ilde. Io non ho piu' identita'. Mi sento sempre di passaggio, prestato per uno short time. 

Sono in riva al golfo del Siam. Ho appena mangiato dei molluschi, ottimi ma estremamente piccanti. ho dovuto pulirli dei mezzi chili di spezie uno alla volta. Le cameriere sono carine ma non capiscono nulla.

Poi mi sono comprato un croccantino per consolarmi. Baci.

[Troisio 3] eccomi qui per

[Troisio 3] eccomi qui per l'ultimo, per ora, reportage: bello anche questo, che dire?

I gatti salterini:perché questo nome?

Identità: a me è sempre sembrato che tu ricordassi sempre bene le tue origini durante i tuoi viaggi, diciamo che non sei mai fermo, quando sei qui organizzi il prossimo viaggio, quando sei lì ...non mi pare che tu soffra di nostalgia. Io non credo che resisterei così a lungo in viaggio ad esempio, sono più stanziale, non ai livelli di Gf, ma talvolta li rasento!

 

 

[stanziale, e autoref.] credo

[stanziale, e autoref.] credo che i miei livelli siano sempre più bassi rispetto ai miei desideri:). Però comincio ad avere molta voglia di spostarmi, e questa è una grande novità. Spostarmi e sparire e poi riapparire... ma non sono esotico come il professor:)