Troisio Luciano

Reportage da Bangkok

Autore: 
Troisio Luciano

Bangkok, 2 dicembre 08, ore 19

Giorno assai intenso e ricco di tante emozioni diverse. Stamattina, dopo una modesta merenda (o Piccola Colazione) di caffè amaro e frutta, sono risalito in camera, ho ascoltato la BBC. Notizia importante: (premesso che il partito thai al governo è considerato fantoccio; che l'attuale premier è definito "puppet" del precedente leader, suo parente, mi pare suo zio, in esilio da sei anni ma tuttora con un certo seguito), detto partito è stato ufficialmente riconosciuto responsabile di gravi frodi elettorali e addirittura sciolto. Questo significa che i dimostranti hanno ottenuto il loro scopo. In concreto è assai probabile che i due aeroporti riprendano a funzionare addirittura dopodomani 4 dicembre, tenendo presente che il 5 ricorre la solenne festività del genetliaco del re. Ma io avevo il volo domani alle 7.15 AM, ed è stato soppresso.

[Ieri ho passato la mattinata nell'agenzia viaggi Asia Air, colma di gente apparentemente tranquilla, in realtà con i nervi a fior di pelle. Momenti di interessante aggregazione multilinguistica. La mia vicina di fila era una splendida fanciulla (mi ha completamente estraniato e concentrato), forse thai, forse giapponese, alta, anoressica, misteriosa, con un volto stupendo, gli occhi a mandorla affascinanti allungati e ripresi dai capelli tirati indietro, pancia scoperta (ma l'ombelico non si vedeva, invece si vedeva parte di una brutta macchia verticale sulla pelle, tipica delle cinesi o mongoliche, difetto su cui comunque avrei sorvolato), unghie dipinte in colori diversi, una gialla con cinque puntini rossi, varia gioielleria antiquaria apparentemente modesta, in realtà sofisticatissima e di un gusto eccellente. Stavo per dirle: se proprio non vuoi sposarmi fatti fare almeno un centinaio di fotografie (non c'è dubbio che fosse un'attrice o almeno un'indossatrice, cantante, cortigiana per miliardari, mi ha perfino sorriso). In quel raro momento è successo un fatto imprevedibile: uno dei due impiegati thai si è improvvisamente messo a piangere, confortato dall'altro impiegato thai, questo di probabile razza cinese, lo si vedeva dalla fisionomia, dagli occhi, dalla pelle più chiara; i cinesi non sono fragili, hanno anzi del farabutto, non hanno nulla della dolcezza e gentilezza tipica dei veri thai, e sanno tener testa all'infinito (dopo 5 anni a Shanghai mi sono sempre augurato di non aver mai più a che fare con cinesi). Quell'impiegato così "umano" mi ha colpito; stava in quel momento parlando con una signora italiana molto gentile e rispettosa, non stavano affatto discutendo o litigando. Il ragazzo dopo qualche istante si è alzato ed è sparito oltre una porta senza più riapparire. L'altro impiegato mi ha detto che era inutile che aspettassi perché poteva occuparsi soltanto dei biglietti in data primo dicembre.

Interrotta per mia vigliaccheria la storia d'amore, sono andato a mangiare un buon sashimi al ristorante giapponese, poi ho dormito un'ora, quindi ho convinto a stento un tassita a portarmi all'aeroporto internazionale. Siamo arrivati quasi all'ingresso, con la tessera di giornalista abbiamo passato due posti di blocco, al terzo, in vista del piano partenze, la polizia ci ha fatto fare dietrofront come previsto. In quei tre o quattro minuti, avevo pregato il tassista di andare pianissimo, ho visto migliaia di dimostranti seduti per terra, con molti cartelli (put an end), anche con molti pacchetti di cibo, bottiglie d'acqua, arance, manghi, banane. Era chiara la loro ferrea determinazione e anche quella dei peracottari che subito si erano organizzati per rifornire di tonnellate di panini bibite cosce di pollo biscotti e cioccolata. In questi dieci giorni la Thailandia ha perduto alcune decine di milioni di dollari che rappresenteranno un danno del 2% circa per PIL nazionale. Si calcola che oltre 100.000 turisti siano in attesa di lasciare il paese. Il governo garantisce che pagherà le spese d'albergo a chi non è potuto partire. Quindi anche a me. Ma le dolci capò del mio "Rikka inn" fingono di non capire e non insisto.]

Udita questa bella notizia mi sono precipitato all'agenzia (a 200 metri dall'albergo), erano le 9.30 e l'agenzia era chiusa con vistoso lucchetto. Sono tornato alle 10. Una decina di persone era in attesa. Intanto ho scambiato qualche banale impressione con un sereno pensionato USA, poi è arrivata una donna sugli anta, simpatica, aperta, parlava un fluido inglese ma ho immediatamente capito che era di madrelingua spagnola. Infatti era di Madrid. Mi sono seduto sul gradino della contigua gioielleria (un sacco di belle pietre economiche, però io sono in partenza per Burma, la terra dei rubini). Improvvisamente mi sono girato verso destra: vicino a me si era seduto l'impiegato piangente, oggi stava meglio. Gli ho chiesto perché non apriva l'agenzia e mi ha risposto: perché non ho la chiave del lucchetto. Quasi subito è arrivato il cinese che ha aperto. Intanto mi aveva gentilmente assicurato che poteva rimborsarmi il biglietto. Non era proprio così: poteva farlo alla data del biglietto e non in contanti, solo con accredito sulla mia banca (figuriamoci).

Avevo già riflettuto sulle varie eventualità, scenari e date e scadenze di visto thai, di visto Burma, inoltre avevo oracolato che per la festa del re le cose si sarebbero risolte. Però la realtà sarà in ogni caso diversa e chi conosce gli aeroporti sa cosa voglio dire: bisogna ripulire il tutto, mettere tutto a regime. E non basta: bisogna bonificare l'intera chilometrica struttura, gigantesca e nuova di zecca; ad essere ottimisti ci vorrà almeno una settimana e forse più per essere abbastanza sicuri che non succeda qualche attentato.

In queste circostanze bisognerebbe applicare l'antica filosofia cinese del "non agire", non fare assolutamente nulla, lasciare che tutto si sistemi da solo. Forse avrei dovuto fare così, attendere, invece ho deciso di invertire il mio programma (non di rinunciarvi, come ha fatto la gran parte delle persone che erano in agenzia).

In poche parole, visto che il denaro era perduto, per recuperarlo alla garibaldina ho cambiato biglietto ed acquistato il volo inverso: Yangoon-Bangkok, per l'otto gennaio. Naturalmente il ritorno costava di più (guarda guarda) e ho dovuto sborsare altri 768 bath. In viaggio sempre stare al gioco. Ciò significa che domani alle 18 partirò in autobus per Cieng Mai, al nord, (12 ore con arrivo alle 5 di mattina). Ho parlato con l'amica Dar, che ha appena avuto una bella bambina. Ha gentilmente telefonato all'ambasciata del Mianmar: si può entrare dal ponte di Mae Sai (estremo punto del Triangolo d'Oro) via terra e volendo si può anche acquistare un volo Cieng Mai-Mandalay.

Risolto il problema mi sono riposato un'ora; non sono riuscito a chiudere occhio. Allora mi sono alzato e sono andato a piedi al vicino ground del palazzo reale. E ho davvero indovinato perché sono capitato in un convegno di suore o frati buddisti, erano tutti rapati e vestiti di candide tuniche anche ricamate, seduti come a teatro sotto un grande padiglione. Una donna vestita di giallo parlava loro al microfono, c'erano vari reporter, ho fatto alcune foto, poi sono stato attratto da un grande palcoscenico sormontato da una gigantografia del re. Stavano provando uno spettacolo di danze davvero straordinario: decine di complessi, in prevalenza femminili, con costumi sfarzosi. Ho capito immediatamente che avrei dovuto guardare dietro le quinte e infatti sotto i grandi padiglioni c'erano stuoli di fanciulle, danzatrici con le ali d'oro, con la coda d'uccello, copricapi molto complessi, trucco anche pesante, abiti stupendi, molte ragazze bellissime, altre meno. C'era la solita distribuzione di vassoietti di riso, acqua e frutta varia. Giungevano in fila indiana scolaresche di mocciose delle elementari con maestre, costumi gialli (il colore della casa reale ma anche del buddismo) ho scattato una cinquantina di istantanee, specie dei momenti di riposo, di assenza a se stesse delle danzatrici sedute. Una meraviglia che mi ha portato al momento della battery empty come ormai mi succede sempre quando incappo in cose straordinarie

Intanto il tempo passava. Ero venuto al ground non per le danzatrici, ma per vedere lo smontaggio dei padiglioni, allestiti senza economie per la cremazione principesca della sorella del re: da lontano, il pinnacolo non c'era più, due gigantesche gru idrauliche prelevavano putrelle. L'intelaiatura non era di legno come credevo, ma di tonnellate di putrelle metalliche, tutte le decorazioni erano state tolte immagino con cura, le decine di statue di donne-uccello, di mostri-guardiani, i preziosi ornamenti non c'erano più. Davanti a uno dei padiglioni ho intravisto alcune statue provvisoriamente lì collocate, tutto finirà in un grande museo, così come i carri funebri. E' tradizione che questi fastosi carri siano conservati. C'è un'intera galleria del museo nazionale riservata ai carri funerari dei vari re, e mi ricordo di aver visitato nel 1975 in Laos, a Luang Prabang, il corrispondente museo di carri dei principi Suvannafuma (ora non c'è più).

Ho girato tutt'intorno al palazzo centrale, ho visto il forno crematorio, modernissimo, usato nella solenne cerimonia (nella quale però non si è mai visto chiaramente nulla di questo centrale particolare della lunghissima liturgia che ho seguito pazientemente come un lavoro). Alle cinque in punto è arrivato un camioncino con il rancio e gli azzurri operai si sono messi in fila. C'era una luce straziante su cui non riesco a dire nulla. Moltissimo emozionato sono tornato sui miei passi, da un'altra parte del ground c'era una fila di molte centinaia di persone, molto malmesse: una distribuzione di cibo gratuita, io andavo in senso contrario alla fila (perché il ground è chiuso da recinzioni mobili e dovevo raggiungere il varco per attraversare un pericolosissimo incrocio di molte strade, volevo farlo sulle zebre, ho guardato quelle facce, uomini brutti ceffi, barboni, straccioni, donne povere, vecchie, feccia, gente che si vergognava, gente spavalda, allusiva, squallidi malviventi.

Ho deciso di andare in un certo ristorantino a mangiare il barracuda. Nel ristorante la tv era accesa e stavano trasmettendo una cerimonia reale in diretta, presumo nell'ambito delle grandi feste del compleanno: la guardia reale schierata alla grande, con il solito sfarzo di divise con giacche di molti colori, la famiglia reale in uniforme, anche la regina e le principesse che hanno tutte alti gradi militari. Cerimonia militare complessa che in sunto significava un rinnovo di fedeltà alla casa reale, indirizzi di saluto, vari presentatarm, canto corale dell'inno nazionale da parte di tutta la guardia, piuttosto di effetto, melodioso, lento, severo ma anche cattivante, urla presumo di fedeltà al re (che mantiene loro e le loro famiglie), di nuovo l'inno suonato da orchestre, marce varie in su e in giù, poi la crinita cavalleria. La regina, un po' inquartata, sempre bella e soprattutto sana nonostante i suoi 70 anni passati, sa nascondere bene le sue preoccupazioni. Il re malmesso, ha letto con voce ferma un breve discorso. Suoni di tromba, inno nazionale per la terza volta, il re si alza, (mi è parso che oggi camminasse più spedito) saluta impugnando lo scettro; in macchina scoperta re e regina salutando ambedue militarmente, passano in rassegna l'intero corpo di guardia quasi tutta in giganteschi colbacchi (credo che le uniformi siano ispirate a quelle britanniche. La settimana scorsa ho assistito in diretta a una delle molte cerimonie per la cremazione. Molti soldati in colbacco erano immobili in attesa lungo il percorso regale, le ragazze si fotografavano accanto a loro, bei ragazzi del popolo, impassibili. Ho potuto costatare che i colbacchi non sono di pelliccia ma di plastica, almeno credo).

(Barracuda sui 40 cm, discreto, ma non aveva l'occhio bombato).

Uscito da lì, sulla via del ritorno: nel cielo nero risalta brillante la rara congiunzione Luna-Venere-Giove-Ganimede, molti artisti di strada, piccoli artigiani, mille proposte di chincaglieria, sono stato colpito da una giovane donna con una catenina da cui pendeva una croce. Stava accoccolata vicino a un altro artista che eseguiva ritratti a richiesta. Per terra su una stuoia c'erano piccoli dipinti a vivaci colori, ritraenti volti femminili. Credevo fossero del ritrattista, ma lui mi indicò la vicina, la quale fumava con aria distaccata. Non so perché, quella ragazza (che si chiama Oranud) mi ha attratto e anche i suoi vivacissimi dipinti. In un attimo ho deciso di comperarne dieci con cui illustrerò una plaquette di miei versi; mi ha fatto un ottimo prezzo, ho pagato sull'unghia, ha voluto che scrivessi il mio nome sulla sua agendina, mi sono fatto dare il suo e-mail (Yahoo inglese).

Sono ritornato a Kao Sharn, i piedi mi dolevano, un turbinio di luci e insegne da metropoli tentacolare, una sagra ininterrotta di migliaia di persone in prevalenza sotto i trent'anni, rarissimi i vecchi malvissuti, giovani in costume distribuiscono fogli, chiedono fondi, donne di etnia Hakka vendono argenti e rane di legno con una cresta sul dorso. Passando con un bastoncino sulla cresta si produce un rumore simile a grave gracidio. Più attraenti le ragazze in minigonna, vistose davanti ai locali; cartelli coi prezzi di birra e liquori, infinite bancarelle tentatrici. Bisognerà che scriva su questa via dove la sera non c'è un tavolo libero negli infiniti dehors, passeggio di bella gente giovane di tutto il mondo, voglia di vivere, volontà di sapere, di affondare nell'avventura, possibilità di ottenere, fornendo una fototessera, qualsiasi documento falso in pochi minuti per 5 euro (e molto molto di più!).

Mi ricorda un po' l'atmosfera della Fu Zhu Lu di Shanghai negli anni 30 [(descritta da molti scrittori anche italiani, Fraccaroli, Appelius, Comisso), con decine di orchestre sui marciapiedi, donne di ogni razza e nazione (oltre 200.000 prostitute, ai primi posti cinesi e russe, 250.000 oppiomani)].

Per me: "perduta ha la sua voce la sirena sdel mondo". Alle 18.45 già in camera a caricare la batteria.

(Morgen loss von Bangkok!

Gianfranco Gianfranco, dovresti essere meno tacitiano col tuo inviato delle spezie).

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Commenti

Gianfranco Gianfranco, dovresti essere meno tacitiano col tuo inviato delle spezie.

Morgen loss von Bangkok!

Contavo di ricevere qualche nuova dettagliata, carissimo!! :)
Il viaggio si presenta più avventuroso stavolta, visto che passerai in Mianmar via terra.
Il ritratto della bellezza iniziale è fantastico.

bentornato tra noi, magister Lucien.

Tutta la notte al secondo piano di grande autobus vip, occhi spalancati, 2 ore per uscire da Bangkok, poi nel buio luci inspiegabili lontane, grandi luna park: erano feste con ruote gigantesche a colori, come grandi girandole, e sotto migliaia di persone sedute a tavoli, a fare festa al re. E' tutto per il re, per almeno 700 km abbiamo visto forse piu' di cento altari luminosi, ornati d'oro alla grande e al centro il grande ritratto di Rama IX divinizzato. Due brevi soste in squallidi siti, zuppa notturna, biscotti di riso, buoni. Le strade peggioravano proseguendo verso nord. L'autobus procedeva spesso a passo d'uomo, si fermava senza causa per qualche minuto. Ho concluso che il pilota non doveva anticipare la tabella d marcia. A est, dalla mia parte, e' cominicato un lucore, poi un grigio, c'erano improvvisi banchi di nebbia. Verso le sei siamo arrivati a passo di lumaca a Ciang Mai, la Rosa del nord.

Bentornato tra noi Professore carissimo!
"i dimostranti hanno ottenuto il loro scopo"
ecco, adesso ho capito perché della Thailandia non si parla più da nessuna parte. Si vede che i turisti sono stati "sdoganati" ...
In Nigeria invece non c'erano turisti e quello che è accaduto può continuare nell'indifferenza più totale.
Perdonami, Luciano, ma mi sento sempre molto colpita dalle ingiustizie informative dei nostri tempi che potrebbero dire e tacciono perché tanto certuni sono e restano creature di serie B.

Vengo a te, grazie per gli aggiornamenti.
I tuoi pezzi naturalmente traboccano di deliziose note sulle bellezze locali (non solo geografiche), sul cibo, su ciò che si vede e si annusa... si intuisce che sei circondato di cose diverse e lontanissime (da noi).
Spererei di vedere qualche foto prima o poi.

Ho trovato particolarmente interessanti le annotazioni sui monarchi. E non riesco a disgiungerle dalla descrizione degli abitanti così benevola.
Che popolo è davvero quello thailandese?