Luang Prabang, Natale 08
Cielo nuvoloso. Dalla finestra della mia cameretta disimpegno parziale monitoraggio del Mekong flavus tranquillo. I miei Natali sono quelli di Ungaretti, quella poesia assai strana che per pudore non ho mai imposto a tutte le scolarette insieme quand'ero giovane supplente nelle frazioni fangose lontane appena per legge dotate di medie inferiori, quelle scuolette di plastica da protezione civile (che pure erbose hanno le soglie, bidelle vedove volonterose) male appaltate.
i campesri scolari dei miei colleghi non erano preoccupati dalla sua stranezza. Evidentemente non preferivano caramelle, dolciumi ne avevano a ufalda nei pacchi dono.
Ieri ho cambiato hotel, nauseato dalla villania del personale del Sayo, rumorosi antipatici che non avendo nulla da fare stavano sui tavoli davanti alla mia stanza con le serve a bere birra e chiacchierare e ridere a tutto volume come al mercato dalle 13 alle 16, impedendomi di riposare. Inoltre non mi garantivano la stanza oltre il 26 dicembre. In questi giorni di massima stagione arrivano via terra i terribili turisti tailandesi che prenotano via internet. Ho preferito, stretto dalla necessità, andarmene, cercare e accettare una stanza ammuffita puzzolente e buia al piano terra del Wiew, senza tv (così scriverò di più...), una padrona cicciona che ha dimostrato un'avidità repellente. Il reale pericolo di non avere un buco mi angosciava. Quindi ho accettato le sue condizioni: arrivare il giorno dopo (ieri) entro le dieci, pagare sull'unghia un milione trecentomila kip (secondo i suoi conti 13 dollari al giorno), fino al 5 gennaio. E dovevo considerare che il prezzo dal primo gennaio sarebbe raddoppiato per via dell'inflazione!?
Il giorno dopo, abbandonato il molto più costoso Sayo e i suoi squallidi scompiscianti stallieri (dei poveracci dipendenti probabilmente sfruttati) sono arrivato al vicino Wiew. La padrona era completamente cambiata, affabile, non mi ha chiesto il denaro anticipato, (ma io l'avevo già preparato). Mi ha garantito pulizia e cambio biancheria ogni due giorni. Mentre parlavamo è arrivato un signore bianco (si fa per dire) sui 45. Il suo aspetto era decoroso, educato con un'aria di supponenza e sussiego, di puzzetta sotto il naso, mi tollerava come esistente accettando la mia inferiorità. Quindi deduco che fosse un turpe accademico di banale target europoide. Io per cortesia, ma soprattuto per non vederlo più, gli ho concesso la precedenza. Questo però ha illustrato pedantemente a lungo il suo problema: voleva una camera doppia. Gli ha chiesto 15 dollari e l'ha accompagnato al primo piamo. Si sono dilungati immagino in una esegesi delle condizioni ed eventuali clausole e codicilli del contratto di locazione. Io intanto mi grattavo con il milione in mano. Finalmente sono scesi e lui se n'è andato dicendo che ne avrebbe discusso con la moglie (un'ora più tardi, mentre camminavo nella via principale - ibam forte Sacra Via - ho rivisto il sussiegoso assieme alla moglie: una culona banale sfatta dalle caviglie colonnari). Ma questo pur disgraziato particolare mi ha spinto a chiedere se potevo vedere la stanza al primo piano. Mi ha dato la chiave e non mi ha accompagnato. Ha subito dichiarato che me l'avrebbe concessa allo stesso prezzo, e che per gli altri viene 15. La stanza era molto luminosa, pulita, nessun cattivo odore, un po' strettina come tutte le stanze nella parte antica, l'acqua della doccia era bollente. Quindi ho scelto questa. Come si dice nel mio dialetto: ho intivato bene. Ora che ci ho dormito la stanza mi piace ancora di più, inoltre è con vista laterale e torcicollo sul Mekong. Avevo anche chiesto l'unica stanza con vista diretta sul mitico fiume: quella viene 45 dollari, è sempre libera. Ne varrebbe la pena se fossi in luna di miele.
Purtroppo le mie lune di miele, compresa quella divina, appartengono a un altro millennio.
Tra mezzora vado nel ristorante più costoso per il pranzone.
A LUANG PRABANG SENZA UN CAZZO DA FARE
Luang Prabang, sabato 27 dicembre 08
Stamattina uscito alle dieci, lao-cafè e torta al cioccolato in elegante locale zeppo di giovani tedescone e australiani al telefonino, poi visita al Bureau de Poste de la province de Luang Prabang, il secondo di tutto il Laos dopo quello di Vientiane. L'edificio è imponente e dietro ha una gigantesca antenna per telecomunicazioni.
Si entra attraverso un trascurato giardinetto (sulla sinistra si scorge il gioco delle petanques o bocce, per il dopolavoro, che per logica, presupporrebbe, prima, un lavoro), ci sono molti sportelli con trascrizione in inglese ma prevalentemente in francese (encaissement, saving deposit & loans, mandats internationaux & Western Union, emission de mandats interieurs, paiement de mandats interieurs, etc.), a destra un breve corridoio (con mensola coperta di polvere ormai stratificata in bene culturale come anche, ricordo, certi angoli del mio studio all'Università di Padova, che però non è ancora Patrimonio dell'Umanità) che porta alle cassette postali. Tutto è deserto, nessun impiegato visibile, nessun cliente. Sulla sinistra invece un banco per pacchi postali e la vendita di francobolli. Essendo filatelista da bambino (ora interessato soprattutto alla carta, alle cartiere, alle macchine e tecniche di stampa antiche e moderne, e quindi anche alla stampa dei francobolli), se ne ho l'opportunità visito gli uffici postali, sezioni filateliche, dei luoghi dove mi trovo. Ne ho visti molti, da Tokyo a Melbourne, da Bangkok a Pechino, a Sri Lanka. Di Colombo ricordo la gentilezza delle impiegate che mi ricevettero servendomi un tè scuro speciale con lo zucchero (sostanza assai costosa nell'isola), nello stesso tempo ricordo le loro zotiche manacce che trattavano i francobolli come fossero zolle di terra da arare. Conservo accuratamente le loro impronte digitali al verso dei foglietti commemorativi della scoperta dell'America. (Per inciso: il nome della città, Colombo, non centra nulla col navigatore; deriva dalla foglia di un albero che pressappoco si pronuncia ke lombe.)
Da Luang Prabang ho spedito alcuni aerogrammi urgenti ad amici che non hanno un indirizzo e-mail, e qualche cartolina a certe colf che me l'hanno espressamente richiesta. Ho scelto e incollato di persona i francobolli, mi sono recato al banco filatelico. Ho chiesto se potevo avere un annullo. All'espressione di oppiomane dell'impiegato gentile-ridente ma assolutamente deficiente, è intervenuto il Superiore. Potevo annullare le missive con l'annullo Luang Pha Bang? Ma certo. lo fece lui direttamente; l'annullo risultò illeggibile per il troppo inchiostro. I filatelisti mi capiscono: non c'è nulla di più offensivo che deturpare i francobolli del cliente filatelico. Nemmeno le più grette impiegate di periferia, consce della loro nullità e con il mondo in gran dispitto, scenderebbero a tanto. Ma questo Dirigente del secondo ufficio postale della nazione è un tipo affabile, gentile e ridente. Che dire? E che ne pensa il Partito? Avrà altro cui pensare?
Dovevo ormai affrettarmi, perché alle undici e mezza si avvicina l'importante intervallo del Lunch-time e l'ufficio chiude fino alle due. Avevo comperato, così per allegria, anche dei colorati foglietti ricordo su argomenti interessanti, elefanti, nuove strade, cascate, minoranze. Costano nulla, giusto da spendere una dozzina di euro in tutto. Bisogna osservare che, secondo i nostri criteri, questi foglietti sarebbero delle vere rarità destinate ad aumentare di valore. Alcuni sono stampati in soli duemila esemplari. Se si pensa che il Vaticano stampa i suoi foglietti in 80.000 esemplari e più... Ma i prestigiosi valori bollati della Santa Sede sono richiesti in tutto il mondo, il Laos non lo conosce nessuno: si e no qualche francese nostalgico. Inoltre la Santa Sede fornisce materiale impeccabile, manipolato dalle diligenti suorine polacche manine d'oro piene di pazienza, qui invece se l'impiegato tocca il foglietto un millesimo di secondo, l'esemplare resterà per sempre irrimediabilmente spiegazzato. Il bello è che non se ne rendono conto, e il Partito non li educa.
(Nella mia prima visita in questo paese nel 1975, quando c'erano ancora i principi Suvannafuma, signori democratici con cui ho parlato qualche minuto incontrandoli per caso nel loro giardino, ricordo di aver comperato per niente su una bancarella, la collezione dei foglietti del Laos, allora stampati in Francia. Chissà dove li avrò messi! E quanto varranno? Probabilmente nulla).
Il Dirigente aveva già annullato il primo foglietto dedicato alle melanzane (proprio così), più un secondo esemplare, per un mio amico. Annulli ancor più deturpanti che mi convinsero a interrompere il gentile zelante Funzionario della Repubblica Democratica Popolare e a fuggire verso l'uscita, calpestando le solerti impiegate che giungevano contromano con le terrine della zuppa di stato.
Luciano Troisio, dicembre 2008.
Commenti
A LUANG PRABANG SENZA UN CAZZO DA FARE...
salut, professor.
da quel che scrivi di cose ne hai fatte un sacco... :)
ah, i funzionari di partito, che croce!
Belle queste ricerche di francobolli e curiosa l'idea di stamparci le melanzane. Hanno qualche specialità gastronomica con le melanzane?
:)
Natale di Ungaretti: mi viene in mente quasi ogni anno in questo periodo.
"...Ieri ho cambiato hotel, nauseato dalla villania del personale del Sayo, rumorosi antipatici..". Lo so che viaggiare è una faticaccia. Lo so... E tu, Egregio Professore, me ne dai ulteriore prova. Salutoni...