2003. L'estate più calda della storia romana (dopo quella del 1765) è il principio del viaggio – della discesa nei sotterranei, nelle segrete di Roma – del letterato Emanuele Trevi, classe 1964, ferito dalla morte di un amico scrittore, Pietro. È il suo libro: è il libro dell'eternità del ricordo di un vecchio amico. È un'estate romana malinconica e tutta d'amarcord. Trevi s'incarica di affrontare una piccola discesa agli inferi per restituire luce e dolcezza a una persona perduta. Splendido gesto.
Incipit: basilica di San Clemente, a studiare il tempio di Mitra e riscoprire le prime incisioni in volgare (Gosmar e Albertel: traite, fili dele pute): meditazioni sulla nascita della lingua italiana, sulla bizzarra sorte dei personaggi dell'affresco, sulla presenza episodica di grappoli di turisti d'aspetto bovino, sulla tremenda solitudine di chi sente, a volte, il rumore dei propri passi in uno spazio dimenticato da tutti. Intanto, Trevi soffre per la fatiscenza della sua casa, per l'invasione delle blatte (ah, Landolfi) e per un'invincibile (si direbbe irrimediabile, letterati e letteratura a parte) solitudine. Si iscrive a un corso di Tai Chi (esperienza fallimentare) e – post trasloco – continua a cercar pace nascondendosi dall'afa (e da Roma...) nei sotterranei della basilica o nelle lugubri sale climatizzate della Biblioteca Nazionale; e gioca a riconoscere casa – appartenenza – in un gomitolo di strade, dalle parti di via Merulana (sui passi di Stendhal): decifrando (indovinando) la psicologia dei palazzi, salutando l'edicolante (e la sua storica bottega) e descrivendo, con gusto impressionista, le fronde degli alberi nei pressi dei chioschi dei giornali. È una città in cui “destini avversi e caratteri inconciliabili vivono gomito a gomito” (p. 56): e tutto a un tratto sembra proprio come se “lo spazio del mondo, per lui, si fosse ridotto a un numero limitatissimo di percorsi obbligati, un sistema di gallerie scavate con fatica dentro un terreno compatto, impenetrabile, quasi totalmente inconoscibile” (p. 49): in questo frangente attribuisco al narratore quel che lui attribuiva al suo amico letterato (fuori dal mondo, e non ci stupiamo) Pietro. Sospetto che di sé stesso stia parlando. Succede.
Reminiscenze letterarie di primo livello: “Daisy Miller” di James (morta di malaria per aver passato una notte nel Colosseo, a guardare la luna, al fianco di un pappagallo capitolino); “Ubik” di Dick (per la tristezza polverosa, insostenibile); la bibliografia sulle “viscere di Roma”, da Bosio a Gide (p. 31 e ss.); “I sotterranei del vaticano” di Gide; la Arendt su Benjamin; citazioni tratte da Pynchon e Foster Wallace; “Lo spazio sfinito” di Pincio. Bibliografia in appendice, per quanti volessero scandagliarle.
Reminiscenze letterarie discutibili (amicali): Il Reverendo Cooper (“Sesso estremo”) e le sue territorial pissings. Esecrabili oggi come allora.
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“Non c'è niente da insegnare, non si può davvero insegnare altro che se stessi, così come non c'è nient'altro da imparare che la singolarità umana, le innumerevoli e sconcertanti possibilità di forma espresse dalla vita” (p. 93).
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Emanuele Trevi (Roma, 1964), giornalista, critico letterario e scrittore romano. Collabora a “Il Manifesto” e “La Repubblica”.
Emanuele Trevi, “Senza verso. Un'estate a Roma”, Laterza, Bari 2004. In appendice, bibliografia e ringraziamenti; inserto fotografico “Colpi d'occhio”.
Approfondimento in rete: Wiki / Festival Letteratura / Guacamole 3 / Vertigine / La Frusta
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Maggio 2009.
Commenti
A Movi;)
grazie
L'estate del 2003 credo sia stata memorabile in quanto ad elevate temperature (non che quella del 2009 non sia iniziata allo stesso modo). Che ci sia un riferimento ad un libro di Pincio è uno strano caso considerando l'attuale programma aprile - giugno. Questo libro s'inserisce in una collana che ha come tema la scoperta di una città. Roma, Napoli, Bologna erano i titoli che avevamo preso, ma ci sono più o meno tutte, con qualche viaggio fuori dall'Italia.
Da come ne scrivi mi ricorda vagamente la raccolta di Paris, Ragazzi a vita. :)
:). Con grande sentimento - patrimonio comune - e buona letterarietà. Si sente che Trevi è un critico prestato alla narrativa, e che come narratore tende a somigliare più a Sebald che a Paris. Ma Roma è sempre Roma, anche per quattro strade, una basilica molto nota e una caserma un tempo nazista. E Trevi ha stile
grazie ancora per il dono
gf
3. Lieta che sia stato di tuo gradimento :)
tra l'altro... cita Pincio. Che a sua volta chiama "Trevi" un personaggio del suo "Cinacittà" (che sto leggendo). E' tutta una grande famiglia, a quanto pare:)
http://vertigine.blog.dada.net/archivi/2006-01-16
qui un ottimo pezzo sul libro (e su Pietro Tripodo)
5. Infatti mi pareva un segno...quel libro l'avevo preso in febbraio...
6. Giudizio lusinghiero sul libro.
[Trevi-Pasolini] Magari a
[Trevi-Pasolini] Magari a qualcuno interessa il libro di Trevi "QUALCOSA DI SCRITTO - La storia quasi vera di un incontro impossibile con Pier Paolo Pasolini" pubblicato da Ponte Alle Grazie:
http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&idlibro=7436&titolo=QUALCOSA+DI+SCRITTO
[trevi, pasolini] ho sentito
[trevi, pasolini] ho sentito pareri contrastanti - per esempio, Renzo Paris mi è sembrato un po' stizzito per i contenuti, su facebook - ma è uno dei pochi libri freschi di stampa che mi risvegliano una vaga forma di interesse. Prima o poi lo prendo.
[Trevi-Pasolini] Ho visto la
[Trevi-Pasolini] Ho visto la presentazione del libro di Trevi da Fazio. Anche io ho una vaga forma di interesse.