Alcune noterelle su Hoi An, cittadina medievale Patrimonio dell'Umanita'.
Hoi An, 15 gennaio 2008
Antica cittadina sulla costa, subito a sud di Da Nang (la tristemente famosa base americana). Porto fluviale frequentato nel medio evo da tutta l'Asia e in seguito anche da Portoghesi e Olandesi. Scrivere su Hoi An, Patrimonio dell'Umanità, dovrebbe essere obbligatorio, per quanto non ne abbia nessuna voglia. Sono due giorni che piove, il tempo si è proprio guastato, ho il raffreddore. La mattina il BF a buffet è noioso. La marmellata è troppo dolce, non ci sono uova fritte (dette: oplà) nè strapazzate, solo sode. C'è l'ham, niente pancetta ne sausages. Ignorata l'esistenza di cereali. La frutta è mediocre, si salvano l'anguria e le banane. Il pineapple è aspro. Cetrioli e pomodoro non mi vanno la mattina e nemmeno tutta la parte locale come noodles e riso fritto. Il caffè è cattivello. Inoltre in Vietnam (e Laos) non esiste il concetto di latte fresco (nè parzialmente scremato): si usa il terribile dolce colloso condensato delle odiate multinazionali. E magari lo considerano un lusso per americani. Insomma una vita grama. Resto in camera tutta la mattina, tento di scrivere.
Verso l'una vado qui davanti a mangiare. Le cameriere sono due giovani compagne bagasce villane e distratte che ignorano i clienti e mentre uno attende invano si mettono verso il portico a guardare in strada (categoria di donnette già contemplata nel Kamasutra come facilmente espugnabile). Le ho punite andando dal dirimpettaio, ma non è servito a nulla. Stasera c'erano anche dei ragazzi molto più gentili e svegli, nello stesso tempo troppo rumorosi e ridenti. Ho detto a quello che sembra il capo che le cameriere sono due stupide e allontanano i clienti. Ne hanno anche troppi. "Io, a me" mi hanno perso (Frase scissa, documentata già nelle Carte di Capua).
I prezzi in città sono molto ballerini, ognuno fa quel che vuole. Rispetto a quelli segnati nelle guide del 2005 tutto è raddoppiato. Il ritmo non può tenere molto. In Veneto c'è in proposito un modo di dire: "o sete o disete (o 7 o 17)."
Hoi An va soggetta all'acqua alta (il mare è a quattro chilometri, con belle spiagge). Probabilmente esiste una combinazione di fattori: quando piove l'acqua del fiume non riesce a defluire completamente e la marea contribuisce ad alzare il livello al di sopra del marciapiede. Per es. oggi nel pomeriggio non si poteva passeggiare sul lungofiume; i residenti attraversano le parti allagate un venti cm. in bici senza preoccuparsi, le altre strade sono piene di pozzanghere e fango. Spesso, ma nella stagione delle piogge, succedono inondazioni e si gira solo in barca.
Tutto il centro antico è sotto la tutela Unesco. Si compra un biglietto cumulativo che attualmente costa 75000 dong (quasi 4 euro). Con esso si visitano alcuni siti. Ci sono molti edifici di pregio risalenti al medio evo, antiche stupende case di legno nero su due piani, da ricconi, tuttora abitate da antiche famiglie di rango (la comunità cinese conta oggi 2500 persone). Col biglietto se ne può visitare una a scelta e così via con i templi, le sedi delle congregazioni di commercianti delle varie province cinesi, i musei. Il monumento più famoso è il Ponte Giapponese del 1600. Non tutto è interessante (ad es. visitare un museo che espone solo migliaia di piccoli cocci di ceramica...). Molti turisti si stancano subito. Ieri una coppia di francesi che aspettava con me il turno a internet, mi ha regalato ben due biglietti usati solo in minima parte. Mi manca solo il museo dell'artigianato. So già che è un insieme di botteghe dove cercano di rifilarti di tutto, ma ieri il mio amico Emilio mi ha detto che c'è anche un vecchio collezionista con cose di pregio. Emilio è un bresciano pensionato (presumo benestante, conosciuto a Huè) che ha avuto una fonderia e se n'intende molto di fusioni, quindi sa giudicare dal punto di vista tecnico le statue di metallo. Ci sono alcuni antiquari di pregio, con oggetti Champa autentici e prezzi in proporzione. Due statuette magnifiche d'argento, di molti secoli fa, che rappresentano personaggi femminili vengono 1700 dollari l'una: un affare! La cultura Champa è di origine indù, proviene da Giava (non ha molto a che vedere col Vietnam), è quattro secoli più antica di Angkor Vat che ha la stessa origine culturale o quasi, si è sviluppata dal quarto secolo dopo Cristo fino al 1500. A 48 km da Hoi An c'è il principale sito archeologico Champa che si chiama My Son. Rovine abbandonate, in pessimo stato. In più le guide, oltre a magnificare degli informi cumuli di mattoni (di veramente antico hanno solo quello), insistono molto a sottolineare enfaticamente che sono state bombardate dagli americani. Ma con tutta quella giungla proprio lì dovevano nascondersi i guerriglieri? (mi viene in mente la barzelletta sul Colosseo). I migliori reperti Champa sono raccolti a Da Nang, a un'ora di macchina verso nord, in un importante museo (che secondo me dovevano costruire sul luogo archeologico). I discendenti dei Champa, ex dominatori di tutta l'area, sono attualmente circa due milioni.
A Hoi An ci sono centinaia di alberghi e ristoranti. La sera è magnifica: una calma, una luce, un'arietta, uno di quei posti che "volge il desio ai naviganti" non virtuali. C'è la mano accorta dell'Unesco: facciate ridipinte, tutto o quasi ristrutturato, strade con altoparlanti invisibili che ogni 100 metri diffondono soffusa musica leggera o classica europea, lanterne cinesi di tutte le forme e colori di qua e di là del fiume. Dopo le sette e mezza comincia la gran sera, le lucette; le tedesche le francesi di mezz'età si sono rassettate, pettinate, al braccio del compunto soddisfatto maritino in brache di pregio incerte se coprire il ginocchio, escono dagli alberghi borghesucci che costano più di 30 dollari (il nostro che è uno dei più famosi, con mobili e sedie di legni pregiati pesanti come il piombo, ha belle e comode stanze da 10, 12, 18 dollari), si danno un tono, sublimano il viaggio che deve pur significare qualcosa, dare un valore colto ai loro risparmi.
L'amico Kim è uno dei più famosi chef del Vietnam. Lavora sei mesi l'anno a Parigi, e anche a Lugano. Dirige il Café des Amis sul lungofiume, non si può ordinare, decide lui in base all'umore, si può scegliere solo tra menu di carne pesce e veg. Prezzo fisso 100.000 (5 euro) più boisson. Ci sono vari vini. Il bianco di Dalat viene 10000 al bicchiere. E' un secco vietnamita accettabile col pesce. I piatti sono deliziosi, chiunque se ne rende conto, assolutamente diversi da quelli sciatti degli altri ristoranti, tutti piuttosto mediocri. Ci sono stato due volte con amici italiani e due amiche tedesche, e ci tornerò anche da solo le prossime sere. Le mie amiche non sono affatto astemie, e mi hanno detto che secondo loro Kim beve (aveva una lattina di birra in mano).
A Hoi An ci sono corsi di cucina, due piatti sono una specialità locale: le Rose Bianche (specie di delicati pallidi ravioli con salsine; non mi dicono più di tanto) e il Cao Lau (difficile da descrivere. C'è dentro di tutto: scodellona con noodles particolari piuttosto grossi che ricordano i bigoli cinesi, biscottini croccanti, germogli di soia, altri vegetali, fettine di bue, sotto c'è anche del brodo. Bisogna mischiare il tutto. Non è male. L'ho già provato in vari locali).
Nel centro antico il traffico è scarso o inesistente, certe stradine sono strette come calli, in una c'è perfinoun pozzo nel mezzo. Sono pericolose per via delle bici e moto che arrivano alle spalle. Ci sono mille occasioni di interesse, è probabile che una dozzina di venerabili disseminate composte vecchiette con cappello conico e bilancere colmo di merci, siano stipendiate dall'Unesco, qua e là antichi veicoli a traino umano, anche coperti e chiusi come carrozze, sono esposti in luoghi protetti ai bordi delle strade, barchette sottili nel fiume vi invitano eleganti come gondole, c'è un grosso vuoto barcone (galeone o giunca?) abbandonato finto antico "culturale" ancorato con vessilli hollywoodiani. Partono in continuazione traghetti per la sponda più lontana, quella del ramo senza ponti, navigabile, con bici, moto, pacchi, ceste del quotidiano di ogni tipo e decine di persone reali. Le bandiere rosse con la stella gialla garriscono al vento, che fa letterariamente cadere i manichini drammatici dai marciapiedi delle mille boutiques.
Le turiste impazziscono (gli uomini, tra i 20 e i 70, sono di una patetica trasversale rassegnata globalizzata malinconica pazienza. Cosa non si fa per la Sineddoche!) e si fanno fare vestiti su misura da sarte velocissime e piene di brio, in particolare le tedesche e le australiane che non sono il massimo del gusto e trovano tutto meraviglioso. Purtroppo ho accettato di accompagnare le tedesche a provarsi i vestiti. L'unica cosa interessante è che si sono spogliate davanti a me con molta spontaneità. La quarantenne accusava assedio da buccia d'arancia, la più giovane aveva un personale davvero magnifico con adorabili femori chilometrici. La giacchetta alla tirolese, di un azzurro che neanche un'hostess svizzerotta di compagnia fallita negli anni 80, non le stava molto bene (visto il loro compatto entusiasmo ho ritenuto opportuno ipocritamente mentire), invece i pantaloni le valorizzavano il notevole bacino. Hanno approfittato per scegliere con intense amletiche riflessioni altre stoffe di lino per pantaloni. Siamo usciti dopo circa due ore.
Aspetto negativo: ci sono troppi turisti. Dopo cena molti locali enormi e cattivanti, a vari piani, con piccoli chiostri, giardinetti interni, pergole, sono riservati agli alcolici, gelati e pasticceria. I prezzi alti sono eccessivi e le leccornie assai modeste, con qualche lodevole eccezione. Risulta evidente che gran parte del personale non ha la necessaria preparazione, e ancor meno quel rametto di estro che non si impara (e che salva noi italici dalla concorrenza). Nonostante ciò non c'è un tavolo libero. Fino alle 23 l'atmosfera è stupenda ma totalmente staccata dal contesto marxista e asiatico. Poi bisogna scavalcare, se non si riesce a spostare la parte a rotelle, le cancellate mobili per rientrare in albergo. Hoi An è per il momento uno dei siti migliori di tutto il Vietnam (insieme alla Baia di Halong, all'altezza di Hanoi, e alle Dune di Mui Ne, 200 chilometri a nord di Saigon).
Hoi An, 16 gennaio 2008
Il tempo è peggiorato e per i prossimi giorni non ci sono buone notizie nemmeno per Saigon. Freddo, vento. La roba pesante che ho indossato a Hanoi è ancora sporca. Non mi sono affrettato a lavarla pensando di non averne più bisogno, dopo aver attraversato il Valico delle Nuvole tra Huè e Da Nang, confine metereologico e non solo, tra nord e sud del paese. Il maltempo d'inverno è insolito.
Comunque qui ci sono moltissime cose da vedere anche ignorando le botteghe di carabattole e abbigliamento. Molti antiquari, molte gallerie d'arte e anche di fotografia di grande livello. Domani è l'ultimo giorno, il 18 vado in tassì a Da Nang, ho il volo alle 14.
Probabilmente a Pham Ngu Lao (celebre strada turistica sia di Huè che di Saigon) ritroverò gli amici milanesi. A Emilio ho segnalato il ristorante La Table de Saigon. Il 90% finisce là anche per l'ottimo e curato BF (già descritto altrove).
Mi sono lasciato crescere la barba. La cosa mi toglie la seccatura di tagliarmela, però mi dà un aspetto ancor più trasandato. A Saigon penso di farmi fare delle foto da passaporto e poi tagliarla. Idem per i capelli ormai troppo lunghi.
Domani alle 15.15: spettacolo di arte folcloristica.
Anche scattare istantanee è interessante. Alludo soprattutto agli umani. I maschietti si mettono in posa con spade e scuri di plastica, fingono briosi duelli, poi vogliono vedere la foto. Ma io non ho la digitale; gli spiego che il mio è il sistema del dagherrotipo ottocentesco e restano rarefatti. I ritratti sarebbero eccezionali: donne anziane di una bellezza pacata singolare, nobili vecchi raggrinziti, pescatori abilissimi, ragazze scimmiette rincagnate (tante), rarissime supergnocche in ao dai, bambinette infanti con la mamma, istanti, gesti, sentimenti colmi di pudore. Vedo troppi fotografi cialtroni in giro, non solo bianchi, maleducati, prepotenti, irrispettosi, che volgarmente sinistramente approfittano della gente, fissando la bellezza non riconosciuta la oltraggiano, rendono osceno ciò che non lo è; (quindi non mi sento affatto alla bassezza).
Luciano Troisio, Gennaio 2008
Commenti
Anche scattare istantanee è interessante. Alludo soprattutto agli umani. I maschietti si mettono in posa con spade e scuri di plastica, fingono briosi duelli, poi vogliono vedere la foto. Ma io non ho la digitale; gli spiego che il mio è il sistema del dagherrotipo ottocentesco e restano rarefatti. I ritratti sarebbero eccezionali: donne anziane di una bellezza pacata singolare, nobili vecchi raggrinziti, pescatori abilissimi, ragazze scimmiette rincagnate (tante), rarissime supergnocche in ao dai, bambinette infanti con la mamma, istanti, gesti, sentimenti colmi di pudore. Vedo troppi fotografi cialtroni in giro, non solo bianchi, maleducati, prepotenti, irrispettosi, che volgarmente sinistramente approfittano della gente, fissando la bellezza non riconosciuta la oltraggiano, rendono osceno ciò che non lo è; (quindi non mi sento affatto alla bassezza)...
Ave Professor.
Grazie per il nuovo diario di viaggio. A prestissimo per i commenti!
"La marmellata è troppo dolce, non ci sono uova fritte ... Insomma una vita grama"
Vien voglia di andare a salvarlo 'sto poverino... :)))
"Io, a me" mi hanno perso (Frase scissa, documentata già nelle Carte di Capua).
grandioso!
"Tutto il centro antico è sotto la tutela Unesco"
oh, veniamo alle cose serie...
"L?amico Kim è uno dei più famosi chef del Vietnam. Lavora sei mesi l?anno a Parigi, e anche a Lugano"
ehm... come chef?
"Le bandiere rosse con la stella gialla garriscono al vento, che fa letterariamente cadere i manichini drammatici dai marciapiedi delle mille boutiques."
e questa nota apparentemente casuale mi dice molto...
"Aspetto negativo: ci sono troppi turisti."
Soluzioni possibili? Cosa significa troppi e troppi per chi?
Scusa, qui viene fuori la mia natura spinosa, ma sai che ti leggo sempre con grande attenzione (e piacere) e che mi interessa molto capire determinati meccanismi.
Non ho ancora esattamente capito il rapporto tra l'economia di queste zone e il crescente turismo, ma se uno più uno fa ancora due ne traggo conclusioni perfino banali.
Comunque ribadisco l'apprezzamento per i tuoi réportages (e persona se non ho commentato i precedenti, ma li ho letti con grande attenzione!).
carissimo! mi chiedevo giusto in questi giorni dove fossi e meditavo di scriverti....ed eccoti qui.
Adesso leggo
io finisco sempre col chiedere di cibi: il veg cos'é?
"è probabile che una dozzina di venerabili disseminate composte vecchiette con cappello conico e bilancere colmo di merci, siano stipendiate dall?Unesco," > ehehehe! A tanto arriva l'Unesco?
con la barba???? sai che non riesco a immaginarti? :-)
mi piace molto l'ultima considerazione sulle foto.
Tutto è interessantissimo e mi piace come, in poche righe, riesci a dare ritratti molto vivi di persone incontrate. C'é, negli incontri di viaggio, sempre una dimensione d'irripetibilità, di unicità secondo me, sono in genere fuggevoli, ma a volte molto intensi, tanto che lasciano tracce notevoli nel ricordo.
Veg: abbreviazione di vegetale.
Troppi turisti: naturalmente ottica da turista. Loro in pratica ci campano. Hoi An non e' piu' il ricco porto di una volta. Ho l'impressione, dall'avidita' della gente e dalla tendenza a non mantenere la parola, che la collettivita' cinese (notoriamente il popolo piu' concreto e avido del mondo, poco noto in Europa, per il momento) sia ancora a dirigere anche il turismo.
Care ragazze, sono appena arrivato a Saigon, gia' truffato da un tassita, scelto una camera nuova al secondo piano. Gli alberghi sono full. Mentre scrivo sono arrivate due donne padovane, orribili, sgarbate. Avendo riconosciuto la bubulca pronuncia, senza alzarmi ho detto: insistete e vi faranno 15 (dollari). Sono salite e poi scese andandosene da bifolche insalutato ospite. Qui le casa sono strettissime e altissime. Capita di essere al sesto piano senza ascensore.
Il clima e' molto diverso da Hoi An, molto piu' caldo e anche sereno, per il momento.
forza Professor.
Mi unisco a Ilde nell'esultanza per questo passo:
"Le bandiere rosse con la stella gialla garriscono al vento, che fa letterariamente cadere i manichini drammatici dai marciapiedi delle mille boutiques."
Ah. Grazie.
Qui e' gia' sabato inoltrato e la gente si alza dal letto del piacere (come diceva quel matto di D'Annunzio), va verso il fine settimana, oppure a torso nudo, essendo la temperatura sopra i 30, e' gia' sul marciapiede di lavoro a offrire semi di girasole o simili fusaje. Un vero brulicare. Ora, dopo il BF con terrbile margarina vista e assaggiata per la prima e ultima volta (siamo in una guesthouse, per quanto dignitosa) torno in camera a scrivere e riesco a mezzodi'.
Sui manichini vestiti, molti femmninili senza la parte superiore, ci sarebbe da dire molto, ma lo hanno gia' fatto in tanti, da De Chirico a Benigni. Mi sono ritratto nell'ovvia posizione sexy con varie di loro, le piu' belle. Le bandiere invece, con qualsiasi simbolo (l'estetica, senza guiderdone di parte, induce al qualunquismo), sono di un certo effetto.
Caro Gianfranco, immagino che sarai ancora alzato. Comunque ti suggerisco una passeggiata fuori porta: se il tempo permette consiglio via Appia. Si puo' ancora andarci in macchina?
Grazie delle esortazioni e dei commenti.