Torreguitart Ruiz Alejandro

Vita da jinetera

Autore: 
Torreguitart Ruiz Alejandro


"Lo sanno che non possiamo fare niente.
E si sono approfittati proprio di questo.
Lasciamo la casa di Vedado con un senso di amarezza e disgusto.
Non è sempre facile la vita da jinetera. Non è tutto rose e fiori come crede la gente. Capitano anche disavventure così all'Avana. C'è di tutto in questa città di frontiera. Purtroppo." (p. 59).

È quella frase "lo sanno che non possiamo fare niente" che mi resta impressa nei nervi mentre lavoro e discuto con Y. sul futuro non troppo lontano di Cuba, della disperazione di un popolo affamato, aprendo un confronto molesto fra Batista, il dittatore-bordello al servizio degli Stati Uniti e cacciato dalla Rivoluzione, e Fidel Castro, da cinquant'anni seduto sul trono di un sogno divenuto gabbia, della burocrazia fuorilegge targata leader maximo da affrontare per aprire un negozio che resterà sempre e comunque di sua proprietà, di quel "vecchio" che parla per ore sparandole sempre più grosse e che riceve il Papa in un funesto abbraccio religioso; del folle embargo assassino, della sinistra europea restia nell'accusare e condannare la dittatura, di un futuro incerto che farà piombare l'isola in una cronica instabilità o più probabilmente la trasformerà definitivamente in un paradiso hollywoodiano da villaggio turistico, con L'Avana (patrimonio dell'Unesco) che verrà ristrutturata per rendela del tutto simile alle altre metropoli, asciutte e gelide, con un governo falsamente democratico in mano ai nuovi aristocratici, gerarchi riciclatisi in gentleman dalle buone maniere, con il popolo invariabilmente confinato in un angolo.

Sogni e riflessioni paranoiche che vengono acuiti dalla lettura di "Vita da Jinetera" di Alejandro Torreguitart (Il Foglio, 2005), pubblicato grazia all'intervento di Gordiano Lupi, a due anni di distanza da "Machi di carta" (Stampa Alternativa, 2003), che tanti apprezzamenti aveva ricevuto.

"Vita da Jinetera" è un romanzo-intervista-autobiografia-sfogo di passione che l'autore sputa sulla pagina bianca con un linguaggio crudo, passionale, cinico, musicale come l'accompagnamento ad un ballo senza freni, senza inutili pudori o romanticismo da quattro soldi perché non servono a nulla quando le tue orecchie, i tuoi occhi, la tua penna diventano i passi sensuali di avvicinamento alla jinetera, la prostituta venticinquenne Juliana, con un figlio a carico, Daglis, e una famiglia allargata da mantenere. Alejandro Torreguitart dà sfogo al racconto di una vita vissuta, quella di Juliana, a testa alta, attraverso il proprio corpo, strumento di lavoro a 50, 100 dollari a scopata, ma anche dono di grazia, illuminazione divina arroventata su coperte madide di sudore, con il piacere che esplode in ripetuti orgasmi,di passeggiate sul Male?on alla ricerca di clienti, canadesi, italiani che si chimano Gianni, Paolo, col portafoglio gonfio che non si fanno problemi a pagare per poterti gettare su un letto strappandoti i vestiti, che ti vogliono sposare (e quante amiche di Juliana sono scappate in Europa, coprendosi occhi e cuore), ti scopano, violentano, derubano, sodomizzano, con frasi che ti entrano in testa come accelerazioni e schianti paurosi contro un albero (da ricordare l'episodio disturbante ma mai gratuito del sesso praticato coi pastori tedeschi). Juliana sogna un futuro migliore per il figlio, la tranquillità pacifica di una casa, una famiglia, ma che non può fare a meno dell'amica Maria affamata di corpi giovani da rapire, da sverginare, di Maicol, l'amico omosessuale, divino nella danza, delle secrezioni che producono la strada, la musica, il carnevale, gli incontri casuali, e tutto questo Juliana lo racconta ad Alejandro, l'amico fidato che non la giudica ma la dipinge di una bellezza irresistibile,sporca, libera e che restituisce il favore con sogni, avventure rocambolesche con ragazze malate di Aids.

Vita da jinetera è un romanzo su una donna nel sogno spezzato cubano, dove la miseria è sovrana, le case cadono a pezzi, gli scrittori sono censurati (i libri dell'amato Pedro Juan Gutierrez sono introvabili in lingua cubana), dove la polizia è strumento di repressione e violenza sessista.  

è un romanzo su una donna nel sogno spezzato cubano, dove la miseria è sovrana, le case cadono a pezzi, gli scrittori sono censurati (i libri dell'amato sono introvabili in lingua cubana), dove la polizia è strumento di repressione e violenza sessista.  

"Arriviamo a casa stanche, sporche, senza scarpe, con i vestiti stracciati e un dolore acuto che ci opprime. Soltanto una donna che l'ha provato sa cosa vuol dire. È inutile provare a raccontarlo. Sono cose di ordinaria violenza qui all'Avana. Il Granma non ne parlerebbe mai e la polizia fingerebbe per un po' di cercare un colpevole. A Cuba certi fatti non accadono. L'Avana è la capitale dell'America Latina con meno episodi di violenza contro le persone. Anche perché molti non li denuncia nessuno. " (p. 71)

Alejandro Torreguitart non ritrae il braccio dopo aver lanciato il sasso, ama alla follia il proprio paese e piange di disperazione nel vederlo morire, e da narratore raffinato, affonda quel colpo con il bombo, la lotteria, permessa dalla legge, che estrae a sorte il nome del fortunato che potrà lasciare l'isola verso Miami, il paradiso artificiale a distanza di carretta del mare, creando un finale struggente, sorretto da una scrittura prosciugata, schietta, che scende nello stomaco come quel sorso bevuto in compagnia per festeggiare la partenza di chi va verso il rimpianto. 


"La colpa non ce l'ha nessuno. È la vita che cambia. È accaduto tutto così all'improvviso. Dove c'erano soltanto russi e cubani adesso ci sono turisti di tutte le razze. Dicono che sia il progresso, il mondo che cambia. Io so soltanto che prima non si moriva di fame." (p. 66).

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Alejandro Torreguitat (L'Avana, 1979), narratore cubano.

(L'Avana, 1979), narratore cubano.

Alejandro Torreguitart, Vita da Jinetera, Edizioni Il Foglio, Piombino, 2005.
Traduzione di Gordiano Lupi. . Illustrazioni di Oscar Celestini.

Prima edizione: Non è stato - ovviamente - pubblicato a Cuba.

Bibliografia consigliata:

Alejandro Torreguitart, "Machi di carta" (Stampa Alternativa, 2003)

Alejandro Torreguitart, "La marina del mio passato" (Nonsoloparole, 2004)

Alejandro Torreguitart, "Adios Fidel - All'Avana senza un cazzo da fare", in un primo tempo edita da Il Foglio, quindi acquisita da A.Car Edizioni di Milano (2008).

Alejandro Torreguitat, "Il mio nome è Che Guevara" (Edizioni Il Foglio, 2008). Resta inedito il romanzo fantapolitico Mister Hyde all'Avana e molti racconti. I suoi libri sono tradotti in Italia da Gordiano Lupi.

Approfondimento in rete: www.ilfoglioletterario.it e www.infol.it/lupi

Recensione apparsa nell'ottobre 2005 e ora riveduta e corretta

ISBN/EAN: 
9788876060694

Commenti

si riapre la questione Torreguitart Ruiz;)

Gran bel libro.Quando uscì lo recinsii per il Secolo.

Un romanzo-denuncia di Aleyandro Torreguitart Ruiz, uno scrittore di appena ventisei anni
Viaggio al centro dell?inferno cubano
Le tristi condizioni di vita nel regime di Castro attraverso l?esistenza di una prostituta

Come si vive a Cuba? Naturalmente male perché al governo c?è ancora uno degli ultimi tiranni comunisti ,Fidel Castro. Nell?isola caraibica continuano ad essere violati i diritti umani. La limitazione della libertà di espressione,di associazione e di riunione è totale. Per finire nelle lugubri carceri cubane basta essere innocentemente in disaccordo con le autorità. Venerdì scorso sono stati arrestati ventidue oppositori al regime che manifestavano davanti all?ambasciata francese all?Avana.
La maggior parte dei dissidenti arrestati negli ultimi anni è stata condannata a lunghi periodi di carcere. La legge 88 stabilisce dure pene detentive per chi è giudicato colpevole di sostenere le politiche statunitensi su Cuba con l?obiettivo di ?pregiudicare l?ordine interno, destabilizzare il paese e distruggere lo Stato Socialista l?indipendenza di Cuba?. Secondo dati di Amnesty International aggiornati al marzo 2005,sono 71 i prigionieri di coscienza in carcere per aver espresso in modo pacifico le proprie idee e convinzioni.
Nelle carceri cubane finiscono anche scrittori, poeti e filosofi che denunciano la repressione della libera circolazione delle idee. Intorno a loro la polizia di Castro ha stretto un assedio terribile ,repressivo e violento. Per fortuna qualche scritto riesce a trapelare e a raggiungere l?Occidente.
Alejandro Torreguitart Ruiz ,scrittore nato a L?Avana nel 1979, ha vita difficile a Cuba per via dei suoi romanzi, severamente vietati dal regime di Castro. In Italia, grazie all? interesse di Gordiano Lupi che lo traduce e lo rappresenta, è possibile leggere i suoi libri denuncia. E? appena stato pubblicato Vita di jinetera(Edizioni il Foglio, Via Boccioni 28, Piombino, www.ilfoglioletterario.it , pp.150 , euro 10). Il giovane scrittore cubano racconta le difficili condizioni di vita cubana attraverso la squallida esistenza di una prostituta. E? un romanzo dalle tinte forti, di vibrante denuncia in cui l?autore, profondamente innamorato della sua splendida isola, accusa apertamente il tiranno e chiede la fine di quell?incubo liberticida che dura ormai da lunghi anni.
Ruiz racconta la vita notturna di una delle tante donne cubane che per guadagnarsi da vivere è costretta a prostituirsi, girovagando per il Malecón con il rischio di cadere nella rete delle >.
Ruiz racconta ,in maniera realistica, la vita impossibile a cui sono costretti i cubani. Grazie ad una scrittura-verità l?autore, sena alcuna inibizione ,entra nei fatti cubani visti attraverso gli occhi di una prostituta che cerca un modo per sopravvivere e si accorge che Fidel ama sadicamente fare la guerra alle sue creature.
Questo romanzo offre uno spaccato della vita sociale a Cuba, meravigliosa isola violentata dalla presenza tirannica del regime di Fidel Castro.
Tra le righe il libro di Ruiz, che ci auguriamo venga letto per la sua realistiche fonti di documentazione, richiama fortemente l?attenzione anche sulle attuali condizioni del dissenso cubano. Sono state presentate ad Amnesty denunce relative ad almeno quattro casi di maltrattamenti nei confronti di chi aveva denunciato le proprie condizioni di prigionia, lo scarso accesso alle cure mediche e le limitazioni ai contatti col mondo esterno.
Nella preziosa appendice al suo bel libro, l?autore racconta di Juan Carlos Herrera Acosta, che sta scontando una condanna a 20 anni nella prigione di Kilo 8, picchiato il 13 ottobre 2004 da un gruppo di guardie. Ha iniziato uno sciopero della fame.
Norman Hernandez Gonzales è stato tenuto in cella di punizione per quattro mesi per aver portato avanti uno sciopero della fame .Nel corso del 2004, racconta ancora Ruiz, almeno nove prigionieri sarebbero stati tenuti in cella di punizione per periodi di quattro mesi. Queste celle sono assai piccole(due metri per uno) e sono prive di suppellettili e luce naturale. I prigionieri non ricevono cure mediche o acqua potabile ed è vietato loro uscire dalle celle, ricevere visite o fare esercizio fisico; talvolta non possono lavare i vestiti o avere lenzuola pulite.
Le condizioni di vita a cui sono sottoposti i prigionieri cubani costituiscono un trattamento crudele, inumano e degradante.
Il libro del giovane scrittore cubano arriva come un messaggio nella bottiglia. Il suo autore è un naufrago desideroso di libertà che vuole fare conoscere al mondo libero come è difficile la vita nel paradiso caraibico di Cuba.
Il messaggio certamente è arrivato,e non è un caso che questo libro, severamente proibito da Castro, sia stato pubblicato nel nostro Paese, dove esiste ancora una sinistra radicale che rimane insensibile a testimonianze tragiche come quelle raccontate nel libro denuncia di Ruiz.
Le anime belle di quella sinistra pacifista continuano a predicare bene e a razzolare male, mentre a Cuba Fidel Castro continua a seminare terrore, violando le libertà e diritti fondamentali. Sotto gli occhi poco attenti della comunità internazionale, che alcune volte sembra sull?argomento non essere effettivamente presente.
Nicola Vacca

eccola

"Sembra sull'argomento non essere effettivamente presente".
è proprio così.

"Chi ha letto le pagine precedentemente dedicate all?opera omnia di Gordiano Lupi, scrittore tosco-cubano, controrivoluzionario, sa che dubito nella maniera più assoluta dell?esistenza ?reale? di Torreguitart Ruiz. Credo sia non uno pseudonimo di un cubano: credo sia un eteronimo di Lupi, e sono convinto che in ogni caso le informazioni biografiche e le relative interpretazioni della stampa quotidiana, periodica e web italiana siano false e mendaci. Perché fondate su un?identità autoriale inesistente. Certo, ciò è avvenuto per finalità giuste e condivisibili, come si sarà inteso: ma scendendo di tono, passando dalle ragioni politiche a quelle letterarie, mio compito è assicurare adeguata contro-informazione.

Sulla base di quanto ho affermato nelle precedenti trattazioni delle opere di ?Torreguitart Ruiz? (cfr.: ?Machi di carta? e ?La marina del mio passato?), devo considerare i suoi libri come apocrifi lupiani, esattamente come quello pubblicato a firma Ciberio. A testimonianza di una creatività magmatica e di un eclettismo incredibile, di un?intelligenza letteraria che la Nazione stenta ancora a riconoscere come dovrebbe. A testimonianza d?una coerenza ? la denuncia umanissima delle condizioni dei cittadini di Cuba ? che attraversa un?ampia parte della produzione di Lupi. E di una riconoscibilità stilistica, tematica e strutturale, con chiarissimo gioco di rimandi interni e autocitazioni, che chi ha letto ogni libro dell?autore non fatica seriamente a evidenziare."

non sapevo di queste cose, mi documenterò meglio.

ma non so se mi possa piacere questo assumere una personalità altrui, spacciandola per vera.

E' rimasto un gran dubbio:).
Meglio così. Ciascuno, in coscienza, decide.

Dà un'occhiata ai miei studi su Torreguitart e Lupi, a partire da Machi:
http://www.lankelot.eu/?p=1957

e La Marina del mio passato:
http://www.lankelot.eu/?p=1960

quindi, al link che ci passava il buon mago:
http://www.lankelot.eu/index.php/2007/06/09/torreguitart-ruiz-alejandro-...