Troisio Luciano

Reportage da Candidasa, Bali. I di IX

Autore: 
Troisio Luciano

Premessa (dell’autore)

       Sono raccolte qui di seguito alcune pagine su Candidasa, località sulla costa sudest di Bali, scritte in situazioni e tempi diversi negli ultimi cinque anni. Le nostre ipotesi leggenti sono molto più colte e sofisticate di un lettore normale, perciò le coinvolgiamo in una spontanea rielaborazione attiva del testo. Per questo motivo non abbiamo ritenuto opportuno modificare alcune pleonastiche per quanto marginali ripetizioni di cui ci scusiamo in anticipo.

       Compitino facoltativo per le vacanze: individuate gli aspetti, gli elementi ripetuti, con quale frequenza. Secondo voi perché l’autore ricorda certi aspetti, ne ignora altri?         

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                   Candidasa 5 agosto (2002)

Dormito maravigliosamente, senza interruzioni, dalle 21 alle 8.
Fatto colazione. Deciso di cambiare bungalow prendendo il meglio, soprattutto per via dell’acqua fredda. Però stamattina ho fatto ugualmente la doccia, fredda, con un certo sforzo.
Ora spendo di più. Questo nuovo bungalow - essendo occupato quello centrale, the best, interamente costruito in corallo bianco e rosso, dove peraltro una volta ho abitato - è stato costruito l’anno scorso. Per la verità a giudicare dalla rubinetteria, gli darei trent’anni. Ma nell’Asia australe non si possono valutare i materiali col nostro metro. La cosa bella è che hanno rispettato i criteri tradizionali, quindi colonne in legno, materiali in bambù, porte e finestre in legno scolpito, chiusure a barra bloccante dall’interno, mobili (orrendi anche per un olandese) in legno massiccio pesante più del piombo, imitanti presumo quelli del periodo coloniale. Per loro è il massimo che c’è. Particolare raffinato mai visto prima: le pale del fan sono foderate in batik coordinato al bambù della “tappezzeria”.

Ore 11.30: battono il kul-kul (tamburo di legno). Sono segnali dal vicino Ashram Ghandi, una vecchia illustre istituzione di Candidasa a ridosso della laguna dei loti e del tempio. L’ho già visitato altre volte. Forse indica la pappa per gli ospiti. Non è affatto economico abitare lì, e soprattutto bisogna rispettare molte regole. Ci si va per studiare e riflettere, oltre che per partecipare a riti indù. Anche ieri sera ho sentito dal mio bungalow salmodiare a lungo. Incredibile: molto spesso ci sono ospiti italiani, soprattutto ragazze, e avvenenti.
Tra un po’ anch’io andrò al ristorante del Kelapa per una modesta refezione. Ma stasera e nei prossimi giorni voglio strafogarmi di aragosta, molluschi e gamberoni, anche perché ho visto che i prezzi sono la metà di quelli di Legian e Ubud.
Ieri sera la strada centrale e unica era deserta. Decine e decine di locali assolutamente vuoti, imbonitori sorridenti, alcuni invadenti che offrono anche i soliti tassì e giri for tomorrow. Anche la compagnia Perama (credo sia forte soprattutto a Giava) ha qui veri concorrenti con prezzi nettamente inferiori. Questa è l’alta stagione, il periodo in cui vengono soprattutto gli europei; eppure: un deserto, un pianto.

L’errore madornale commesso in questa zona è stato permettere un’edilizia piratesca, basata sulla dissennata escavazione del corallo dal fondo marino. Prima c’erano molti turisti interessati al mondo subacqueo e non tanto alla pur bella spiaggia di sabbia (ricordo di averla vista anch’io una ventina di anni fa). Ora il mare si è vendicato dell’escavazione, e ha in breve, forse in sinergia con altre cause, completamente eroso la spiaggia. Hanno dovuto costruire degli orrendi moli di protezione per salvare le case. Così hanno perduto spiaggia e turismo.
Comperato lucchetto antico per 40.000 rupie. Mi aveva chiesto 42.000 e mi ha fatto lo sconto. Sorriso d’intesa della maîtresse con la ragazzina primitiva, ingenua commessa del negozio, che si è toccata la bocca ridendo come per dire: sei riuscita a rifilarglielo a quel prezzo ladresco!

Nei piccoli supermercati le cartoline costano qui solo 1.000 rupie e ce ne sono molte vecchie, un po’ malmesse, forse lasciate davanti alle botteghe alle intemperie dei monsoni, ma altrove irreperibili. Ho approfittato per cercare cartoline su Tirtagangga e così ho trovato altri due soggetti anteriori alla ristrutturazione del complesso della fontana. Mi interesserebbe anche reperire quelle relative allo spidocchiamento: ritraggono tre o quattro ragazze che si spidocchiano i capelli a vicenda. O anche: quattro generazioni che si spidocchiano. Probabilmente ora, forse per un senso di decoro, non le fanno più. A maggior ragione sarebbe bello trovarne.
E-mail di Nelida che ringrazia per la pagina di diario e propone di pubblicarlo su “La Battana” di Fiume.

Visitati due grandi nuovi negozi (di Candidasa) che producono statue tradizionali finto-antiche. C’è poco da rallegrarsene. Sembrano vere, fatte dignitosamente, scolpite in serie, cioè rappresentando lo stesso soggetto in dieci-venti esemplari, usando legno vecchio (a Seminiak ho visto enormi depositi di legno vecchio da mobili) probabilmente prima scorcellando in modo grossolano da ragazzi di bottega, poi rifinite una alla volta dall’artigiano e colorate. In seguito presumo si intervenga a decolorare e dare l’aspetto di consunzione del colore, sempre con l’aiuto delle intemperie (invece in India i falsari le sotterrano). È la base che può dare più informazioni, come è rifinita, consunta e soprattutto come si è crepata. Il legno nuovo, appena fuori dal suo ambiente crepa subito. Il legno vecchio però potrebbe comportarsi diversamente anche rispetto all’umidità.

Temo che riforniscano parecchi negozi di Kuta, Sanur e Seminiak. D’altronde basta aver frequentato i pochi veri antiquari, anche se ormai la maggioranza ha chiuso le avite bottegucce tradizionali (varung) e tiene aperto, con prezzi decuplicati, lo shop elegante nelle arcade annesse ai grandi alberghi di Sanur e Nusa Dua: un punto d’arrivo per i realizzati mafiosi del luogo.   
 Le famosissime maschere balinesi sono introvabili: è inutile cercarle. Solo la musulmana giavanese di Ubud ne aveva una a 10 milioni. Le migliaia di maschere che si trovano sono imitazioni attuali, oppure provengono da altre isole minori, non necessariamente da Giava (come credono i turisti sprovveduti).

Coppie di statuette: offerte pochissime, mediocri, costose.

Uno (negozio con vasta scalinata a Candidasa, con padrona lamentevole, di non aver capitali per comperare dagli “scemi del villaggio”, altrimenti… saprebbe lei come fare) aveva una coppia di statue rappresentanti anatre cavalcate da una fanciulla in abito da danzatrice (Saraswati, la dea della sapienza?). Colore dominante celeste pervinca smorto. Potrebbero anche essere vecchiotte, diciamo una cinquantina d’anni. Però resta il dubbio che, essendo specializzati in sculture falso-antiche… Prezzo 750.000 l’una.
Ma per due milioni potrei avere quel certo set che ho trattato a Seminiak: quattro statuette, più la base che forse è la cosa più interessante per le sue decorazioni; età dichiarata 50 anni. Si riforniranno forse dal fabbricante di Candidasa, che usa esclusivamente legno vecchio?

Le due anatre-fanciulle potrebbero anche essere davvero autentiche. Una aveva un chiodino arrugginito nella parte posteriore della testina, forse per appendere corone di fiori, ma potrebbe anche essere un inganno, e comunque un paio di mesi all’acqua, oppure sepolte sotto terra, le rende indistinguibili a chi non è davvero esperto.

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Commenti

Prima parte... a voi

"Per questo motivo non abbiamo ritenuto opportuno modificare alcune pleonastiche per quanto marginali ripetizioni di cui ci scusiamo in anticipo."

> la ripetizione - la mania, il refuso, il tic, l'errore - sono tutti elementi preziosi, sempre.

Aspettiamo con curiosità ed entusiasmo le parti successive. Fino ad ora, al solito, hai testimoniato realtà e costume e colori di terre e popoli che probabilmente non vedremo e non conosceremo mai.
Intanto, grazie.

le studiano tutte per imbrogliare i turisti con oggetti vari, mi sembra...

"L?errore madornale commesso in questa zona è stato permettere un?edilizia piratesca, basata sulla dissennata escavazione del corallo dal fondo marino."
> tutto il mondo è paese...... pure lì si son fregati le bellezze naturali.

Insomma, per viaggiare in questi paesi, occhi aperti e accortezza, almeno se si vuole star fuori dagli artefatti villaggi turistici e conoscere realmente i luoghi.
Grazie Luciano, sempre un piacere leggerti!

Sono davvero documenti importanti, questi.
E' come ascoltare la radiocronaca di una partita di calcio fondamentale; non vedi nulla, e nulla in fondo puoi capirne; puoi solo ricostruire sulla base di quel che ascolti (leggi), illudendoti di forgiare un mondo e una serie di eventi.
L'esempio è profano, ma il concetto credo arrivi:)