Candidasa (isola di Bali) domenica 9 luglio 06
Stanotte mi sono svegliato molte volte, col lenzuolo avevo caldo; siccome ho un po’ di raffreddore non volevo dormire scoperto. Alla fine ho deciso di dormire coperto ma accendendo il fan. Ho fatto sogni piuttosto brutti che ora non ricordo.
All’arrivo non mi hanno dato il mio caro bungalow B2, perché soggiornando almeno 10 giorni pretendevo il prezzo di due anni fa, loro pensavano che dicessi una bugia e hanno controllato sul registro (al nero) dove la mia limpidezza è stata premiata. Volevano darmi un altro bungalow identico come arredamento, più economico ma senza acqua calda (il più amato dai tedeschi). Al mio rifiuto ci siamo incamminati per visionare il B2, ma in quel momento (vedi come il reale si evolve di continuo, scivoloso e instabile più della borsa) era arrivato un maturo forse tedesco. Io ero già dentro al B2; lui è entrato villanamente ignorandomi (un vero ignorante!). Il ragazzo della reception (son of a beach) mi ha sussurrato: a lui lo diamo più caro, e gliel’hanno aggiudicato. Tornati alla reception ho bevuto il solito frullato di benvenuto, con fetta di agrume e fiore di frangipani al posto dell’ombrellino d’ordinanza, poi ho aspettato un’ora che pulissero il B1 (appena liberatosi da una coppia di vegliardi che frequentano questo eden in attesa dell’altro).
Il mio vicino tedesco ha tossito tutta la notte, ma io ho messo i tappi di cera (questo è un peccato perché sono vicino al mare e si sente l’ansimo ossigenante delle onde). La mattina dopo è partito.
Dal retro del bungalow B1, dalla parte dell’Ashram Gandhi proviene la solita isterica risata di ragazza che conosco da anni (solo la colonna sonora). Ieri sera in bagno mi sono arrampicato sul bordo della vasca e ho guardato fuori per vedere chi sono queste ragazze che abitano lì e sembrano sempre così allegre, ma si vede solo la parte superiore e la porta, molto ben istoriata, del bungalow. Certo che devono essere birbe, nonostante le leggi morali gandhiane che si vedono scritte in varie lingue sui muri dell’Ashram, dove tra l’altro il primo kulkul di risveglio è alle cinque. Invece da noi, di qua, stamattina la (suora) buddista buzzurra svizzera rapata a zero che ha sempre lo stesso bungalow in front dall’altra parte dell’eden fiorito, è uscita presto.
Venerdì quando sono arrivato ho cercato di farmi dare un bungalow da quella parte (a destra entrando nel giardino) ma lei come temevo era già lì, la vedo da ormai una decina di anni e su di lei ho raccolto un interessante dossier: forse contrabbandiera, o comunque attenta al business, problemi coll’ufficio immigrazione; pare che ogni due mesi vada a Singapore a rinnovare il visto, ma sono soltanto rumors; di solito va sulla piccola adiacente deserta spiaggia, non parla con nessuno, quando arriva qualche lesbicaccia tedesca chiacchierano un po’, ha un atteggiamento di schifo per il mondo (come il mio, che comprende anche lei), invece col personale, coi barcaioli che non le danno tregua e le chiedono mille volte se vuole fare “un giro”, è gentilissima secondo il criterio svizzero nei riguardi dei gastarbaiter.
La mattina al nostro ristorante per il bf, non c’è mai nessuno, e nemmeno nelle altre ore del giorno, perché qui il personale è villano. Qui è davvero raro incontrare qualcuno e ci vengo proprio per questo, come la svizzera. Forse la sera dopo le sette, quando passo ormai per rientrare, può darsi che ci sia qualche nottambulo. In vari locali ci sono danze legong con inizio alle 19.45
Candidasa è deserta, ma devo precisare che si sta bene, che si mangia bene e per poco, si hanno tutte le attenzioni (altro che il personale sfruttato e buzzurro del Kelapa Mas), le ragazze degli altri ristoranti sono di una gentilezza impeccabile e seducente, oltre che belle, elegantissime. I locali sono puliti e pieni di fiori. I prezzi sono molto bassi (un terzo rispetto a Kuta). Ieri sera ho mangiato al Candi Agung (ultimo prima della curva) un Raja mixed seafood più che accettabile sebbene la salsa di burro e aglio, proprio a voler precisare, non fosse freschissima. Una cameriera è venuta al tavolo e mi ha chiesto dov’era la mia girlfriend; si ricordava che due anni fa avevo parlato dallo stesso tavolo (è una mia faiblesse ritornare allo stesso tavolo, nello stesso bungalow) con una ragazza sola, al tavolo vicino al mio. Poi mi ha detto che si ricordava benissimo di me, che abitavo al Kelapa Mas e che era felice di rivedermi. Complimentosi e simpatici, anche l’altra camerierina. Si tratta probabilmente di studentesse che d’estate cercano di guadagnare qualche soldo. Carine, ben fatte, dai volti delicati. Eppure anche ieri sera, sabato sera, ero l’unico cliente che mangiava, gli altri tre erano una coppia di olandesi che parlava bahasa e sono arrivati in moto, il padrone si è seduto a parlare con loro. (Inutile sottolineare che questi locali sono per turisti. Pochi indonesiani hanno il denaro per mangiare qui, piatti che forse nemmeno gradiscono). Hanno fumato come camini e bevuto birra. Ne ordinavano una alla volta e ne ho viste passare parecchie. C’era anche un altro motociclista sui 45, bevitore triste. In genere gli uomini soli sono emigranti o dell’Europa del nord e tutti bevono molto.
Il cameriere del ristorante interno è giovanissimo, rozzo, rumoroso, come la gran parte della staff del Kelapa. Stamattina, visto che sbatteva le stuoie a un metro da me unico cliente e faceva un rumore insopportabile (da aggiungersi a quello del traffico che passa lì davanti, nell’unica strada che porta a est oltre le colline) gli ho chiesto con gentilezza se poteva smettere per quei 5-10 minuti che mi trattenevo per il miserevole bf. Il ragazzo ha dimostrato di non capire nulla. Gli ho chiesto se era di Tenganan, cioè dei rozzi Bali Aga, invece viene da Bug Bug, il villaggio dove oggi c’è la grande cerimonia (considerato nell’area bifolca dei Bali Aga, pur essendo sulla costa). La sua fisionomia e i suoi modi me l’hanno fatto riconoscere; ormai ho una certa esperienza. Si è scusato ripetendo a memoria le frasi imparate. Da quando sono qui poche persone ho visto sorridere, come nel resto dell’isola; ma stavolta credo che questo sia un segnale alludente a un grave stato di crisi, perché l’ho notato in troppe occasioni da Ubud in qua.
Sono andato un po’ in giro: ho parlato con varie persone. Ad es. sono salito verso il locale chiamato Ciao. Sulla sinistra ci sono alcune abitazioni tra cui una con parecchie gabbie di uccelli, grandi, simili alle faraone. In mezzo alla strada c’era una ragazza giovanissima sui 14 anni che stava spazzando. Le ho chiesto se il Ciao era aperto, dopo un decimo di secondo è intervenuta la madre e mi ha detto che era lei la titolare del Ciao. Dopo la bomba hanno chiuso perché non viene nessuno. Il marito, passava in quel momento ed è andato a sedersi vicino alle gabbie, è malato. Ogni settimana deve andare a Denpasar a farsi la dialisi. Per consolarla le ho fatto vedere la cicatrice dell’operazione. Ovunque un pianto, una tristezza.
Poi sono andato dall’altra parte lì davanti, verso la spiaggia del Pandan. Ho parlato con un dipendente. Questi dipendenti vengono dai villaggi vicini. Siccome non c’è nessuno non fanno nulla tutto il giorno e a sera tornano a casa. Secondo me nemmeno li pagano. Se vogliono venire al lavoro, oppure possono anche stare a casa. Gli ho detto che mi ricordavo di quando il Pandan organizzava degli splendidi buffet ed era pieno di gente e c’erano mucchi di piatti con buonissima roba da mangiare. Tempi che non torneranno a breve.
Anche al Kelapa, mai l’ombra di un cliente. Tutti seduti per terra sul bordo del marciapiede, nessuno ha nulla da fare. Il personale è poco affabile e credo di aver capito che siano in maggioranza dei Bali Aga, quei rozzoni che si considerano nobili in base a un decreto addirittura del dio Indra, pur avendo modi arroganti e maleducati; tra l’altro sono ricchissimi proprietari terrieri.
Commenti
VI di IX
"In genere gli uomini soli sono emigranti o dell?Europa del nord e tutti bevono molto".
> Avrei dei suggerimenti, con me hanno funzionato. Ad esempio, servirsi di bei bicchieri per bere molta acqua. Bei calici o belle pinte da birra rigenerate dalla purezza dell'acqua. La gestualità non muta, il fegato esulta, la realtà torna ad avere parecchi colori e nessuna mania:)
"Alla fine ho deciso di dormire coperto ma accendendo il fan."
> fan = ventilatore? Curioso che anche questa parola si stia perdendo.
"Da quando sono qui poche persone ho visto sorridere, come nel resto dell?isola; ma stavolta credo che questo sia un segnale alludente a un grave stato di crisi, perché l?ho notato in troppe occasioni da Ubud in qua."
> grazie per questo prezioso, nuovo contributo, Luciano. Le ragioni le ho già espresse in precedenza ma non mi stanco di ripeterle; racconti mondi dei quali non parla nessuno, e terre e popoli che forse mai vedremo. Ottimamente