Dicembre 2003. Il secondo libro di Torreguitart Ruiz – primo ad essere stato scritto, stando alle dichiarazioni del traduttore Lupi – (sulla questione dell’identità di T.R., rinvio all’articolo su “Machi di carta”), è diverso e distante dal primo edito e dal terzo: spiazza molto che un autore vincolato essenzialmente alle tematiche della sessualità e della prostituzione coatta (cfr. “Machi di carta” e “Vita da jinetera”), in confezione prima omosessuale poi eterosessuale, grimaldello per una denuncia delle condizioni dei cittadini sotto il regime castrista, s’incarni stavolta in un nostalgico vecchio cubano. Raccontando un clima culturale che, da classe 1979, bambino negli anni del “periodo speciale”, difficilmente potrebbe sognarsi di vagheggiare. Piuttosto quel tempo l’ha trovato al limite propagandato o raccontato, senza poter né reagire né confutare pubblicamente nulla: in uno Stato in cui vengono arrestati i titolari delle biblioteche indipendenti, va da sé che sia difficile poter rivendicare idee diverse dall’idea prepotente e padrona: quella assassina e comunista.
A voler dar retta all’esistenza in vita di questo Torreguitart Ruiz, dobbiamo assegnargli la paternità di questo romanzo breve (racconto lungo forse potrebbe essere definizione più adatta) caratterizzato da un manierismo abbastanza chiaro, fondato su una vaga emulazione di Hemingway (esplicitato subito l’omaggio a “Il vecchio e il mare”, già omaggio a un marinaio cubano…) e scritto con incipit giocato per “soffio di vento” e “mattina d’inverno tropicale”, da uomo che (a 23 anni?) immagina di non essere più quello d’una volta (è sessantenne). Pescatore, è tutta la vita che non fa altro. Senza mai mangiare quel che catturava. Vendeva tutto, per sopravvivere. Faraway so close c’era e c’è Miami, sogno irraggiungibile di libertà e anticomunismo; intanto lui, 64enne, è rimasto solo. La moglie è morta, una figlia è finita in Italia (cfr. osservazioni sul tema della fuga d’amore in Lupi in “Machi di carta”) e l’altra “lontana”, a Santiago. Intanto sa – come da lezione controrivoluzionaria e lupiana, in Italia – qualcosa di importante: “Batista o Castro non c’è differenza. Ci ritroviamo per vicini miliardari, e viviamo nella nostra miseria. Ogni mattina ci risvegliamo sorridendo per vedere il futuro con occhi diversi” (p. 8).
Curiosamente, il vecchio narratore protagonista parla di “salsa e merengue” (pp. 8, 26) senza nominare il son: che scopriremo parte fondante ed esclusiva del patrimonio musicale cubano, grazie all’importante saggio divulgativo “Un’isola a passo di son”, reportage ibrido a firma Lupi, edito nel 2004.
Ricorda la sua esperienza nella Sierra… non credeva in niente, fuggiva da un’accusa di omicidio sotto il regime di Batista. Incontrò il Che, non Fidel. “C’era qualcosa da conquistare. Un’idea nuova che avrebbe cambiato il mondo e che intanto infiammava i cuori. O almeno così ci dicevano. Io che fuggivo solamente da una condanna a morte non avevo bisogno di illusioni. Non avevo ideali, questo è certo, perché non ne ho mai avuti” (p. 23). Annoto che memorie della Sierra non mancano nella narrativa lupiana: penso ad esempio al vecchio idealista de “La vecchia ceiba”, diventato poi nume tutelare della famiglia. Chi fosse interessato all’interpretazione della Sierra (e non solo) di Franqui può invece leggerne qui.
Il protagonista del racconto, a dispetto della scarsa idealità, da adulto si ritrova a essere figlio del comunismo: non vive per avere (cucina essenziale: l’unica possibile), si ristora leggendo le poesie della gloria nazionale (e idolo lupiano: cfr. omaggi e dediche sparse, da “Orrori tropicali” a “L’età d’oro”, da “Nero tropicale” a “Almeno il pane, Fidel”) José Martí (p. 18), gioca a domino e beve tanto rum (di pessima qualità, da vero cubano). Pensando magari al figlio caduto in Angola o alla moglie perduta… e alla figlia in Italia. “L’Italia non la conosco, come non conosco affatto il resto del mondo. E non mi interessa affatto conoscerla. Mi viene a mente una bella canzone di Willy Chirino” (p. 28) – Chirino, come ben sanno gli aficionado della narrativa di Lupi, è uno dei suoi pallini. Cfr. parecchi omaggi in apertura dei suoi libri o all’interno (ad esempio, “Cuba magica”; “Il giustiziere del Malecon”).
E così, simbolicamente, si ritroverà a danzare non un son, combattendo con lo squalo, ma una salsa “sotto un volo di gabbiani che si tuffano tra le onde e riemergono nel cielo con la preda sicura nel becco” (p. 53: sul rapporto tra i gabbiani e Lupi, cfr. una volta ancora “Machi di carta”).
L’allegoria è abbastanza chiara. La nostalgia per quel che poteva essere e per la propria giovinezza, e l’infelicità per le condizioni del cittadino nell’isola comunista sono i sentimenti dominanti. Invincibili. La vecchia Cuba si lascia quasi catturare dallo squalo, pur di non vivere di ricordi e malinconia.
La lettura si rivela piacevole. Il libro è stilisticamente fondato su un periodare breve e compassato, non estraneo a descrizioni di maniera; è narrativa elegiaca e probabilmente politica. Sicuramente, ribadiamolo, debitrice scolastica e lirica della storia del vecchio Santiago.
A questo punto – superato il posizionamento nel contesto della produzione di “Torreguitart”, vado a collocare il libro, seguendo una suggestione facile e naturale, nella narrativa di Lupi. I prodromi si presentano nell’opera prima, “Lettere da lontano”: malinconia e nostalgia del passato, adorazione del mare. Qui nel mare si va a morire, con splendida naturalezza. Come Santiago, ci si consegna al mare dopo l’ultima battaglia. Le tematiche – dalla denuncia della condizione di vita dei lavoratori e del popolo in avanti – si ripetono con interessanti variazioni da anni, nella produzione lupiana; se in principio erano lavoratori italiani, nel tempo – come abbiamo letto – sono diventati cubani, con una curiosa e inedita (in Letteratura Italiana, ovviamente) traslazione. Peraltro, quel che Lupi salva – sempre – del comunismo cubano è proprio l’esperienza rivoluzionaria originaria, quella da cui ha attinto l’immaginario di larga parte della sinistra europea. Non stupisce quindi che in questo frangente vada a richiamarsi a quel momento come grande innesco del sogno poi infranto. Trovo che questo libro rappresenti l’elegia della fine della sua fede nel comunismo.
Da leggere… se siete appassionati di Lupi e di storie cubane. A latere, ricordo che l'autore tosco-cubano è appassionato di film sugli squali. Notevoli le pagine in proposito pubblicate nella monografia dedicata a Castellari, suggerite per intriganti cortocircuiti.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Alejandro Torreguitart Ruiz (L’Avana, Cuba, 1979), scrittore cubano.
Studia(va?) Letteratura Spagnola all’Università de L’Avana. Scrive(va?) poesie e racconti per la (irreperibile) rivista accademica “El Barrio”. Suona(va?) negli “Esperanza”, un gruppo locale. Purtroppo non aveva (ha?) computer e nemmeno una macchina da scrivere: le traduzioni si basa(va?)no su manoscritti. Secondo il Miami Herald, da tempo è “establecido en Milán” (?).
Inedito in patria, esordisce in Italia con “Machi di carta” (2003). Escono quindi “La marina del mio passato” (2004), “Vita da jinetera” (2005), “Cuba particular” (2007). Inediti – per ora: “Bozzetti avaneri” e “Mr Hyde all’Avana”.
Tutto tradotto (?) da Gordiano Lupi.
Alejandro Torreguitart Ruiz, “La marina del mio passato”, Nonsoloparole, Napoli 2003. ISBN 88-88850-14-7
Traduzione (?) di Gordiano Lupi.
Approfondimento in rete: Bassoli su Stradanove / Renzo Montagnoli in Kult / Rassegna Stampa / Ferlazzo su Progetto Babele
Gianfranco Franchi, Giugno 2007
Commenti
Secondo (primo a essere scritto) libro di ATR.
In definitiva anche la prima esperienza rivoluzionaria non è poi così da salvare. Le idee di Che Guevara lo erano, non fosse altro perchè lui ci credeva davvero. Alla luce delle cose che sto scrivendo e studiando adesso posso dire che Castro ha sempre avuto in mente solo la conquista del potere. Rimando a un prossimo libro su Che Guevara scritto da Torreguitart che può chiarire molte cose. Esiste una bella biografia del Che edita da Feltrinelli (non ricordo l'autore ma è un francese) che non è per niente elegiaca e racconta la verità sulla rivoluzione cubana. Peccato che in Italia sia quasi scomparsa...
Gordiano
Cerchiamo di darci da fare per farla circolare...
attendiamo i riferimenti bibliografici.
Grazie per l'intervento, Gordiano.
Letta. Bella recensione con ottime riflessioni, anche quelle tese ad attribuire paternità. Due cose sostengo (con poche smentite, sì, qualcuna c'è): che un uomo difficilmente possa narrativamente impersonare una donna e che un giovane possa impersonare un vecchio.
Troppe distanze in entrambi i casi.
Ma ... hai visto mai?
Qui, però, sono sulla lunghezza d'onda del Franchi, a quanto posso capire non avendo letto Lupi.
Già. Il dubbio è tutto:).
Grazie Ilde...
No, su questo non concordo. Ho scritto un sacco di storie in prima persona parlando come una donna o come un vecchio. Se uno fa lo scrittore - piccolo o grande che sia - deve saperlo fare... Torreguitart non è omosessuale, ma quanti hanno creduto che lo fosse leggendo Machi di carta! Un mio amico gay mi ha detto che si è eccitato parecchio leggendo il libro. Vuol dire che un narratore eterosessuale riesce anche a far vibrare certe corde pur partendo da esperienze diversa. Possiamo chiamarla bravura? Lo scrittore è un fingitore...
Lupi
E Pessoa era il maestro delle finzioni:)
6. Gordiano, dov'è che parlavi da vecchio che non mi ricordo?
Direi qua: "Lettere da lontano"
nel terzo racconto, ?La notte?, l?alienato sindacalista si ripete che ?Doveva solo continuare a lottare contro il padrone per quella che ancora oggi si ostinava a chiamare classe operaia, per quel proletariato stanco di vecchie battaglie e privo ormai di ideali?; nell?ultimo, ?Storia di ricordi lontani?: ?La sirena della ferriera lanciava il suo grido di dolore nella sera, chiamando a raccolta quel popolo di operai siderurgici, che si ritrovava di fronte all?immensa costruzione, come davanti a un altare pagano dove sacrificare la propria esistenza. Antonio prendeva il suo piccolo cartoccio con la cena e si apprestava a iniziare il nuovo turno faticoso che lo avrebbe condotto nelle lunghe feritoie della notte ad attendere l?alba nel cielo. Varcava i cancelli di quella fabbrica (?)?.
Parlo da lettrice pura, limitata quindi, ma attenta.
Sì, lo scrittore può anche fingere, forse deve.
Eppure in alcuni casi è smascherabile...
Un giovane che finge d'essere vecchio prima o poi lo acchiappi, c'è niente da fare (forse perché è uno scrittore giovane? chissà...). Un uomo che si finge donna ... hmmm... qualche volta ce la fa (attento: hai qui una lettrice difficilissima a proposito di psicologia femminile azzeccata), qualche volta... raramente ecco.
Un eterosessuale che si finge gay: ohimè, non ho elementi.
Forse le preferenze sessuali hanno a che fare con un ambito dove è più facile immaginare?
Ammetto un'ignoranza abissale.
Ma se i riscontri ci sono stati potrei anche fare a T. (a T.???) i complimenti.
Pure in altri racconti...
ma mica lo faccio soltanto io!
Gordiano
11. Eh, ma a me interessavano i tuoi:). Se me n'è sfuggito qualcuno, uscito magari sulle riviste, non lo escludo. Diciamo che nell'edito in libro i riferimenti comuni a "La marina" stanno appunto, come scrivevo qui nell'articolo, in "Lettere da lontano" (svuotamento di ideali incluso!).
Ma mi fermo con le congetture dai:)
Ho scritto un intero romanzo in prima persona femminile: Il giustiziere del Malecon, ed è una delle cose migliori che ho fatto. Ho scritto un racconto (Il sapore della carne) poi diventato romanzo inedito (Un aterribile eredità) dove sono un cannibale che mangia i bambini (e non l'ho mai fatto!). Scrittura è finzione. Se no dove sta lo scrittore? Perchè pensate davvero che mi sia portato a letto tutte le donne che cito in Pornoscuola? Magari...
Gordiano
Però sei esperto dei cannibal movies, una delle fonti in quel caso è questa qui. Quel racconto era estremamente ben fatto, in ogni caso.
Io mi sto smazzando a segnalare l'eclettismo, vediamo se riesco ad andare fino in fondo:).
Va bene, tregua.
Leggerò il giustiziere e poi ti farò le pulci :))
Il giustiziere non lo trovi. E' fuori catalogo di Prospettiva. Devo ripubblicarlo con Il Foglio. Oppure ne farò un e-book gratuito con KULT UNDERGROUND. Devo valutare...
A proposito della Rivoluzione cubana posto un pezzo tratto da Vita di Che Guevara di A. Torreguitart, opera in fieri...
?La Rivoluzione decide cosa è necessario in un determinato periodo e adesso non abbiamo bisogno di altri avvocati e letterati, ma di tecnici. L?università deve tingersi di nero, non dovranno studiare soltanto i bianchi della classe media, ma tutto il popolo, secondo le necessità della Rivoluzione. Se questa voi la chiamate dittatura, ebbene sì, è dittatura? dice il Che con decisione durante una conferenza all?Università di Las Villas.
In questa situazione di incertezza esplodono le prime attività controrivoluzionarie, non sempre spontanee, spesso incoraggiate dalla Cia, ma a volte anche espressione di un malcontento diffuso tra i moderati che avevano fatto la Rivoluzione. Un aereo non identificato bombarda uno zuccherificio di Pinar del Rio, vengono arrestati alcuni sospetti e tra questi ci sono due statunitensi. La crisi più grave di questo periodo riguarda l?affare Huber Matos che si dimette insieme ad altri quindici ufficiali subito dopo la nomina di Raúl a capo delle forze armate.
?Questa non è più la mia Rivoluzione, Fidel. Tu hai seppellito gli ideali per cui abbiamo lottato insieme sulla sierra? dice.
Castro non ci sta tanto a pensare e non si abbandona ai sentimentalismi, per lui ciò che conta è il consolidamento del potere e l?autonomia economica di Cuba. Accusa Matos di slealtà e di ambizione, lo definisce un controrivoluzionario che tenta di distruggere il lavoro del popolo e incarica Camilo Cienfuegos di arrestare lui e i suoi compagni dissidenti.
Vi rendete conto? Non c'è niente da salvare. Nemmeno nei primi tempi così mitizzati. Huber Matos adesso è a Miami. Ho visto un filmato in cui parla di queste cose...
Ci sarebbe molto da approfondire.
lupi
Leggete anche questo breve passo.
Huber Matos viene processato a dicembre. Raúl e Jorge Serguera chiedono la pena di morte, ma i giudici scelti tra i veterani della Rivoluzione condannano Matos a vent?anni di galera e infliggono pene minori per i suoi ufficiali. È un periodo di condanne per attività controrivoluzionarie e ci finisce dentro anche Rafael del Pino, vecchio compagno di Fidel, condannato a trent?anni per aver aiutato alcuni batistianos a lasciare Cuba. Comincia anche una dura battaglia contro la stampa indipendente: il direttore di Avance deve lasciare il Paese, il secondo canale televisivo viene pesantemente censurato, El Mundo è sequestrato e fatto dirigere da un fidelista come Luis Wanguemert. Bohemia e Revolución (diretta da Franqui) restano fedeli ma i loro direttori non vedono di buon occhio la svolta comunista della Rivoluzione. Prensa Latina, diretta da Jorge Masetti, diventa uno strumento importante per contrastare la stampa nordamericana e per diffondere il pensiero rivoluzionario. La presa di possesso della stampa è un passo importante per evitare che si ripeta l?errore del Nicaragaua, dove Ernesto ha visto con i suoi occhi morire una rivoluzione per aver lasciato libera la stampa moderata.
Lupi
Sì, c'è da approfondire, da leggere e da imparare. Più leggo dei Paesi che stanno anche molto lontani da noi (non solo l'America Latina, per intenderci) più mi rendo conto della nostra visione miope su un sacco di questioni. Sto approfondendo per mio interesse le vicende degli aiuti umanitari in Africa e dunque di striscio le vicende politiche intricatissime di quel disgraziato continente. Poi c'è il colosso cinese...
Insomma, personalmente ho molta voglia di capire quello che succede nel mondo, mi auguro che il tuo libro Almeno il pane Fidel mi arrivi (ho avuto la sventurata idea di ordinarlo attraverso una commissionaria...) perché anche Cuba è un posto su cui si dice e si scrive, ma le prospettive come la tua mi sembrano più uniche che rare.
***
Il giustiziere lo trovo, vedrai. Sono una bibliotecaria :)
E ancora:
Intanto prosegue la guerra interna ai media indipendenti come il Diario de la Marina, reo di aver paragonato Fidel all?anticristo. I quotidiani indipendenti vengono ridotti al silenzio, il direttore del Diario viene costretto all?esilio e ben presto anche Prensa Libre, El Crisol, Havana Post e La Calle sono costretti a chiudere. L?errore del Nicaragua non sarebbe stato ripetuto.
Non vi viene a mente quello che sta facendo adesso Chavez in Venezuela?
gordiano
Il giustiziere non lo trovi. Ma se lo ristampo ti faccio sapere.
Posso regalarti una mia copia (ne ho 2 o 3)...
Gordiano
A proposito di Pessoa, buona la citazione di Gordiano:
"La grande creazione estetica di Pessoa è considerata l?invenzione degli eteronimi, che attraversa tutta la sua vita. A differenza degli pseudonimi, gli eteronimi sono personalità poetiche complete: identità che, inizialmente inventate, divengono autentiche attraverso la loro personale attività artistica, diversa e distinta da quella dell?autore originale." (wikipedia)
http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=3174
Rimpianti e passione della vecchia Cuba:
"Il palazzo di Toyo" di ATR.
[Torreguitart Ruiz-Lupi]
[Torreguitart Ruiz-Lupi] copertine, archivio x 6 pzi