Torreguitart Ruiz Alejandro

Machi di carta

Autore: 
Torreguitart Ruiz Alejandro

A Cuba - nelle scuole - leggono “La fattoria degli animali” di George Orwell. Non so con quali risultati e quali prevedibili interpolazioni, considerando che si tratta della più feroce satira del comunismo della storia della Letteratura e che il loro regime non è nuovo alla censura e all’ostracismo nei confronti dei ribelli: stando a quando scrive il misterioso Alejandro Torreguitart Ruiz, narratore cubano classe 1979, è così (p. 22). Io – con tutta la fiducia che posso portare al prodigioso Ministero della Cultura locale, democratico come pochi – credo invece che non sia possibile e proprio questo passo mi ha fatto dubitare che l’autore sia un cubano. Alejandro Torreguitart Ruiz. C’è qualcosa che non quadra…

Le notizie biografiche relative a Torreguitart sono poche, vaghe e non di rado in almeno discreta contraddizione. Sappiamo – dai primi tre libri – che è uno studente di Letteratura Spagnola dell’Università de L’Avana. È del 1979, potrebbe – dovrebbe – aver ormai terminato. Secondo il Miami Herald, tuttavia, da anni è “establecido en Milán”. Leggiamo che scrive su una rivista accademica, “El Barrio”, che risulta irreperibile: ma potrebbe non avere nessun riferimento on line. Sappiamo – dai libri di Lupi: cfr. “Un’isola a passo di Son” – che suona in una sconosciuta band locale, “Esperanza”. Scrive (ha scritto) molto: il nuovo romanzo breve, il quarto, “Cuba particular” è in uscita nel 2007 per Stampa Alternativa.

Considerando che il giovane non ha computer e macchina da scrivere, e che da due anni Lupi non può andare a Cuba per via di problemi politici col castrismo, dobbiamo quindi credere che Lupi ha archiviato fino al 2005 parecchi scritti del giovane, o che la spedizione dei manoscritti avviene per complesse e meno ortodosse vie. In compenso, a fronte dell’abbondanza dei testi, non abbiamo sue fotografie. Sempre nei libri di Lupi leggiamo che quando la redazione di un quotidiano gliene domanda una risponde che a Cuba non hanno macchine fotografiche, perché costano troppo – se non ricordo male. La questione è complessa, come si vede, e non poco misteriosa. La scelta potrebbe salvaguardare la riconoscibilità del giovane; ma allora il nome dell’autore è falso, per ovvie ragioni. A voler invece stabilire corrispondenze e coincidenze con la narrativa di Lupi, e in generale con la sua produzione, le simmetrie non sono poche. Cominciamo ad evidenziarle.

Topos primo: la fuga d’amore. Il protagonista di questo romanzo breve sbarca in Italia, per amore, grazie a una scappatoia burocratica: la soluzione della sua difficile vita habanera è quindi quella della fuga, più o meno fortunosa, che nei romanzi di Lupi abbiamo già incontrato, ad esempio, in: “Il ragazzo del Cobre” (ne “L’età d’oro”: direzione Italia); “Nella coda del caimano” (ne “Nero tropicale”: direzione USA) e con esito negativo in “Il giustiziere del Malecón” e troveremo in Torreguitart Ruiz anche ne “Vita da jinetera” (direzione Italia).
Topos secondo: libeccio e gabbiani, protagonisti della nostalgia cubana di Maicol, che nelle prime pagine di questo romanzo ci racconta la sua vita a Livorno (che somiglia molto a certe strade di Cuba…) sembrano provenire dritti dritti dall’opera prima di Lupi: “Lettere da lontano” (cfr. “Storia di Marco e di un gabbiano”; l’amore per i gabbiani si respirava anche in “L’età d’oro”). Se Torreguitart non è mai stato in Italia inventa con le parole di Lupi…
Topos terzo: le prime scene di iniziazione sessuale di Maicol non ricordano soltanto l’idolatria lupiana nei confronti del cinema adolescenziale di Gloria Guida, ma mostrano analogie a mio avviso chiare (questi professori col vizio dei ragazzi e delle ragazze…) con “La pornoscuola”, recentemente apparso in “Sex Condicio”.

Ma torniamo alle contraddizioni. Nelle prime battute, Maicol sa già che il suo libro uscirà in Italia, pensa che qui non ci stupiremo della sua omosessualità dichiarata; in Italia vive da diverso tempo e sa bene che da queste parti non esiste il mito del machismo. In “Vita da jinetera” cadrà il discorso delle “confessioni di un omosessuale” perché sarà Torreguitart a raccontarci che Maicol sì esiste ma non è mai andato in Italia, figuriamoci a Livorno; piuttosto ci conferma di trovarsi a L’Havana. L’espediente varrà a raccontare la stessa storia, soltanto in chiave eterosessuale (ne parleremo per tempo) e con migliore resa stilistica.
Maicol non è una jinetera, ma da come viene descritto nel libro fa una vita da jinetera; amori, violenze, mantenimento da parte di cubani più abbienti, avventure con stranieri… diciamo che la distanza prima tra “Machi di carta” e “Vita da Jinetera” è la confezione: omosessuale o etero. Il libro, ribadisco, è sostanzialmente lo stesso. Ma non divaghiamo, come direbbe Lupi (e scrive Torreguitart, tradotto, a p. 108).

Se l’intento di questa pubblicazione era raccontare Cuba non solo dalla parte dei cubani, ma a firma d’un cubano – perché così risulta inevitabilmente più credibile – Lupi ha fatto bene a inventare uno pseudonimo. Non solo ripetendo la lezione dei registi più amati (quanti pseudonimi, da Deodato e D’Amato in avanti…), ma dimostrando ai contemporanei quanto sia stupida la xenofilia a tutti i livelli. Un cognome straniero è garanzia di qualità e credibilità: se è un nostro concittadino a raccontare i drammi d’un’altra nazione, in narrativa, l’appeal è inevitabilmente minore. E così, con un bel cognome che finisce in –z, la perplessità nei confronti del narratore italiano si dissolve in un attimo…

Se invece Torreguitart Ruiz davvero esiste, e non solo lo vedremo in foto ma presto sapremo se e dove vive e come scrive e quanto e cosa rischia, stando a Milano o a L’Havana, raccontando la prostituzione coatta di parte del suo popolo, sarà interessante appurare quante e quali sono state le influenze reciproche tra lui e Lupi. Perché, in questo caso, c’è una simbiosi – temi, topoi, tecniche di denuncia – tra due autori; e il fenomeno è parecchio interessante e non nuovo. Andrebbe approfondito.
Diventerebbe eccezionalmente interessante, ad esempio, domandarsi cosa significa quel “vero comunista” con cui Lupi appella il giovane cubano, nell’introduzione. “Vero” perché contrario al consumo a ogni costo: non vive per avere. E in ogni caso, sotto Castro, non potrebbe essere altrimenti. “Comunista,” considerando l’acquisita e ribadita fama di democratico di Lupi, diventa una categoria complessa da analizzare. Insomma: una dialettica tra i due, a questo punto, andrebbe esaminata e scandagliata a dovere.

La morale della favola di questo libro sarebbe questa: Castro proibisce la pornografia a sfondo di denuncia, come in questo caso, trattando questo libro come “impubblicabile”, ma avalla la lettura (nelle scuole!) de “La fattoria degli animali”. Qualcosa non torna. A ciascuno la libertà d’interpretare, a Lupi quella di sgretolare queste mie congetture.

Adesso ancora qualche parola a proposito del libro. Provo a trattarlo come una semplice opera prima d’un autore di lingua spagnola, dimenticando tutte le mie perplessità. È un’opera prima giocata sul filo della pornografia e della denuncia della condizione dei cittadini; una sorta di romanzo di formazione tutto fondato sul sesso, con una coloritura politica che riesce appena a risollevarlo oltre il livello dell’analogo diario in tutte le posizioni e con tutte le varianti di Melissa Panarello, pessima pubblicazione pseudo-diaristica datata sempre 2003. Stilisticamente il tratto peculiare è un periodare breve, singultico e compassato, sulla falsariga di Hemingway (cfr. secondo libro di Torreguitart, “La marina del mio passato”, più che debitore de “Il vecchio e il mare”), meno probabilmente di Carver. Diciamo che è un pornohemingway.

È un libro prevedibile, una volta entrati nel meccanismo: i capitoli sembrano strisce d’un fumetto, dialoghi secchi e descrizioni minuziose di orgasmi, fellatio, violenze, cunnilingus imposti, sodomia, orge e via dicendo. Il giovane Maicol (“Michael” spagnolizzato) è un mulatto 23enne che balla bene e viene da un contesto famigliare difficile; la madre – al secondo matrimonio – è debole e buona, il padre ubriacone, machista e violento. In Italia è arrivato grazie al matrimonio con un’amica lesbica del suo fidanzato: vive a Livorno, nostalgico, pensando che in qualche modo la città somiglia alla sua terra.

A Cuba – rifiutate boxe e baseball – l’infanzia è passata a giocare con le bambole e a eccitarsi sotto le docce, guardando gli amici. Presto cominciano le violenze: cinghiate quando capiscono che è dell’altra sponda, travestito da donna a una festa in maschera. Inutili i tentativi di andare con una donna (approccio in sala, al cinema); lui con le donne commenta le novele, che sappiamo popolari a Cuba grazie ai libri di Lupi. Ecco quindi fellatio a gruppi di dieci persone (e quanto gli piace), storia col Professore di Educazione Fisica e di Tecnica (dalle fellatio alle penetrazioni col compensato); violenze subite nei locali, da un amico, travestimenti da donna per rimorchiare prima, inventata verginità per ispirare protezione, tanto sesso in cambio di soldi o di qualcosa da mangiare, orge e via discorrendo. Maicol entra in una compagnia di ballo, chiaramente viziosa e libertina, e via con festini a base di sesso e droga – con tanto di viaggio in Europa e sesso in aereo, come “Emmanuelle” – interludi di menage a trois con coppia svedese, avventura con uomo sposato e infine – purtroppo – il drammatico sigillo della prima morte di AIDS di un amico.

Prima d’incontrare Luca, dell’Italia conosceva Roma, Firenze e Pisa. Milano di nome. Da un anno vive a Livorno, si trova bene e insegna a ballare salsa e merengue (dominicana ma comunque cubana per noi italiani). Ha messo la testa a posto, ha perso Cuba ma ha trovato l’amore e la democrazia.  

Poco davvero per poter gridare al caso letterario, a questo punto. A meno che – questa è la mia posizione – non sia un libro di un eclettico, vulcanico e fertile scrittore italiano, che con questo pseudonimo è riuscito finalmente a pubblicare a buon livello narrativa ambientata a Cuba, conquistando anche le attenzioni – tra gli altri – de “L’Espresso”. La mia lettura è questa qui. Mi interessa Lupi e la sua dedizione a Cuba, lui leggo e apprezzo, riconoscendo coerenza e linearità negli anni, pure nel non ordinario eclettismo; trovo invece che il giovane Torreguitart non valga Gutierrez, nemmeno come imitatore (e del resto… in patria nessuno poteva leggerlo, sbaglio?).

Punto.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Alejandro Torreguitart Ruiz (L’Avana, Cuba, 1979), scrittore cubano.

Studia(va?) Letteratura Spagnola all’Università de L’Avana. Scrive(va?) poesie e racconti per la (irreperibile) rivista accademica “El Barrio”. Suona(va?) negli “Esperanza”, un gruppo locale. Purtroppo non aveva (ha?) computer e nemmeno una macchina da scrivere: le traduzioni si basa(va?)no su manoscritti. Secondo il Miami Herald, da tempo è “establecido en Milán” (?).

Inedito in patria, esordisce in Italia con “Machi di carta” (2003). Escono quindi “La marina del mio passato” (2004), “Vita da jinetera” (2005), “Cuba particular” (2007). Inediti – per ora: “Bozzetti avaneri” e “Mr Hyde all’Avana”. Tutto tradotto da Gordiano Lupi.

Alejandro Torreguitart Ruiz, “Machi di carta – confessioni di un omosessuale cubano”, Stampa Alternativa, Roma 2003. Traduzione (?) e Prefazione di Gordiano Lupi.

Approfondimento in rete: Daniela Bandini su Carmilla / David Frati su Lettera /  Rassegna Stampa

Gianfranco Franchi, Giugno 2007

ISBN/EAN: 
9788872267349

Commenti

Ecco qui. Opera prima, o?

Opera prima no, perchè "La marina del mio passato" è precedente. Opera che è piaciuta molto a Mario Fortunato dell'Espresso. Credo che nel mio sito internet www.infol.it/lupi ci sia ancora la sua recensione che definiva il libro "uno splendido romanzo di formazione". Non è un romanzo autobografico, in ogni caso, ma un lavoro costruito a tavolino lavorando su storie vere. Per il resto lascio ai lettori ogni possibile interpretazione e dico solo che a Cuba non si legge La fattoria degli animali a scuola, ma è possibile trovare il testo nelle biblioteche indipendenti. Può essere che l'autore abbia voluto fare della letteratura...

Gordiano

Che chicca!

Ave! Ma è uscito prima "Machi di carta" de "La marina", giusto?
Ricordo la recensione di Fortunato, sull'Espresso. E' interessante pensare alla questione Gutierrez, in generale. Come sarà riuscito a leggerlo?

(E scopriamo che Franchi la sera guarda Emmanuelle e ne fa cultura; film citato da Houellebecq se memoria non tentenna).

E reinventato da D'Amato, Lupi insegna:).

D'Amato mi é ignoto.

http://www.lankelot.eu/?p=1827

tutto in quella pagina, per cominciare a informarti.
Uscì anche una bella recensione su Pulp, tempo fa, a proposito di quel libro.

ecco la rassegna stampa italiana
 http://www.infol.it/lupi/recensione.machi.htm

date un'occhiata e pensateci su. Guardate bene i nomi delle testate e fatevi qualche domanda.
La prima... ma i recensori e i critici dei quotidiani e dei periodici "mainstream" sanno leggere?

E hai notato? Faletti prima di Tolkien. senza nulla voler togliere a Faletti, mi viene da dire che.

eh.

"Classifica combattuta tra impegno ed evasione"?!?! 'tacci...

cmq parlavo degli articoli, non della classifica della libreria di Piombino:).

Si scherza! L'articolo più importante della tua vita me lo voglio leggere con calma e lucidità.

:)

Ci tengo proprio tanto. C'è la fotografia della cultura italiana, in questa storia. Dell'editoria nostrana e dello snobismo dei lettori. Poi per carità, posso sbagliarmi eh? Ma se non mi sbaglio, c'è parecchia gente che dovrebbe rivedere tutti i suoi giudizi sulla tecnica di Lupi. E domandarsi perché se ti chiami Bonanni non va bene e non attiri, mentre come Goodyear è tutto più fico e appetibile:).

A voi:)

Ho letto. Ti dico: c'è di che aver paura, anche perchè di Goodyear l'editoria italiana ne è piena.

La recensione su Pulp l'ho letta!!! Dovrei avercela da qualche parte... Vedo se riesco a postarla.

vai:)

"A meno che ? questa è la mia posizione ? non sia un libro di un eclettico, vulcanico e fertile scrittore italiano, che con questo pseudonimo è riuscito finalmente a pubblicare a buon livello narrativa ambientata a Cuba, conquistando anche le attenzioni ? tra gli altri ? de ?L?Espresso?. La mia lettura è questa qui."

Semplicemente di un'astuzia eccezionale. Sia l'operazione che la tua interpretazione ;) Complimenti a entrambi.

Mi sembrate tutti un po' troppo tranquilli. Dall'intervento di Franchi mi sembra di capire che Torreguitart Ruiz potrebbe essere Lupi... Questo sarebbe piuttosto grave, soprattutto perché Lupi ha scritto libri (che ho apprezzato anche molto) sui meccanismi sporchi dell'editoria... Se non sbaglio poi i libri di Ruiz erano stati presentati con questo alone anti-castrista, come delle testimonianze che dimostravano l'atteggiamento della dittatura... Voglio dire: se Ruiz è Lupi e Lupi dopo un po' lo ammette mi sembra una figata. Avrebbe dimostrato certi meccanismi dell'editoria applicandoli e dicendo: "Avete visto come funziona? Scrivo un libro facendo finta che sono cubano e tutti ne scrivono...". Ma se Lupi non lo fa mi sembra una paraculata, mi fa cambiare completamente la mia opinione sui suoi scritti. Sempre, ovviamente, che l'ipotesi del Franchi non sia una minchiata.

Ave Actarus! Benvenuto su Lankelot.eu. Interessante e molto la tua posizione. Io aspetto gli interventi degli altri, a questo punto, prima di tornare a commentare  - intanto ti comunico tutta la mia gioia per la tua iscrizione, era ora vecio. Un abbraccio

(danke Drago)

Emmanuelle è il film originale tratto dal romanzo. Emanuelle nera (con una emme sola)è il ciclo apocrifo di Joe D'Amato con Laura Gemser. Questo per chiarire. La marina dle mio passato è stato scritto prima, ma pubblicato dopo. Alejandro Torreguitart è uno scrittore cubano e io lo traduco. Il solo trait d'union è mia moglie che è sua cugina.

Lupi

21. Sì, al .6 avevo segnalato la "reinvenzione" di D'Amato e il tuo libro: "E reinventato da D’Amato, Lupi insegna" - segnalando appunto che l'esperto eri tu e che avevo tratto quell'elemento della mia interpretazione da una tua monografia cinematografica.

Quanto al resto, ribadisco che trovo bello che ciascuno si faccia un'idea serenamente, ragionando con calma e leggendo per bene.

Per far capire a tutti il contenuto di questi ultimi due commenti:
Michele-Thomas segnalava questo passo della recensione, riferito alla trama del libro: "con tanto di viaggio in Europa e sesso in aereo, come ?Emmanuelle? > e commentava al .5 che s'era scoperto che guardavo Emmanuelle. Nella risposta, l'avevo rinviato al libro di Lupi su Joe D'Amato.

Quanto a quel che diceva il gran Morici:
ho scelto di pubblicare l'articolo in considerazione delle battaglie per la libertà e la trasparenza che Lupi e Baraghini hanno animato in questi anni, convinto fosse opportuno rispondere con intelligenza e trasparenza ai loro insegnamenti. Penso a "Quasi quasi", a "Nemici miei", al libro della Bendia (Bendia e Baraghini, in questo caso).

Credo peraltro che se quella che ritengo sia la verità emergesse Lupi ne verrebbe fuori di lusso, e finalmente vedrebbe tributati i riconoscimenti che merita. In primis da quella stampa che non ha salutato con favore la sua narrativa. Mi sembrerebbe uno schiaffo morale senza precedenti, in Letteratura Italiana.

Nel caso Leroy si giocava. Qui c'è di mezzo la democrazia, la libertà d'espressione, l'identità, il comunismo, la demistificazione della realtà, la credibilità di chi attacca il sistema. Da antico studioso delle epifanie della menzogna in Letteratura, mi si accendono parecchie spie. Le ho evidenziate. Se avessi vagamente sospettato di mettere a repentaglio la sorte del nostro pornografo ribelle Ruiz, non mi sarei mai schierato.

Apprezzo come credo nessuno in Italia la verve e la creatività di Lupi, e pubblico l'articolo qui, dove niente ha il sapore dei soldi e dell'interesse. Sono un suo autore e me la rischio personalmente, come si sarà inteso. Se mi espongo è perché, razionalmente, so di aver proposto argomentazioni invincibili. Poi, che dire. Le favole mi piacciono:). Quindi omaggio il mio coetaneo cubano e spero di sentirlo suonare dal vivo. La letteratura è l'unica menzogna cosciente d'esser menzogna.

Ave, valete. E leggete:). Leggete bene, tutto, sempre. Leggete... se no fate la figura dei giornalisti dei quotidiani e dei periodici.

Torreguitart però non è un pornografo. Diciamo che usa il seso per raccontare la realtà. Pornografia è usare il sesso solo per eccitare. Non altro. Torreguitart racconta Cuba come la vede, come è, come si modifica. E chi conosce Cuba sa quanto sia importante il sesso. Gutierrez si legge a Cuba. Di nascosto ma si legge. Arrivano i suoi libri dalla Spagna.

Gordiano

(ottima integrazione;) )

Speriamo che tutto questo serva a sensibilizzare lettori e cittadini sul reale dramma di Cuba. Tutta la tua produzione narrativa e quella saggistica dedicata hanno questo ruolo meritorio. Torreguitart è un ripetitore potente. Ma tu mi hai insegnato tutto quel che so di Cuba, e so che è la direzione giusta. Hai scritto qualcosa che prima non esisteva. Da letterato di formazione, ti assicuro che è un merito importante. E l'hai fatto con uno stile - il tuo - che chi davvero ti legge sa dove e quando riconoscere. Ciò detto, vi lascio la parola:).

Dania Chaviano sul Corriere Magazine ha ribadito le stesse cose che io dico da anni ed è cubana. Lei è stata pubblicata da Mondadori. Ho comprato il suo libro. Non posso dire che è scritto male, ma non mi ha trasmesso molto. E' un best seller scritto da una cubana che vive a Miami. Le sole cose che mi piacciono della Chaviano sono le sue idee su Cuba, ma nel libro (L'isola degli amori infiniti) nnegano in una scrittura da best seller. Molto meglio Gutierrez, Estevez, Padura Fuentes, Felix Luis Viera, Karla Suarez, Zoé Valdés... Tant'è vero che non l'ho recensita. Mi scocciava stroncare una cubana che ha ottime idee...

Gordiano

Ma se ho capito bene (e ho letto bene, almeno di questo sono sicura, anche il link proposto da Franco), allora qui si dimostrano tante cose. Ho chiesto oggi, per il solito bollettino della mia associazione, l'assegnazione della recensione del Rapporto 2006 sull'editoria in Italia e non vedo l'ora (Gf, mi pubblicano quella famosa a Cochetti, tra breve sarà online!).
Sto leggermente debordando dai miei interessi "ufficiali" con queste scivolate nel mondo dell'editoria, ma bisogna sapere per capire.
Io credo che qui su Lankelot stiamo tentando delle strade nuove: Lupi è un esempio, non mi metto a disquisire del libro in questione (che dovrei leggere) ma questo è un altro esempio di come si può fare a eludere certi meccanismi. Non credo, sinceramente, per una notorietà maggiore, Franco ha fatto un'opera omnia che rende giustizia a Lupi ma qui credo che il bello stia nel gioco sottile dell'Autore/Non autore. Il bello inteso come una dimostrazione: infatti non ci saranno incontri con l'Autore, copie autografate in librerie del Centro, serate di pubblica lettura dalla viva voce... No, qui è davvero tutto più sottile.

Lascio la parola a Franco che ne sa più di me e mi complimento con Lupi per l'ottimo lavoro. Editoriale, che altro?
:)

Scusate, arrivo tardi ma ognuno ha i suoi tempi... questa discussione, mi pare, non sia arrivata a niente (premetto che devo ancora leggere il forum, ma qui sui commenti all'articolo mi pare proprio non si sia arrivati molto lontano).

Le domande, scusate la mia essenziale praticità, sono:

1) questo autore, avrà pubblicato qualcosa da qualche parte o vengono tradotti solo manoscritti? Se i libri esistono in lingua si trovano, se i libri sono solo manoscritti dovrà lasciare una qualche traccia sul nostro pianeta no? La lascio io su internet non l'avrà lasciata lui su qualche documento pubblico?

2) ma anche non esistesse, posso sapere quale sarebbe la conclusione? L'unica che mi pare da segnalare è che non si tratta di un romanzo di denuncia di un cubano, ovvero un documento reale, è fiction quasi come un'opera di narrativa che denuncia una dittatura dell'anno 3000 o cose del genere, come se Silvio Pellico si fosse inventato 'Le mie prigioni', e come 'falso' non sarebbe un'operazione lecita. Ma se l'autore (chiunque sia perché a questo punto per me potrebbe essere lo stesso Franco, per dire, ma anche io stesso o il grande Bodiroga o Francesco Totti) l'ha fatto con un piano ben preciso in mente, anche se Franco l'avesse scoperto non vedo il dolo (come invece si segnala in .19 con actarus): Franco ha detto a tutti chi è Kaiser Sose prima che arrivassimo alla fine del film, andrebbe linciato lui non lo zoppo, lo zoppo scoperto però dovrebbe adesso svelarci l'arcano (e che sia arcano sul serio e non acqua calda, siamo sempre nel paese dell'Isola dei famosi, la sposa perfetta e Vallettopoli, alle zozzerie ci siamo abituati).

Attendo risposte e mi getto sul forum.

P.S.: naturalmente se troverò le mie risposte nel forum le linkerò qui di seguito completando il cerchio

Oooh, se invece vogliamo sbizzarirci come investigatori... allora, zio Google (non in italiano che potrebbe essere inquinato) in inglese non dà alcun link utile, in spagnolo... qualcosina esce, ma non mi pare molto utile (http://www.atrec.info/Articulos/Arts_00101.htm) visto che parla di Lupi ribadendo quello che sappiamo già, IN ITALIANO. Certo, una pagina sulle prime 5 esplorate... pare proprio che non esista molto per la rete. Wikipedia, in italiano, spagnolo o inglese, non lo copre proprio. Proviamo su Yahoo e abbiamo come risultato (in inglese e spagnolo, ovvio, l'italiano è sempre da scartare)... che 'sto cubano non solo non si fa le foto ma non è entrato nel ventunesimo secolo: stesso link di prima in spagnolo più un altro, che però tira dentro sempre Lupi, anzi, in realtà pare proprio lo stesso articolo (http://www.cubanet.org/CNews/y05/may05/31o5.htm).
Ah, poi mi pare sia lo stesso articolo del Miami Herald, però ditemi voi, che io mi fermo a 'orillas del Mediterraneo'. Il Miami Herald, a proposito, esiste online e c'è anche il riferimento:

un avvertimento, la ricerca compare se si cecka EL NUEVO HERALD non MIAMI HERALD, perché non lo so, ma così è. Quindi? 3 pezzi uguali, sempre lo stesso pezzo e nessuna altra notizia... vediamo se trovo altro.

credo di aver involontariamente segnalato un bug con il link lungo, vero?

bah, non lo so, niente pc, niente libri in lingua ma solo manoscritti... effettivamente tracce online non ne lascia... andiamo a Livorno? Non è lontana, è piccola, è città di porto... i documenti del comune sui residenti sono pubblici...

Gianfrà, c'è quel link (31.) che rende difficile la lettura. Puoi modificarlo per favore?

Che dire, se hai centrato è un bel colpaccio critico, però credo sia una mazzata rivoluzionaria per i sensi della produzione futura di questa firma cubana o italiana. Se operazione di eversività editoriale (che mi ricorda anche Cannibal Holocaust) c'è nascosta, e visto che sono in arrivo (se ho letto bene) altri nuovi titoli, l'operazione subisce uno schiaffo e addio al progetto, così almeno come era stato pensato. Se fossi Lupi negherei fino alla morte, se fossi in te insisterei nelle mie convinzioni basandomi su argomenti, come hai fatto magistralmente, e trovandone magari altri. Resta il fatto che hai rimescolato profondamente gli intenti di questo testo, comunque, anche dibattendo il dubbio...

33. Il problema è che vive a Cuba, secondo le fonti. Ma a questo punto si sarà inteso che il cerchio si chiude e bisogna eventualmente congetturare che se là vive non sia né atr né parente, perché in ogni caso sarebbe stato "contattato" dal regime.
34. Sì, sistemo al volo:).
35. Perché ti viene in mente "Cannibal Holocaust"? Questa lettura mi spiazza. Dimmi dimmi...
29. Ilde! E andiamo. Fammi sapere appena esce, daremo subito spazio alla segnalazione;)

Una lettura curiosa e suggestiva la tua, Franco. D'altro canto nessuno conosce bene Lupi come te... qui dentro. Come ben immaginerai non ho nessun elemento per sposare o confutare la tua tesi, però il taglio - che incontri la realtà o meno - è davvero piacevole e invita a riflettere su più questioni:

1)Se veramente Lupi ha fatto una cosa del genere, lo trovo un atto più estroso e coraggioso che deprecabile o criticabile. soprattutto se è riuscito a darla a bere a quei pennivendoli dell'Espresso.

2) sono convinto anch'io che l'autore - chiunque sia - romanzi parecchio. La fattoria degli animali nelle scuole cubane non è credibile, nemmeno come forma romanzata, visto il contesto.

3)Mi dà sempre un po' fastidio - e qui mi rivolgo a Lupi - quando leggo "vero comunista", perchè utopista, contro il consumo etc etc (tutte cavolate). Dobbiamo smetterla di fare anche la più indiretta propaganda a qualsivoglia idea comunista: non è mai esistito un comunismo dalla parte dei deboli (è letteratura). Il comunismo ha fatto sangue e morti come mai nessuno nella storia. Nel Novecento sono novanta milioni di morti, lo voglio ricordare a chi tenta anche solo parzialmente e alla lontana di giustificare. Negli ultimi due secoli non c'è stata idea più feroce e sanguinaria. Anzi è l'idea più sanguninaria partorita nel mondo moderno e contemporaneo. Mi dispiace del pistolotto, Gordiano, perchè hai tutta la mia stima. Ma oramai siamo tutti informati sul sangue sparso da quel regime (ovunque) e mi disturbano molto i distinguo tra idea e azione, in questo territorio specifico.

Se non fosse per il punto 3 dovrei dire ancora una volta che mi trovo d'accordo con Lèon... sempre più fastidiosa 'sta vicinanza... eppure la pensiamo molto diversamente, mah...

A proposito, ma davvero a Cuba esistono "biblioteche indipendenti"? Significa "non statali" e quindi "private"? cfr. commenti vari sulla reperibilità de "La fattoria degli animali", ovviamente non letto nelle scuole:)

La risposta è sì, ed ecco le info utili per tutti:
http://www.aib.it/aib/editoria/n11/99-06ditu.htm

38 - Succede, Emanuele, inutile chiedersi il perchè. Magari tra un po' di tempo cambi pure idee politiche (diventi anarco-rivoluzionario antisistema), non si può mai sapere;)

Il punto 3 lo prendo sempre molto seriamente, lo sai.

39. Eppure, - la notizia è del 1999, vedo se trovo di meglio:

"l governo cubano ha reagito duramente all'iniziativa e alcuni bibliotecari sono stati arrestati, alcune collezioni di libri sono state confiscate.
Gli Amici delle biblioteche cubane invitano il governo cubano a porre fine alle intimidazioni e agli arresti dei bibliotecari indipendenti, condannano queste violazioni dei diritti umani e chiedono una pronta restituzione dei volumi confiscati."

Non sono anarco-rivoluzionario, ma sono sicuramente anticomunista e da sempre: mi piace la libertà e sogno la giustizia, non sto con chi fa propaganda pauperista e poi ammazza i cittadini o li imbavaglia o impedisce loro di spostarsi. Approvo il punto 3 di leon.
Il comunista del 2007 è un amico degli assassini. Punto.

(nel libro di Ercini, apro e chiudo l'OT, Leon K., il belga, trovava deplorevole l'URSS tanto declamata da certa cultura - letteraria e editoriale - italiota per decenni, in tempi non sospetti. 1925.)

"Poco davvero per poter gridare al caso letterario, a questo punto. A meno che ? questa è la mia posizione ? non sia un libro di un eclettico, vulcanico e fertile scrittore italiano, che con questo pseudonimo è riuscito finalmente a pubblicare a buon livello narrativa ambientata a Cuba, conquistando anche le attenzioni ? tra gli altri ? de ?L?Espresso?. La mia lettura è questa qui. Mi interessa Lupi e la sua dedizione a Cuba, lui leggo e apprezzo, riconoscendo coerenza e linearità negli anni, pure nel non ordinario eclettismo; trovo invece che il giovane Torreguitart non valga Gutierrez, nemmeno come imitatore (e del resto? in patria nessuno poteva leggerlo, sbaglio?)."

Allora. Fammi capire. Questo romanzo non è granché, se scritto da Ruiz, e diventa migliore se è di Lupi? diventa "caso letterario" se è di Lupi?
pubblicare a buon livello narrativa ambientata a cuba, vuol dire che questa narrativa è di buon livello, o che l'editore che la pubblica è di buon livello? non ho capito bene.
Poi, pensavo, se Lupi è Ruiz, credo anche a Stampa Alternativa sappiano qualcosa. O no? Nel senso che Lupi ha pubblicato per SA. Insomma.
La vedo un po' così, ancora, questa storia. Posso benissimo pensare che Ruiz, in virtù della sua conoscenza di Lupi e della sua opera (non è sempre cugino di sua moglie?), ne abbia ripreso alcuni tratti. E che il libro non sia granché appunto perché Ruiz alle prime armi. Chi sa. Magari c'è stato uno scambio di informazioni per scrivere questo libro, tra Ruiz e Lupi. Mah.
Leggendo solo qui, la cosa mi appare fumosa. Non lo so, tutto qua.
ciauz.

E' il vantaggio di chi crede nel dubbio, che dirti.
Certo che diventa migliore se è di Lupi, perché d'un esordiente cubano onestamente non so che farmene a meno che non mi scriva un romanzo di formazione da spellarsi le mani per gli applausi; invece se è uno scrittore tosco-cubano a inventare ci metto in più tutta una serie di elementi interessanti; dall'atipicità della scelta, alla coerenza rispetto alle produzioni precedenti, alla riconoscibilità della cifra stilistica.

Scusa Andrea, ma secondo te, se fosse davvero il cugino della moglie Lupi verrebbe a dircelo? Considera quel che fa quel regime agli oppositori. Mica avrà 40 cugini, no? E mica saranno tutti letterati, che dici? :). Non ci impiegherebbero molto tempo a trovarlo. Che fa, viene anche a dirci dove trovarlo? Insomma, direi che intanto quel nome è finto:).

chiaro che il nome è finto. e finte le indicazioni. ma era per dire che può darsi benissimo si conoscano. e questo possa aver influenzato questo scrittore cubano. succede, no? ;-)

Già, chiaro che il nome è finto. E una.
E finte le indicazioni, anche del Miami Herald. E due. TR non vive a Milano e non vive a Livorno. E' chiaro. Sarebbe da anni a presentare i suoi libri in giro, immagino:). Invece no.

E sbagliate quindi le letture della stampa, cartacea e web, che ha creduto a nome finto e indicazioni finte. E tre. Andiamo avanti:).

Si conoscono? Direi...
Io ti do in più tutti gli elementi comuni alla narrativa di Lupi.
In più ti regalo il dubbio:).

uè, ti avverto che stiamo dando per acquisite cose che altrove nemmeno hanno provato a domandarsi se fossero false, eh?

Solo poche annotazioni.
1) Il fatto di Milano è un errore di William Navarrete che ha scritto il pezzo per il Miami Herald. Chissà perchè ha capito che Alejandro viveva a Milano. Forse lo ha confuso con qualcun altro... Alejandro è avanero.
2) In patria non lo conosce nessuno. Per questo non trovate niente su internet. Era uno studente, adesso fa il disoccupato che porta a giro i turisti. Ci sta pure che non si chiami Alejandro Torreguitart, su questo non posso aggiungere altro. Lo volete far finire dentro? Vive a Cuba. Non ce lo dimentichiamo.
3) Le foto non circolano per il motivo di cui sopra. Non vuole finire in galera. C'è già sua cugina nei guai con la Sicurezza...
4) Machi di carta non è nè un capolavoro, nè un romanzo porno. E' una storia con molto sesso (a Cuba se ne scrivono molte e per il cubano il sesso è un elemento importantissimo della vita) scritta anche per affrontare il problema della omosessualità a Cuba.
5) Le Biblioteche Indipendenti esistono e sono osteggiate dal regime. I dissidenti del progetto Varela le mandano avanti. Invito a leggere i miei articoli su www.tellusfolio.it e gli e-book gratuiti su Cuba che trovate su www.infol.it/lupi, oppure a leggere Almeno il pane Fidel.

Gordiano