Troisio Luciano

Reportage da Koh Lanta

Autore: 
Troisio Luciano

Koh Lanta 18 gennaio 2009

Mi trovo a circa mille chilometri a sud di Bangkok, nella fascia della Tailandia peninsulare che segna un graduale confine tra l'area buddista a nord (fino alla Mongolia), e quella musulmana a sud (fino a Timor Este esclusa).

L'isola di Lanta appartiene alla provincia di Krabi, una cinquantina di km a sudest della più nota Phuket, nel mar delle Andamane, con tanto di cartelli che informano sulle vie di fuga da eventuale Tsunami hazard, ovviamente in direzione delle vicinissime colline, che però non sembrano avere strade. Sarebbe più esatto parlare di arcipelago, con 52 isole di cui solo 12 abitate, per un totale di 18.000 persone; è piuttosto lunga, circa 20 km. Al centro ha colline coperte di yungla con relativi animali e serpenti cobra (pubblicizzato il solito spettacolino pieno di brividi e isterici spaventi, visto alla noia. Ci andrei se ci fosse il combattimento con la mangusta, che vince sempre e uccide il serpente. Per questo motivo non è facile assistere a tale duello perché ogni volta ci rimettono il cobra, pur vendendone la pelle. La mangusta è davvero divertente: gira birba quatta quatta con la testina abbassata rientrante nelle spalle, falsa e scocciata pare che dica: devo farmi anche questo, non è mai finita, come certi ambiziosi accademici non ordinari, attorno al cobra alto e viperino. Il serpente è velocissimo ma rettileo, e iniziato un movimento lo deve portare a termine; mentre la mangusta - che non è affatto immune dal veleno, ma è avvantaggiata da un cervello di mammifero, assai più evoluto - è altrettanto veloce e può facilmente modificare i movimenti iniziati. Il suo goal consiste nello schivare, nell'afferrare la parte inferiore della bocca del serpente e torcerla verso il basso, impedendo ai superiori denti velenosi di operare. Questa è la fine del cobra che raramente sopravvive all'incontro).

Non pare che ci siano coltivazioni e tutto viene portato dalla terraferma escluso il pesce, peraltro scarso, con l'occhio smorto sotto il ghiaccio e caro come in Italia al banco del Pam. Il che ha un senso soltanto concludendo che abbiamo a che fare con avidi ladri. Le spiagge penso siano belle; io però ne ho visto solo una, quella vicina al mio resort Lanta Dusit, che non si trova sul mare ma a circa 300 metri. Il sole è fortissimo, quindi non resto mai più di dieci minuti. Ciò non significa che non sia attratto dalle belle sventole vikinghe anche giovanissime. Sono due giorni che casualmente ne incontro alle ore 16 davanti all'uscita del mio resort, una di veramente paradisiaca, in ridotto bikini (una volta le mie filiformi amichette ora sfasciate, usavano il lemma: succinto) secondo me abbastanza esibito, con un gioiello di perle comperato qui, sul venereo ombelico, portato in giro per la gioia degli intoccabili e dei falsi bigotti islamici, anche sulla strada principale. La seconda volta, essendo io prima di tutto un fotografo, le ho chiesto, forse non abbastanza adorante e mellifuo, se potevo fotografarla; lei, nemmeno inorridita, non mi ha degnato di uno sguardo e ha continuato a camminare, sicché l'unico scatto decoroso è stato posteriore. Ma non dispero.

Al visitatore viene donato un fascicolo pubblicitario con varie piantine e particolari delle spiagge, fittamente costellate specie nella costa ovest, di guesthouses, alberghi di lusso e bungalow anche modesti. La mia guida Lonely Planet in francese, vecchia soltanto di qualche anno recita: vous trouverez de modestes logements sur Ko Lanta Yai. Se ne deduce che in poco tempo è cambiato tutto. L'immagine turistica che se ne ha prima di venirci, è quella di luogo affollatissimo. Invece non è affatto così, e siamo in alta stagione. Anzi: l'isola è tranquilla, dolce, silenziosa (lo afferma uno che non ama l'Islam), forse anche il turismo almeno europeo risente della generale situazione di crisi mondiale. Rispetto alle baie di terraferma attorno a Krabi, affollate di banali commesse tedesche, australiane e nozelandesi, come Jesolo o Sottomarina (ma con in più un paesaggio di isolette carsiche assai affascinante, e purtroppo con aborigeno personale affiliato a bande di gangster discendenti di pirati inesorabili), qui ci sono soltanto moderati truffatori d'antan. A Ao Nang (Baia di Nang) pagavo per una stanza puzzolente di muffa, senza aircon e senza Bf: 1.150 bath. Volendo fuggire subito ho prenotato, in un'agenzia di fanciulle lestofanti, il Lanta Dusit per due notti a 1000, con aircon, tv, Bf e Rai. Ma qui i padroni mi hanno spontaneamente diminuito a 700. Non ho osato contrattare. Poi ho letto il loro cartello pubblicitario che parla dei prezzi: cominciano da 250.

Il complessino Dusit appare semiabbandonato: una serie di tre piccole unità in muratura comprendenti ognuna quattro stanze, un padiglione tondo coperto da eternit con reception a bancone e due tavoli, altro padiglione-baracca con tavoli sommari e lerci, in realtà è ridotto a casual rimessa per le moto da noleggiare; più in dentro ci sono due case tradizionali su alte palafitte, di legno e paglia, suggestive, economiche, per teutonici amanti del selvaggio. Spesso ci intravedo coppie di Tarzan. La parte botanica sarebbe ricca, dà un senso di trasandatezza e abbandono. La terra, o meglio la sabbia, ha segni di rastrello, o di quelle scope a ramazza, nel senso che sono fatte di rami graffianti; dappertutto arcaiche foglie cadute, frutti strani mai visti e non commestibili sotto i grandi alberi. Gli unici che riconosco sono mediocri banani con grandi foglie secche, le più basse, e le immancabili palme da cocco che fanno frutti molto voluminosi. Ieri ho sentito dei grandi colpi: un ragazzo salito su una palma abbatteva i cocchi. L'unica volta che ho visto un maschio fare qualcosa. Gli altri due, dai lughi capelli rasta, nullafacenti, o gigolò, potrebbero incarnare il mussulmano che sfrutta il lavoro delle donne (sono soltanto mie fantasie). L'erbaccia cresce dovunque, alta anche due metri, con spighe identiche alle nostre. Ci sono erbe fiorite in dimensioni più grandi delle europee e con infiorescenze rosse clamorose quasi belle, tanto che ne ho fotografate diverse, mentre da noi giustificano l'estirpazione. E' la prima volta che noto questo particolare; collegato forse al clima isolano? Perché in genere nel Sudest asiatico la vegetazione non ha nulla di europeo (invece più a sud in Australia le aiole hanno tutte le nostre piantine. La prima volta arrivando a Melbourne, quasi incredulo mi sono commosso: trifoglio, margheritine, tarassaco, e anche le indesiderate infestanti, come lingue di vacca e altre di cui conosco solo il nome contadino in veneto).

L'insieme del Lanta Dusit sarebbe ottimo per ambientarvi qualche racconto lungo da scrittore americano anni Trenta, stantia provincia dove gli umani a lungo andare possono combinare qualsiasi tipo di follia o violenza. Per me è adattissima. La stanza mi piace: è ridipinta con pensate gradazioni del verde e del rosa, piastrelle nuove. Unico difetto: lo scaldabagno è esterno e non funziona quasi mai. Bisogna uscire cinti i fianchi, intervenire con pugni e calci come con i vecchi juke-box o con gli arrugginiti distributori cubani di cola cola. Nulla è perfetto, lo sappiamo, e gli inconvenienti ci ancorano alla realtà: un inespungibile elemento di disturbo è necessario richiamo all'ottimismo volteriano, purché, già insaponati, non si tratti della doccia improvvisamente fredda, (a Shanghai invece mi capitava il contrario: spesso c'era solo l'acqua a 100 gradi, ma non quella fredda. Indimenticabile cialtrona Zon Quò)!

Il luogo è silenzioso, non c'è nessuno. Ci saranno altri due o tre clienti. Stamattina ho visto arrivare una monumentale callipigia biondona senza zaino con valigia nera, etichetta aeroportuale e annesso aitante aborigeno montone privo di bagaglio, abbronzato, dai capelli rasta e dallo sguardo ipnotizzatore.

Verso le dieci e mezza vado a gioirmi il Bf, che sostituisce il mio lunch, composto da boccale di caffè con latte fresco separed, toast burro marmellata, omelette con tomato e onion, bacon. Ottimo e abbondante per quanto noioso. Il servizio è cavernicolo ma affettuoso-premuroso. Se i due tavoli sono occupati da urlanti autoctoni a sbafo (che forse vorrebbero attaccare bottone), mi ritiro nella più spartana dependance della rimessa delle moto, la signora viene a spolverare il sozzo ripiano privo di tovaglia, poi mi porta il caffè, quindi le salse e gli aborriti checiàp, spesso si dimentica la salvietta, stamattina mi ha portato due coltelli e niente forchetta. Quindi mi ritiro nella mia fredda stanza, leggo e scrivo fino alle 12.30 quando accendo la tv e vedo le notizie italiane delle sei e mezzo. Poi esco di nuovo, a uno dei tavoli la presunta famiglia (presunta signora, presunta figlia, l'unica persona che capisca qualcosa, presunto genero nullafacente o sciupafiglie con chiave del bungalow penzolante dal collo, folta infernale capigliatura abissina in disordine stellare) sta mangiando. Io non dico nulla e mi siedo all'altro tavolo se libero. Subito arriva watermelon e yogurt, che la signora mi porta in una coppetta e si dimentica il cucchiaio. Quindi torno in camera dove resto dormendo e scrivendo fino alle 16. A quell'ora mi reco in tassì nella capitale Saladan lontana quattro chilometri. Mi vesto, esco, raggiungo la strada principale subito a 50 metri. Ogni volta una donna dall'altra parte mi invita per un massaggio, attendo qualche minuto un trabiccolo, mi diverto a contrattare con i tassisti che ci provano. Il tragitto per i turisti costa 50 bath, per i locali nulla, a volte qualcuno mi ha chiesto 40, altre volte 100. Un brutto soggetto con denti sovrapposti e strano quieto sorriso, a metà strada ha deviato per un sentiero laterale verso sinistra, cioè verso la spiaggia, si stava inoltrando in un posto boscoso. Siccome il mezzo sobbalzava a causa delle molte buche, ha rallentato; io sono sceso e me ne sono andato immantinente. Non ha fatto nessun commento. Io in veneto.

La popolazione è musulmana al 95%; viaggiando lungo la strada principale quasi costiera in cemento, che poi prosegue sterrata e arriva a sud dell'isola, si vedono piccole moschee biancoverdi con doppi minaretini a volte dotati di cupole a cipollotto. Non sono mai stato disturbato dai muezzin. Il 4% buddista è composto da discendenti di famiglie (di etnia) Ciao Nam, qui istallate da secoli, perché qui facevano sosta le imbarcazioni dei mercanti, sulla costa orientale verso sud, dove non sono mai stato nè vi andrò. Li c'è la cosiddetta old town. Non c'è nessun mezzo per andarci. Bisogna noleggiare una barca o andarci in tassì. Una famiglia di Asti con due moto, lui di origine chioggiotta, e due rampolli a carico, mi ha detto che non c'è nulla, solo case e capanne di pescatori. Leonardo di Caprio ha una casa alla fine di una mulattiera nel centro della foresta. Questo particolare mi ha definitivamente convinto a tenermi lontano, ma ho fatto credere con particolareggiati appassionati e-mail a delle domestiche di mia conoscenza, che vi sono andato insieme a un gruppo di fans pellegrini. L'assenza di mezzi è collegata al fatto che i locali vorrebbero che si comperasse a prezzo usurario sull'ordine delle migliaia di bath, il viaggio di un intero giorno per vedere poveri elefanti ammaestrati, andare in giro un'ora cavalcandone uno, cosa che negli anni ho già fatto alla nausea. Comunque l'elefante è l'animale più simpatico di tutti, rispetto ad es. al dromedario tunisino-egiziano che fa venire il mar di mare e ti spernacchia in continuazione mostrando dalla museruola espanse mucose schifose. Ricordo anche un bizzarro cavallo con cui percorsi da giovane la valle del Rio Magdalena in Colombia. A un certo punto si mise a galoppare e non sapevo più che santi chiamare. Poi per vari giorni ebbi dolori alle terga e alla schiena.)

Nell'esoso biglietto è compresa la visita alla old town e agli zingari del mare (temo di averne già visti e fotografati a sufficienza), e poi c'è anche la grotta detta della tigre: una serie di stancanti e banali modi di passare una giornata, adatti soprattutto alle famigliole con impagabili frugoletti, la cui prossemica è gradevole i primi dieci minuti.

Nella parte nord dell'isola c'è il villaggio capoluogo che si chiama Saladan: due o trecento ristoranti anche infami e disonesti, a volte con camerieri assai incolti e drammatici travestiti da donna, tre o quattro internet-point funzionanti come il lampeggiatore dei carabineri (ora sì ora no) ma economici. Nelle spiagge più a sud i prezzi salgono a seconda della faccia del turista e dell'empietà del truffatore, e così anche per frutta ecc. specie nei supermercati, gestiti da esperti ladroni. I prezzi naturalmente non sono scritti, spesso nemmeno nei supermercati, bisogna chiederli ai ladroni. In altre parti sono più onesti: si prende la confezione, si va alla cassa e si chiede quanto costa; l'addetto allora, conscio della sua eiaculante modernità, sussiegoso lentamente controlla sul computer. Poi si ritorna allo scaffale e si abbandona la merce per la felicità di qualche altro fesso. In media ogni chilometro lungo la strada c'è uno squallido 7eleven che vende soprattutto acqua, Fanta e orende patatine. Ci sono perfino banche e distributori di benzina. Molti turisti noleggiano moto o (fa tanto fino) quei trabiccoli di mototassì con panca a sinistra, coperta da una tettoia (quelli identici scoperti servono solo al trasporto di merci e stormi di figlioletti), per quattro o cinque persone anche corpulente. Bisogna bilanciare il peso.

Esistono anche molte bancarelle più simpatiche e "un attimino" luridette, economiche, con signore che non capiscono nulla ma scrivono i prezzi sulla vetusta calcolatrice. Pochissime donne portano il ciador, una delle crèpes è l'unica ad avere coperto anche il volto (così non sputa sulla pasta), molte sono tassiste, anche dopo il tramonto; non ci sono segni di nessun culto (sopra il letto però ho un quadro con una scena del Ramayana e nel padiglione della reception ai lati del welcome ci sono due scritte scaramantiche in cinese e una foto di venerabile bonzo. Inoltre alcuni maschi che passano di lì hanno al collo vari piccoli contenitori di plastica con immagini di Buddha in terracotta, molto diffusi in tutta la Thailandia. Una sola volta ho visto un piccolo autocarro con tre monaci dalla tunica stinta, che andava verso sud). La frutta in genere è buona, i manghi sono deliziosi. Alcune bancarelle fanno buonissime crèpes con frutta varia e cioccolata o marmellata. Una caratteristica abbastanza insolita di queste isole (anche della lontana Ko Ciang verso la Cambogia, e naturalmente a Bangkok) è l'inaspettata presenza di infiniti ottici. A Saladan, che è un villaggio di 300 metri, solo nella strada centrale (e unica) perpendicolare a quella del lungomare, ne ho contati otto, tutti con linde giovani commesse in uniforme bianca e belle gambe, negozi ben forniti con grandi pareti interamente di vetro, eleganti e pulitissimi. L'amico viaggiatore Maurizio, argentiere a Milano, mi diceva che, lavorando alla mola, le schegge gli offendono spesso gli occhiali e ogni anno ne compra di nuovi in Tailandia, lenti e montatura.

Saladan sorge alla fine ovest del sottile braccio di mare - può essere confuso con un fiume largo 500 metri - che separa Ko Lanta Yai da Ko Lanta Noi. Ci sono appositi traghetti per le auto. Le case verso l'acqua sono tutte in legno e su palafitte, strette e molto lunghe; a sera, quando c'è la bassa marea, sotto si vede il fondo pieno di rifiuti. Non c'è cattivo odore (sono abituato a molto peggio). Verso est molte di queste casette sono abitate da quieti anziani, che a sera stanno seduti sul portico verso la strada-molo. Molti i bambini piccolissimi, quindi i giovani non abbandonano l'isola, che in realtà è l'ideale per spennare opulenti polli occidentali. Dopo le quattro c'è un bel venticello. Parecchie donne indigene si lamentano perché per loro è troppo freddo. Io rispondo che non ho affatto freddo, anzi che trovo la temperatura veramente piacevole, e semmai troppo afosa nelle ore centrali del dì. Le case hanno molte gentili gabbie con uccellini canori, grigioneri con petto bianco, macchie rosse ai lati degli occhi; sulla testa hanno un nero ciuffetto come l'upupa. Sembrano tutti uguali. Ci sono anche molti cani di razza pura, credo, di quelli di taglia piccola da salotto settecentesco, col pelame lanoso e riccioluto. I colori variano dal nero al grigio, al rossiccio sporchetto. Sono molto simpatici, rispettosi, filosofici e da compagnia. Lungo la strada lungomare a senso unico, c'è il pier coi battelli veloci che la notte si ancorano lì. Ci sono molte corse verso le altre isole e la terraferma. L'ultima arriva da Krabi (aeroporto) verso le 17. Appena sciamata la folla in arrivo, tutte le botteghe compresi i ristoranti limitrofi chiudono stremati. Io vado spesso a vedere l'infornata di turisti, giovani , famiglie nordiche piene di carrozzelle e di bambini al platino. Assisto al serale rassetto dei battelli, arrivano le autocisterne per il pieno di carburante dell'indomani. Alcuni giovani marinai si lavano per aspersione sul ponte con secchiate d'acqua prelevata da un grosso bidone, segno che a casa non hanno neanche quello. Ho raccolto da terra due centesimi di euro con l'arpa irlandese.

Quest'isola è molto frequentata da scandinavi. Se ne vedono molti nelle spiagge. Parecchie ragazze non passano inosservate. Leggono e abbandonano molti libri portati dall'Europa. Esistono delle apposite bancarelle riservate soltanto a libri svedesi, ma anche piccole librerie di seconda mano annesse a ristoranti o agenzie viaggi, in cui per la prima volta ho visto molti libri scandinavi, addirittura divisi nelle varie lingue nordiche. Ne ho visitate tre, in modo particolare quella abbastanza fornita del ristorante Catfish. I volumi sono sistemati per lingua in apposite scaffalature. Elenco decrescente per quantità: English (Women's fiction, non fiction, Autobiografy, Fantasy, Classic), German, Swedish, Finnish, Danish, Italian, French, Norvigein, Dutch, Spanish. Una a parte è riservata alle guide, molte in tedesco, inglese, francese, nulla in italiano. I due scaffali italiani sono piuttosto forniti e contrariamente al solito non sono a livello del pavimento e nemmeno al piano alto. Salta all'occhio l'onnipresente Sveva Casati Modigliani (nessuno la compera o molto richiesta?). Stranamente pochi i gialli, i tascabili e le biografie (tutti venduti?).

Notati, con uno o anche due volumi: Bruno Vespa, Carlo Fruttero, Oriana Fallaci, Luciano De Crescenzo, Dacia Maraini, Andrea De Carlo, Andrea Camilleri, Margaret Mazzantini, Alberto Bevilacqua. Meno ovvi: Andrea Vitali, Maria Rita Parsi, Fabio Volo, Gabriele Musso, Rossella Pastorino, Stefano De Marino. Ma anche tanti altri come Valerio Massimo Manfredi coi suoi godibili mattoni, e poi le traduzioni dei vari Ken Follet ecc. Dalla compattezza delle due eleganti scaffalature, dalla prevalenza di alcune collane mondadoriane, da identici adesivi numerati progressivi, deduco probabile che la Catfish abbia comprato in blocco dagli eredi di qualche italiano stanziale suicidatosi dalla noia (causata in sinergia dall'isola ma soprattutto dai romanzi stessi).

Per quanto mi riguarda, ho comperato per 170 bath (prezzo di copertina € 4,90 più quotidianio), un volume della Biblioteca di Repubblica di un certo Raymond Queneau: Les fleures bleues, nella buona traduzione giovanile del 1967 di tale promettente Italo Calvino. Libro brioso, surreale, dove non succede nulla, si chiacchiera si mangia e si uccide ininterrottamente, saltando da un secolo all'altro e dalla realtà al sonno. Alla fine il mondo è rimasto identico o piuttosto peggiorato. Il volume è costellato di molti errori di stampa.

Ciò mi ha fatto pensare a quando lavoravo in università straniere, e ricordare i sorrisetti sarcastici, come sintetico giudizio sulla (presunta) sciatteria della cultura italiana, da parte di perfidi colleghi stranieri (tutt'altro che geniali, n. d. a.). Soprattutto a quando all'Università di Lubiana abbiamo per tre anni letto e analizzato minuziosamente Il Giardino dei Finzi Contini, basandoci su varie edizioni, confrontando traduzioni nelle principali lingue, ma soprattutto (per far risparmiare gli studenti, dato che in Slovenia il prezzo dei libri è molto più alto rispetto all'Italia), su un'edizione tascabile Mondadori ristampata ogni anno. In questo gioiello e fiore all'occhiello di edizione abbiamo individuato 54 tra errori soprattutto di stampa, ma anche svarioni dovuti alle diverse redazioni dell'autore che non correggeva personalmente o forse gli sfuggivano errori di coerenza e deittica, derivanti dalle correzioni e modifiche. O molto più probabilmente i cretini editoriali che dovevano controllare non lo facevano, secondo il sottile acribico filologico principio che guida quei signori (detto del checcefrega). Ma le gigantesche teste di cavolo della casa editrice medesima, sussiegosi funzionari decisionisti, umili e spiacenti nelle ben articolate e rispettose lettere di rifiuto, ogni anno ristampano i 54 errori contribuendo sostanziosamente con le loro clonate stercorarie escrezioni, ad abbassare l'immagine dell'Italia già piuttosto negativa in tutte le università del mondo.

(Avevano ragione i mediocri colleghi stranieri? Forse più sì Queneau).

Luciano Troisio, gennaio 2009

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Un brutto soggetto con denti sovrapposti e strano quieto sorriso, a metà strada ha deviato per un sentiero laterale verso sinistra, cioè verso la spiaggia, si stava inoltrando in un posto boscoso. Siccome il mezzo sobbalzava a causa delle molte buche, ha rallentato; io sono sceso e me ne sono andato immantinente. Non ha fatto nessun commento. Io in veneto.

http://www.lankelot.eu/index.php?archivione=1&k[]=REPORTAGE

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caro Luciano... dalle "coppie Tarzan" al mondo terracqueo delle tue isolette, sei veramente lontano anni-luce dal nostro gennaio italiano che imbianca le cime delle mie montagne a Nord-Est...
La finale Bibliotheca mi è molto piaciuta, benché da Top-ten di qualche anno addietro, di Queneau forse I fiori blu non sono il mio romanzo preferito e gli errori di stampa sono una croce costante. La classificazione "Women's fiction" è estremamente moderna, forse un calco americano: da noi non l'ho mai vista (anche perché la narrativa è suddivisa più per Paesi che per generi).

La mangusta: mi è sempre piaciuta.
"L?insieme del Lanta Dusit sarebbe ottimo per ambientarvi qualche racconto lungo da scrittore americano anni Trenta, stantia provincia dove gli umani a lungo andare possono combinare qualsiasi tipo di follia o violenza. > bella idea....

"i prezzi salgono a seconda della faccia del turista e dell?empietà del truffatore"

Sulla biblioteca di Repubblica: ho diversi volumi e purtroppo ho notato che ci sono refusi sparsi, costavano poco, erano abbinati al quotidiano, una fregatura evidentemente dovevano avercela.
Interessante la vicenda dei Finzi Contini, alla quale mi avevi accennato anche a voce.

5 ahahaha!b insommaa: Occhi aperti!!!!!

(letti quei nomi... Bruno Vespa, Carlo Fruttero, Oriana Fallaci, Luciano De Crescenzo, Dacia Maraini, Andrea De Carlo, Andrea Camilleri, Margaret Mazzantini, Alberto Bevilacqua. Meno ovvi: Andrea Vitali, Maria Rita Parsi, Fabio Volo, Gabriele Musso, Rossella Pastorino, Stefano De Marino.

Significa:
esportiamo tendenzialmente merda.
esportiamo soltanto mainstream.

Spero almeno fossero:
primo De Carlo, prima Maraini, Camilleri non giallista; Fallaci giovane. (ma chi è Stefano De Marino, e chi è la Parsi? Soprattutto: cosa ci fa l'orrido Volo in mezzo ai libri italiani all'estero? Maledetta industria del libro)

e va be'. Concentriamoci sul reportage, e restiamo fedeli ai piccoli e medi editori di qualità e di progetto. Il resto è noia.

dai, Gf, cosa ti aspettavi di trovare in un paese così lontano? Difficile trovarci un editore medio-piccolo che fatica a sbarcare il lunario. Ci sono, tra l'altro, autori che proprio non conosco vicino ad altri molto noti, in ogni caso Camilleri non è una schifezza, neanche la Maraini (ho letto qualcosa non tutto, Marianna Ucria mi è piaciuto ad esempio). Altri.....eh, sono una desolazione!

Mi diverto molto a visitare le piccole librerie di seconda mano. Dobvrò scriverne. Ce ne sono anche in affascinanti isole sperdute, che non vendono i libri ma accettano cambi. Questa volta ho trovato l'Impero del sole, da cui fu tratto il film giarato Shanghai. Sono riuscito a farmelo vendere. Ho offerto due dollari e ne ha voluto soltanto uno. Sono rimasto in quell'isoletta solo un'ora. Giravo 4 isole in un giorno, assieme a gente che faceva lo snorkeling (che associo a brutte fratture nasali). Non sono mai sceso dalla barca, nemmeno ho visto la grotta di smeraldo dove si entra a nuoto. Però ho pescato con i ragazzi della ciurma.
Le librerie normali sono ancor più povere di libri italiani, rispetto a quelle di seconda mano. Ho visto solo Gomorra (anche in svedese con h in più e la parola Mafia in grande sulla copertina con colate di sangue. Inaspettato anche un giallo di Carlotto.
Io leggo per imparare.

viva viva, el professor:).

(Marina, sì, ma rimane il quadro desolante di una letteratura italiana ormai confusa con l'editoria italiana, che è tutta un'altra, e molto più squallida e industriale, cosa).