Troisio Luciano

Papera omnia

Autore: 
Troisio Luciano

La quarta canta: nel cinquantesimo anniversario della stampa del suo primo libro, “L'angelo alle spalle” (Rebellato, collana Zecchini d'oro) Troisio decide di pubblicare le sue “molte poesie rimaste melanconicamente inedite, perché considerate cascame di insufficiente decoro, quindi scartate in diverse occasioni da soprannaturali riviste; respinte da cauti demiurghi redattori; da severi editori scrupolosi in quanto non adatte alla loro, peraltro non del tutto astemia, linea editoriale [...]”. Siamo dalle parti, insomma, delle celebrazioni bittersweet, amare e dolci: non dei bilanci della carriera, ma dell'assemblamento degli excerpta, degli schizzi, delle sperimentazioni, degli inediti. Il tutto, come sempre, con grande dedizione alla sovrana arte della miseria più pura: la poesia, tra tutte le scelte esistenziali la più rovinosa, la più incomprensibile, la più delirante (causa incomprensione: nullo ascolto: scarsa partecipazione: equivoca episodica adesione). Troisio viene da esperienze poetiche (stavo per dire: da una carriera poetica. Carriera? In Italia?) estremamente differenti: gli inizi sono stati caratterizzati da una franca ed entusiastica adesione alle avanguardie. Le sue prime pubblicazioni scintillavano di sperimentalismo assoluto, scombinato, iconoclasta. Man mano, l'artista patavino ha scelto un sentiero diverso, quello d'un respiro più misurato, più calibrato: gli argomenti sono rimasti, curiosa coincidenza, tendenzialmente gli stessi (senso e significati della scrittura; amorosi squarci; trasfigurazioni di viaggi; introspezione serrata, a scandagliare i segreti abissi), mentre l'espressione s'è fatta lineare, ragionevole (stavo per dire: razionale. Mai sia), accessibile. Compita, compiuta.

Doppia dedica, al lettore benevolo e a chi ha rovinato la maggioranza dei tramonti dell'artista, magari in buona compagnia. Ecco la prima sezione, “The helping hand”, caratterizzata da una manciata di componimenti dedicate alle mani: subito dopo, versetti autoptici “Alla maniera della postneoavanguardia”: leggiamo una satira dell'ostentazione delle reminiscenze della Waste Land, consacrata al rifiuto dell'accettazione della notte, ché rende fuorviante il termine della notte stessa, e qualche saluto ad artisti amati, come Tamburi. Buona la satira dell'ispirazione smarrita, e del disordine della scrittura digitale, in “È sufficiente un minuto”, laddove leggiamo:
 
“Tutto è modificato l'ira sbollita / il verso tornato banale allo stato laicale / normale il divo offeso nell'angolo cottura / la rarità non più concessa appagata compromessa / nella sghemba divisione di una crostata” (p. 25).
 
Terzo blocco di versi è quello, scanzonato e allegrotto, dei “Falsi etimi”. Calembour, giochi di parole a tutto spiano, vellicando (o guadagnando, fieri) il nonsense, rimasticando antiche e indimenticate letture teoricamente universali. E satire ancora e letterari balocchi nei versi giocosi di “Alla larga”, onesta e reiterata presa di distanza dal polveroso mondo delle patrie lettere, dalle poetesse che hanno confuso la poesia col volontariato e la musa con la ninfomania: dai critici d'accatto, dagli accademici tromboni, dai concorsi farsa, dalle pubblicazioni previo contributo autoriale: dalla fallocefalia imperante.
 
Quinta dimensione è quella del “Mercatino degli haiku in offerta”. Con dedica all'imbecille: “L'imbecille / ha letto il mio libro. / [biancheggiamento] / Gli è piaciuto”. Il mio preferito è “Allontanamento dal Giappone”. “Discreto il cabernet / e il sole splende. / Le nuvole sul mare”. Ah. Qualcosa non va con il Sol Levante: in “Partenza dal Giappone”, infatti, “Puntuale l'aereo decolla / finisce la rottura / memorabile”. Ecco.
 
Sesto mondo è “La pazienza dell'avvoltoio”: nuove e ostili liriche contro la tecnologia (che ruba i versi che uno ha appena scritto), e infine seducenti meditazioni sul Nulla:
“Mai che s'incontri un normale poveraccio / temo d'essere rimasto l'unico liquidato dal Nulla / che ha una vita da nulla / che non parla che del nulla con nulla / non conta e non vale (quasi) nulla / che [per farsi coraggio] gli basta un nulla / del mondo si spiega poco o nulla, / [insomma] un asimmetrico depresso / vecchio da nulla nell'unto scivolo / che a un dipresso annulla” (p. 69).
 
Più avanti, nuovo omaggio al mondo dei fumetti – caro alla poetica troiside – nel “Vero Parnaso dei fumetti”: e poi, “Il c. oltre l'ostacolo”, laddove scintillano versi sui marmorei fianchi e su un pareo d'oro trasparente ammirato a Lignano, nella nostalgica “Lettera dal Myanmar”, e nobile e rabbiosa inventiva contro chi simula l'accento lombardo (“spocchioso supponente assai concreto”) nel favoloso mondo dell'editoria. Infine, ultima sezione, “Kaskami”, protagonista assoluta l'elegia d'una delle ultime penne biro del poeta, appena fottuta, l'ultima era di tre che in viaggio avea; e diverse memorie di viaggio, non estranee a vaghi saluti pasolinidi, e alle solite, robuste fotografie di orientali mondi che molti di noi non vedranno mai (inventeranno soltanto). E questo è quanto.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Luciano Troisio (Monfalcone, 1938), poeta, narratore e critico letterario italiano. Si è laureato a Padova con tesi sulla Metafora. È stato ricercatore dell'Università di Padova. Ha tradotto quattro inediti di Marx.
 
Luciano Troisio, “Papera Omnia”, Panda, Padova 2010. Collana “L'orto dei semplici”, 2.
 
In Lankelot: Tutto TROISIO.
 
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Luglio 2010.
ISBN/EAN: 
9788896753118

Commenti

[papera omnia] Troisio! Nel

[papera omnia] Troisio! Nel cinquantesimo anniversario della stampa del suo primo libro, “L'angelo alle spalle” (Rebellato, collana Zecchini d'oro) Troisio decide di pubblicare le sue “molte poesie rimaste melanconicamente inedite, perché considerate cascame di insufficiente decoro, quindi scartate in diverse occasioni da soprannaturali riviste; respinte da cauti demiurghi redattori; da severi editori scrupolosi in quanto non adatte alla loro, peraltro non del tutto astemia, linea editoriale [...]”.

Aeroporto di Colombo. Sono in

Aeroporto di Colombo. Sono in partenza per Chennai-Madras. Grazie mille.


Da qui non riesco ad aprire l'allegato 14 luglio. Lo faro' domani (dall'India).


Un saluto a tutti.

[troisio] fa' buon viaggio,

[troisio] fa' buon viaggio, profesor

[luciano

[luciano troisio]Personaggi:

 

Il poeta flaneur

L’hostess a terra

 

All’alzarsi del sipario, il poeta che sta aspettando l’imbarco all’aeroporto di Colombo legge , per ventidue millesima volta, “Tirtagangga”.

L’hostess a terra lo abborda.

 

L’hostess a terra

L’uovo di gallina o l’uovo di Colombo?

 

Il poeta

Perbacco, ma l’uovo di Colombo!*

 

(Sipario)

L’uovo di Colombo per i l poeta a Colombo

 

*Alcuni poeti di stanza a Napoli e dintorni[poeti di pelo(nell’uovo paradigmatico) come Franco Cavallo, Alberto Mario Moriconi, Franco Capasso, Ciro Vitiello], in transito all’aeroporto di Colombo, risposero all’abbordaggio:

“Per’e palumme”!

 

In questo caso, la tragedia in due battute a chiusura di sipario, ebbe per titolo:

Per’e palumme per il poeta di Napoli a Colombo.

Imperdonabile, avevo

Imperdonabile, avevo dimenticato Antonio Spagnuolo, ma l'ho fatto apposta, per avere l'opportunità di parlarne oggi, perché manca poco all'inizio del 21 luglio ed è il suo compleanno. E allora godiamoci questa tragedia in due battute nel fargli gli auguri da Lankelot e da Madras!


 Tragedia in due battute di V.S.Gaudio<?xml:namespace prefix = o />


Personaggi


L’Hostess di terra


Il poeta Spagnuolo


 


L’Hostess di terra


Spagnuolo?


 


Il poeta Spagnuolo


che sta guardando il decollo degli aerei alzando le mani al cielo:


Napoletano verace, quant’è vera Candida!


 


(Sipario)


 


Spagnuolo? Ma quanno maje!...


 

[Troisio -Papera] L'ho letta

[Troisio -Papera] L'ho letta ancora in giugno, ma mi riservavo di tornarci su in autunno, quando sarà in patria anche l'autore. Visto che ne hai scritto tu in modo esauriente, mi limito a un commento. Osservavo che c’è una notevole componente di divertimento di gioco secondo me, però poi il tutto è altamente letterario, sotto c’è un grande lavoro sulla lingua, il gusto del gioco con le parole e dello studio delle stesse. Inoltre coglie l’occasione per punzecchiare varie categorie di persone: professori carrieristi, poeti finti, poetesse-galline e via così. Insomma, la Papera è confezionato come un lavoro leggero, un divertissement, ma in realtà è anche altro e serve pure a mettere in evidenza l'abilità del nostro prof., a mostrare a “quei poetucoli”(e a tutte le categorie cui accennavo) come si possa far poesia, con un lavoro non d’improvvisazione soltanto, ma anche di studio serio.

L'arrivo a Madras in ritardo

L'arrivo a Madras in ritardo (stanotte giunto all'albergo alle 23, full) e' stato angosciante e molto costoso. Oggi va meglio.


Grazie Marina. Sei sempre precisa e profonda. Come sono andati a scuola i tuoi figli? E la casetta di Venezia? Ha balconcini fioriti? E come sta il direttore?


Grazie GFranco. Se non lo sai gia', ti segnalo che la mia intervista a Linguaglossa da te pubblicata ha scatenato una fruttuosa polemica sulla poesia attuale che tuttora non si placa nei vari siti.


Sto lavorando: aspettati una seconda intervista sulla saggistica poetica (stavolta dal Nordest/Madras).


Anche gli appunti da Sri Lanka sono in arrivo.


Ho la sensazione di non essere padrone "del mio tempo".


Qui e' tutto caotico e bisogna stare all'erta per non essere truffati ad ogni angolo. Quelli che cambiano gli euro per strada danno di piu', pero' in sacchi di monetine da una rupia da contare lentamente attorniato da dieci ladroni che ti tolgono anche il respiro, in cambio di un solo nostro caro foglietto verde da cento euro. Ho appena fatto l'esperimento, per motivi di curiosita' giornalistica, davanti alla stazione centrale, assai interessante (come depredare il vecchio americano rincoglionito e vivere felici). Ovviamente almeno stavolta non ci sono cascato.


Caro GF, scrivere in modo caro alla neoavanguardia, credimi, per me e' tuttora abbastanza facile, ma la considero ormai operazione da becero-retroguardia riservata ai capponi in eterno ritardo. Mentre scrivere in modo apparentemente facile, per quanto interfacciato con  la prosa, e forse anche con la disprezzata narrazione/descrizione, e' assi piu' complesso e impegnativo. Ma come sperimentalismo ci si puo' esercitare in ogni direzione, una volta abbandonata o quasi la linea del cosiddetto engagement neorealstico. La rivoluzione si e' mangiata anche il piffero, quindi non puo' piu' venderlo.


Per carita', non tocchiamo il tasto delle edizioni a pagamento, della distribuzione, delle tasse di lettura.

[Papera] nuove via mail!!!!

[Papera] nuove via mail!!!!

[papera omnia] caro profesor,

[papera omnia] caro profesor, intanto grazie per aver trovato un po' di tempo per noi, e per commentare questa piccola scheda. Non sapevo delle polemiche in corso per l'intervista a Linguaglossa: credo che significino che avete colpito nel segno. Preparate subito un atto secondo:).

Sono d'accordo con te - la cosiddetta "scrittura facile", quando è consapevole, è davvero decisamente più complessa e impegnativa. E' una strategia d'espressione minata:)

ti omaggio,

gf

A chi interessa: La polemica

A chi interessa: La polemica sulla poesia modernista e' pubblicata per intero, con tutte le puntate, sul sito Lietocolle.it


Oggi visitata la tomba di San Tommaso apostolo, in Madras. Molto interessante. E anche il  Governement Museum, semichiuso; comunque quello che si vede di scultura antica in bronzo e pietra e' di alto livello.


Caro Gf, tra un po' l'intervista con Guglielmin, brillante saggista vicentino.

[troisio] aspettiamo

[troisio] aspettiamo guglielmin, professor. e grazie!

Caro Gaudio,    grazie. Qui

Caro Gaudio,


   grazie. Qui solo cibo vegetariano piccantissimo.


Piove a dirotto che Shiva la manda.


Stasera vado attraverso la metropoli in cerca di un posto dove fanno il piccione (palumme) fritto. Ti invito.

 L’hostess che passa e

 L’hostess che passa e Capasso sgombra la pista<?xml:namespace prefix = o />


tragedia in due battute di V.S.Gaudio


Personaggi


L’Hostess di terra


Il poeta Capasso


 


L’Hostess di terra


Capasso?...


 


Il poeta


col capo chino intento a leggere in sala d’attesa a Capodichino:


Sgombro la pista…subbito!


 


(Sipario)


 

Purtroppo il piccione fritto

Purtroppo il piccione fritto non c'era.


Ho rimediato con cervello ovino (qui di bovino non si parla a tavola).

[Piccione vs

[Piccione vs Colombo]©<?xml:namespace prefix = o />


 


Cavolo, e io che pensavo d’aver mangiato piccione fritto!...


Ma, quantunque, la storia dell’uovo di Colombo abbia avuto inizio da Achille Campanile per Vite degli uomini illustri(Milano, 1975), in cui, lo si sa, Cristoforo Colombo pensò, nascondendo l’uovo nel cassetto, in cabina: più tardi mi farò uno zabaione. E poi lo dimenticò. Un giorno aprirono il cassetto, trovarono lo strano sferoide bianco e allibiti si chiesero l’un l’altro: E che cos’è questo ? Era l’uovo di Colombo.


Ora, quando Troisio era a Colombo, io non v’ho detto niente ma pensai alla marcia sul fuoco dei Tamili, perché? Ma perché fu con quel servizio, fatto per il mensile dell’allora Editoriale del Corriere della Sera, che cominciai a fare il giornalista free lance(pensate, dietro c’era l’Unionpress, che prendeva l’80% , e io, col resto, da cui detrarre ritenute e spese, camminavo davvero sui carboni ardenti…), allora torniamo a Colombo, e l’hostess, che era a terra, gli fece quella domanda, la poveretta avrebbe potuto presupporre che, andando a Madras, al poeta gli scoppiasse la voglia del piccione fritto?


Che, un po’ per colpa dell’altro poeta, che aveva tirato in ballo ‘u palumme napoletano, e un po’ perché il poeta flaneur, se non va facendo deambulazioni urbane in capo al mondo non è contento, ammesso sempre che si trattasse dell’uovo di piccione e non del vino di Ischia, insomma, dai, tornando in Italia , a Milano,tra una “Rocambole” e l’altra(che è la numero 40 del “Foutre du Clergé de France”), con tutti i piccioni che ci stanno in piazza Duomo... Beh, non ci crederete, è successo questo: il poeta sta a Madras, ed è Kamasutra; io qua, al caldo(altro che marcia sul fuoco!) nel Delta del Saraceno, e allora mi è venuto in mente il mio Il Kamasutra della Mabrucca(© 1999), nel cui “Dizionario delle ‘parole proibite’ nei dialetti e nei gerghi” c’è piccione:


 


àPiccione. Meridione.


Il termine(accr.=Picciunazzo; Piccionazzo) deriva dall’inglese Peach[pi:tch] che ha come significati: 1. (Bot.)pesca; 2.(fam.)ragazza graziosa; bellezza.


Si può pensare anche ad una aggiunta locale a Pi:tch:ciunno(cioè:”conno”) che dà origine al termine figurativo Piccione di Pitch+ciunno: cioè: pesca/conno e bella/figa.


Evidentemente l’elaborazione è avvenuta in ambito italo americano, o nelle terre dell’emigrazione o nelle nostre terre dopo lo sbarco degli alleati anglo-americani.


Da non dimenticare che la pesca, o a Palermo il varcocu(vediÞ), che può essere sia l’albicocca che il percoco, designa l’organo sessuale femminile.


 L’espressione: “Che piccione!” equivale a . “Quant’è bbona!”.à