Torreguitart Ruiz Alejandro

Vita da jinetera

Autore: 
Torreguitart Ruiz Alejandro

Pubblicato con il patrocinio di Amnesty International, il terzo libro di “Torreguitart Ruiz” è composto sulla falsariga di “Machi di carta”: le differenze fondamentali tra il primo e il terzo libro si possono così sintetizzare. Prospettiva eterosessuale e femminile e non più maschile e omosessuale; più puntuale e incisiva la denuncia sociale rispetto alle descrizioni delle varie avventure ed esperienze sessuali, sempre giocate al limite della pornografia per via della lineare descrizione di ogni singolo atto: mai evocato, sempre rappresentato e descritto azione per azione.

In comune, l’esito: la fuga, stavolta per Miami, à la Enea femminino, con figlio e madre. In comune la narrazione in prima persona: là era il ballerino Maicol, qui la ballerina Juliana. Stavolta, “Torreguitart Ruiz” è incluso nel romanzo come protagonista, biografo della cubana che racconta il suo passato. E ci racconta qualcosa di interessante, come vedremo più avanti, a proposito di se stesso.

Prima di discutere della questione autoriale, qualche annotazione importante. “Vita da jinetera” è una efficace denuncia delle condizioni di vita dei cittadini cubani durante il periodo speciale. Il libro testimonia la durezza della censura, la corruzione delle polizia, la povertà del popolo e la costrizione alla prostituzione e al contrabbando pur di mantenersi in vita. È – in ogni caso – un’opera meritoria e importante, non satirica ma documentaristica; è la storia della decadenza e della sofferenza d’un popolo sotto un regime che non si stanca di affamare la sua gente, ridicolizzando il disegno originario e stabilendo i presupposti per un piccolo esodo che, a quanto pare, sta investendo parte la Florida, parte l’Europa.

L’implacabile “controinformazione” degli ancora esistenti (2007!) partiti comunisti italiani (ed europei) non si stanca di recriminare per l’embargo americano, cancellando o minimizzando le chiare responsabilità castriste. La controinformazione vera, quella non ideologizzata e democratica, è capace di additare responsabilità ovunque esse esistano, disinteressata com’è a mantenere in vita il fantoccio orrendo della falce e martello, che soltanto nel secolo scorso ha massacrato circa 100 milioni di cittadini nel mondo. E allora eccone qui una testimonianza – italiana e cubana o italo-cubana che sia poco importa, da questo punto di vista – viva, toccante, appassionante, coinvolgente. Necessaria per sensibilizzare tutti i cittadini italiani, magari per scuotere le residue, idiote resistenze comuniste al dramma d’un popolo in un’isola in cui “l’esercizio della libertà d’espressione è un crimine. I reati comprendono lo svolgimento di attività in favore dei diritti umani, la pubblicazione di articoli, la concessione di interviste a organi d’informazione considerati critici nei confronti del governo, il contatto con funzionari statunitensi presenti sull’isola o i rapporti con la comunità cubana in esilio” – come spiega Riccardo Noury, portavoce della Sezione Italiana di Amnesty. Questo spettro che infanga e deforma le intelligenze dei cittadini da diversi secoli è il comunismo. Nemico della giustizia, della libertà, della democrazia, del popolo. Nemico del popolo. Responsabile di milioni di morti. Ancora vivo.

Ciò detto – e invitando i lettori a non lasciarsi sfuggire questa necessaria opportunità letteraria di informazione e demistificazione della realtà – passo nel dettaglio del libro. Chi ha letto le pagine precedentemente dedicate all’opera omnia di Gordiano Lupi, scrittore tosco-cubano, controrivoluzionario, sa che dubito nella maniera più assoluta dell’esistenza “reale” di Torreguitart Ruiz. Credo sia non uno pseudonimo di un cubano: credo sia un eteronimo di Lupi, e sono convinto che in ogni caso le informazioni biografiche e le relative interpretazioni della stampa quotidiana, periodica e web italiana siano false e mendaci. Perché fondate su un’identità autoriale inesistente. Certo, ciò è avvenuto per finalità giuste e condivisibili, come si sarà inteso: ma scendendo di tono, passando dalle ragioni politiche a quelle letterarie, mio compito è assicurare adeguata contro-informazione.

Sulla base di quanto ho affermato nelle precedenti trattazioni delle opere di “Torreguitart Ruiz” (cfr.: “Machi di carta” e “La marina del mio passato”), devo considerare i suoi libri come apocrifi lupiani, esattamente come quello pubblicato a firma Ciberio. A testimonianza di una creatività magmatica e di un eclettismo incredibile, di un’intelligenza letteraria che la Nazione stenta ancora a riconoscere come dovrebbe. A testimonianza d’una coerenza – la denuncia umanissima delle condizioni dei cittadini di Cuba – che attraversa un’ampia parte della produzione di Lupi. E di una riconoscibilità stilistica, tematica e strutturale, con chiarissimo gioco di rimandi interni e autocitazioni, che chi ha letto ogni libro dell’autore non fatica seriamente a evidenziare.

In questo caso: come da prassi lupiana, versi in apertura: anche questa volta sono di Willy Chirino (“La Jinetera”; è omaggiato anche a p. 52). Juliana, la protagonista-narratrice, è una creola che si sente vecchia a venticinque anni. Ha un figlio, vive di avventure. Vendendosi. Sognava di restare ballerina (in un corpo di ballo ha conosciuto Maicol, il protagonista di “Machi di carta”), sogna da sempre di viaggiare. A Cuba il regime non vuole, chi s’allontana di solito non torna. E i permessi sono costosi, e i tempi burocratici grotteschi.

Juliana parla ad Alejandro, che ha prima 23 poi 22 anni (pp. 14, 41) e si descrive come studente universitario, scrittore (“romanzi, novelle, poesie, testi di canzoni”, cfr. p. 14, musicista e guida turistica. Riceve copia delle sue pubblicazioni italiane e sa farle circolare; altrimenti consegna la copia scritta con la biro (p. 15). Il suo giornale, intanto, (non accademico, a dispetto delle notizie biografiche) ha chiuso perché mancano carta e inchiostro.

Si lamenta che Gutierrez non sia reperibile per tutti: “Peccato che all’Avana non troverete le sue cose migliori (…) (i suoi libri) li puoi rimediare solo di contrabbando. A Cuba sono vietati (…) parlano della vita vera, (…) la verità dà fastidio” (p. 89) e intanto commenta in corsa questo “romanzo sociale” che sta scrivendo, mentre Juliana racconta. Il marito di sua cugina è uno scrittore italiano, ci penserà lui a farlo pubblicare. Intanto, se TR esistesse, di sé avrebbe scritto: “È un ragazzo in gamba, Alejandro. (…) Quello che dice lo pensiamo tutti, ma a bassa voce” (p. 15) e di “Machi di carta” confida d’aver inventato il lieto fine. Niente Italia. Coi diritti d’autore – duemila dollari – ci mantiene la famiglia per qualche anno (p. 57).

Questa Cuba ricorda la Praga di Kundera: “Conosco insegnanti che hanno lasciato la scuola per andare a fare gli inservienti nei villaggi vacanze. Medici si improvvisano tassisti. Giornalisti e scrittori si impiegano con gli operatori turistici” (p. 18). Il passaggio da Batista a Fidel non ha cambiato le cose: “Mi fa ridere Fidel quando dice che Cuba ai tempi di Batista era il bordello dei Caraibi. Adesso è diventata il bordello del mondo. Non è che ci sia stato quel gran miglioramento. Abbiamo soltanto allargato i confini…” (p. 19).

Juliana ha perso il padre da piccola. La famiglia è vissuta tra stenti e privazioni, sognando case in muratura dopo il trasloco in campagna. Lei ha sbagliato matrimonio (a quindici anni) e a diciassette anni s’è trovata mamma. Il padre (cfr. coincidenza con “La marina del passato” e “La vecchia ceiba”) s’era trovato sulla Sierra con Fidel, ma non era mai stato comunista. Aveva ucciso un uomo sotto Batista (ulteriore coincidenza con “La marina del mio passato”). Juliana subisce le violenze dello zio, resiste alle avance di diverse persone, balla e sogna il principe azzurro. Sua cugina si sente una puttana, e sin da piccola comincia a darsi da fare. Sarà lei a cominciare a portarla in giro. In sequenza, registriamo tutta una serie di esperienze sessuali, con più o meno violenze dopo o durante il coito: dai giochini a quattro agli episodi saffici, dai festini a base di droga e sesso, con relative torture, al sesso coi cani, dalla prostituzione in passeggiata alle orge; sesso con italiani, con poliziotti di Fidel che prima fanno la morale (p. 85) poi se ne approfittano, e via dicendo. Non manca nessuna variante (solo la necrofilia, direi) erotica, c’è tutto e con dovizia di particolari. Anche una ruffianata a favore di Maicol.   

Quanto alla violenza, emblematico questo passo: “A Cuba certi fatti non accadono. L’Avana è la capitale dell’America Latina con meno episodi di violenza contro le persone. Anche perché molti non li denuncia nessuno” (p. 67).

Chiudiamo con un omaggio doppio, a Lupi e a Martí, uno dei suoi pallini.
“Lo addormentavo con le fiabe dell’Età d’oro di Martí quando era piccolino” – racconta Juliana. “Tenevo il libro sulla mensola e ogni sera ne leggevo una, ma lui voleva sempre quella” (p. 61). “L’età d’oro” è anche il titolo dell’unico libro di narrativa per ragazzi firmato da Gordiano.

Da leggere. Assieme a parecchi altri libri di Gordiano Lupi (cfr. Lupi, un artista postmoderno“)

***

Scriveva Lupi (Agosto 2005) per Lankelot.com presentando il suo libro: “Posso fare solo una presentazione dell’opera di Alejandro Torreguitart e non una recensione perché troppo coinvolto, dal momento che sono il traduttore e il suo editore. Secondo me Alejandro, con uno stile scarno ed essenziale che ricorda un po’ il Pedro Juan Gutierrez di Trilogia sporca dell’Avana e de Il re dell’Avana, riesce a dare un’immagine della Cuba di oggi.  La vita di una prostituta per turisti, una giovane jinetera, è il modo per lanciare accuse a una società dove la libertà di espressione e di movimento sono negate. Torreguitart utilizza la narrativa erotica per fare un discorso sociale, entra in prima persona nella narrazione come l’autore che fa visita alla prostituta, sua amica d’infanzia, e redige una sorta di romanzo verità. La jinetera si racconta ed entra nei particolari della sua vita quotidiana fatta di sesso a pagamento e avventure rocambolesche con la polizia che la violenta e il regime alle calcagna. Un libro che si legge rapidamente per come è scritto e per il taglio narrativo coinvolgente, in prima persona.”  

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Alejandro Torreguitart Ruiz (L’Avana, Cuba, 1979), scrittore cubano.

Studia(va?) Letteratura Spagnola all’Università de L’Avana. Scrive(va?) poesie e racconti per la (irreperibile) rivista accademica “El Barrio”. Suona(va?) negli “Esperanza”, un gruppo locale. Purtroppo non aveva (ha?) computer e nemmeno una macchina da scrivere: le traduzioni si basa(va?)no su manoscritti. Secondo il Miami Herald, da tempo è “establecido en Milán” (?).

Inedito in patria, esordisce in Italia con “Machi di carta” (2003). Escono quindi “La marina del mio passato” (2003), “Vita da jinetera” (2005), “Cuba particular” (2007). Inediti – per ora: “Bozzetti avaneri” e “Mr Hyde all’Avana”. Tutto tradotto (?) da Gordiano Lupi.

Alejandro Torreguitart Ruiz, “Vita da jinetera”, Il Foglio Letterario, Piombino 200
Traduzione (?) di Gordiano Lupi.  

Approfondimento in rete: La Tela Nera (Fabio Marangoni) / Kult (Marco Giorgini) / Rassegna Stampa / Lankelot.com (Andrea Consonni) / Mangialibri (David Frati) / Roberto Mistretta / Stefania Leo su Traspi

 

Gianfranco Franchi, Giugno 2007

ISBN/EAN: 
9788876060694

Commenti

Da leggere... "letteralmente"

Credo anch'io che sia un libro da leggere. Stampa Alternativa non lo volle, purtroppo. Adesso è uscito Cuba particular che forse è migliore, proprio per Stampa Alternativa. Confermo che Ciberio (Hulk) è un apocrifo, ma non Torreguitart che esiste ed è lui che inventa o racconta le storie cubane. Franchi è un ottimo lettore. Ci sono coincidenze con La marina che è opera prima e giovanile di Alejandro.

Gordiano

Ave Gordiano!
Ti ringrazio per l'apprezzamento. Spero di poter leggere Cuba Particular nelle prossime settimane, e mi auguro di poterlo annovare tra le migliori pubblicazioni uscite a firma TR.

Intanto, grazie a nome di tutti i cittadini democratici per quel che tu, la tua casa editrice e quanti hanno sostenuto questa causa avete fatto negli anni. Credo che quando Cuba sarà finalmente libera verrà il momento dell'omaggio del popolo dell'isola, quando saprà.

Siamo a un passo dai 30 articoli dedicati al tuo-vostro lavoro. Mi sembra che in Italia qualcosa del genere esista solo qui. Spero di vedere analisi simili in diverse altre testate, web o cartacee.

Devo solo ringraziarti.
Oggi mi ha fatto ridere la stampa quando ha parlato di Bush, del papa e di Castro... c'è chi ha detto che i ceti produttivi cubani si ribelleranno dopo la morte di Castro... i ceti produttivi cubani? ma certa gente dove vive? i ceti produttivi sono lo STATO!!!! E' un regime comunista!!!!

Gordiano

Hai sentito la prima domanda fatta dai giornalisti a Bush, durante la conferenza con Prodi? Hanno chiesto se aveva mangiato bene, e quale ristorante aveva preferito.
Il giornalismo italiano è questo qui, a certi livelli.

Letta la recensione: ribadisco che su Lankelot si stanno tentando strade nuove e il tuo lavoro, Franco, mi sembra ineccepibile sotto questo profilo. Puntuale la parte critica, molto ben articolata. Qui alle problematiche di paternità autoriale - d'altra parte già ampiamente trattate - aggiungi i richiami alle altre opere di A.T. e di G.L. in modo da rendere abbastanza chiaro che quanto meno il pensiero segue un unico, drammatico filo.
Ora un paio di domande a Gordiano Lupi: ma davvero per capire la situazione cubana c'è questa necessità di "prospettiva" erotica così esplicita? Cosa ne dovremmo dedurre esattamente?

"Torreguitart utilizza la narrativa erotica per fare un discorso sociale, entra in prima persona nella narrazione come l?autore che fa visita alla prostituta, sua amica d?infanzia, e redige una sorta di romanzo verità"

Seconda domanda: leggo che lo scorso numero di Limes (2/2007) dal titolo "CHÁVEZ-CASTRO L'ANTIAMERICA" è dedicato a Cuba.
L'hai potuto vedere? Che prospettiva offre del castrismo?

Grazie. A tutti e due :)

1) A Cuba l'erotismo è molto importante. Fa parte della vita in modo pieno e totalizzante. Bisogna aver vissuto Cuba per capirlo. la letteratura cubana contemporanea è in gran parte narrativa erotica. Va da sè che ogni autore ha un suo stile. Torreguitart ama l'erotismo come mezzo di trasmissione del pensiero.

2) Non ho letto Limes dedicato a Cuba. Ormai ne so abbastanza di Cuba da permettermi di non leggere Limes. Un titolo idiota come Chavez - Castro l'Antiamerica non invoglia ad acquistare la rivista. Ho una mia idea su Chavez e prefereisco leggere Montaner invece che i nostri giornalisti di sinistra che giustificano tutto quello che è contro gli Stati Uniti.

Gordiano

Caro Gordiano, temo tu debba portare pazienza con me. Conosco poco, davvero troppo poco, della realtà cubana e quando conosco poco e desidero informarmi mi piace farlo da fonti diverse.
Insomma, dopo la tua risposta sono andata a fare qualche ricerca su Internet. Pare che Limes di febbraio abbia dato fastidio a tanta gente, e pare che davvero non abbia reso un buon servizio di informazione.
Pensa che con quel numero di Limes se l'è presa tantissimo perfino Minà che scrive:
"Evidentemente per Limes su Cuba bisogna avere solo una lettura negativa perché se qualcuno segnala dati che smentiscono questo pregiudizio, è filocastrista."
Adesso comincio a essere curiosa...

Cuba è un non-luogo per i turisti occidentali in cerca di sesso. Dove non esiste vergogna o sfruttamento. "Ma no, è che le offri una cena e poi ci stanno, non è vera prostituzione", ho sentito varie volte questa frase. Ci sarebbe da discutere sulla dignità di una possibile professione di prostituta e l'abissale distanza che passa dallo schiavismo condotto dalla miseria e disperazione e costrizione in certi paesi. E' un tema fondamentale, penso, per il loro futuro. Io conosco di persona ragazzi che hanno visitato Cuba solo per del sesso facile. Non sono molto diversi da me, da noi. E ci si sente legittimati a non provare rimorsi o pudore. Anche da qui bisognerebbe partire.

Arpa, sottoscrivo (il sentito dire, l'aver conosciuto ragazzi che andavano a Cuba in cerca di facili avventure). Le cose che tu hai sentito dire per Cuba io le ho sentite per la Thailandia. Ma identiche. Forse però se sono gli stessi i turisti di quel tipo, non sono uguali le premesse, né la politica, né le condizioni economiche di questi due paesi così lontani e così... ricercati.
Conosco persone che in Thailandia si sono fermate a vivere, mentre non ho gli stessi dati per Cuba...

beh, riguardo al turismo sessuale, sembra che ogni paese abbia le proprie destinazioni preferite. ci sono anche le Filippine, ad esempio. riguardo Chavez, ha firmato un buon contratto con il Nicaragua, che da ottobre ha un presidente di sinistra, per fare una bella industria petrolifera a Leon, seconda città del paese, distruggendo una bella foresta di mangrovie. perché bisognerà dare del lavoro ai nica, dare delle strade, un'istruzione, e niente è meglio di una centrale per la lavorazione del grezzo, per un paese che dovrebbe puntare molto più sul turismo, date le sue bellezze...e vabbè.

Sarebbe lungo parlare di tutto questo. L'ho fatto in molti libri e non è facile condensare in poche battute il senso delle molte cose da dire. Mi fa un po' incavolare una frase come "paghi una cena e ci stanno", come mi fa inquietare la frase fatta del sesso facile a Cuba. Bisogna partire dal concetto di NECESSITA' e approfondire. Provate ad avere dei figli da mantenere e 5 dollari al mese di stipendio e poi ne riparliamo. Ai tempi di Roma città aperta c'era il sesso facile anche in Italia. Limes ha fatto inquietare Minà? Allora vuol dire che scriveva cose giuste. So che persino Liberazione ha cominciato a scrivere la verità su Cuba. In ogni caso per far inquietare Minà basta leggere Cuba come va letta, come una realtà dittatoriale dove il comunismo ha fallito in pieno. Anzi, come un posto dove il comunismo è morto con la fine di Che Guevara.

E' davvero inquietante la superficialità con la quale si affrontano i problemi di un popolo. "Paghi una cena e ci stanno", "il turismo sessuale", la Thailandia... No, non è questa la logica di Almeno il pane Fidel. No davvero. Franchi ha letto i miei libri e lo può testimoniare. Cuba è una nazione piena di cultura, dalla letteratura alla musica, e non si può ridurre al paghi una cena e ci stanno... Anche perchè - se proprio la si vuol dire tutta - molto spesso le cubane fanno fare la figura dei fessi ai ricchi turisti starnieri, nel senso che li prendono in giro e li spennano il più possibile... e fanno bene!

Gordiano

Sì, attenzione però che qui buttiamo giù dei pensieri-commenti a catena, non stiamo analizzando la situazione economico-politica dei Paesi. E' vero purtroppo che nella maggior parte delle persone c'è quest'idea, altrimenti non avremmo gli amici (beh, amici è una parola grossa) che sono andati là in cerca di quel passatempo lì. So benissimo che il discorso (anche riguardo alla Thailandia) è ben più complesso. Anche nella San Pietroburgo di 13 anni fa bastava "pagare" una cena. E rischiavi di lasciarci altro oltre il portafoglio, mi dicono fonti vicine.

La questione del paghi una cena e ci stanno non l'ho inventata io e non mi pare superficiale particolarmente. Nel senso che è un modo per ammutolire la coscienza. L'ho sentita varie volte da prime fonti ed è ovvio che serva per minimizzare un atto meschino col quale si è approfittati della situazione. Chi mai ha pensato che le cubane siano diverse da qualsiasi ragazza di qualsiasi altro posto? C'è la povertà, la mancanza di alternativa - spesso e volentieri -, la dittatura ecc. Il turismo sessuale è un fatto. Che non sia solo questo Cuba mi pare ovvio. Come ovvia mi pareva la denuncia, nel libro - ho letto solo la recensione -, tra le altre cose, anche di questa piaga. Io sono anche a favore di una prostituzione non ipocrita e non schiavista, come in Olanda per esempio, che è altra cosa da una verità che migliaia di documenti giornalistici, di ogni tipo e bandiera, hanno presentato come appunto schiavista per Cuba. Tutto qui. Dov'è la superficialità? In questa parte di verità? Chi ha detto che non ci sia altro da dire su Cuba?

"mi fa inquietare la frase fatta del sesso facile a Cuba"

Frase fatta? Dici che per questo non sia vera? Qualcuno ha tirato in ballo motivazioni immorali?

Stiamo parlando di una realtà che non conoscete ed è impossibile farvela capire scrivendo commenti brevi. Servirebbe tempo, spazio, calma e forse non basterebbe. A Cuba non c'è nessun mercato degli schiavi e le ragazze sono libere di accettare o non accettare proposte. Ripeto, di solito la figura del fesso la fa l'italiano medio e non la cubana tipo.

Gordiano

19. Ma stiamo giocando con le parole, scusa? "Mercato delle schiave" naturalmente in senso lato.

Poi non capisco alcuni tuoi passaggi, mi sembrano evidenti contraddizioni:

"Provate ad avere dei figli da mantenere e 5 dollari al mese di stipendio e poi ne riparliamo. Ai tempi di Roma città aperta c’era il sesso facile anche in Italia."

Quindi esiste una realtà che costringe alcune ragazze a prostituirsi. E poi dici il contrario. Insomma spiegati, non penso ci voglia per forza un intero libro per dare una minima definizione della situazione.

Quindi certe donne disperate a Cuba come in Thailandia "approfittano" delle voglie dei turisti per prostituirsi? Mi sembra un concetto vagamente privo di senso, e piuttosto risibile. Oppure sostieni che i turisti vengano provocati per rimanere a bocca asciutta? Fidati, non è sempre così. I resoconti sono tanti e non mi pare il caso di elencarli. E poi combaciano con gli stessi di turisti single maschi di tutt'Italia. Che poi ci ritornano perché soddisfatti ogni anno per decenni.
Tutti bugiardi? Tutti gabbati che si vergognano di ammetterlo ai compatrioti? Oppure vanno per il mare? Andiamo, su.

Poi certamente tu conosci Cuba infinitamente meglio di tutti noi. Ma non credo che ogni racconto, documentario, articolo sulla questione degli ultimi vent'anni sia inventato o campato del tutto in aria. Non ti sembra di esagerare visibilmente?

?Mi fa ridere Fidel quando dice che Cuba ai tempi di Batista era il bordello dei Caraibi. Adesso è diventata il bordello del mondo. Non è che ci sia stato quel gran miglioramento. Abbiamo soltanto allargato i confini??

E questa? E' un luogo comune?

"Il libro testimonia la durezza della censura, la corruzione delle polizia, la povertà del popolo e la costrizione alla prostituzione e al contrabbando pur di mantenersi in vita."

E questa? E' una lettura sbagliata del libro o della situazione cubana?

Interludio:
http://www.lankelot.eu/?p=1861
"Almeno il pane, Fidel"

14. Gordiano, scrivi:
"Mi fa un po? incavolare una frase come ?paghi una cena e ci stanno?, come mi fa inquietare la frase fatta del sesso facile a Cuba"

> Ma nessuno qui, tra loro, l'ha formulata. E' stata riportata come esempio, come frase ascoltata. Quindi dovresti inquietarti con certi turisti italiani, peraltro sempre molto ben descritti nei tuoi libri, a partire dalle memorie del protagonista di "Sangue tropicale", per capirci. E' un fenomeno innegabile. Ma nessuno sente di volerlo ripetere, da queste parti, come potrai immaginare.

15. Gordiano, scrivi: "Cuba è una nazione piena di cultura, dalla letteratura alla musica, e non si può ridurre al paghi una cena e ci stanno?"

> Naturalmente, e i tuoi libri lo testimoniano; ma anche in questo dubito che nessuno abbia scritto o voluto dire qualcosa di diverso. Se rileggi bene i commenti ti accorgi che sei fuori rotta...

Insomma, mi sembra che stiate tutti ripetendo lo stesso concetto; ossia che la povertà, storicamente, implica prostituzione e altro. Non ho capito di cosa stiate discutendo, sinceramente, scusatemi:) Non ho percepito nessuna provocazione da nessuna parte.

La provocazione semmai ve l'ho segnalata a monte di tutto questo, è quello il nodo.

... E cioè che se Gutierrez si fosse chiamato Brambilla o Mancini non avrebbe potuto essere adeguatamente letto in Italia. Forse nemmeno sarebbe stato pubblicato.

Sui drammi dei popoli è bene sensibilizzarci - chiudo così la questione - senza mai avere la pretesa di conoscerne l'essenza o le cause nella loro totalità. Del resto, l'esperienza suggerisce che nemmeno dei mali del nostro popolo conosciamo tutte le ragioni e i motivi. Tuttavia qualcosa sappiamo e possiamo evidenziare, responsabilità e sofferenze in primis. L'importante è non contentarsi di capire mai, ricordarsi che non sappiamo mai abbastanza. Ma sto scendendo nell'ovvio, mi fermo e torno sul piano letterario-editoriale:)

Ma sì, per quanto mi riguarda si può finire con questa digressione in commenti abbastanza strampalata e passare ai veri contenuti. Anche se il commento 15 mi lascia perplesso, continuo a non capirne la stizza e l'atteggiamento di difensiva rispetto a quelli sopra. Boh. Torniamo al libro.

Onestamente credo che Gordiano abbia frainteso, magari perché ha letto frettolosamente. Lo conosco come gran lettore e sono un po' spiazzato, sicuramente è andato a cercare tra le righe qualcosa che non c'era.
*
Arpa! Leggendo lo stupido e marxista Novecento di Ferroni sono sempre più convinto delle tue potenzialità di narratore e di critico. Tenevo a dirtelo. Lo pensavo anche prima ma questa rinfrescata mi ricorda quante cose buone possiamo e dobbiamo fare - puoi e devi. Alle spalle abbiamo un secolo culturalmente rozzo. Rosso.

(Caro Pala sei una delle mie massime speranze. Pubblicamente firmo e sottoscrivo e rifirmo in tempi non sospetti)

Ahhahaha, il solito folle reversibile. Io di mio ci metterò la pigrizia e non troppa straffottenza. Poi vediamo cosa decidono loro. Ferroni non lo conosco. Sono però rimasto totalmente affascinato dalla discreta mole di critica sulla poesia che ho letto recentemente. Critici giovani ed estremamente perforanti.
Io c'avevo pura una eccessiva teoria sulla critica e sull'avantesto che proverò a esprimere in un laboratorio universitario che sto frequentando. Critica = senso, Letteratura = significante. Oppure anche l'ibrido. Vediamo cosa verrà fuori. Io continuo ad amarla sta roba. E non sono solo, grazie.

Chiudo l'ot, poi magari ne riparliamo nel forum. Due sono i critici letterari contemporanei viventi che mi hanno, per ragioni diverse, sedotto: Arturo Mazzarella e Andrea Cortellessa.
Se incontri loro passi sta pronto a emozionarti.

Il commento 15 non era stizzito. Forse ci siamo soltanto fraintesi. Non ho mai detto che a Cuba non ci sia la prostituzione. Ho scritto e tradotto interi libri dove parlo di questo problema. Sono le motivazioni della prostituzione che mi interessano. Non il fatto che ci sia o che non ci sia. La prostituta cubana non ha niente a che vedere con la thailandese e a stretta logica neppur si può chiamare prostituta. Difficile farlo capire a chi non conosce Cuba ma è così.

Gordiano

per aver conosciuto uno che in Thailandia ci passa un certo numero di mesi all'anno, potrei dire che con quello che scrivi della prostituzione a Cuba ci sono notevoli affinità "di movente" (oltre che di metodi polizieschi)... nonostante in Thailandia non ci sia Fidel...