Candidasa 8 agosto 04
Da tre giorni vado a zonzo coi bemo pubblici nella parte est. Non ho visto nessun altro turista usare questi mezzi, perché in effetti si ha spesso a che fare con lestofanti, sono scomodi e anche sporchi; ma si viene a contatto col popolo vero, quello che non infastidisce i turisti e li guarda con meraviglia, specie i bambini. Non che sia una cosa gradevole; gente che urla, studentesse in uniforme che sbadigliano a bocca spalancata (per questo anche le universitarie padovane…), scatarrano e scaracchiano come portuali, maleducazione e villania maggiore che nel resto dell’isola, però interessante. È possibile osservare le madri con bambinetti piccolissimi, le donne in generale e ce ne sono di molti tipi. (Oggi: signora di città, grassa ancor piacente sugli antanove, in pantaloni bianchi e giacca, vistosi gioielli da poco, rossetto puttanesco, molto espansiva, un tantino esibizionista nel modo cittadino probabilmente di contadina inurbata, che teneva una conferenza alle quattro o cinque donne povere del popolo che la ascoltavano a bocca aperta, poggiate ai loro miseri fardelli, sguardi dai volti devastati, da sofferenze, da povertà, da durezza del lavoro domestico.)
Mi piace esaminare le giovani, che di solito non prendono questi mezzi da poveri, perché si sta stipati e i contatti a volte sono eccessivi e poco simpatici, e nel vano interno dei pulmini manca l’aria e il caldo è insopportabile; ma ce ne sono molti con i vetri apribili. Ragazze del popolo, contadine della quarta casta sudra, la più bassa, il 93% dell’intera popolazione, spesso carine e spontanee, gentili e sorridenti con tutti, altre molto riservate, sussiegose di pelle molto chiara, presumo di casta alta che mi si rivolgono scusandosi in inglese, di che? Forse di essere colte sul fatto... ma ad est direi che ce ne sono pochi di casta alta, come invece a Klungkung, dove pare che i brahamani siano la maggioranza.
Oggi bambina dolcissima, di due anni in braccio alla mamma. Vestita in modo curato, composta e tristissima, mi guardava con gli occhi neri, senza nessuna meraviglia, senza curiosità, la nuca posata al petto della mamma affettuosa. Malata? Andavano all’ospedale di Amlapura? Il più delle volte lavoratori, gente che trasporta di tutto, perfino motori fuoribordo o altre cose ingombranti, cesti colmi di pescioni, maialotti insteccati con bambù, verdure, sacchi enormi. Ci si ferma a certe bancarelle (è la terza volta che succede) che vendono offerte religiose stipate in sacchetti di plastica. I piloti le comperano, un sacchetto costa 1.000-1.500 rupie e c’è anche il bastoncino d’incenso acceso. Lo mettono subito sul cruscotto (io salgo di solito accanto al guidatore, un privilegio che mi spetta per maestà razziale).
La gente che ferma il bemo fa segnali minimi. Il pilota capisce a volo, anche i messaggi dagli altri mezzi che incrociamo. Una donna matronesca rifiuta di salire; capisco che lo fa perché non può sedersi accanto al pilota, il quale si gira e mi guarda, come per dire, ma non posso mica farlo spostare... in fin dei conti ha una certa autorevolezza e gli occhiali. (Quindi gli ho già fatto perdere una cliente. Ma potrei sbagliarmi). Gente che dice da dietro una sola parola e il pilota allunga immediatamente un sacchettino di plastica, bambini si sentono male, persone chiedono di fermare, vanno tra gli alberi, li aspettiamo. A volte si gira in stradine, vicoli. Il pilota scende e consegna ceste di erbe: servizio a domicilio. I destinatari mi pare che nemmeno dicano grazie. Ho visto anche recapitare a mano lettere. Ci siamo fermati davanti a una casa suonando il clacson, nessuno usciva, poi finalmente prima bambini, poi un ragazzo che probabilmente dormiva, si è lentamente messo gli infradito ed è venuto al cancello.
(Farfugli, quotidianità che di solito non si annota).
Arrivo ad Amlapura, cambio mezzo per Tirtagangga, mi fermo lì; spesso proseguo fino al tremendo bivio di Culik (pron: Ciulìc) controllato da masnadieri che fanno pagare il pizzo ai conducenti di mezzi pubblici, se qualcuno sale in quel punto. Ovviamente non mi fermo in questo letamaio, ma proseguo ancora. Sono arrivato al distretto di Buleleng, ho perfino casualmente visitato l’hotel Iapun, c’era un’insegna, l’ho scorta dal bus, ho fatto fermare e sono sceso lì. Per la verità avevo capito che si trattasse di un ristorante. Un posto spocchioso e costosissimo, che offre addirittura non stanze, ma suite e ville (per farci cosa e con chi?). Ho mangiato al loro astronomico ristorante, con pochissima scelta, unico cliente, ma non è una novità, ho scelto un buon mi goreng, l’ho pagato quattro volte il prezzo normale più il 22% di tasse. Insomma: ho fatto una cosa. La spiaggia è la solita schifosa nera di sabbia vulcanica ma soprattutto di grandi ciottoli, da non poterci camminare neanche con gli zoccoli. C’era una giovane bianca in bikini nel deserto verde; corpo appena sufficiente, e il suo ganzo. Lei stava distesa al sole, vicino alla piscina, lui si rimetteva la camicetta, andava e veniva, si informava, tornava con un foglio di comunicazioni che lei vidimava, insomma svolgeva una discreta attività.
Intanto che aspettavo il cibo la cameriera si attivava a tratti come un automa, portava ora una fetta di pane, poi una confezione di burro da 8 grammi, quindi, dopo che avevo ordinato una soda water da un miliardo di dollari, è arrivata ancora e ha girato il bicchiere a calice; dopo un minuto è tornata con una caraffa di acqua con mezzi limoncini e mi ha riempito il bicchiere, un omaggio al viandante nel candore di tovaglie attraversate da minuscole formichine rosse. Ho chiesto qualche informazione alla cameriera che sapeva appena qualche parola di inglese. Molto ingenuamente mi ha detto che c’erano solo 4 clienti (il complesso è faraonico) e infatti dopo, quando sono andato alla reception dove prima non c’era nessuno, ho parlato con una spocchiosissima impiegata fessa che non avrà nemmeno fatto le magistrali tipo la C., di origine cinese (questo aumenta l’autoconsiderazione di quei cretini, e ancor più in Malesia, ma in Indonesia i cinesi sono pochi e odiatissimi), e ho visto arrivare l’altra coppietta. La cinese stava parlando con me, si è interrotta. (Come diceva una mia meravigliosa terrona morosa:) non mi s’inc..ava più, e si sprofondava invece in inchini e sorrisi per la coppietta; con lo stesso ossequioso esagerato servilismo con cui tutto il personale del ristorante aveva appena ossequiato me (che non avevo preteso resto; non potendo farlo in patria facciamo i signori almeno in c. al terzo mondo).
Ero ormai a 40 km da Singaraja ma sono tornato indietro, arrivato a casa alle quattro; viaggiando in questo modo bisogna rientrare presto per via che dopo le tre è difficile trovare mezzi di trasporto se non charter a prezzi folli da pirati, come tendono ad essere nell’est dell’isola (bisogna essere molto prudenti e guai agli ingenui che cascano nelle loro mani senza altre alternative, nonostante ci siano frequenti e lindi posti di polizia. E nelle altre isole a est è molto peggio). D’altra parte mi stanco a tal punto che devo assolutamente rientrare e riposarmi, per non parlare del fatto che tra le undici e le quattro converrebbe stare calmi e al fresco.
Oggi: partito alle nove da Candidasa, tempo pessimo, nuvoloni neri, ma noi non ci lasciamo impressionare e non abbiamo nemmeno preso l’ombrello, poi è venuto il sole.
[Stamattina la camerierina mi ha abbordato. Un sacco di domande, le solite: da dove vengo, come mi chiamo e io a lei. Si chiama Cte, che significa quarto figlio, poi le ho chiesto del tempo e se era necessario avere l’ombrello. Ha capito che glielo chiedevo e mi ha subito detto che non ce l’ha. A parte questo, ho fatto una serie di contorte riflessioni…]
Arrivato ad Amlapura, preso bus per Tulamben, paesaggio affascinante che descriverò in altra occasione; arrivato dopo circa un’ora. Sceso, sole accecante. Passato in rivista una decina di alberghi e homestay, ma più per curiosità e passatempo che per altro. Adoro vedere gli interni, parlare con la gente, sentire come si esprime, come tenta di raggirarti, quali riserve mentali mette in atto prima di essere costretto a confessare che la camera ha il bagno esterno o altro. Ma sapevo che ci sono sistemazioni un po’ spartane per 50.000 e poi si sale fino alle centinaia di dollari al giorno. Incontrato un bolognese quarantenne con figlia, era dal 19 luglio che non vedevo un italiano; avevano appena finito un’immersione, perché qui si viene solo per questo (spaccato familiare ecc.: con loro c’era anche una bellissima ragazza in bikini che non poteva essere la madre). Sono nelle stanze economiche. Domani se ne vanno, sono un gruppo, giovane, bella gente. La meno bella: la figlia sui 16 anni (avrà preso dalla madre piantata perché brutta).
Mangiato in piccolissimo ristorante, unico cliente, preso anche il pudding di riso nero. Sole che spacca le pietre oltre che il resto, ma all’ombra si sta bene perché c’è anche un venticello niente male. Alberi giganteschi memorabili, per sicurezza avevo lasciato a casa la Canon.
All’una e mezza tornato indietro; sulle colline, sui valichi ci sono altari e su uno da qualche giorno ci deve essere una festa: ragazze vestite da cerimonia, gente che si ferma a fare offerte, in varie occasioni ho visto scimmie che se le mangiavano dai sacri vasi. Stamattina mentre andavo, in quel punto ce n’erano molte con i piccoli. I bambini nel bemo erano molto felici di guardarle e ridevano gorgheggiando con le mamme. Per i balinesi c’è sempre un aspetto religioso anche nelle cose animalesche, noi le sottovalutiamo, avendo per fortuna superato da millenni la fase del politeismo. (Kuta, ufficio postale all’interno della famosa catena di supermercati Matahari: topo enorme alle spalle delle impiegate. Io le avverto, loro non sono preoccupate, nemmeno si girano, parlando del mouse tengono le mani giunte, mi fanno capire che è un messaggio degli dei…, sperando che non si mangiucchi le mie costose lettere…).
A Tirtagangga, visitato altri complessi di bungalow, costosi senza acqua calda e nemmeno il fan. Mi pare esagerato. Tornato a quello vicino all’ufficio informazioni, fissato bungalow lontano dalla strada per domani, poi tornato a casa.
Commenti
Parte quinta. A voi.
"Ragazze del popolo, contadine della quarta casta sudra, la più bassa, il 93% dell?intera popolazione, spesso carine e spontanee, gentili e sorridenti con tutti, altre molto riservate, sussiegose di pelle molto chiara, presumo di casta alta che mi si rivolgono scusandosi in inglese, di che? Forse di essere colte sul fatto? ma ad est direi che ce ne sono pochi di casta alta, come invece a Klungkung, dove pare che i brahamani siano la maggioranza."
> Le caste. Qualcosa che in Europa abbiamo, formalmente, rimosso da molto tempo; senza cancellarne l'idea, soltanto mostrando quanto mascheramenti, travestimenti e simulazioni possano sublimare la reale condizione di ognuno. Queste descrizioni dei vari tipi sono molto interessanti. Grazie Luciano.
"Si chiama Cte, che significa quarto figlio,"
> Sempre meglio dei nomi grotteschi che davano i compagni ai loro figli in Emilia-Romagna, a un tratto:)
"Per i balinesi c?è sempre un aspetto religioso anche nelle cose animalesche, noi le sottovalutiamo, avendo per fortuna superato da millenni la fase del politeismo."
> oppure l'abbiamo semplicemente convertita - trasformata, e mascherata. E quindi è una fase superata solo formalmente.
2 Per quanto riguarda le caste: sono state abolite anche qui, ma ovviamente un conto e' la legge e un conto la realta' quotidiana.
3. A Bali ci sono solo quattro nomi. Se i figli sono di piu' dal quinto si ricomincia la serie.
Ovviamente non tutti i genitori seguono piu' la regola (dei nomi e nemmeno del numero dei figli).
6. Onomastica di Bali: qual è la ragione, culturalmente parlando, di questa scelta? E' indice di pretesa eguaglianza, oppure?
5. Già, l'antica distinzione tra leggi e consuetudini, mai abbastanza indagata e ragionata: capire un popolo dalle sue leggi è solo il primo passo, e il paradosso non c'è. (esisterà mai qualcuno, d'altra parte, che vorrà leggere il senso e lo spirito dei c.d. "italiani" sulla base dei libri di diritto?)
"ma si viene a contatto col popolo vero, quello che non infastidisce i turisti e li guarda con meraviglia, specie i bambini"
> questo è sicuramente importante, anche se ti confesso che in uno di questi pulmini io probabilmente non resisterei: caldo, mancanza d'aria, tutti appiccicati, roba da svenimento.
solo quattro nomi? Ma non potrebbero usare un po' di fantasia e inventarsene di nuovi? Oppure ci sono motivazioni religiose o di omaggio agli antenati?