Troisio Luciano

Reportage da Bali: ombrellone

Autore: 
Troisio Luciano
Ho portato con me a Bali un libro particolare. [Certo non si potrebbe dire da ombrellone, perché ormai sotto l'ombrellone gli imbecilli in genere leggono la collana Armony, gialli dozzinali, biografie di attrici e di uomini che hanno fatto i soldi, oppure quei tascabiloni da 800 pagine, longseller americani. L'imbecille non sa la differenza tra leggere una traduzione e leggere in lingua originale e di solito ignora l'esistenza del testo a fronte, ma vive ugualmente felice. Basta non chiedergli di pensare. Pare dalle statistiche, che gli imbecilli siano il 92% dell'umanità]. Ho portato un solo libro per mio diletto, perché gli altri sono tutti di studio e documenti di ricerca, e tirarsi dietro per mezzo mondo grandi pesi, oltre al portatile...

 

La lettura di questo libro che non ho ancora finito, mi ha fatto molto pensare, tornar indietro nel tempo, ai primi anni sessanta, quando scrissi un sofferto racconto, poi smarrito, in cui descrivevo l'ansia di persone che aspettavano l'arrivo di qualcuno che avrebbe risolto i loro problemi, e alla fine, dopo molto aspettare, si rendono conto che non sarebbe mai arrivato nessuno. Allora ero giovane, ignorante quasi come adesso. Un famoso professore che idolatravo e al quale avevo fatto leggere il racconto (allora non sospettavo quanto miserabile corrotto invidioso fosse costui) mi disse che il racconto era interessante, ma la tematica era già stata enunciata in "Aspettando Godot", e mi congedò con una frase terribile perché vera: se una cosa la dice una persona importante ha un senso, se la dici tu che sei nessuno, non ha alcun senso.
 
Poi verso la metà degli anni Sessanta scrissi anche un racconto piuttosto lungo e complicato, che comprendeva vari episodi. Non lo feci leggere al professore, ma a due amici più anziani di me e già famosi, importanti pittori e incisori: Tamburi e Zancanaro. Ne furono entusiasti e Orfeo Tamburi, che aveva abitato a lungo a Parigi, dove più tardi si trasferì definitivamente, si riservò subito l'episodio parigino che avevo scritto durante un viaggio in Francia. Ne uscì una famosa cartella con due belle incisioni di interno di metro, e fu lui a stabilirne il titolo: "Parigi Nord-Sud". Tono Zancanaro da grande strambo qual era, si entusiasmò talmente alla lettura che ne uscirono ben dodici litografie a colori 50 per 70, alcune delle quali sono di una bellezza e di un'importanza artistica assai notevole per non dire unica (come quella scioccamente nota come "il porcospino", densa di potente espressionismo quasi nordico, un vero apax).  Sono raccolte in una cartella intitolata "Quando piove nel centro storico", che però comprende soltanto alcuni estratti dal mio racconto (tuttora in gran parte inedito, per complicate vicende che non è il caso di spiegare in questa sede).

Perché racconto queste cose? Perché il protagonista del mio racconto (riassumo in poche parole) per fare un favore a un caro amico, torna nella casa natia in montagna, abbandonata da molto tempo, dove l'amico chimico tiene un laboratorio che necessita di temperature costanti. L'amico deve fare un viaggio di lavoro in gennaio, il mese più freddo, solo una settimana, e gli chiede un piacere: venire lui nella sua casa di montagna con il solo compito di controllare la temperatura, che non scenda sotto i diciotto gradi, per non danneggiare le soluzioni. Lui va, rivede la sua casa, le sue stanze, i suoi vecchi libri di studio, gli oggetti dell'infanzia, passa interi giorni a rileggere, a sfogliare pacchi di fogli, ripensa a mille episodi belli e traumatici lì avvenuti, piange, fa dei brutti sogni, e quando il bruciatore va in tilt decide di accendere il focolare avito e comincia a bruciare tutto il bruciabile, la sua vita... (Una storia vecchia già sentita, dirà qualcuno). Cosa c'entra tutto questo con il libro portato a Bali? Quel libro narra di un uomo che ha perso la memoria e la deve ricostruire. A tal fine torna nella sua casa natia e fa una lunga indagine sugli oggetti dei suoi primi anni. Deliziosa scusa che permette all'illustre autore di immergersi in una regressiva e quindi assai gratificante, carrellata sugli anni della sua infanzia e adolescenza.
Se avessi pubblicato a suo tempo il mio racconto, ora potrei dire che quell'autore (amatissimo), in sostanza, con tutti i distinguo, ha copiato da me, invece non posso, perché tutta la cospicua parte che riguarda le cose vecchie non è mai stata pubblicata. Ma forse la pubblicherò integralmente, in omaggio ai due grandi artisti che mi hanno onorato delle loro prestigiose illustrazioni.
 
Negli anni Sessanta noi giovani avevamo un grande potere sugli artisti famosi. Ci pensavano due volte prima di rifiutarci qualcosa! Ora invece (che siamo vecchi e per nulla famosi) nemmeno i piccoli editori ci danno più retta, e (come si dice in padovano) chi sta a man sporta, fa la boca storta...

Luciano Troisio
TROISIO in LANKE:
ISBN/EAN: 
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Commenti

verso la metà degli anni Sessanta scrissi anche un racconto piuttosto lungo e complicato, che comprendeva vari episodi. Non lo feci leggere al professore, ma a due amici più anziani di me e già famosi, importanti pittori e incisori: Tamburi e Zancanaro. Ne furono entusiasti e Orfeo Tamburi, che aveva abitato a lungo a Parigi, dove più tardi si trasferì definitivamente, si riservò subito l?episodio parigino che avevo scritto durante un viaggio in Francia. Ne uscì una famosa cartella con due belle incisioni di interno di metro, e fu lui a stabilirne il titolo: "Parigi Nord-Sud"...

"sotto l?ombrellone gli imbecilli in genere leggono la collana Armony, gialli dozzinali, biografie di attrici e di uomini che hanno fatto i soldi, oppure quei tascabiloni da 800 pagine, longseller americani. L?imbecille non sa la differenza tra leggere una traduzione e leggere in lingua originale e di solito ignora l?esistenza del testo a fronte, ma vive ugualmente felice. Basta non chiedergli di pensare. Pare dalle statistiche, che gli imbecilli siano il 92% dell?umanità]."

> adoro questo incipit.

"Cosa c?entra tutto questo con il libro portato a Bali? Quel libro narra di un uomo che ha perso la memoria e la deve ricostruire. A tal fine torna nella sua casa natia e fa una lunga indagine sugli oggetti dei suoi primi anni. Deliziosa scusa che permette all?illustre autore di immergersi in una regressiva e quindi assai gratificante, carrellata sugli anni della sua infanzia e adolescenza."

> Chi è l'autore?

Eco?

Anch'io ho pensato subito a Eco e alla Misteriosa fiamma, certo. Amatissimo? Io non lo amo poi così tanto, però, vabbè.
La parentesi sulle traduzioni mi trova del tutto d'accordo, ma, of course, dirò che mi sono cimentata di recente con il Sommo Tolkien e ho rivolto un pensiero grato alla traduttrice del Lord of the Rings, per aver reso in modo tanto mirabile passi che francamente, auf englisch (!) risultano molto più... semplici (sintatticamente per esempio) e nei quali in alcuni casi vi sono svariate ripetizioni. Certo, questo dipende dalla ricchezza della nostra lingua (Tolkien, smettila di rivoltarti nella tomba, plaese!) rispetto a quella inglese.
Professor Troisio, se questa è una cavolata, me ne prendo tutta la responsabilità.
Fondamentalmente sono d'accordo con te. Raramente ci ricordiamo che stiamo leggendo in traduzione e nelle recensioni è per me motivo di grande gioia il trovare note sulla bravura ( o meno, penso alla brutta traduzione della Svastica sul sole di Dick... un romanzo così meritava altro...) del traduttore.

Caro Luciano, direi che hai età e saggezza sufficienti (in senso latino) per dedicarti alla riproposizione dei tuoi lavori e di quelli dei tuoi amici (mio nonno illustrò una bellissima quanto introvabile edizione del Pinocchio di Collodi, ma la casa editrice era di Este, nacque e morì più o meno con due cosette... io ne vado orgogliosa, però, se fosse stata la Giunti, per fare un nome, oggi forse Marino Parigi sarebbe qualcuno... pazienza. E' il destino di tanti artisti di molto talento e scarsa fortuna).

Decisamente Eco......
Guarda, l'incipit è proprio micidiale.
Zancanaro comincia a non essermi più sconosciuto....
Credo che potresti raccontare molti aneddoti e vicende , storie, ricordi su di te e sugli amici artisti.
"se una cosa la dice una persona importante ha un senso, se la dici tu che sei nessuno, non ha alcun senso."
>ogni tanto però pure persone importanti sparano cavolate.

Quoto Ilde e Marina: serve un libro di memorie e di amarcord.
E' ora...
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