Troisio Luciano

Reportage da Candidasa, Bali. VIII di IX

Autore: 
Troisio Luciano

Martedì 11 luglio 2006

Oggi grande festa a Candidasa. Candi (pron.: Ciandi) è una parola indiana e vuol dire tempio. Infatti ci sono due templi risalenti all’XI sec.: di Shiva (maschile) e di Hariri (femminile). Lo sapevo da giorni della festa; però stamattina, al solito mezzo intronato dal fatto che non dormo, che avevo spento la luce alle 4, che alle 5, nonostante la cera nelle orecchie, avevo sentito il kulkul dell’attiguo Ashram Gandhi, che chiamava alla meditazione (e al martirio), me ne ero scordato, ma appena seduto per il BF al ristorante, che confina con la strada, me ne sono ricordato subito, perché il traffico bloccato nei due sensi rievocava la familiare tangenziale di Mestre.
Subito dopo aver atteso che il boy lavasse scrupolosamente il bungalow, dopo avergli regalato una maglietta gialla Armani nuova di zecca troppo aderente al mio autorevole adipe, chieste opportune istruzioni supplementari sulla cerimonia, accollata la prestigiosa seppur vecchiotta Canon A1, mi sono diretto, prima che il sole diventasse insopportabile anche per un non cardiopatico a scattare qualche dozzina di foto.

Il tempio si trova a 50 metri dalla mia homestay. La strada corre verso est lungo la costa a destra; a quell’altezza, proprio dirimpetto ai templi, anticamente è stata creata una piccola laguna separata dal mare da un argine. Solo un torrentello esce dalla laguna, si riversa in mare. Credo sia il corso d’acqua perenne più breve del mondo. Tre giorni fa c’era solo acqua, ora le piante dei loti sono affiorate, in certi punti fiorite (forse opera degli dei). Dalla parte sinistra la collina sale subito. È un punto particolare, quasi un piccolo valico obbligatorio da sempre, forse in epoche lontane sentiero per animali prima che per umani, tuttora l’unico sulla costa che porti a oriente verso Amlapura, Tirtagangga.

I templi sono dovunque situati in punti di grande significato. Questi sono stati ricavati da uno sbancamento e non si tratta di edifici, ma di recinti (come suggerisce del resto l’etimologia di temno e di contemplare). Io non ho voglia di vestirmi ritualmente per entrare (l’ho già fatto altre volte), inoltre la folla è enorme, chi mi conosce sa che non la amo, e bisogna mettersi in coda sia per entrare nel primo recinto, che per salire ai due templi veri e propri. La folla aggrumata è un notevole colpo d’occhio. Quello che stupisce è la gente, la cura che mette nel rispettare le tradizioni delle sontuose offerte, nel vestirsi in modo cerimoniale, compresi i bambinetti neonati. Le bambine sono ancora più belle, per non parlare poi delle ragazze. Sembrano tutte inconsapevoli regine, nei batik morbidamente attillati fino alle caviglie, le camicette di trina strette alla vita da un’alta fusciacca, la gloria dell’efèbe, i neri capelli raccolti, ornati di fiori. Ma non c’è assolutamente ostentazione, né esibizionismo. Anzi emanano calma, equilibrio (eppure sono lo stesso popolo che per strada aggredisce insopportabilmente il turista con mille anaforiche richieste). Non si potrebbe dire televisivamente che ci sono “belle gnocche” o veline (quello è un fenomeno di cretinismo occidentale, peraltro credo si veda anche qui frequentando di notte le discoteche, o delizie analoghe). I colori degli abiti sono i più incredibili, anche dei bambini: combinazioni di arancione, giallo freddo tendente al fluorescente, marrone, rosso, fuxia, ovviamente il rosa, il bianco, l’oro dovunque ecc.; le bambine sotto i due anni portano delle ciabattine di spugna di quelle acquistate al supermercato, da notte, con ornamenti, tre misure più grandi; i piccolissimi ignari e impagabili in braccio ai giovani genitori hanno vistosi copricapi che spesso assomigliano al berretto a sonagli, il guardaroba verrà passato ai vari figli ma per le cerimonie sacre non si risparmia (anzi, questo orgoglio dello splendore, del vanto di appartenere, mi fa spesso riflettere: non dimentichiamo poi che i circa tre milioni di indu-balinesi sono un’infima invidiatissima minoranza in un mare di circa 190 milioni di indonesiani, il più numeroso stato musulmano del mondo; che i due orrendi attentati di Kuta e Jimbaran vengono anche letti come tentativo della borghesia islamica giavanese di impossessarsi del più ricco mercato turistico dell’emisfero australe), e le giacchette bianche dei maschi sono eleganti, le camicie impeccabili, tutto è pulitissimo e acconcio; la gente in generale, per quanto prognata, camusa (l’elemento mongolico prevalente inizia a fondersi qui con quello australoide), è bella gente autentica, di popolo vero e giovane. Pochi sopra i 50.

Il numeroso personale della sicurezza è vestito da cerimonia, sopra porta un incoerente giubbotto di tela mimetica. Tutto si svolge nel massimo ordine, si aspetta con pazienza di salire fino in cima, anche portando le vistose offerte assemblate con la massima cura, in genere alimentari; oggi ad es. ho visto issare lentamente con una certa difficoltà un grande babi guling, l’equivalente della nostra porchetta, di una quarantina di chili.
Lo si fa credo anche e soprattutto per motivi pratici, la cerimonia ha uno scopo pratico sebbene non ostentato e quasi segreto, specie in questo caso per le coppie sterili, come del resto facevano i latini: al sacro Shiva-lingam (lett: fallo di Shiva generatore) che si trova alla sommità della salita, si chiede il dono dalla fertilità, e così via, con la massima devozione. Un giorno, quando non c’era nessuna cerimonia in atto, ho cominciato anch’io a salire l’interminabile scala, ma poi mi sono stancato (così non ho visto un lingam).

Sono appena tornato da questo tripudio di colori, di fiori, di offerte, di fisionomie, di enormi parcheggi di moto. L’orientamento della luce non andava bene e tornerò nel pomeriggio per fare altre annotazioni fotografiche. Molte auto, molti furgoni si fermavano davanti l’ingresso. La grassa e strabica sacerdotessa arrivava col secchiello di argentone, con un fiore di frangipani immerso nell’acqua lustrale aspergeva le carrozzerie, il pilota si autoaspergeva. Mi fa sempre un certo effetto vedere questi gesti.

Trasmettere via e-mail da Candidasa è un’operazione irritante, da nevrastenici, lentissima, complicata, spesso salta tutto, le tastiere sono consunte, illeggibili. Ci si affida alla memoria automatica, come le dattilografe sveltissime, ma i segni diacritici sono assai diversi. Tutto scassatissimo e costa il triplo anche rispetto a Ubud. Fino alle cinque è inutile cercare di trasmettere: è tutto chiuso “per sonnolenza del personale”, oppure per “rottura”, come del resto è tipico del miglior terzo mondo. Ieri ho girato tutti e quattro i punti. Nemmeno uno funzionava. Seduta sul gradino d’entrata dell’ultimo (oltre l’incantevole laguna) una giovanissima donna con bambino, una quasi bambina anche lei, vergognosa si è scusata dolcemente nel suo inglese ancor più improbabile del mio (se possibile), con un’espressione complessa che mi ha colpito: c’era tenerezza, sottomissione, gentilezza.

D’altronde cosa pretendere come tecnologia da questa gente che fino a una generazione fa viveva di semplice arcaica immutabile agricoltura?

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Commenti

VIII di IX. S'avvicina il gran finale

Anch'io mi ripeto: una lussuria leggere Lankelot.eu in una sperduta isoletta asiatica priva di strade e piena di fotografie dello tsunami. l'italiano come lingua e' presente solo nei menu dei ristoranti (dal pessimo rapporto qualita'-prezzo) mentre invece le numerose scuole di immersione (sono segnalate varie camere iperbariche ma non capisco dove) usano lingue scandinave ed e' piuttosto frequente anche l'israeliano. Cio' mi ha fatto ricordare una coppia di dolcissimi israeliani a Mui Ne in Vietnam, con cui ho conversato varie volte al BF. Stavano partendo per... quest'isola. Era la vigilia di Natale del 2004. Ne ho gia' scritto e spero che non gli sia successo nulla, sebbene non abbia piu' avuto loro notizie.

Molto bella questa pagina sulle usanze della zona che ci descrivi. Dai fiori nell'acqua alla coloratissima folla vestita a festa, alle offerte rituali (vicino a Pordenone ho assistito a una bellissima, coloratissima, festosa e cattolicissima Giornata del Ringraziamento: questo per dire che forse una volta anche da noi... certo, perloppiù è acqua passata, certe cose, come la cerimonia del fuoco della Vigilia di Pasqua le vedi solo in campagna).
Una domanda: perché dici che non c'è gente sopra i 50? I più anziani restano a casa o la vita media è terribilmente breve?

"perché il traffico bloccato nei due sensi rievocava la familiare tangenziale di Mestre."

> Ah. Oddio che incubo. E' uno dei miei record negativi, quattro ore per superare la dogana pagando dazio, sotto un sole asfissiante, qualche estate fa. Mai stato così vicino alla claustrofobia, mai patito un mal di tutto così invincibile. Se a questo alludevi, m'inchino all'orrore evocato:)

"Sembrano tutte inconsapevoli regine, nei batik morbidamente attillati fino alle caviglie, le camicette di trina strette alla vita da un?alta fusciacca, la gloria dell?efèbe, i neri capelli raccolti, ornati di fiori. Ma non c?è assolutamente ostentazione, né esibizionismo. Anzi emanano calma, equilibrio"

> splendida descrizione.

"L?orientamento della luce non andava bene e tornerò nel pomeriggio per fare altre annotazioni fotografiche. Molte auto, molti furgoni si fermavano davanti l?ingresso. La grassa e strabica sacerdotessa arrivava col secchiello di argentone, con un fiore di frangipani immerso nell?acqua lustrale aspergeva le carrozzerie, il pilota si autoaspergeva."

> Sto cominciando a immaginare un libro fotografico, a questo punto. Sei riuscito, infine, ad assemblarlo? Sarebbe un peccato se tutto questo non si trasformasse in opera, degna di consultazione e meditazione. (sacerdotessa strabica: alla azteca? Per loro era canone di bellezza, se non ricordo male..;) )

"Trasmettere via e-mail da Candidasa è un?operazione irritante, da nevrastenici, lentissima, complicata, spesso salta tutto, le tastiere sono consunte, illeggibili. Ci si affida alla memoria automatica, come le dattilografe sveltissime, ma i segni diacritici sono assai diversi. Tutto scassatissimo"

> questo è un altro passo di grande valore documentaristico, per spiegare il nostro tempo, le nostre tecnologie e le disparità tra le nazioni. In tutti i sensi.
Gran lavoro.

Cara Ildelaura,
anch'io ricordo molte nostre feste cattoliche, processioni. Sono stato iscritto (dalla culla alla DC, prima di passare ai gruppi extrasinistra radical-scioc, insomma tutto il banale percorso della mia generazione sfortunata) all'Azione cattolica e ho un leggero spostamento dell'ombelico verso il basso a causa dell'asta del gagliardetto estote parati durante le processioni. Percio' quando vedo in giro per il mondo le manifestazioni (pratiche) di fede popolare da parte di gente che chiede cose concrete al cielo, rifletto molto.
Per via dei 50 anni: purtroppo in molti paesi del terzo mondo la speranza di vita e' piu' debole. Noi coi giapponesi siamo al primo posto per lunghezza. Quando mi guardo intorno, dappertutto, nei mezzi pubblici, nei metro, il solo vecchio sono io. Tutta la gente ha meno di trent'anni. I vecchi sono rari. Non credo che rimangano a casa (a meno che non siano malati). Invece i gruppi di turisti bianchi sono formati da vecchi. In quest'isola pero' ci sono soltanto ragazzi e splendide ragazze bianche. Io sono un'eccezione circondata da rispetto e simpatia mista a senso di tenerezza e protezione (a parte certi tagliagole discendenti di pirati neanche tanto simulanti).

"Percio? quando vedo in giro per il mondo le manifestazioni (pratiche) di fede popolare da parte di gente che chiede cose concrete al cielo, rifletto molto."

> questa sensibilità sarà fertile di sempre nuove adesioni e osservazioni partecipate. Non dimenticartela. E' preziosa, sarà preziosa sempre.

"In quest?isola pero? ci sono soltanto ragazzi e splendide ragazze bianche."
E' banale chiederlo, tuttavia: turiste anche loro? E a che titolo?

Avrei una lunga digressione da fare su questo, che toccherebbe troppi argomenti e andremmo in OT da bacchettamento pubblico, ma voglio essere corretta e generosa nell'augurarti una altrettanto splendida permanenza.

Leggo (leggiamo) molto volentieri di questi mondi così lontani dalle nostre realtà e dalle nostre latitudini (le mie di profondissimo Nord).

Caro Gianfranco,
ho mangiato due gamberoni, le teste le ho date a un gattino educatissimo e metodico. Vedo che stai commentando. Oggi ho fatto tutto il giro della baia. Lo stato ha posto precisi cartelli in thai e inglese sulle vie di fuga in caso di tsunami. Qui l'istmo abitato e' alto al massimo 4 o 5 metri. Quindi non resta che arrampicarsi sulle colline laterali, per fortuna molto vicine.
Ora sono le 19.29 e mi ritiro nella mia stanza artificiale a vedere RAI international. Domani dovrei partire, ma non ce la faccio a lasciare questo silenzioso paradiso, sebbene a me siano riservate briciole minutissime. Ogni mattino rimando con ottime scuse. Pensa solo al fatto che non e' mai piovuto, mentre a Phuket pioveva molte ore al giorno. E poi; non ci sono auto ne' strade!
Un abbraccio di ringraziamento

"Ogni mattino rimando con ottime scuse. Pensa solo al fatto che non e? mai piovuto, mentre a Phuket pioveva molte ore al giorno. E poi; non ci sono auto ne? strade!"

> Immagino. E capisco il languore.
Ricambio il forte abbraccio, e mi unisco alle belle parole della nostra Ilde.

Ma cara Ildelaura,

certo, turiste anche loro, presumo consolatrici e spose esemplari di baldi allevatori australiani, tutti muscoli. Ci sono molte famigliole bianche con uno o due bambini piccolissimi biondissimi allegrissimi sanissimi e carinissimi. Pensa alla pazienza dei genitori.
(come vedi per risponderti rinvio la fruizione dei programmi di Piero Badaloni (un pianto... ma cos'e' la vita, almeno la mia?)
Con queste belle parole avrei gia' in gran parte risposto alla tua domanda: a che titolo? Ma ovviamente come ingranaggio del mondo ovviamente, sineddoche escogitata da colui che tutto move per via del moto perpetuo che ci sfugge, a parte la sezione avanti-indietro, da cui sono escluso per limiti di eta'. Ma non vietarmi anche la vista. (Sei stata tu a farmi quel rilievo tra vista e orecchio?)

Ah ah ah... sì, sì, va bene, ma ho come l'impressione che lande (con annessi panorami di ogni tipo) di questo genere dovrebbero indurre meno a ripiegamenti leopardiani.
Vista e udito, sì certo. Dio ci ha dotato di un paio di altri sensi (o erano altri quattro/cinque?!) di cui dovremmo fruire, nostro malgrado.

Quanto alla pazienza dei genitori ho solo la fatidiosa, vaghissima impressione che se avessi dei bambini e potessi permettermi delle vacanze di quel genere sfodererei uguale pazienza.
Ma abbiamo detto niente OT.

Buona visione di quel che latitudini del genere ti permettono.
Alla Rai e altrove :)

"rievocava la familiare tangenziale di Mestre"
> aaah! terrificante, è sempre intasata, a tutte le ore ormai.
Gf: pensa che c'é chi ci passa tutti giorni per quel casino. Io lì ormai non ho più il coraggio di guidare, troppi camion.

"al solito mezzo intronato dal fatto che non dormo,"
>non so se può consolarti, ma ne so qualcosa....

bellissimo anche questo reportage, specie la descrizione della festa religiosa.effettivamente a questo punto un album fotografico sarebbe fondamentale.
Non so dove tu sia ora, ma immagino sia stato difficile staccarsi da un luogo tranquillo come l'isoletta senza strade.

"D?altronde cosa pretendere come tecnologia da questa gente che fino a una generazione fa viveva di semplice arcaica immutabile agricoltura?"
> che differenza tra le varie parti del mondo, anche qui c'è da pensare e da chiedersi se da noi non sia eccessivo lo sviluppo tecnologico.

"Percio? quando vedo in giro per il mondo le manifestazioni (pratiche) di fede popolare da parte di gente che chiede cose concrete al cielo, rifletto molto.?
> qui concordo con quanto osservato da gf.