Troisio Luciano

Reportage da Madurai e Puttaparti

Autore: 
Troisio Luciano

Madurai, 29 agosto 2010.  Partito da Trichi, abbandonato il funesto hotel Annamalai dalla reception nazista e villana (come del resto è anticipato anche sulla guida Lonely.) Ma ero stato cacciato dal dirimpettaio hotel governativo Tamil Nadu dopo tre giorni. Mi avevano correttamente avvisato all'arrivo e non ho nessun rilievo da fare su di loro: un hotel modesto (costa 500 rupie con A/C), ma cortese, e mi hanno fatto anche lo sconto del 10% senza che chiedessi nulla. Naturalmente: noiosa burocrazia statale, carte, firme. Però macchinari e stampanti modernissimi e veloci. Approfitto per dire che in India ho anche rivisto l'uso della vecchia carta carbone, che non vedevo più da quando sono tornato dalla Cina nel 1992. L'India ufficiale richiede allo straniero tutti i dati per ogni misera operazione, e il modulo chilometrico lo fanno compilare a te.

Sconsiglio caldamente l'Annamalai, che non sarebbe male se il personale non fosse menagramo. Il piccoletto con baffetti hitleriani, occhialetti da Himmler e parrucca, è particolarmente fetente. La donna è una bifolca, inoltre brutta, dal colorito pallido sotto la pelle terrea. L'ascensore ha dei trucchi: digitando il vostro piano non ci arriverete mai. Bisogna andare a caso. Ho capito subito che una delle poche gioie dello squallido personale paria consisteva nel divertirsi a veder passare l'ascensore (i fessi del room service hanno ad ogni piano il loro ufficio davanti all'ascensore), fermarsi, aprirsi al piano errato. Godevano indifferenti alle facce stupefatte dei clienti. Molti dei quali preferivano alla fine fare le scale anche in salita. Per fortuna con un po' d'attenzione, provando e riprovando, mi sono reso conto che digitando un piano in più, l'ascensore sostava certamente al piano inferiore. Altra seccatura: le spine non funzionano, quindi il computer si è scaricato e anche la batteria della Nikon. Inutilmente ho chiesto aiuto a quei pezzenti. Non ho potuto fare foto (di certe rocce suggestive) per tutto il viaggio da Trichi a Madurai. Ma poi, nell'efficiente e lussuoso Madurai Residency dove mi trovo, e che costa soltanto 770 rupie, lo stress è diminuito, tutto è tornato subito alla normalità. Inoltre, per colmo di villania, i nazisti hanno tentato di farmi pagare 1600 invece che 1200 (per la stanza già prenotata e pagata il giorno prima di andarci). Ci hanno provato. Il giorno dopo, per punizione, mi hanno intimato di cambiare stanza e mi hanno dato quella contigua all'ascensore. Che per la verità non mi ha disturbato più di tanto, ma evidentemente i clienti indigeni -ero l'unico bianco- non la vogliono. Mi sono ridotto ad andare lì perché era vicino all'altro e perché a Trichi c'era una grande festa: tutti gli altri alberghi erano full per due giorni.
 
Il mio bf era incluso ma immangiabile, quindi la mattina mi recavo al costosissimo hotel Femina, a circa 600 metri, dove c'era lo stesso schifoso bf indiano a buffet, ma a gentile richiesta fornivano anche toast, butter & jam, fried eggs, omelettes, cereali, più frutta e succhi (quest'ultimi con quantità industriali di stomachevole zucchero). All'arrivo mi chiedevano il numero della stanza; rispondevo che avrei pagato in contanti. Incredibilmente, per tutto quel bendiddio, mi facevano pagare solo 100 rupie (€ 1,40).
I clienti di questo albergo erano molto diversi dalle persone che si vedono per la strada: uomini d'affari frettolosi, seri, sempre urlanti al telefono; ma anche molta famiglie con nonni, bambini educati, tutti ben vestiti anche all'europea, tutti che mangiano con le mani, spesso in modo ributtante. Una mattina, occupato il mio tavolo, mi sono diretto ai vari banchi per fornirmi di stoviglie, posate (introvabili), al ritorno il tavolo da quattro era occupato da signora (con croce al collo), deliziosa figlioletta sui 12-13, fine, educata, timida, ragazzetto sui 10. Vedendo che mangiavo le uova all'occhio di bue, la signora è andata ad ordinarne uno anche per lei. Un po' stupefatto mi chiedevo se avrebbe mangiato con le mani anche quello. E infatti abilmente ha spezzettato e portato alla bocca l'albume. E col tuorlo? Qua ti voglio! La guardavo in tralice (come si dice a Firenze). Io ho sempre difficoltà col tuorlo semiliquido, se lo rompo mi dà fastidio, cerco di ingoiarlo intero, sperando che i vicini non mi osservino. Non sempre mi riesce. Ebbene, la cristiana signora ha delicatamente afferrato il tuorlo semiliquido e l'ha magistralmente sbafato intero.

Ho fatto leggere al monager dell'Annamalai il giudizio della Lonely, edizione italiana, sull'albergo: reception trasandata (eufemismo per: “di m.”).

1
a un dipresso
il depresso
molto spesso
non fa sesso

2
la poesia
non rinuncia all'utopia.

variante pedagogico-precettiva:

permodestache sia
non rinunci all'utopia.

Madurai, 30 agosto 2010

Stamattina sono andato alla vicina State Bank of India per cambiare. Labirintico: compilato il solito modulo chilometrico, cambio piuttosto sfavorevole, a 57,90 com'è tipico di ogni banca ladrona. Mi hanno dato un gettone metallico e una carta. Poi un boy mi ha accompagnato per sottoscala vari, in un altro edificio della banca, a un piano alto. Vigilantes in divisa con bellissimi fuciloni d'antiquariato. C'erano molti sportelli a multicoda, ma anche persone che aspettavano sedute. Un cartello in inglese avvertiva di non distrarsi e di stare attenti ai borseggiatori. Per la verità tre o quattro persone dietro di me mi stavano addosso toccandomi, con in mano le carte esibite da dietro, che mi solleticavano l'orecchio, spingendo. Alcuni seduti mi indicavano il 14 dove in attesa c'erano un uomo di mezza età e due suore di Madre Teresa. Io non capivo quale fosse il problema, dato che avevo un gettone numerato. L'impiegata mi ha fatto segno di darle la carta, poi, su un ripiano inferiore di poco, come in un cassetto da internet point, quasi di nascosto, ha cominciato a digitare sulla tastiera, ha controllato per un buon 4-5 minuti i miei dati, forse ha scritto all'ufficio che mi spediva lì. Intanto altri mi avevano seguito, sempre con carte che mi strusciavano addosso. Sono i momenti più fastidiosi per me che non posso tollerare di essere toccato da estranei. Ho allargato le braccia per cercare di distanziarmi (altro che distanza di cortesia!). L'impiegata ha sorriso. Finalmente ho avuto il denaro. Visto che avevo per la prima volta così vicino le suore (indiane, sui 55, noto abito bianco con orlo a due strisce azzurre, crocifisso seminascosto infilato alla cintura dalla parte sinistra), ho voluto donar loro mille rupie e il calendarietto del Messaggero di S. Antonio, quasi per garanzia. Ho detto alla sister che ero di Padova. Ha voluto il mio nome e gliel'ho scritto sul suo blocco notes a quadratini.

Puttaparti, 7 settembre 2010

Le grandi nazioni sono di per sé complicate sotto diversi aspetti. Dovunque, ma specialmente nei paesi di recente formazione, bassa densità, grandi flussi di migranti (esclusi quelli che si precipitano verso l'Unione Europea, per lavorare o delinquere).
Uno degli aspetti che potrebbe sembrare secondario rispetto ad altri più impellenti, è quello linguistico. In India, paese antichissimo definito “culla del mondo”, la situazione è piuttosto complessa: le lingue sono molte e incomprensibili. Una prima summa divisio individua un Gruppo di tipo Indoeuropeo al nord e uno Dravidico-Australiano al sud. La Costituzione della Federazione Indiana è redatta in almeno 11 lingue ufficiali. È probabile che anche l'inglese sia considerato “ufficiale”, ma non ne sono sicuro. Sulle banconote ci sono scritte in molti alfabeti (l'unica immagine è l'unificante ritratto del Mahatma.) Gli stati sono 25.
 
Dunque come ulteriore complicazione le lingue si scrivono in alfabeti diversi, illeggibili se non vengono studiati. Il più diffuso è l'Hindi. Contrariamente a quanto pensano parecchi stranieri, molti indiani si rifiutano di usarlo. Nel mio viaggio attuale, per motivi climatici nella sola India del sudest, raramente ho visto scritte in Hindi se non alla Tv dei canali nazionali emessi dalla nordica lontana Delhi, o nella piuttosto rara pubblicità autostradale del partito al potere (quello di Sonia), né ho visto giornali in Hindi, la cui scrittura conosco un pochino.

[Un uso che da giovane trovavo in India assai gentile, indice di mio privilegio e ricchezza quasi da gaudente sfruttatore colonialista, è questo: la mattina siete a letto, in dormiveglia, in compagnia si spera piacevole, o pensando alla vostra infelicità melancolica di single per forza, senza accesso alla donna, e ad un tratto nel quasi assoluto silenzio, sentite un leggero inspiegabile fruscio. Più tardi vi accorgete che un boy ha provveduto a infilare sotto la vostra porta un giornale in inglese. Questo succede anche ora. Qui si chiama “L'Araldo del Deccan”. Gli stranieri lo sfogliano svogliatamente dato che gli argomenti sono soltanto locali. Gli indigeni leggono il giornale nella loro lingua (che è il Kannada .)
NB.: Questa nota l'avevo scritta giorni fa, quando ero ancora nello stato del Karnataka, o meglio nella sua schifosa capitale Bengaluru, la metropoli dei “fagioli bolliti”. Questo è il significato letterale del nome, e risale a una leggenda che ricorda il biblico piatto di lenticchie. Con i suoi sette milioni di abitanti, in veloce espansione, è una delle capitali mondiali dell'informatica da cui consiglio di fuggire a gambe levate. Per avvicinarsi a Sai Baba non c'era altro volo da Madurai se non quello per Bengaluru, ma ora che ho scoperto che a Puttaparti Sai Baba si è fatto anche un aeroporto, nel caso dovessi tornare, verrei in volo direttamente qui, presumo da Delhi o Mumbai.
Oggi la novità: cercando sulla discutibile guida Lonely notizie su Puttaparti, scarse, scadenti, fuorvianti, disorientanti (come del resto tutta Puttaparti, specialmente per ciò che riguarda l'ashram), mi sono accorto per caso che non sono più nel Karnataka ma, sebbene per poco, nell'Andhra Pradesh (capitale Hyderabad, abitanti 80 milioni, lingue: Telugu, Urdu, Hindi)].

In realtà l'India è linguisticamente più frammentata di quanto si pensi. Anche altre nazioni asiatiche hanno questo problema. Ad es.: l'Indonesia, quinto paese del mondo (formata da oltre 14.000 isole, metà delle quali deserte), è talmente ricca di alfabeti diversi che è stata costretta, nella prima metà del secolo scorso, ancora sotto gli Olandesi, ad adottare l'alfabeto latino. In quella parte del mondo, prevalentemente insulare, che comprende anche le Filippine, la Malaysia ed altre entità statali minori numericamente (Brunei, Timor Este, Singapore, alcuni arcipelaghi del Pacifico), esiste una certa relativa unità linguistica, pur suddivisa in varianti, che è quella detta del Gruppo “Grande Malese”, per un totale di circa 300 milioni di anime, cui appartiene anche il Bahasa Indonesia).
Molto più fortunata sotto questo profilo è la Cina. Come sappiamo, la scrittura cinese non è basata su un alfabeto “fonetico” ma su ideogrammi, che sono assai numerosi; esiste un ideogramma diverso per ogni parola. Quindi sono molte migliaia. Nessuno li conosce tutti, né sa esattamente quanti sono, e per i bambini cinesi è più complicato imparare a scrivere. Il sistema di scrittura con ideogrammi risulta molto arcaico. Quello basato sugli alfabeti fonetici è molto più semplice, perché consiste nell'apprendimento iniziale, cioè grafico, di circa una trentina-quarantina di lettere/suoni (da noi 21, in inglese 26).
Ma la Cina, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, è assai più fortunata perché, nonostante si parlino anche in quel popoloso paese altre lingue (che gli spocchiosi pechinesi chiamano dialetti), la scrittura, per quanto complicata, risulta la stessa per tutti, esclusa una “esigua” parte delle così dette Minoranze Nazionali (stimate intorno a 70-80 milioni di persone, suddivise in 55 etnie, su un totale di circa un miliardo e trecento milioni). Consistono in varie piccole entità tribali specie dello Yunnan, regione dell'estremo sud, formate da poche migliaia di persone, seminomadi e molto arretrate, che non hanno ancora “scoperto” l'aratro (alcuni nemmeno la scrittura), ma con una fortissima identità culturale. Spesso nella giungla sconfinano a sud nel cosiddetto “Triangolo d'oro”, in Tailandia, Myanmar, Laos, Vietnam. Bruciano la foresta e vi costruiscono un villaggio. Fanno da sempre un uso culturale di oppio e ne sono sfruttati coltivatori.
 
Ma esistono anche Minoranze formate da alcuni milioni di persone, come a ovest i Tibetani, gli Uiguri, a nord i Mongoli della Inner Mongolia. Questi popoli usano lingue/scritture diverse dal cinese. Il che risulta piuttosto spaesante per lo straniero.
Lo stesso Marco Polo, visitando il sud della Cina, che parla una lingua assai diversa dal Mandarino del nord, e cioè il Cantonese, credette di trovarsi in un altro paese che denominò Mangì, (mentre il nord si chiamava Catài). Come mai non si accorse che i Cantonesi usavano la stessa scrittura del nord, pur pronunciando gli stessi ideogrammi con parole-suoni completamente diversi? Molti invidiosi detrattori del grande veneziano tuttora si pongono questa domanda, per sostenere che Polo non ha mai compiuto quel viaggio.
Concludendo: più di 300 milioni di parlanti Cantonese parlano una lingua diversa da quella degli oltre 800 milioni di parlanti Putonquà-Mandarino, ma la scrivono in modo identico. Ciò conferisce alla Cina un incredibile prezioso senso di unità.

Certo tenere insieme popolazioni di oltre un miliardo di esseri umani è una responsabilità tremenda. Ecco perché i due attuali leader indiano e cinese appaiono sempre così automatici e ingessati! (Invece fino a 60 milioni deve essere uno scherzo).

Luciano Troisio
Per approfondire: TROISIO in Lankelot

ISBN/EAN: 
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Le grandi nazioni sono di

Le grandi nazioni sono di per sé complicate sotto diversi aspetti. Dovunque, ma specialmente nei paesi di recente formazione, bassa densità, grandi flussi di migranti (esclusi quelli che si precipitano verso l'Unione Europea, per lavorare o delinquere).

Uno degli aspetti che potrebbe sembrare secondario rispetto ad altri più impellenti, è quello linguistico. In India, paese antichissimo definito “culla del mondo”, la situazione è piuttosto complessa: le lingue sono molte e incomprensibili...

[troisio] altro notevole

[troisio] altro notevole contributo sulla questione delle lingue indiane... ma non solo:). Grazie professor.

Per approfondire: TROISIO in Lankelot