Bangkok 27 giugno 07
Appunti sulla famiglia reale.
In Tailandia la famiglia reale è molto considerata e rappresenta un simbolo di unità in un paese turbolento, dai forti contrasti, dalle molte minoranze, in più caratterizzato da grande potere delle caste militari.
Tutto ciò che fa la famiglia reale è registrato dalla televisione (attraverso programmi che vengono trasmessi ogni sera in varie reti nazionali) e immagino anche da appositi e più antichi verbali. Ma la dinastia non è antichissima e nemmeno la città di Bangkok, sorta dopo la distruzione dell’illustre capitale Aiudya verso la fine del 1700, da parte dei Birmani, i grandi nemici (assieme ai Khmer cambogiani).
La famiglia è composta dal re (Rama IX), dalla regina (la ex bellissima) Sirikit, amatissimi, ormai ambedue molto anziani e che compaiono poco. Anche oggi la città è costellata da infiniti giganteschi ritratti della coppia reale e auguri di lunga vita. Il re, nel suo palazzo, pur reggendosi con un bastone, dà ancora udienze e pronuncia discorsi ufficiali e di circostanza con voce ferma. C’è anche una sorella del re, anche lei anziana. La mamma (che si occupava meritoriamente delle colorate minoranze nomadi delle colline del nord, il famoso Triangolo d’oro), è morta alcuni anni fa.
Poi ci sono i quattro figli: tre femmine e un maschio, che è il secondogenito, sposato. Ha avuto due figli: una femmina che ora avrà circa 23 anni, e un bimbo nato da poco, forse non ha ancora 2 anni. La ragazza è belloccia, leggermente brevilinea e tracagnotta (come anche le due zie più anziane), veste in modo occidentale moderno, ha le gambe un tantino robuste, è molto più elegante e slanciata quando veste gli stupendi abiti di seta tradizionali, lunghi fino a terra. L’hanno già messa sotto a guadagnarsi il pane inaugurando manifestazioni, specie legate alla moda o fiere o mostre. Se la cava molto bene, conosce alla perfezione la complicata etichetta, sebbene a volte dimostri di essere (oltre che un tantino sussiegosa) molto stanca, specie quando deve distribuire infiniti riconoscimenti e pacchetti che le passano di lato, e lei li consegna a gente inginocchiata.
Tutti devono buttarsi per terra di fronte alla famiglia reale. Io stesso, quando ero più giovane, ho voluto assistere all’arrivo del re a una manifestazione universitaria. Molta gente era accoccolata per terra con coroncine assai complicate, di fiori bianchi profumati posati su un vassoio portaofferte. La coroncina in quel caso serviva da fermacarte di una lettera o supplica. Ho avuto la pazienza di aspettare seduto più di due ore sotto il sole. (Il tragitto del re è naturalmente segreto per motivi di sicurezza. Il traffico viene deviato dalla polizia molte ore prima del suo passaggio, su diversi itinerari). Infine è arrivato preceduto da un corpo di militari in alta uniforme chiara. Il re aveva un’uniforme di un bianco brillante. Anche il giovane principe era vestito di bianco, però meno brillante. Rispondevano simbolicamente ai mille inchini del popolo fatto con le mani giunte e hanno benignamente raccolto tutte le suppliche. Quel giorno ho avuto la sensazione che ci fosse un rapporto paterno molto positivo, che il re si interessasse davvero dei suoi sudditi.
I diplomatici occidentali sono esentati dal buttarsi per terra e danno soltanto la mano. Sarebbe molto complesso e lungo descrivere le usanze dell’etichetta asiatica verso i reali e il clero specie buddista. Il più importante sta seduto, ma i meno importanti non possono stare in piedi, o comunque “più alti” dei personaggi seduti, devono inginocchiarsi o prostrarsi fino a terra. Anche nell'antica Cina c’era questo uso. È molto famoso il rifiuto delle antiche delegazioni inglesi di inchinarsi davanti all’imperatore della China, il quale per dispetto non li riceveva. Spesso se ne ripartivano dopo aver aspettato mesi senza averlo incontrato, però mai si piegarono all’inchino Ko To. (Ma anche di fronte all’imperatore di Bisanzio bisognava fare la proskinesis). Quando Hong Kong è tornata qualche anno fa sotto la sovranità cinese, il principe Carlo e il presidente Jan Ze Min, che sono rimasti per ore fianco a fianco, non si sono mai scambiati nemmeno una stretta di mano, quindi: la fine dell’inchino. Esiste un libro francese del XVII secolo sulla visita a Parigi della prima delegazione siamese: è illustrato da molte interessanti incisioni che rappresentano i notabili siamesi prostrati dinanzi al re Luigi XIV.
Le due principesse anziane: una, la primogenita dimostra più di 50 anni, è una specie di Rosi Bindi scout, più robusta e con un accenno di pancia, capelli troppo neri, molto disinvolta e democratica, poco elegante, probabilmente single, ridente, ogni giorno impegnata in mille cerimonie (anche funebri, che consistono in donazioni ai monaci, nell’accendere simbolicamente il fuoco delle cremazioni di personaggi importanti) al posto del padre malmesso. È quella che tira la carretta, ora deve fare tutto lei, ricevere le suppliche del popolo, inaugurare le manifestazioni importanti, distribuire le medaglie, consegnare le lauree (tutti i tailandesi ricevono direttamente il diploma dalle mani di un membro della famiglia reale (indovinare se ci sono fotografi presenti); già questa è una fatica improba. La seconda principessa è un caso di obesità grave, disinvolta, paciocca, simpaticona, molto più alla mano della giovane nipote, sembra più una massaia rurale. Anche lei è molto presente nelle cerimonie, specie quelle un tantino più nazional-popolari.
Il principe appare meno, quasi sempre in uniformi militari. Non saprei dire perché. Una delle spiegazioni potrebbe essere che, essendo il probabile erede al trono, è coperto da una protezione troppo complicata, da un cerimoniale che prevede eccessive misure di sicurezza, scorte, ombrelli e parasole cerimoniali. Spesso porta il bimbo in braccio. Anche il bambino, futuro re è sempre coperto da parasole cerimoniale. È molto simpatico, soprattutto perché non si rende ancora conto di quel bellissimo gioco così complicato. Certamente molto più sano e comunicativo della sua coetanea principessina giapponese (hai visto mai che se la sposi?) figlia dell’affascinante, della seducente principessa triste. Ma questa è un’altra famiglia.
Il principe è magrissimo, ha il viso scavato, di colorito scuro. Dà l’impressione di essere sofferente.
La terza sorella somiglia molto al fratello; hanno la bocca uguale, lei ha le labbra ancora più gonfie e sporgenti. Ha un’età indefinibile, tra i trenta e i quaranta. È molto bella e colta. Anni fa ho comperato delle sue foto in una libreria. Siccome a casa avevo una cornice di metallo antica, ho messo la sua foto che era dell’esatto formato. Molti mi hanno chiesto chi era quella bellissima donna elegante e ingioiellata, ma io non ho mai risposto.
Ha ereditato il grande fascino della madre, che a suo tempo fu considerata una delle più belle donne del mondo; (reale, ma meno affascinate il re, dotato di orecchie sporgenti, che nelle monete quasi sfiorano la circonferenza).
In questi giorni la principessa ha fatto una visita ufficiale nel Bhutan. Ho visto ogni sera (non avendo di meglio da fare nei sordidi locali per conquistatori) i servizi relativi a questo misterioso paese isolato, chiuso nella sua magnificenza imalaiana, di una bellezza straordinaria. È stata ricevuta col massimo degli onori, con una etichetta assai complessa. Colori e tessuti di uno sfarzo raro, interni ricoperti di tanka e dipinti in oro, rosso, giallo, bianco, blu; firma di protocolli relativi ai problemi dell’ambiente, complicato e lento scambio di doni. La principessa era al solito elegante, magra, molto seria, si chinava con le mani giunte e poi dava la mano a dignitari forse religiosi; si vedeva chiaramente che non erano adusi a questo tipo di saluto.
Ho avuto spesso l’impressione che faticasse molto a camminare, che barcollasse. Un signore, l’unico vestito all’occidentale tra costumi locali molto vistosi, forse il consorte, le sosteneva la mano.
Oggi è tornata in patria, accolta da molti sudditi, da molte preziose coroncine di fiori, seria e sofferente nella sua rara bellezza. La sua mancanza di sorriso, il suo preoccupato equilibrio, mi hanno trasmesso un segnale forte, assai penetrante, che me la renderà indimenticabile.
(Queste note sono estemporanee impressioni personali di un turista straniero che non conosce gran che. Ricavate da servizi in lingua thai, possono contenere molte inesattezze).
Luciano Troisio
Commenti
Bangkok 27 giugno 07 Appunti sulla famiglia reale.
Volevo lasciare un segno delle mie letture di questi reportage interessantissimi, specie nel pensare che a farli sia un turista non qualunque, ma un linguista (chiedo venia se il termine dovesse non aderire perfettamente). Queste pagine (più vicine alle miniature medievali che ai flash fotografici contemporanei) restituiscono mondi, usi e costumi a noi perloppiù ignoti in un modo personale e lontanissimo da certa programmazione (pur piacevole) di stampo turistico "da poltrona".
Spero ci porterai ad affacciarci ancora spesso a queste finestre orientali... Un grazie sincero!
ciao Luciano!
Reportage in tempo reale o quasi stavolta!
Quanto cerimoniale! Da un lato mi affascina, dal'altro alla lunga credo sia noioso!
Bhutan: un paese pressochè sconosciuto, non se ne parla mai, non è che magari una volta o l'altra arrivi fino a lì? Sai che reportage interessanti...
"è una specie di Rosi Bindi scout,.."
>ehehehehe! ogni paese ha la sua, di Rosy Bindi!!!!! :-)
"gli stupendi abiti di seta tradizionali, lunghi fino a terra."
>uao! questi abiti mi affascinano, devono avere anche bei colori.
ultima cosa: Tanka: cosa sono, i tappeti?
Cari amici che mi avete commentato,
grazie.
In questo momento sono giunto a Ubud, il cuore culturale di Bali. Oggi (me ne ero dimenticato) e' una festa importante per l'induismo: Galungan Kuningan.
Anche in questo momento passano gruppi in abiti da cerimonia, strumenti a percussione. Accompagnano il Barong, che rappresenta il bene.
Quindi tra un po' vi lascio e corro a vedere dove si dirigono.
Cara Marina, non posso andare in Buthan, perche" troppo alto, e il dottore me lo ha vietato.
Il Tanka (invece) non c'entra con Bali: e' un dipinto su tela di contenuto religioso buddista, con una larga cornice di seta variopinta.
speriamo che il Bene si respiri sin qui, e che riesca almeno talvolta a prevalere.
Un abbraccione