Parnaso, luogo di sacralità e dimora delle Muse; ai suoi fianchi, la fonte Castalda, le rupi Fedriadi, la grotta Coricia. Ma l’autore titola “Parnaso d’Oriente”, memore innanzitutto della fine dello splendore e libertà delle poleis e consapevole di un Ellenismo che, proprio nella volontà di estendere “la grecità”, in realtà ne profanava l’irripetibilità in un crogiuolo di commistioni culturali, linguistiche, etniche, storiche e politiche.
La tanto auspicata koinè divenne linguaggio spurio nel corso e nella storia dell’oriente, frantumato da colonizzazioni, massacri, dittature che – mascherate da istanze di uguaglianza – si facevano chiamare “rivoluzioni culturali”:
"alba mai più risarcita" (p. 14).
Il motivo conduttore del testo consiste nel tentativo di allontanare il dolore vivo e bruciante da sé, per sé stesso e per chi vorrà leggere il testo ed si esprime in un continuo tendere a non lasciarsi intrappolare da una sofferenza impotente:
“ignorare le cose / permette la loro trasmissione nell’integrità / conduce tra scienza e descrizione / alla diversità” (p. 42).
Il mezzo di cui il nostro autore si serve per mettere a prova quanto precisato sopra nel suo programma poetico è toccante; un oscurantismo voluto espresso con riferimenti da addetti ai lavori, linguaggi misti di neologismi e di riferimenti a precedenti modalità letterarie, da Leopardi a Montale, il tutto in un andamento ritmico frammentato in sonorità dolci, metalliche, armoniose e cacofoniche.
“hanno / cantato / taciuto / rabbiosamente resistendo sopportando / la gola tumida
le dita spezzate ad arte” (p. 76).
Eccolo il massacro degli intellettuali in Cina, e ovunque un regime totalitario esista. L’annullamento della mente, delle arti, la morte della cultura perpetrate in un massacro che toglie il respiro e svuota l’anima. Qualcuno coraggiosamente le scrive… le canta… le mette in musica con mani “intere” e ne permette il ricordo e la memoria.
La musica “dalle dita spezzate” arriva forte a chi legge; colpisce, la sua immagine senza orpelli, quasi costretta dalla volontà del descrivere freddamente.
Il testo “esiste” proprio in questo suo costante incalzare di fucilate che concedono poche soste: riposo e distensione… proprio quando si crede di aver trovato un abbeveraggio:
“… un bambinetto ebreo / mite vicino attraversava il campo / in dono recava mezza anguria / rossa lunata / più grande di lui” (p. 11)
“a iosa garantisce albicocche / cadenti tra erbe e gramigne / mentre impera su funghi a pallini / il maggiolino coi puntini" (p. 27)
“ e ancor la zingarella snella estatica”
“coccole / con noci davanti, pratelli ad est / di eccessiva lontananza colorata / e betulle aristocratiche”
“mondo che gemmi da un’unica radice / da unica lingua incantatrice / Mondo che vinci la mente inquinatrice / Tu che sgretoli il monte e la pendice / Del cemento fai sabbia e tamerice”
Pochi altri sono gli squarci di aperture consolanti, in realtà la poesia di Luciano Troisio è anche risposta linguistica al dolore, versi ossuti, nodosi, oscuri, sarcasticamente amari che lasciano il cuore grosso, impotente, sanguinante… cosa mai si potrebbe di diverso davanti all’abominio di una dittatura ? È logico quindi chiedersi se il suo guardare con occhi il più possibile distaccati, come desiderato nel suo “programma poetico” di p. 42, sia da considerarsi riuscito.
Fortunatamente no, e neanche l’autore più o meno consapevolmente l’avrebbe voluto altrimenti, non avrebbe scelto come mezzo di comunicazione la poesia che – per antonomasia – costituisce il genere che delinea, in qualsiasi modo la si costruisca, le profondità dell’io; e noi avremmo perso la forza delle sue immagini scolpite nella roccia del Parnaso, perché proprio recuperandole dal massacro, Luciano Troisio le ha riconsegnate alla sacralità:
“il sangue vivace dei precipitati / coagulava nella polvere diaccia”
“solo quegli urli / l’addio straziato / dei bastimenti / che lasciano il porto”
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Luciano Troisio (Monfalcone, 1948), ricercatore del Dipartimento di italianistica dell’Università di Padova, ha insegnato nelle Università di Pechino, Shangai, Bratislava, Lubiana. Ha pubblicato numerosi volumi dedicati alla poesia: By logos, esproprio transpoetico, 1979; Folia sine nomine, 1981; e La Trasparenza dello scriba, 1982 (con Cesare Ruffato); La poesia nel Veneto, 1985; Ragioni e canoni del corpo, 2001; Linee odierne della poesia italiana, 2001. Inoltre ha pubblicato le raccolte poetiche: L’angelo alle spalle, 1960; Anamnesi in tre versioni, 1965; Precario, 1980; Persistenza del cavallino, 1984; I giardini della maharani, 1986; Le poetesse cinesi, 2000; Three or four girls, 2002.
In dialetto altopadovano: Drìoghe ai poeti, 2001.
In prosa: Tirtagangga e varie sorgenti, 1999; Viaggio a Ko Ciang 2001; Nuvole di drago, 2003; La ladra di pannocchie 2004
Luciano Troisio, “Parnaso d’Oriente”, Venezia, Marsilio 2004.
Patrizia Garofalo, ottobre 2007
Commenti
la poesia di Luciano Troisio è anche risposta linguistica al dolore, versi ossuti, nodosi, oscuri, sarcasticamente amari che lasciano il cuore grosso, impotente, sanguinante? cosa mai si potrebbe di diverso davanti all?abominio di una dittatura?
STAFF > Intervengo per reimpaginare.
Grazie a Patrizia per il nuovo articolo!
Ecce:) Ora è a posto.
Valete,
gf
"Il mezzo di cui il nostro autore si serve per mettere a prova quanto precisato sopra nel suo programma poetico è toccante; un oscurantismo voluto espresso con riferimenti da addetti ai lavori, linguaggi misti di neologismi e di riferimenti a precedenti modalità letterarie, da Leopardi a Montale, il tutto in un andamento ritmico frammentato in sonorità dolci, metalliche, armoniose e cacofoniche."
> Ecco cosa accade quando una poetessa scrive di un poeta.
Lettura tecnica, lettura lirica, lettura empatica.
"Eccolo il massacro degli intellettuali in Cina, e ovunque un regime totalitario esista. L?annullamento della mente, delle arti, la morte della cultura perpetrate in un massacro che toglie il respiro e svuota l?anima. Qualcuno coraggiosamente le scrive? le canta? le mette in musica con mani ?intere? e ne permette il ricordo e la memoria."
> Ottimo e necessario rilievo.
"la forza delle sue immagini scolpite nella roccia del Parnaso, perché proprio recuperandole dal massacro, Luciano Troisio le ha riconsegnate alla sacralità:
?il sangue vivace dei precipitati / coagulava nella polvere diaccia?
?solo quegli urli / l?addio straziato / dei bastimenti / che lasciano il porto? "
> Ecco fatto. Quando si dice: un incontro fertile e dialettico. Mi domando cosa questa nuova collaborazione animerà nei vostri futuri scritti. Da lettore, sorrido con emozione. Avanti così
"non avrebbe scelto come mezzo di comunicazione la poesia che ? per antonomasia ? costituisce il genere che delinea, in qualsiasi modo la si costruisca, le profondità dell?io; e noi avremmo perso la forza delle sue immagini scolpite nella roccia del Parnaso, perché proprio recuperandole dal massacro, Luciano Troisio le ha riconsegnate alla sacralità:"
> è veramente fantastico quello che effettivamente scaturisce da quest'incontro, poeti in dialogo e reciproca lettura, ne nascono osservazioni originali, empatie, sfumature che nessun altro peteva cogliere.....
ciao a tutti.
E' successo per questo libro e mai prima che la lettura mi atraesse e respingesse insieme..............................ma sentivo male.......non capivo perchè ma qualcosa pur allontanandomi dalle liriche mi spingeva a tenerle sul comodino...guardarle , leggere la pagina dopo e chiudere sempre come se un pugno mi avesse colpito lo stomaco.
ma non si può chiudere un testo perchè procura sofferenza................e le ho rilette e a modo mio ho amato e vissuto un'empatia forte con quanto ho scritto e ringrazio luciano del dono che mi ha permesso di apprezzare lui e di andare in fondo a patrizia.
manca luciano.......................il protagonista manca ...............................ci risentiamo amici a quando anche e soprattutto lui parteciperà ai nostri ......parlari....sul suo testo.................vi abbraccio tutti patrizia
Non ti puoi allontanare un momento...
Sono andato in centro alle 9 e come vedete sono già di ritorno, invece di bighellonare nello stabilimento Pedrocchi o nell'area pedonale. Una volta entravo per passare il tempo nella cappella di Giotto, ma ora bisogna prenotare giorni prima e poi di sabato c'è la coda.
Non manco affatto, piuttosto sono meravigliato e mi scuso di aver provocato pugni nello stomaco, ma cara Patrizia: tu non sai quanto soffrir/ il tuo veccio scribacchin.
Gli è che tu hai sottolineato (opportunamente) l'aspetto dell'impegno, specie per quanto riguarda la sezione "Shang Hai Xiao Yà" (Piccole odi a Shanghai) che sono un omaggio ai poeti e alle poetesse cinesi, al loro culto della bellezza e della giustizia, alla celebrazione del dolore che ha una voce e non varia, alla testimonianza e alla loro sofferenza nei "collegi di rieducazione" (preferisco non aprire l'argomento o dovrei dilungarmi troppo).
Ma Parnaso ha anche delle parti diverse, anche satiriche e fumettistiche; in effetti di questo mi pento perché un libro deve essere compatto e omogeneo, illustrare poche tematiche, altrimenti rischia di essere scambiato per un'autoantologia, come infatti, almeno in parte, è.
Mi pento, ma nello stesso tempo mi allontano dal pubblicato e addirittura mi dimentico dei miei versi, che ora Patrizia, con grande partecipazione e profondità riscrive qui, offrendone un aperitivo all'ingordigia nazionale.
Che dire? Questo libro è stato amorosamente tradotto in inglese e pubblicato a New York, con testo a fronte da Luigi Bonaffini, italo-americano considerato uno dei migliori italianisti d'America. Traduce solo poesia, quindi fa il mestiere più ingrato, difficile, malpagato e pericoloso che esista (secondo me). E che è stato finalista al Dessì.
Inoltre ha il merito di essere andato "in fondo a Patrizia", che come dice Marina, instaura un interessante colloquio con gli autori e in particolare coi poeti.
grazie a te luciano.soprattutto del pugno allo stomaco.......................ed io mi scuso di non aver colto la globalità del libro ma di essere entrata solo in una parte di esso........la non omgeinetà del testo è una sua qualità e non un difetto............................io l'ho ricostruito con i miei strumenti e l'ho apprezzato molto.
Ottimo per questi primi scambi:).
I soliti bene informati mi comunicano che stasera Troisio passerà da queste parti. I presenti - è sabato sera, comprendo le eventuali assenze - sono invitati al confronto:).
E se fosse un confronto uno a uno, sappiate che in molti leggiamo e leggeremo nei giorni a venire.
Tutti i link dedicati alle altre opere di Luciano Troisio recensite su Lankelot si trovano all'interno di questo articolo.
Cari Marina e Gianfranco, ho riletto con piacere le vostre recensioni su Parnaso. Vi ringrazio molto. Avevo promesso che sarei "passato da queste parti" e come potete constatare ci sono.
Danke Professor:). Approfitto per comunicare che da novembre in avanti recupererò parte della tua produzione, con vero piacere. A beneficio di quanti si stiano accostando da poco alla tua produzione, e dei cultori.
Un abbraccio.
p.s. Che ne pensi di proporre a Bonaffini la pubblicazione di una nota del traduttore? Potremmo rilanciarla da queste parti, raccontando tecniche, tempi e storia della traduzione in inglese dell'opera.
Altra domanda - replica con comodo, quando preferisci. Cosa noti comparando i tre articoli? Quali ti sembrano i tratti comuni, e quali gli elementi determinanti per accostarci tutti a un'idonea comprensione dell'opera?
Da Bonaffini, conoscendo la sua ritrosia, sarà difficile ottenere qualcosa. Però sarebbe un'ottima idea e per quanto riguarda il tema della traduzione, specie poetica, è senz'altro uno dei più adatti a discuterne. Come si sa, la poesia tende tranelli continui, anche ai più sofisticati conoscitori delle lingue (penso a vari infelici tromboni americani - ma anche a rampanti e presuntuosi accademici padovani - vittime di incresciosi errori, banalotti e da veri ignoranti, di recente autorevolmente sputtanati su autorevolissimi quotidiani, da avversari forse un po' invidiosi che non te ne risparmiano una. Se poi gli svarioni sono dozzine... si sentono di diritto invitati a nozze).
Tra il milione (!) di arretrati accumulati in una settimana passata fra Berlino e Firenze (e la testa piena di immagini e suoni - anche di lingue diverse, sì, certo) scelgo per riprendere le mie letture la bella recensione di Patrizia. Dovrei per onestà leggere anche Franco e Marina, ma farò così: mi recupero il libro del professor Troisio (ce n'è copia in biblioteca, mi par di ricordare, altrimenti esistono molti canali e poi io per recuperare i libri sono una dectective quasi provetta), me lo leggo e torno poi dai recensori a dire la mia.
La mia che però non sarà mai - temo - così ben argomentata come l'opinione del poeta che commenta il poeta.
Mi piace l'idea che ci sia un omaggio alla poesia mutilata di un Paese che quelle mutilazioni se le è provocate da sè. Berlino nel suo piccolo mi ha insegnato qualcosa.
Se poi nell'antologia c'è anche altro cercherò di capirne i nessi, mi sembra interessante il quasi distacco dell'autore dalla sua opera: Troisio dovrà arrendersi, credo, all'idea che qua (su Lankelot) c'è chi scava a fondo in ciò che legge - sia scritto ora o cent'anni fa, anche metaforici - e riesce a delineare tratti di grande impatto a beneficio di chi un'opera non la conosce.
E a incuriosire il (futuro) lettore.
grazie Luciano!!!!! Io ieri sera ero fuori a cena (ogni tanto.....), avevo avvisato Patrizia, così passo adesso!
Bella quell'idea del discorso sulle traduzioni!
adesso che ho cominciato a leggere le prefazioni di luciano troisio
posso dire che quella su "persistenza del cavallino" di Alberto Cappi.è favolosa!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
16 - Luciano scrive: "Come si sa, la poesia tende tranelli continui, anche ai più sofisticati conoscitori delle lingue (penso a vari infelici tromboni americani - ma anche a rampanti e presuntuosi accademici padovani - vittime di incresciosi errori, banalotti e da veri ignoranti, di recente autorevolmente sputtanati su autorevolissimi quotidiani, da avversari forse un po? invidiosi che non te ne risparmiano una"
> Professor, allora dobbiamo proprio domandare l'illustre nota all'illustre Bonaffini, è nelle cose:). Necessaria..
17. Ilde! Bentornata! (e buone letture e buon recupero!)
19. Raccontaci meglio dello scritto di Cappi, Patrizia...
17 Ilde, grazie. Ti ho già offerto di inviarti i miei libri. Mi hai dato il tuo indirizzo personale? Ora ti scrivo un e-mail. Intanto un abbraccio.
19. Patrizia: me n'ero proprio dimenticato. Sono andato a prendermi la copia e subito è affiorato un burlone amico calciatore, che un millennio fa arrivava al Bar Sport tutto rarefatto e senza guardarci chiedeva: dove siamo? (questo il succo della prefazione dell'acuto linguista Cappi).
20. Ce l'hai anche tu Gianfranco (non l'avrai mica persa...)! Per Bonaffini: proverò ad insistere. Posso fornirgli il tuo e-mail?
20, confermo: ho tutto:).
Ma non ho ancora cominciato a leggere.
Volevo sentire cosa ci raccontava Patrizia, ero curioso:).
*
Sì, certo. Dagli la mia email e tutti i miei recapiti!
(con la solita raccomandazione: sms non telefonate;) )
non riesco a comunicare con sms.assolutamente..............via telefono è meglio.......ma non telefonerò.
l'introduzione che ho letto è a mio avviso illuminante oltre che chiaramente scritta per una lucida lettura del poeta luciano troisio.............
Accenna appunto all'ondivago.dare e togliere....ammorbidire e pietrificare.........alla sua cultura accogliente plurilinguismi, neologismi.....e aggiugerei al miracoloso comporli in un una sola musica...............leggetela
"persistenza del cavallino"..........introduzione di Alberto Cappi.............
" Ma almeno un tema è certo? Se è rintracciabile il tema del viaggio è perchè ne sia segnata l'instabilità, l'inquietitudine, l'inappartenenza, perchè sia non catalogabile l'incontro.......................l'esca lanciata al possibile destinatario per chiamarlo a persistere senza via di scampo nella trappola dei segni...........forse il suo accordo con la scrittura.......nessun compimento è quindi possibile ? no, ma l'incompiutezza stessa è una traccia.................sfugge non trova destinazione o destino..se mai le tracce operano il varco per il passaggio.............recensione veramente stupefacente!!!!!!!!!!!
L'incompiutezza come traccia. Notevole.
Notevole andare, costruzione magnifica, che sottende un flusso di sangue e polvere di un uomo in preghiara, una "diavoleria" linguistica che produce leggiadro pensare, soavità; e pure profondo è il tuo sprofondare nel verso altrui, quasi che quel grosso cuore, impotente, sanguinante( roseti sembrano aggrappati alle dune del deserto, e in mezzo il vento ad ululare, e una luna olioso che penetra, violando il senso e il dolore dell'esistenza), ora batte all'unisono con altro cuore, desidera possedere, nel dolore, melodie: un quartetto d'archi, con due viole ad edulcorare il suono, e i violini a cantare, privi di stridulo canto: Boccherini il sonmmo ne era maestro, non un poeta, ma un violoncellista sommo, e non c'è nessuna differenza tra suono e parole, in questo caso.
Eccellente la tua rec.
Ciao
Antonio
Cara Patrizia, Caro Antonio,
sono stupito dalle vostre generose parole. Vi ringrazio assai (ma forse non le merito).