Ha un nuovo nome, ma il passato non lo dimentica e del passato non si dimentica. Sogna un futuro diverso, con la ragazza di cui si è innamorato, Michelle-Shell, “conchiglia”, in “un posto dove nessuno ha mai sentito il suo nome. Il suo vero nome, quello che tiene nascosto nell'oscurità. Quello che gli sembra un estraneo, ora. No, non un estraneo, un vecchio nemico. Uno che gli ha fottuto la vita, una volta, tanto tempo fa, per sempre” (p. 150).
In principio era “A sangue freddo” di Truman Capote, “non fiction novel” dolorosa, assurda, tragica, umanissima: un capolavoro che non faticherà ad attraversare il tempo. Capote è riuscito in un'impresa: avvicinarci alla psiche di chi ha sbagliato. E sbagliando ha assassinato. È riuscito a insegnarci non la pietà – troppo semplice – ma la comprensione delle dinamiche di vite difficili, dolorose, ferite, insensate, e delle terribili cose che possono derivarne. Era difficile simpatizzare per due assassini: più ancora, sentire desiderio di conoscere le loro storie, e di orientarsi nelle loro esistenze. Capote è stato capace di mostrarci come si fa, senza macchiarsi l'anima e senza sporcarsi la coscienza; semplicemente, ci ha ripulito dalla rabbia e dal risentimento nei confronti degli assassini, ricordandoci che esiste la legge, che esiste una giustizia, e che assassinare gli assassini non ha senso. Era un'impresa difficile, e chissà quanto davvero è costata all'artista americano.
Mentre lo spiazzante esordiente Jonathan Trigell, giornalista e insegnante di sci, uomo dai molti mestieri, cosa ha voluto raccontare? Ha voluto raccontare, prendendo il via da un vero episodio di cronaca nera, cosa accade a un ragazzino che ha ammazzato una sua coetanea, quando torna ad affacciarsi alla vita da libero cittadino. Ab origine, non puoi non sentire il più assoluto disprezzo per questo ragazzo che ha ucciso e si ritrova in libertà; e senti un pizzico di compiacimento quando leggi che il suo socio s'è impiccato in carcere. È atroce, ma ti sembra che sia un giusto epilogo. Ab origine, non puoi non sentire fastidio e repulsione al solo pensiero che “Jack” - questo è il nuovo nome del ragazzino che prima si chiamava“A” - stia riconquistando il suo diritto ad amare, a lavorare, ad avere una vita sociale, fingendo d'essere un altro; un ladro di macchine, non un assassino. È ancora giovanissimo, ventenne o giù di lì, e allora come si può tollerare una cosa del genere? Chi restituisce la ragazzina che ha ucciso ai suoi genitori? Perché questo ragazzo deve vivere una vita che ad altri ha strappato? Che crepi in carcere, pensi.
Ma Trigell fa una magia. Riesce a farci dimenticare tutto o quasi, perché ci mostra quanto Jack si stia impegnando per riconquistarsi una vita, per migliorarsi, per essere diverso dalla persona che era. Ci mostra tutte le sue paure, le sue insicurezze, le sue angosce, le sue frustrazioni: tutta l'ingenuità che uno non può credere che lui conosca – o che gli sia rimasta – e così ci si ritrova a parteggiare per lui. Perché possa vivere questa vita nuova con un altro nome e cognome, in un'altra città; adesso è morta anche sua madre, suo padre è tornato a lavorare in Kuwait, e lui non ha più nessuno. Non è più niente. È questo altro nome, è questa città – Manchester – proletaria e povera che lo accoglie come niente fosse, è quella ragazza che gli piace, è tutta questa incredibile serie di prime volte che lui vive da mezzo adulto. Da non più ragazzo. Da ex assassino che sogna, ogni notte, la sua vittima, e la chiama per nome; e intanto si sforza di cambiare, di essere diverso. Salva una vita, anche. Di una ragazzina, guarda un po', dopo un incidente. E rischia la pelle, pure. Scazzottandosi con uno per difendere un (nuovo) amico. È generoso, sembra cambiato. È cambiato – questo è il problema – e accidenti se ci si rende conto che merita questa chance, merita questa vita, merita di costruirsi un ruolo e un'identità nuove. Ecco: ho detto questa cosa terribile ma mi sembra sacrosanta, in questo è riuscito Trigell, scrivendo “Boy A” a trent'anni. A farmi andare contro me stesso. Come potrò ringraziarlo? Scrivendone. Qui. Adesso.
**
Jack del vecchio nome s'è liberato, come fosse una pelle di serpente, scaraventandolo nel buio del suo passato. Un buio che torna a pretendere centralità e spazio, periodicamente. Terry lo sta aiutando a vivere una vita nuova, come ha già fatto con altri ragazzini usciti dal riformatorio che erano ormai adulti, senza esserlo potuti diventare; senza essere mai cresciuti. Lui, Terry, lo conosce da quando ancora si chiamava “A”. “A” era in cella con “B”, il suo compare, morto suicida in cella. Ha assistito al suo recupero. Il recupero è pienamente riuscito.
Adesso Jack può ricominciare. È a Manchester, ospite di una signora, Kelly, e del suo gatto, Marble. Deve solo mostrare “buon senso e cortesia”. Deve ricordarsi che ha un nuovo nome, e un passato di “furti di auto” alle spalle. Una cosetta, non un omicidio. Trigell, intanto, racconta chi era, ci spiega il suo passato. Infanzia difficile – tartassato dai bulli, complessato, presto fuori dalla scuola – e un'amicizia eccezionalmente sbagliata. Teppismo, furtarelli, infine una violenza. Omicida. E tutta l'Inghilterra che gridava al mostro, che domandava una pena infinita, che rifiutava pietà e comprensione, che raccoglieva firme perché marcisse in galera. E in galera lui c'era andato, morto di paura per tutto quel che potete immaginare, violenza, sodomia, volgarità, infamia, solidarietà animalesca; e ne era uscito, sulle sue gambe, con una sua personalità, con una gran fame di vita, di redenzione, di rigenerazione. E sognando il mare. “Jack non è mai stato al mare, ma sa che se ne innamorerebbe subito. In doccia invece non ci sta tanto. Si sente ancora vulnerabile, nelle docce” (p. 31).
Donne diverse dalle insegnanti, in prigione, non ne ha viste. Quando scopre Michelle non sa da che parte cominciare. “Jack è disorientato, impietrito; la sua ignoranza delle cose del mondo è come una carcassa di albatro avvolta sul collo. Le sue ali immense rovesciano i mobili” (p. 26), racconta Trigell. Non ha neanche mai ballato. Niente balli a scuola, niente feste, niente discoteche, niente matrimoni. Non sa neanche da che parte cominciare. Non sa niente, sa quel che ha studiato sui libri di scuola, in carcere, o ha ascoltato alla radio. Lentamente, sta configurando un mondo. E accidenti quanto è credibile la ricostruzione tratteggiata da Trigell, quanto è difficile e complessa e contrassegnata da sacrifici e scelte importanti, quotidiane. Gran bel lavoro.
E così, si parteggia per chi ha ucciso da ragazzino, incosciente, stupido, pazzo. Si parteggia perché quel ragazzino non esiste più. Non del tutto. Non del tutto. Trigell non è satirico, non è tragicomico, non è irrealistico. È molto crudo e realistico. Con dolcezza, ma non con leggerezza. E l'epilogo, straziante, allucinante, idiota – come la nostra società, certe volte, e i suoi media – è qualcosa che ti obbliga a chiederti se davvero c'è qualcosa che si possa fare per reintegrare nel tessuto sociale i nostri concittadini che hanno sbagliato. Addirittura gli assassini? Che risposta posso dare... l'istinto e lo stomaco e il sangue dicono no. L'intelligenza, la speranza, la pietà, l'umanità, invece, mi smentiscono.
Trigell ha saputo addomesticare il male. Un esordio, questo “Boy A”, semplicemente memorabile. Che dire: remarkable.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Jonathan Trigell (Welwyn, Londra, 1974), giornalista, istruttore di sci e scrittore inglese. Ha esordito pubblicando questo romanzo. Ha vissuto a Manchester, adesso sta a Chamonix.
Jonathan Trigell, “Boy A”, ISBN, Milano 2009. 255 pp, 16 euro.
Traduzione di Tomaso Biancardi. In appendice, Nota del Traduttore.
Prima edizione: “Boy A”, Serpent's Tail, 2004.
Adattamento cinematografico: “Boy A”, di John Crowley, con Andrew Garfield e Peter Mullan, 2007. Qui la recensione.
Approfondimento in rete: Cultura Pop (Intervista) / Myspace di JT / Intervista ENG in “Keeper of the Snails” /
Trigell Jonathan - Boy A di franchi
Trigell Jonathan - Boy A di leon
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Luglio 2009.
Commenti
Ha un nuovo nome, ma il passato non lo dimentica e del passato non si dimentica. Sogna un futuro diverso, con la ragazza di cui si è innamorato, Michelle-Shell, ?conchiglia?, in ?un posto dove nessuno ha mai sentito il suo nome. Il suo vero nome, quello che tiene nascosto nell?oscurità. Quello che gli sembra un estraneo, ora. No, non un estraneo, un vecchio nemico. Uno che gli ha fottuto la vita, una volta, tanto tempo fa, per sempre? (p. 150).
E questo libro è sinceramente micidiale. Leggetelo, riparliamone. Prima che esca il film.
Per me è tra i libri del 2009.
http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2664.0
a fine anno la classifica.
http://isbnedizioni.it/boy-a/rassegna-stampa/ rass stampa
http://isbnedizioni.it/boy-a/boy-a-il-film/ film
gran pezzo, amice.
non facile.
ah, ho finito il tuo. libro.
sai, l'avevo lasciato lì a decantare. dal prossimo non accetto meno di un masterpiece. (-:
riguardo questo Boy A. Incuriosito a vederlo in libreria, ma non tanto da acquistarlo. Certo il tuo pezzo potente.
Potente.
Tema interessante. La redenzione, se così si può dire. Poi, beh. Mad-chester. Comunque.
Gran pezzo. sì.
grazie caro:).
Gran libro veramente, ti dico. Mi ha fatto molta impressione. Ora faticherò un po' a interiorizzarlo meglio, ma me ne ricorderò molto a lungo, ti assicuro.
*
Prossimo libro. C'è una sorpresa. Sto lavorando a una cosa nuova, folle, forse non gigantesca, ma surreale, delirante, assurda. E' un romanzo. E non è quello sul telefono;)
Vedrai.
5. Più che felice di tutto questo. (-:
un pezzo magnifico, mi ha veramente catturato, merito della tua prosa :)
Che dire? A tutti dovrebbe essere data la possibilità di ricominciare, specie se hanno sbagliato in giovane età, l'ho sempre pensato. Naturalmente certi fatti non vanno presi a cuor leggero, né si può affermare di perdonarli a breve termine, ma la possibilità deve rimanere aperta.
"è qualcosa che ti obbliga a chiederti se davvero c?è qualcosa che si possa fare per reintegrare nel tessuto sociale i nostri concittadini che hanno sbagliato. Addirittura gli assassini? Che risposta posso dare? l?istinto e lo stomaco e il sangue dicono no. L?intelligenza, la speranza, la pietà, l?umanità, invece, mi smentiscono."
Ottimo.
"Sto lavorando a una cosa nuova, folle, forse non gigantesca, ma surreale, delirante, assurda."
Naturalmente ciò non fa che incuriosirmi come al solito.... delirante??????
7. Vero. Assolutamente. E aggiungo che questo romanzo dovrebbe circolare sia nelle carcerci che nelle scuole (medie: superiori), dovrebbe fare un giro un po' diverso dal solito, prima di puntare sulle librerie.
*
8. Oh sì:). completamente. Appena ho tempo supero pagina 20, siamo già sulle 25mila battute:)))
9,8, e finalmente!
beh, erano due anni che scrivevo solo narrativa d'occasione, per qualche rivista o qualche progettino... molto bolle in pentola:)
Al momento opportuno, ti interrogherò a dovere :)
"Ma Trigell fa una magia. Riesce a farci dimenticare tutto o quasi, perché ci mostra quanto Jack si stia impegnando per riconquistarsi una vita, per migliorarsi, per essere diverso dalla persona che era. Ci mostra tutte le sue paure, le sue insicurezze, le sue angosce, le sue frustrazioni: tutta l?ingenuità che uno non può credere che lui conosca ? o che gli sia rimasta ? e così ci si ritrova a parteggiare per lui".
Sarà mio. E, visto il tema, penso che ne scriverò anche. Grazie Franco, ignoravo l'esistenza di questo libro;) In realtà, ignoro anche l'adattamento cinematografico.
"Trigell ha saputo addomesticare il male. Un esordio, questo ?Boy A?, semplicemente memorabile. Che dire: remarkable".
Che dire? mi hai messo una voglia di leggerlo.
notevole. Prendo nota.
13, 14, 15. Ci metto le mani sul fuoco, su questo libro. Piacerà a tutti i lettori forti. Un po' di fortuna e andrà sulle sue gambe, post film;)
La descrizione della sua "iniziazione" in discoteca è fenomenale.
E la rappresentazione della bella e soffice Moby Dick (maybe dick :))?
Io ho preferito immaginarla soltanto molto in carne:) Sai che ho il debole per la carne. "Shell" mi piaceva di più:)
Comprato! ad agosto leggerò e vi dirò;)
Pure io lo compro, grazie per la segnalazione!
;)
Ditemi ditemi, che son curioso...
www.youtube.com/watch?v=ikGco5URbNc
[trigell, boy a] la storia
[trigell, boy a] la storia vera ha un epilogo ancora più triste.
ANSA: LONDRA - Uno dei due "baby killer" che nel '93 uccisero a Liverpool un bambino di due anni, condannato all'ergastolo e rimesso in libertà condizionata nel 2001 con una nuova identità, è stato nuovamente rinchiuso in carcere per violazione delle prescrizioni alla sua libertà. Jon Venables, 27 anni, nel 1993, quando aveva appena dieci anni, insieme al coetaneo Robert Thompson rapì in un centro commerciale di Liverpool James Bulger, di appena due anni. I due bambini torturarono il piccolo e lo uccisero a colpi di mattone e spranga, poi abbandonarono il cadavere sulla ferrovia. Il delitto sconvolse la Gran Bretagna per la giovanissima età della vittima e degli assassini. I due furono condannati all'ergastolo. Nel 2001 la giustizia acconsentì alla loro richiesta di libertà condizionata con una nuova identità
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/03/03/visualizza_new....
[trigell, boy a] ieri sera ho
[trigell, boy a] ieri sera ho visto (finalmente) il film. E' un gran bel film, intenso, vero, triste e profondo. Vi invito tutti a noleggiarlo-comprarlo in dvd, è una visione micidiale. E quanti non hanno ancora letto il libro... beh. Che aspettate?
(Trigell) Manco solo io a
(Trigell) Manco solo io a vederlo, ancora. Tra breve arrivo, allora, e arriva anche il pezzo. Sono davvero curioso di vederlo.
[trigell] mi sbilancio, col
[trigell] mi sbilancio, col film vai in fissa.
[trigell] qui la recensione
[trigell] qui la recensione del film, a cura di Federico: http://www.lankelot.eu/cinema/crowley-john-boy.html