Troisio Luciano

Reportage da Hong Kong. Doppio Decollo, I di II

Autore: 
Troisio Luciano

               Hong Kong, settembre 1991

Cessa la spruzzata d’acqua al decollo lambendo i desolati casermoni di Hong Kong e subito verso destra l’aereo vira ampio e chinato sulla fantastica isola-città con grattacieli arditi e metallici, lividi come sospesi sugli spazi più lontani, poi sorvoli di isole e isolette disabitate con la luce ormai vespertina complice nonostante l’improvviso temporale che avrebbe potuto compromettere il volo facendo impazzire gli uomini d’affari che domani devono essere presenti all’inaugurazione di una delle mille Fiere di Shanghai.

Dopo due giorni di vana attesa hanno comperato un altro biglietto con l’ignota compagnia Dragon Air, avendo i farabutti della Katay Pacific annullato gli Ok a più di cento passeggeri.

Altre isolette, queste forse già cinesi, però ancora belle e luminose, infine il tracciato del Fiume delle Perle all’estuario mentre entrano nella nuvolaglia nera di pioggia e cominciano a ballare. Col suo vicino, un ingegnere torinese che in due giorni di sofferente attesa gli ha raccontato quasi tutta la sua vita, fingono indifferenza invece tutti e due hanno paura. Entrano in scena le hostess. Sospettano che si tratti di travestiti, comunque efficienti e garbati. L’aereo vecchiotto continua a ballare, pioggia fitta sugli oblò, cadono oggetti dappertutto, finalmente escono al di sopra delle nubi e non piove più. Silenzio improvviso. Una luce aranciata da occidente sopra una piattaforma immobile soffice immacolata. L’altro vicino di fila è un cinese di nazionalità francese. Non dorme da tre giorni eppure non dà segni di stanchezza. E ha passato pure una notte a bordo venendo da Parigi. Si sono conosciuti facendo la coda allo stand by. Si sono guardati a vicenda i bagagli, ingannando l’attesa hanno bevuto orridi nescafè discutendo del futuro di Hong Kong e dello yen. Spericolati affreschi storico-economici, senza storia ma senza economie, progettando brillanti alla grande. Poi la sera, persa ogni speranza, hanno malinconicamente preso un taxi diverso e sono tornati in città. Molti alberghi completi. E’ stato costretto a prendere una costosa suite (da cui ha ricavato penne, buste, carta, Bibbia di Gedeone, shampoo, saponette, fiammiferi, posacenere, accappatoio, per rifarsi di una minima parte dei più di mille hk$, più del costo dell’intero biglietto aereo, per non dormire sei ore e riprendere un altro taxi per essere di buonora in coda allo stand by).

Alle sette e un quarto c’erano già cinque persone in fila tra cui il sino-francese. Fresco, sorridente a differenza degli occidentali sfatti, racconta che appena posate le valigie all’albergo era corso al ferry per Macao dove aveva giocato al casinò tutta la notte. A un certo punto vinceva 25.000 dollari, al mattino era sotto di mille.

Tutta un’altra giornata di panini e multinazionali nescafé, analisi, pronostici sulle evoluzioni dello scacchiere asiatico e suoi rapporti con la CEE. Prevalente ottimismo fino alle 18. Quando solo i primi tre della lista d’attesa ottengono il seat odi a destra e dovunque bestemmie, multimediali o con sostrato bergamasco. Altro taxi. Ovviamente non è tornato allo stesso albergo. Stavolta altra suite, ancora più costosa. Altra edizione della Bibbia evangelica, altro sontuoso accappatoio ed eccezionale copriletto in broccato rosa, forse sintetico.

Ormai conosce l’airport di Hong Kong come i gabinetti del Liceo-Ginnasio “Antonio Pigafetta”, edificio storico. Altra giornata acronica da pitocco, in cui anche i migliori manager che non abbiano aerei privati si sentono ragionieri Fantozzi. Fa conoscenza con alcuni di loro appena giunti da Roma. Nota subito che l’atmosfera è tesa. Improvviso, lieto imprevisto: una cinquantina di giganteschi turisti canadesi, ragguardevole formazione di rugby assai nota nel Quebec, a cui è stata annullata la prenotazione, inizia a prendere a sonore sberle serial l’intera équipe di belle kapò della Katay airlines; scena assai divertente, molto rilassante-risarcente, intervento di commando della polizia, urla raccapriccianti, fitto capannello, poi invito alla calma zen da parte di impallidite mezze cartucce mandarinali gialloverdastre (molte però arrossite dai potenti schiaffoni) della Katay che se la devono vedere brutta.

Finalmente scopre l’esistenza della Dragon air.

Naturalmente l’ingegnere ha la precedenza in lista sia sul cinese per ovvie ragioni, sia su di lui per via delle subordinazioni alle caste aziendali che pare non prendano in considerazione nulla al di fuori di se stesse.

Il torinese abita in collina: più che altro è una scelta di vita. Anche costosa; però: il verde, e hai i servizi come in città, scuole, negozi. E’ vero, le figlie hanno pianto a venir via da Torino. La moglie è arpista al Regio, colta, raffinata. Lui non si è dato tanto da fare. Ha tirato avanti alla meglio. Sì, studiare ha studiato, ma senza tanto impegno. Poi un master alla Bocconi (per un istante credeva avesse detto alla c. di cane). Tutto sommato è una vita di sacrificio e si vedono poco. È proprio per questo che il rapporto dura ecc…

L’hostess-checca porta il dinner con voluttuoso sorriso, però ormai sono lontane le avventure di Emmanuelle.

Ora niente nuvole e la luce sta in fretta diminuendo. Appare sotto la campagna cinese con solecchi di specchio sul verde scuro delle squallide risaie, poche casupole grigie e terra grigio-marrone. Un senso di tetra desolazione gli prende il cuore ogni volta che sta arrivando nel Paese di Mezzo, e l’aereo, calmo scendendo, ha i motori al minimo. Davvero, forse è quel rumore che innesca una specie di angoscia. Si va nella città dolente, tutto diventa come quando per una rottura sparisce il colore dalla Tv e rimane solo il bianco e nero: lo spettacolo, la gioia non ci sono più. Bisogna rassegnarsi alla propria croce. Brutta questa terra, scura e disordinata con sabbia sottile sospesa nell’aria, coi suoi fiumi neri di sozzerie, di miasmi […]

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Commenti

Doppio Decollo: I di II

"una cinquantina di giganteschi turisti canadesi, ragguardevole formazione di rugby assai nota nel Quebec, ..."
>eheheh! almeno hanno movimentato la situazione!
Certo, allucinante come viaggio. Vado alla seconda puntata!

"lambendo i desolati casermoni di Hong Kong (...) grattacieli arditi e metallici (...) / isole e isolette disabitate"

> descrivi un panorama che non conosco e non riesco nemmeno a immaginare, per via di questi contrasti. Niente di lontanamente europeo, niente di comparabile a niente. Prezioso.

"ormai sono lontane le avventure di Emmanuelle."

> ah. Eh...

Caro Gianfranco,
oggi 16 luglio, sono riuscito finalmente ad aprire Lankelot e a leggermi. Un lusso eccezionale, visto che qui, cioe' lontani dall'ombelico del mondo, per esprimermi urbanamente, dalla vetrata vedo solo bungalow di paglia (ma con le pareti di corallo rosso e bianco, saccheggiato alla costa), banani, cocchi, buganvillee, ibischi, frangipani dal profumo di tuberosa.
Il caldo (alle 16.40) non e' piu' eccessivo e il clima in genere e' migliore di quello della pianura padanoveneta.
Ringrazio dei commenti e ti invio un piccolo reportage da Candidasa in versi. Fanne cio' che vuoi. baci a Marina.

Appena arriva il reportage in versi te ne do conferma via mail, come sempre. Intanto ti leggo pensando a una vecchia canzone dei Beatles, che potrebbe colorare lo sfondo: "Bungalow Bill". (bouganville! Come il famoso capitano neozelandese. Come crescono, da quelle parti?)

Da queste parti i bouganvillee sono alberi dal grosso tronco, alti anche 8-10 metri. In piu' hanno la strana caratteristica di avere rami che fanno fiori di un altro colore. Le felci sono grandi come le palme (io credo che siano le loro antenate). Anche le cosi' dette stelle di Natale sono arbusti alti 2-4 metri.

8-10 metri e fiori di un altro colore? 

Spettacolare. Provo soltanto a immaginare. Difficile...

;-) Che meraviglia di fiori e piante, ci vorrebbero le foto!
Sono tornata oggi dalla val di Fassa: il caldo padanoveneto mi sta già stroncando.