Fenomenologia del pensiero orientale ed insieme elegia della poesia, orchestrata da un poeta raffinato e colto il cui talento s’accende quando sposa mirabilmente il registro narrativo alla vena poetica. Nato come silloge di resoconti in versi, composti tra il 1990 ed il 2003, “Parnaso d’Oriente” è in realtà molto di più di un tragitto occasionale o didascalico: “Già soltanto per questo/gli eccentrici cantori/meriterebbero elogio/come difensori/dell’ideogramma Sung/ e nell’alluviale noma della natura/dissipatrice di ordine e comparse/il loro canto precario ha sollevato/il verso cercante ha sfidato/crinali dune, ostinati archeologi.” ( pag. 57)
Quel cercare e trovare dentro il quale si muove Luciano Troisio, reca l’incanto di un pellegrinaggio fascinoso tra mito e realtà attorno all’ombelico d’oriente; ma anche la nostalgia di un percorso in odore di Odissea che dall’Oriente torna all’Occidente, alimentando le tipologie quasi mitologiche di ogni appartenenza: “Mondo che gemmi da un’unica radice/da unica lingua incantatrice/Mondo che vinci la mente inquinatrice/tu che sgretoli il monte e la pendice/del cemento fai sabbia e temerice” (pag. 86).
Sagace e puntuale nel ricordare e nel resocontare, alla stregua di un flaneur appassionato ma mai irretito dalla malia seducente di un esotismo senza tempo e senza spazio, egli testimonia, con l’ossessione dei minimi accadimenti e la dovizia di luoghi e circostanze, un mondo al di là delle apparenze e delle abitudini. Si promena nella vicenda corale di una terra che ha tante facce ma ha la voce dell’individualità di una tradizione, ricca di consegne secolari e di saperi remoti, che ha ricamato il tessuto etnico di un territorio che costituisce la radice stessa del mito. Un luogo che in chiave geopolitica rientra nella contemporaneità, ma pur sempre appartiene soprattutto ai propri culti: “Hanno trasmesso da lontananze/considerando la calma dell’onda/effimera nella riformulazione infinita/l’immane risultato nel silente respiro/darma su maceria emulsionata/del fiume navigato ancora su otri.” (pag. 55).
Come ogni memorialista occidentale, anche Troisio sa che l’esplorazione e la ricognizione servono a riassaporare quel puro slancio verso la vita che essa stessa cancella in noi ogni giorno. Ma servono anche a produrre uno spaesamento che induce umiltà ed ironia, a suscitare una riflessione sul concetto d’identità capace di riordinare la nostra confusione interiore: “Diviene il trafiggere dei giorni/- Avventure e Occasioni -/un diario imposto nell’accidia/come registrato da telecamere/di sicurezza-scrigno/protagonisti di spalle irriconoscibili/anonima alopecia/spezzoni da assemblare in caso di necessità.” (pag. 42).
Rapportarsi alle cose a piacimento significa allora essere soggetto volto ad un riscatto esistenziale che passa per necessità al di là delle convenzioni, perfino attraverso le tenebre inquietanti di un incubo dionisiaco, lungo il quale egli vede protendersi figure di poetesse misteriose e sensuali come tentate dal farsi personaggi: “Ecco che invece imbastiscono/festoni e glicini insistono birbe/ad affacciarsi sulla platea volgare interrompono/il verso incuranti di rischiare disarmonie/chiudono così urticanti quando l’amabile è secreto/il gran pudore del miele apparso/anche solo per un breve erroneo/bagliore della lanterna di scena”. (pag. 61)
Non è un poeta facile Luciano Troisio, poiché dietro alla fenomenologia degli avvenimenti si cela sempre un senso quasi inafferrabile. La sua liricità, dal tono intenso e fortemente evocativo, è frutto di un raffinato artificio che consegna alla scansione lunga e prosastica la funzione di recuperare visioni e sapori di una terra che, incarnando segni diversi e differenti suggestioni, sembra ancora voler resistere alla spinta di una fumosa ed artefatta modernità.
Dalla somma e dalle cinque parti in cui si articola questo testo, emerge la figura di un poeta, che pur incarnando la figura oziosa e vagabonda del flaneur e dell’anarchico sentimentale, va a cercare i protagonisti e gli autori in carne ed ossa di una cultura che riproduce con accentuazione lirica e garbata naturalezza, invitando il lettore a seguire i suoi versi con fervida adesione.
Gian Paolo Grattarola
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE :
Luciano Troisio – Parnaso d’oriente – Marsilio Editore 2004
Luciano Troisio (Monfalcone, 1948), ricercatore del Dipartimento di italianistica dell’Università di Padova, ha insegnato nelle Università di Pechino, Shangai, Bratislava, Lubiana. Ha pubblicato numerosi volumi dedicati alla poesia: By logos, esproprio transpoetico, 1979; Folia sine nomine, 1981; e La Trasparenza dello scriba, 1982 (con Cesare Ruffato); La poesia nel Veneto, 1985; Ragioni e canoni del corpo, 2001; Linee odierne della poesia italiana, 2001. Inoltre ha pubblicato le raccolte poetiche: L’angelo alle spalle, 1960; Anamnesi in tre versioni, 1965; Precario, 1980; Persistenza del cavallino, 1984; I giardini della maharani, 1986; Le poetesse cinesi, 2000; Three or four girls, 2002.
In dialetto altopadovano: Drìoghe ai poeti, 2001.
In prosa: Tirtagangga e varie sorgenti, 1999; Viaggio a Ko Ciang 2001; Nuvole di drago, 2003; La ladra di pannocchie 2004
Commenti
Nuova lettura d'un'opera di Troisio!
A cura di GPG.
Tutto Troisio:
attualmente, qui:
www.lankelot.eu/index.php?archivione=1&start=2300
Grazie amici, grazie Giampaolo,
sono all'afa di Bangkok, dove fortunatamente ho ritrovato la persa valigia delle Indie (partita da Bali). Domani sono sul piede di partenza. A prestissmo, con calma.
Un affettuoso abbraccio
Luciano
Giampaolo, sei di una bravura eccezionale. Non merito tanto. Letto da qui (nel Soi Nana ho appena fatto una serie di istantanee a un piccolo elefante quasi nero, abbastanza sporco, che ha preso in groppa una bambina dagli occhi a mandorla che parla inglese e ride, forse figlia di padre straniero e madre Thai) tutto e' di una chiarezza diversa in un contesto assai lontano, anche da me stesso. Entro nel gelato internet point e... sorpresa! Sono invaso da allegria, ma:
sono anche un perdigiorno, non collaboro a migliorare il mondo: questo e' il pensiero che mi pongo sempre piu' spesso. Dovro' rimediare. (Ho pero' fatto la mia parte per 44 anni!)
Lankelot mi stupisce per i suoi collaboratori cosi' intelligenti che ne invidio parecchi e parecchie.
W il Campiello e le scrittrici!!!
Grazie di cuore Luciano. Ho impiegato un po' di tempo ma sono contento che sia stato speso bene riuscendo a cogliere almeno in parte credo l'essenza poetica dei versi.
A presto dunque
Gian Paolo