Troisio Luciano

Reportage, da Colombo a Mahabalipuram

Autore: 
Troisio Luciano

Colombo, 16 luglio 2010. Dormito profondamente al Juliana. La costosa stanza non ha finestre e puzza di muffa. Non ho fatto problemi essendo sfinito da 8 ore di autobus. E poi a mezzogiorno me ne vado. Stanotte alle 3.10 un ubriaco ha bussato rumorosamente alla mia porta! Che era chiusa solo con catenella (ricordandomi della precedente al secondo piano, molto complicata da aprire dall'interno una volta chiusa a doppia mandata, essendo difettosa come quasi tutto in questo volgare albergo).

Ieri partito da Trinco. Mi è capitato anche stavolta un giovane vicino di posto, aitante bue che si è addormentato immediatamente e mi pendeva affettuosamente addosso. Non potevo muovermi e il caldo era opprimente. Un senso di tristezza mi ha invaso. Pensando che non ce l'avrei fatta per 8 ore di seguito, ho gentilmente chiesto all'imbonitore (fisionomia da intellettuale di uomo troppo maturo per quel lavoro da ragazzacci, con occhiali, nonostante l'aspetto Papua): posso pagare un secondo posto? Ha arricciato il naso e si è allontanato. Ormai mi stavo rassegnando al mio destino di avere il manzo addormentato sulle palle per altre 8 ore, quando l'imbonitore è tornato e mi ha detto: pay one more seat. Pagate immediatamente altre 340 rupie. Ha fatto un solo cenno al bue che è sparito in un baleno. Ma allora non dormiva, ma allora faceva l'indiano e sapeva benissimo di dare fastidio! È andata bene e l'umore è subito migliorato.  Il braccio tenuto fuori dal finestrino si è scottato e ora è rosso fino al segno della mezza manica.
In 8 ore da costa a costa. Paesaggio discreto, strada buona, nessuna perquisizione ai molti posti di blocco, spettacolini a bordo ogni fermata organizzati da mendicanti locali, barbuti mutilati cantanti con tamburello e sonagli, eroi di guerra, ideologi con foglietti, venditori di catenine, frutta, equivoche frittelle, deformi, emiplegici molto lenti a salire sull'autobus, scapigliate zingare incinte, abilissime comunicatrici della loro nefanda condizione, donne giovani esibenti una mano paralitica, quasi sicuramente delle simulatrici; sgomento. Poi in tuk tuk, a Colombo distretto 3, i soldati ci hanno fermato, mi hanno cortesemente salutato in inglese e autorizzato il pilota a procedere, in singalese. Ora sono le 11.15, tra un po' scenderò per andare alla Sri Lankan Airlines a prendere la navetta gratuita per l'aeroporto. Arriverò a Chennai che sarà già buio.
Consueto dolore persistente, da computer, alla parte destra del collo.

Madras, 17 luglio 2010
Il driver mi ha proposto subito di portarmi lui all'aeroporto per sole 1500 rupie, mentre l'autobus costa 100. In conclusione: non mi ha portato da nessuna navetta; capito che non l'avrebbe mai trovata, nonostante fosse salito nel grattacielo a chiedere informazioni alla Sri Lankan (nel frattempo la polizia mi ha importunato chiedendomi un'elemosina “una tantum” per aver il pilota parcheggiato il tuk tuk dove non si doveva, e per volere di Buddha). Tornato quasi subito il furbo di tre cotte, gli ho detto di portarmi alla stazione degli autobus che era a pochi centimetri. Ha voluto un'oblazione di cento rupie in più per troncare consensualmente la nostra relazione. Di autobus per l'aeroporto ce ne sono sempre, appena uno è colmo parte, e se ne fa sotto un altro. Ma la molta gente che sale non c'entra nulla coi passeggeri in partenza. Infatti io soltanto avevo bagagli. Sono persone che lavorano nei pressi oppure truffatori che verso mezzogiorno vanno su piazza, abbastanza riconoscibili per certi particolari, da chi frequenta aeroporti. Ad es.: il mio vicino di posto, un uomo autorevole sui cinquanta, teneva in mano un foglio A4 arrotolato. Sono riuscito a sbirciare cosa era scritto all'interno: in caratteri cubitali a pennarello la parola finiva in kamal. Quindi partiva da Colombo, faceva 30 km. per incontrare agli arrivi il signor ...Kamal. Che probabilmente non esiste, ma quel foglio serve a legittimare chi lo tiene in mano, come funzionario addetto al ricevimento dei passeggeri, e invece è un trucco per attaccare bottone e indirizzare gli stanchi allocchi in arrivo (mi è successo varie volte) a tassisti e albergatori, con relativa abbondante tangente su tutto.
All'arrivo ero rimasto solo io, come volevasi dimostrare. Mi hanno sbattuto giù con le valige in un grande cortile soleggiato, dove c'erano soltanto autobus. In qualsiasi paese civile ti portano alle partenze. Ho dovuto prendere un ulteriore tuk tuk che ha fatto un giro di circa un chilometro, abbiamo passato un posto di blocco militare che ha esaminato i documenti del ragazzo, poi fino a un marciapiede dove un altro soldato ci ha fermati definitivamente. Sono dovuto procedere lento pede con le valige fortunatamente ambedue a rotelle. Naturalmente i carrelli erano a chilometri di distanza, come ovunque.
Entrato in aeroporto con 5 ore di anticipo, ho notato che tutti i voli in partenza erano delayed. Quando sono riuscito ad arrivare al check in, la spocchiosa hostess assai elegante mi ha risposto sussiegosa che il volo era in perfetto orario e sarebbe arrivato a Chennai dopo un'ora e venti. Invece siamo arrivati alle 21.30 con quasi due ore di ritardo. Avevo profetizzato già a Kandy, acquistando il biglietto, che non avrei dovuto arrivare in una metropoli indiana (sebbene di soli sette milioni di abitanti) di sera; si deve sempre tener conto dei normali ritardi asiatici (non che in Europa le cose siano molto diverse o migliori)! Tra una cosa e l'altra, aspetta i bagagli, cambia i soldi, compra il tassì prepagato, percorri la ventina di chilometri, siamo giunti alla famosa Kennet lane, al superbo e costoso Chandra Park hotel dove intendevo scendere senza prenotazione, alle 23 passate. Era full. La hall era gremita di terree signore indiane con prole, disperate sui divani, in vana attesa. Fermato in tempo il mio driver, che silenziosamente filosoficamente aveva precorso gli eventi, rimessi a bordo i sarcina, è iniziato il calvario della ricerca di un buco onde non passare la notte sotto il firmamento esotico e in mezzo a una folla di persone poco raccomandabili. Inoltre con terribili mendicanti da tragedia greca alle calcagna, spettrali scarmigliate madri con bambino in turno di notte, canute vecchie imploranti, che resistevano impavide anche al numeroso personale di sorveglianza degli alberghi, addetto alle legnate sui moncherini. Facce patibolari, giri in vicoli semiallagati, porticine da trappola su scale piramidali, stanze lerce economiche, loschi figuri che si comunicavano messaggi, tarchiati tagliagole di piccola statura dagli occhi a palla sporgenti rossi da ipertiroideo porcino, che rincorrevano il tassì e mi gridavano: il mio albergo, la mia ghuestouse...; confesso che sono stato pervaso da un leggero sgomento, imprecando contro me stesso e la mia eterna stupidità.
Ma l'alternativa era il solo volo del mattino che partiva alle sette e bisognava presentarsi con tre ore di anticipo, il che significava alzarsi alle due e partire alle tre o anche prima (per fare i 27 chilometri da Colombo all'aeroporto abbiamo impiegato quasi due ore: di giorno il traffico è assai caotico, forse di notte no), a stomaco vuoto, sempre che il tassista prenotato si presenti, il che non è affatto sicuro. Non ho più l'età per levatacce, sebbene abbia dovuto farlo, partendo da Yangoon per Mandalay, nel dicembre scorso. Ma lì avevo l'aiuto delle premurose ragazze del Mother Land 2, che alle 4 di mattina erano già in piedi come tutto il personale, mi avevano preparato un accurato BF e addirittura procurato un passaggio in tassì con una coppia di tedeschi, i quali l'avevano già pagato (dalla Germania) e che giunti a Mandalay mi hanno carinamente portato (dietro contributo) fino in centro al loro albergo di lusso (che era al completo).

Per farla breve, deriso dai notturni mostruosi caratteristi cialtroni stradali davanti agli alberghi (invece che a letto o in un quadro di Bosh), visionati giacigli e paglioni, giustiziati scarafaggi, finalmente arrivo all'elegante Victory, chiedo al ladrone una singola: c'è. La prendo subito, nonostante costi il triplo del costoso Chandra. I rapinatori mi fanno pagare sull'unghia (il mondo notturno è più ricco di avvoltoi, completamente diverso da quello diurno, sebbene io lo conosca poco, perché alle 20 di solito sono già a letto, se non vado a qualche spettacolo per educande). Il tassista è stato assai corretto, gli ho chiesto quanto voleva di extra, parlava in un modo incomprensibile, gli ho dato cento rupie indiane in più e già gliene avevo dato cinquanta di singalesi; l'ho visto ancipite, ho chiesto al farabutto della reception se andava bene. Mi ha detto che il pilota ne voleva altre cinquanta e gliel'ho date immediatamente ringraziandolo della sua pazienza. Ha risposto col tipico dondolio della testa a formare l'otto dell'infinito, che significa infinite cose tutt'altro che univoche, tra le quali anche: va bene.
 
Mahabalipuram, agosto 2010

LA PALLA DI BURRO DI KRISHNA
[Cercasi matematico o fisico teorico disposto a eseguire calcoli relativi alla traiettoria che assumerebbe la palla di burro, una volta che si mettesse in moto.] Cominciamo col dire che il peso sarà sull'ordine delle centinaia di tonnellate, il diametro di alcune decine di metri, che la forma è quasi perfettamente sferica, che è di roccia, posata per miracolo su un solo punto a mezza costa di un calvo declivio roccioso. Per quanto ne so, ne esiste soltanto un'altra: si trova in Myanmar, è interamente coperta d'oro e sopra ha una pagoda d'oro.
L'unica cosa certa: incombe su Mahabalipuram, se si muove distrugge tutto dove passa. Finora non è successo.

Io ero già stato qui, un millennio fa, viaggiavo assieme a Giovanna, Rosetta, Gianni (torinesi), a Fuma e Miglia (coppietta milanese). Con loro proseguii il viaggio a sud, passando in nave, salendo arrampicandoci su reti come Capitan Uncino, a Sri Lanka. In quella circostanza la gaiarda Giovanna aveva nelle mutande circa 300 grammi di erba. Nonostante alcuni risvolti erotici assai piacevoli (che qualificarono il vagabondare sempre piuttosto banale), dopo circa un mese mi vidi costretto ad abbandonare la bella affiatata compagnia, ormai ottenebrata (non ho mai fumato in vita mia. Ciò che mi teneva avvinto era la liberale procacità delle fanciulle impegnate nel sociale “affinché il privato diventasse pubblico”. Erano i primi anni Settanta. Ma quando è troppo è troppo! Non posso entrare in particolari che il bigotto editore censurerebbe).

Mi chiedo: è possibile che io allora non abbia visto la palla di burro? Perché non ne avevo nessun ricordo fino a un paio di giorni fa (mentre ricordavo perfettamente altre sfere più morbide e anche anche non dissimili da quelle delle sculture del grande altorilievo di Mahabalipuram (ove mi trovo tuttora). Il lettore, giustamente digiuno di arte indiana, deve essere subito e necessariamente informato almeno sul fatto che nessuna dea indhu è dotata di misure inferiori alla sesta, che anche le stupende veline di allora tendevano a mettersi con semidei di buon salario, che il grande altorilievo di oltre 30 metri di larghezza e 12 di altezza (riprodotto in molta pubblicità dell'Ente Indiano per il Turismo), rappresenta storie tratte dai libri hindu del Panchatantra. É facile da ricordare perché nella parte destra ha due elefanti di enormi proporzioni, il secondo, più piccolo, con una zampa sospesa; e si trova a poche decine di metri a sinistra rispetto alla misteriosa e gigantesca palla di burro.
Io stesso non capisco e non so darmi una risposta. Quelle ragazze erano giovanissime (me lo ricordo perché ottenevano sconti sui vari biglietti d'entrata, per via della loro età scolare), non avevano interessi culturali, eravamo alla fine degli anni sessanta... erano belle, eravamo giovani... avevamo il mondo in mano (ora non più).

Pensandoci, perché per me ormai è diventata questione assai seria, il rimestare nei depositi dei ricordi (non dico di bambino ma) di adulto che ha “letto tutti i libri”, che fatto molti viaggi, e certo non può confondere un luogo con un altro, un continente con un altro...

Non ho osato toccarla nemmeno con un dito, ovviamente da sotto, perché è enorme, la distanza inganna, chi si avvicina per fotografarsi diventa improvvisamente piccino piccino, deve cambiare fuoco...
Da quanto è lì un manufatto fotografato milioni di volte? Quante incisioni antiche lo ritraggono? E dipinti, e disegni? E ci sono prove nei libri indiani, e in quelli inglesi? Qualche triste disegnatore britannico, di quelli che agli inizi dell'ottocento facevano gli “schizzi”, l'avrà inserita in un suo portfolio? Qui devo confessare a me stesso la mia ignoranza, di cui sono responsabile solo difronte a me stesso (e nemmeno di fronte al partito, che di tutto quanto è colto ed estraneo al Collegio si fa un illustre baffo):
non so rispondere!
L'avrò già vista ritratta sfogliando qualche libro? Qualche rivista? E visto che nei pressi ci sono vari grandi Gopuram, e che i monumenti superstiti appartengono a filoni di arte Pallava, e che nei mandapa lì nei pressi sono scolpite scene del Purana (storie in sanscrito risalenti al V secolo d. C.) che devono essere celebri almeno nelle università indiane, studiate accuratamente almeno dall'accademico di ruolo (e dal suo miserabile borsista in attesa di concorso), potrebbe essermi sfuggita?
In fin dei conti, dalla descrizione della guida Lonely non ne sarei stato attratto per niente, e di ciò non mi stupisco, lo dico in tutta onestà...-
Da quanto è lì, è certo una bella domanda, ma subito ne incombe un'altra: chi ce l'ha messa? E perché?
Io domani me ne vado, ma chi abita qui avrà pure qualche preoccupazione.

Da profano ho fatto certi conti: ammettiamo che una forza qualsiasi, anche un minimo terremoto, metta la palla in movimento; si muoverebbe adagio, scenderebbe, devierebbe lentamente verso sinistra, travolgerebbe alcuni Gopuram, proseguirebbe, perché non è teoricamente pensabile il poterla fermare nemmeno con il lingam di Shiva, distruggerebbe nella scia le misere case del paese, si dirigerebbe per forza di cose verso il livello zero, cioè verso il mare che è a poche centinaia di metri; credo che prima di inabissarsi centrerebbe il romantico tempietto sulla spiaggia, detto Shore (ingresso: indiani/stranieri rupie 10/250). Non mi pare che ci siano altre soluzioni possibili.
Qui mi fermo, o finirei per rievocare una scultura vivente, le prominenze sue di roseo raso.

Luciano Troisio

Per approfondire: TROISIO in Lankelot

ISBN/EAN: 
000

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Colombo, 16 luglio

Colombo, 16 luglio 2010. Dormito profondamente al Juliana. La costosa stanza non ha finestre e puzza di muffa. Non ho fatto problemi essendo sfinito da 8 ore di autobus. E poi a mezzogiorno me ne vado.
Stanotte alle 3.10 un ubriaco ha bussato rumorosamente alla mia porta! Che era chiusa solo con catenella (ricordandomi della precedente al secondo piano, molto complicata da aprire dall'interno una volta chiusa a doppia mandata, essendo difettosa come quasi tutto in questo volgare albergo).

Ieri partito da Trinco.

[reportage di troisio, libri

[reportage di troisio, libri di troisio] per approfondire...

http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?T/Troisio+Luciano

buon viaggio!

[troisio] Saluto gli amici e

[troisio] Saluto gli amici e mi scuso per non aver risposto (un mese fa) ai loro commenti: dal luogo dove mi trovavo (Mahabalipuram) sito e link non si aprivano.

[Reportage da Colombo] Sempre

[Reportage da Colombo] Sempre deliziose e impagabili le impressioni di viaggio del prof. Troisio. Certo che sei la terza persona  di mia conoscenza che quest'estate si è recata a Colombo. C'era una convention di italiani del Nordest????

[ilde] A dir la verità, a Sri

[ilde] A dir la verità, a Sri Lanka non ho incontrato nessun italiano. In India ce n'erano alcuni da Sai Baba. 

[Troisio-Colombo] La palla di

[Troisio-Colombo] La palla di burro è veramente incredibile. E anche un po' inquietante per la verità.

Per il resto: quanti loschi figuri in giro per il mondo! Sempre bello leggerti, carissimo :)