Troisio Luciano

Reportage da Candidasa, Bali. III di IX

Autore: 
Troisio Luciano

Su Candidasa (2004)

Si potrebbe cominciare con l’uscire a mezzogiorno: la strada è rettilinea, infuocata, il manto stradale è scuro, rinnovato da poco. Alberi ai lati, in molti punti mancano. Passaggio di traffico quasi inesistente. Eppure si tratta dell’unica strada che va verso est, verso Amlapura, Tirtagangga, Culik, Amed, Tulambem e dunque sopporta il traffico di tutta la costa orientale, fino a Singaraja, la capitale amministrativa del nord.

Non si vede un cane. Se per caso si scorgessero due messicani coi sombreri abbassati, dormicchianti rasente il muro, non ci sarebbe da stupirsi troppo dell’incoerenza, almeno per quanto riguarda il sole. I turisti sono diventati una rarità, eppure siamo in luglio, al colmo della buona stagione. In prevalenza si tratta di anziani che rifuggono gli affollamenti. Camminare lungo i marciapiedi, che salgono e scendono con infiniti gradini, già di per sé non è agevole. Almeno qui i lastroni non sono in bilico sulle sottostanti fogne come in altre parti, compresa Ubud. Ma il tragico è dover affrontare il percorso di guerra di gente appostata davanti al proprio locale. Qui ci sono soltanto ristoranti e tutti invitano a entrare. Per fortuna sono assenti o meno frequenti gli accaniti tassisti di Kuta e Legian, dove tutta la gente che vedi ti chiede se vuoi un tassì, un transpor, e se non rispondi, perché cerchi di risparmiare energie, e perché dopo centinaia di risposte garbate uno comincia a sentirsi stanco, ti canzonano dietro: elicopter? Questo sarebbe l’ingenuo sano integro popolo balinese descritto dalle guide.

Meglio dunque starsene a casa, andare a Sottomarina, Lignano, Riccione, Freggene, Ladispoli, Catorciolo Sabbino oppure come fanno i nostri raffinati meridionali, a Sciarm Elsceic, dove forse alcuni riconosco un’antica matrice culturale.

Molti raccontano che “dopo l’attentato” i turisti non vengono più, e certo sarà vero, ma conosco personalmente molta gente che, sopportata la prima esperienza, l’ininterrotto esasperante fastidio di gente appiccicosa/ che vuole venderti qualcosa, dovunque, in spiaggia, per strada, affacciati ai ristoranti ammiccando instancabili ha detto decisa: Bali mai più. Io stesso devo ammettere di conoscere soltanto un luogo dove la situazione è peggiore: la costa ovest di Sri Lanka, dove i turisti stanno letteralmente chiusi nelle spiagge degli alberghi (spesso ci sono dei simbolici sbarramenti di corde legate alle palme), guardati a vista da vigilantes che impediscono il contatto fisico con la schiera di venditori, procacciatori, ruffiane, magnaccia e banditi veri e propri. Chi esce lo fa a suo rischio, e finisce poi per essere costretto a visitare, obtorto collo senza impegno, i negozietti della zia.

[Per restare in argomento, si dà il caso che sul celebre lungomare di Sanur, beach-side, ci siano vistosi cartelli in inglese sui passaggi in uscita verso la peraltro stupenda passeggiata sulla spiaggia, protetta dalla barriera corallina, ricca di praho coloratissimi. Vi avvertono perentoriamente e senza mezzi termini che state uscendo dal territorio dell’albergo, che appena abbiate varcato la soglia d’uscita e messo il vostro prezioso infradito griffato un metro più in là, il medesimo vostro lussuoso ed accogliente hotel a dieci stelle (che avete scelto con cura perché amate la compagnia delle parrucchiere venete, dei macellai romani e dei ragiunatt della lega) non vi riconoscerà più per nessun motivo, comprese le coperture assicurative. Come dire: l’inferno lì fuori non è cosa nostra.]

Negli anni settanta Candidasa era un nome conosciuto solo da chi aveva già dimestichezza con l’India, perché qui c’erano solo i due antichi templi indù e l’Asrham Gandhi. I giovani, che allora erano gli unici turisti (e sono sempre gli stessi, con trent’anni di esperienza in più sul groppone e di capelli in meno sulla pelata) ci venivano soprattutto per l’esplorazione subacquea: lo snorkelling (orribile parola inglese che associo sempre a complicate fratture nasali) da praticarsi sulla spiaggia corallina e attorno ai 4-5 scogli (che probabilmente meriterebbero l’appellativo di faraglioni, essendo suggestivi nel paesaggio) a un paio di chilometri dalla costa.

Ma verso gli anni Ottanta, laddove non c’erano che cocchi, banani e ananas selvatici su una bellissima sabbiosa spiaggia deserta, scoppiò il boom con l’imperativo: costruire alberghi e ristoranti, a decine, anche lussuosi, capienti. Tutta la parte a destra della strada, verso la spiaggia, per tutta la lunghezza del rettilineo, fino alla curva a gomito che rientra verso Amlapura, divenne un unico cantiere, e la materia prima per l’edilizia fu fornita scavando il corallo della spiaggia. Io stesso ricordo di aver visto decine di operaie, con ceste e sessola, immerse nell’acqua fino alle cosce, scavare il corallo che poi macinato si convertiva in cemento.
Non era difficile rendersi conto della follia di questo comportamento. D’altra parte, in un paese anticamente animista e superstizioso i profeti di sventura non sono mai mancati. Fatto sta che in capo a dieci anni costoro risultarono aver ragione, perché il mare si vendicò degli scavi selvaggi erodendo completamente la costa, tanto che i nuovi fabbricati si trovarono lambiti da onde oceaniche. Fu necessario intervenire costruendo grandi orrende barriere protettive.

In capo a pochi lustri la ridente disabitata località di Candidasa, sede di riflessioni religiose filosofiche pacifiste, piena di giovani turisti subacquei e fornita di una splendida bianca spiaggia ombreggiata, si tramutò in una chiassosa stazione balneare con una caratteristica assai strana: priva di spiaggia. In poche stagioni la situazione si ribaltò; i turisti non vennero più, e questo succedeva già prima dei due attentati. Figuriamoci ora.
L’ignoranza e l’avidità dei suoi rozzi abitanti ne avevano decretato il destino.

Parlando con la gente del luogo e coi turisti si registrano molti rumours. Ci si chiede chi fornì il denaro per tante costruzioni e imprese. Si dice che tutto il turismo dell’isola sia in mano alla prima casta (dei brahamani), ma che qui, sia autorevole la presenza dei famosi Bali Aga (lett.: Balinesi di montagna), abitanti nel villaggio di Tenganan che dista pochi chilometri e che sono gli antichi padroni, autoctoni precedenti l’invasione dell’Induismo giavanese (le date non sono mai sicure a Bali, ma certo si tratta di almeno 7-10 secoli, probabilmente molto di più) tuttora grandi proprietari terrieri, che si considerano nobili, danno la terra in affitto, non pagano tributi allo stato. Anche parecchi altri villaggi sono imparentati coi Bali Aga. Ad es. Bugbug, il più strano di tutti essendo sulla costa. E questo particolare la dice lunga sull’intera popolazione della parte est: raggiunta più tardi dalla cultura indu-giavanese? Su di essi c’è molto da raccontare.

È possibile che tutta la gente originaria di qui abbia un sostrato Aga. E lo dimostrerebbero gli aspetti negativi di aggressività, litigiosità, pratica della temuta magia nera, tendenza ad organizzarsi in modo mafioso. Speriamo bene [...]

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Commenti

III di IX

"Camminare lungo i marciapiedi, che salgono e scendono con infiniti gradini, già di per sé non è agevole. Almeno qui i lastroni non sono in bilico sulle sottostanti fogne come in altre parti, compresa Ubud. Ma il tragico è dover affrontare il percorso di guerra di gente appostata davanti al proprio locale. Qui ci sono soltanto ristoranti e tutti invitano a entrare."

> questa è una scena che riesco a immaginare meglio.
C'è qualcosa di famigliare:)

"elicopter?"

> credo Helicopter

"Io stesso ricordo di aver visto decine di operaie, con ceste e sessola, immerse nell?acqua fino alle cosce, scavare il corallo che poi macinato si convertiva in cemento.
Non era difficile rendersi conto della follia di questo comportamento. D?altra parte, in un paese anticamente animista e superstizioso i profeti di sventura non sono mai mancati. Fatto sta che in capo a dieci anni costoro risultarono aver ragione, perché il mare si vendicò degli scavi selvaggi erodendo completamente la costa, tanto che i nuovi fabbricati si trovarono lambiti da onde oceaniche. Fu necessario intervenire costruendo grandi orrende barriere protettive."

> questa è un'altra descrizione sinceramente impressionante.

"...che avete scelto con cura perché amate la compagnia delle parrucchiere venete, dei macellai romani e dei ragiunatt della lega"
> eheheheh! L'ho detto che sono da rimpiangere i tempi del turismo colto d'elite!!!!!! Adesso è pieno di gente con i "schei", che non s'interessa minimamente alla cultura.

la devastazione della barriera è stata davvero scellerata, possibile che nessuno abbia pensato d'impedirla?

anche a me ha colpito questa parte, come a Franco.

Ricordo che un po' di anni fa (un po' tanti) una compagna di studi ci annunciò il suo matrimonio, immeditatamente dopo la laurea.
La destinazione del viaggio di nozze? chiedemmo annoiate perché ci sapevamo destinate a future brevi settimane in località turistiche a buon mercato (eravamo tutte neolaureate povere in procinto di sposare ancor più miserandi neolaureati). Lei, che aveva acchiappato il dentista di città, rispose "Bali, la realizzazione di un sogno".
Siccome poi l'abbiamo persa di vista non ho mai appurato come andò il viaggio.

Ma a chi conosce queste lande chiedo: cosa viene fatto vedere ai turisti? Solo la spiaggetta (o la piscina) dell'albergo?
Ma allora me ne sto a Grado (dimenticata nella lista delle località balneari del Nord-Adriatico).

(Grado! Che bei ricordi.)

bella Grado, la città di Biagio Marin!
Ilde: io credo che sia una questione di scelte, ci sono i turisti da villaggio (in tal caso si sta lì, nel recinto come le vacche al pascolo, ben foraggiati e intrattenuti e non si vede la realtà locale che per brevi gito organizzate) e turisti come Luciano che invece vanno a conoscere la realtà del luogo per loro conto.
Confesso di aver fatto pure io un viaggio di nozze esotico, ai caraibi (Santo Domingo), e pure in villaggio turistico: non è la mia realtà ideale, ma avevamo bisogno di riposarci.

Ma Grado, assieme ad Abbazia, era l'aristocratica spiaggia della nobilta' e della borghesia austroungarica... tuttora so che e' la preferita dai viennesi e triestini bene e che bisogna prenotare dal primo gennaio.
In ogni caso credo che l'interesse per il mondo, per le vestigia culturali e per la gente, dipenda sempre dal famoso soggetto (vorrei usare virgolette e corsivi e diacritici, ma questa tastiera trilingue in Thai e' davvero complicata).
Cio' detto non disprezzo affatto la coppia che vuole riposarsi, rilassarsi in quelle due settimane di respiro. Semmai mi fanno come dire... tenerezza. I singles dentro gli albergoni invece mi fanno compassione.

Devo aggiungere una precisazione che, causa spostamento, non ho fatto in tempo a loggare sul numero 2/9:
corre l'obbligo di informare l'ipotesi leggente che quelle pagine sull'allevamento di polli in Indonesia mi erano state prima sollecitate dalla rivista La Gallina Letteraria di Padova: poi messe in quarantena, infine respinte dall'intransigente redazione Chiocce e Capponi, in quanto viaggiatore in aree infette negli ultimi sei mesi. Cosa che corrisponde a verita'. In un secondo tempo ho dovuto ammettere di essere sprovvisto del liberatorio certificato antiSARS.

Cara Idelaura,
io credo che nonostante tutta la parte irritante, la tua compagna di scuola avra' serbato un bel ricordo dell'Insula Deorum. E comunque la consiglierei a tutti, purche' ci vadano senza nessuna fretta, da flaneur perdigiorno (e perdiautobus) come me.

è vero, Grado è notoriamente la spiaggia dei Triestini e questa cosa per chi vive in Friuli può dare adito a pettegolezzi... eh eh, noi avevamo un appartamento che dopo trent'anni (sigh) mia madre ha venduto perché i miei fratelli preferiscono i lidi veneti e mio marito ha casa al mare in Sicilia (comoda la casa al mare a 1800 km, ci fai tutti i fine settimana... vabbè). E così per me Grado è la spiaggia dell'infanzia e della giovinezza. Che sia carissima, con le spiagge a pagamento e che Pineta sia stata affossata da un'amministrazione poco attenta è vero. Però dalla mia terrazza io vedevo il Golfo di Trieste fino a Capodistria e oltre e il mare cambiare colore e le grandi navi e le luci di Trieste e nelle giornate limpide Miramare... trovatemi una vista simile a Sottomarina o a Ligano, tsè!!!

Scusate l'OT su Grado, ma io le volevo bene!!!!

***

Bali et alia: magari tutti i turisti fossero come te, Luciano, che "vedi oltre" e ci racconti le tue impressioni di viaggio sulla natura, l'arte e le società che incontri. Ho delle conoscenze che bazzicano la Thailandia ma più che degli alberghi meravigliosi e delle bellezze locali (intese come persone di sesso femminile) non ho sentito nulla. Un altro interesse personale per queste lande mi viene dalla mia grande passione letteraria per Marguerite Duras, che ha vissuto molti anni in Indocina, sfondo di molti suoi romanzi.