Il quarto libro di Alejandro Torreguitart Ruiz, “Cuba particular. Sesso all’Avana” tiene fede alla linea già tracciata in “Machi di carta” e “Vita da jinetera”: raccontare le condizioni di vita dei cittadini dell’isola negli anni tristi del Periodo Speciale, per sketch e bozzetti ben amalgamati, intervallati da generose e minuziose descrizioni degli atti sessuali. In “Machi” la confezione era omosex, in “Vita da Jinetera” etero, qui s’è passati alla confezione delle confezioni: una “casa particular”, ossia un bordello. Ce n’è per tutti i gusti; chi andrà in cerca di quanto è annunciato dal sottotitolo non rimarrà deluso. Naturalmente l’auspicio del vecchio lettore di Gordiano Lupi, e del suo Torreguitart Ruiz, è che proprio quei lettori riescano a cogliere, oltre agli episodi saffici, alle sodomie e alle penetrazioni, la causa della prostituzione coatta: ossia, le drammatiche condizioni politiche, sociali ed economiche d’una nazione prostrata dal comunismo:
“Chi ha il diritto di accusare una ragazza che fa la jinetera? Sono tante le cose che non vanno a Cuba e chi trova il modo di arrangiarsi non fa che il suo dovere. Tutti abbiamo figli da crescere e famiglie da mandare avanti. Il futuro, basta non pensarci. Perché non c’è futuro, pensa Isa” (p. 86).
Entriamo quindi nel cuore della denuncia di Torreguitart. Come altrove abbiamo annotato (cfr. “Lupi, un artista postmoderno” per l’analisi completa di ogni opera) la percezione delle forze dell’ordine castriste è negativa e deprimente; il loro operato è considerato antipopolare e infame, non estraneo a prevaricazioni e arbitrii, ad abusi sessuali e carcerazioni ingiuste. In questa circostanza, scopriamo qualcosa di interessante a proposito delle condizioni dei cittadini incarcerati, grazie alla vicenda della giovane Nori. Ha i capelli corti, quasi a zero: jinetera, catturata dalle forze dell’ordine, già segnalata in passato, subisce prima violenza dalla polizia; quindi, in galera, viene rasata a zero e sottoposta alle attenzioni saffiche della prima esaminatrice. Nel periodo della “rieducazione”, assieme alle altre cittadine si dedica a ricostruire sedie, riparare tavoli e attrezzi, creare vasetti (p. 82 elenco completo, con indicazioni sul vitto e sulle condizioni igieniche); naturalmente, deve sottostare alla protettiva ombra d’una galeotta influente, finendo (ri)educata al lesbismo.
Al solito, in generale, sullo sfondo di vite miserabili e coraggiose, condite da una stupefacente speranza d’un futuro differente e caratterizzate sempre da grande dignità, si stagliano le pagliaccesche manifestazioni castriste. L’alimentazione dei cittadini è essenziale e limitata; il loro (molto relativo) benessere coincide con la sopravvivenza. La sopravvivenza è garantita dal mercato nero, dall’affitto delle proprie case, dalla capacità di spillare denari ai turisti arroganti in cerca di sesso e in vena di sfruttamento facile. La famiglia è un punto di riferimento importante per ogni cubana, che sogna un futuro diverso guardando le novele alla tv e commentandole con le amiche. Il sesso ha un ruolo fondamentale, è vissuto con diversa libertà e immediatezza (naturalezza), ma non con leggerezza. Per questo gli europei fanno confusione. L’impressione è quella di avere di fronte un popolo coraggioso, romantico e fantasioso; magari malinconico, ma non depresso né sconfitto dalla decadenza del castrismo. Vittima della propaganda sin quando è costretto a sorbirla: potendo scegliere, spegne la tv e non scende in piazza.
La deprecabile qualità della vita nell’isola, la povertà e il disorientamento dei cittadini onesti sono testimoniati dalla decadenza d’una ex giornalista, Isabel, cubana fino alla morte, ma malinconica e disillusa sul futuro del regime: laureata, un passato tra carta stampata e televisione di Stato, si mantiene come tenutaria d’un bordello, affittando camere agli stranieri, cullando il sogno d’una fuga (stavolta non si verifica! Cfr. articoli sulle opere precedenti a firma A.T.R.) con la figlia e il marito. Sa di avere soltanto il presente: un presente che non muta. Intanto assiste agli amori, alle passioni, agli amorazzi e alle non rare violenze che giostrano attorno ai suoi ospiti europei, e alle sue giovani cubane.
Quanto a questi amori che nascono e svaniscono nella casa in calle veintitrés:
“Sono tutte così, purtroppo, le storie che nascono tra le stanze della sua casa (…). Favole senza lieto fine, sogni di felicità impossibile, incubi che si stemperano in terribili risvegli. Siamo più ricchi noi, pensa Isa, pura se ci manca tutto. Un amore può durare lo spazio di una settimana, però finché dura è amore, di quello vero” (p. 134).
Ci sono italiani che mantengono le promesse e altri che non sanno fare altro che mentire, italiani generosi e italiani piccoli e avari; un portoghese che viaggia con un suo grande amico gay e viene a prendersi la sua razione di sesso facile. Ci sono tante storie che s’intrecciano, nella casa di Isabel; è il 2003, gli USA stanno invadendo l’Irak (p. 121), ma nessuno li aspetta per lanciare loro fiori nemmeno a Cuba. Intanto, i turisti vengono a cacciare amore e sesso, spesso li confondono, spesso si confondono. E trovano Cuba in Italia, magari, come Franco.
“Cuba particular” è una nuova prova docudrammatica: una nuova iniezione di realismo e di denuncia delle condizioni d’un popolo che sta soffrendo ingiustamente, una nuova attestazione della sensibilità nei confronti d’una tragedia che non viene adeguatamente ascoltata nel mondo: la patina fictionale è uno specchietto per le allodole. Libri come questo sono armi di propaganda controrivoluzionaria. Sono, in altre parole, semi d’un futuro diverso. Per questo, siamo grati ad autore, traduttore, editore. Colmano una lacuna evidente.
Concludo segnalando che – come da prassi lupiana e ruiziana – versi di un autore amato inaugurano la narrazione. Anche questa volta, come in “Cuba magica”; “Il giustiziere del Malecon”, “La marina del mio passato”, “Vita da Jinetera” l’onore va a Willy Chirino. Stavolta – è una novità – sono scopertamente diegetici: “Nuestro dia” viene interpretato e interiorizzato nelle ultime battute, pp. 138-140… “Parla di un emigrante, di un Willy Chirino bambino che fugge in zattera con il padre e porta con sé un ramo di palma, un libro di Martì, un colibrì, tutte cose che gli ricorderanno Cuba per sempre. Pure in una terra dove dovrà parlare una lingua diversa si sentirà cubano, dice”.
***
Chi ha avuto la pazienza di seguirmi sin qui s’attende adesso qualche riga sulla questione autoriale, affrontata in passato con scrupolosa puntualità, considerando le stravaganti notizie biografiche di A.T.R. e diverse notevoli coincidenze tra le opere del cubano e del tosco-cubano. Bene: considerando la recente rassegna stampa, apparsa sul web in seguito alla pubblicazione della mia analisi dell’opera omnia lupiana, da autore o da traduttore, ho ragione di credere che nemmeno sul web gli italiani leggano volentieri recensioni e critiche. Nemmeno quando google dà suggerimenti chiari.
Almeno: a non leggere sono quegli italiani che pretendono di scrivere d’un libro, credendo probabilmente d’essere gli unici o i soli, o di non poter sbagliare. Quale che sia la testata, niente cambia. Desolante.
Ho pubblicato, egualmente e al solito, in calce, una selezione di articoli apparsi qua e là nel web: noto con un pizzico di rammarico che si dà per scontato d’avere per le mani narrativa cubana. Ne deduco che sono rimasto davvero uno degli ultimi lettori italiani: le testate letterarie web stanno diventando come la carta stampata. Si parlano addosso, senza leggere e senza ascoltare le altre testate. Questo cancella la possibilità di crescere assieme: e di potersi poggiare sulle analisi di chi ha lavorato, in precedenza, su un determinato argomento o su determinati autori. Invito tutti a non seguire questi pessimi esempi.
Io leggo tutto quel che posso, e ascolto volentieri. Con franchezza, infine, scrivo.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Alejandro Torreguitart Ruiz (L’Avana, Cuba, 1979), scrittore cubano.
Studia(va?) Letteratura Spagnola all’Università de L’Avana. Scrive(va?) poesie e racconti per la (irreperibile) rivista accademica “El Barrio”. Suona(va?) negli “Esperanza”, un gruppo locale. Purtroppo non aveva (ha?) computer e nemmeno una macchina da scrivere: le traduzioni si basa(va?)no su manoscritti. Secondo il Miami Herald, da tempo è “establecido en Milán” (?).
Inedito in patria, esordisce in Italia con “Machi di carta” (2003). Escono quindi “La marina del mio passato” (2003), “Vita da jinetera” (2005), “Cuba particular” (2007). Inediti – per ora: “Bozzetti avaneri” e “Mr Hyde all’Avana”.
Alejandro Torreguitart Ruiz, “Cuba particular. Sesso all’Avana”, Stampa Alternativa, Viterbo 2007
Approfondimento in rete: E. Blasi su Kult / E. Sansi su Tellusfolio / Lupi su Corriere Etrusco / S. Cosimi su Extra Music Magazine / E. Cicchinelli su Agenzia Radicale / Rassegna Stampa sul sito di Lupi
Gianfranco Franchi, Giugno 2007
Commenti
Ecce l'ultimo Torreguitart.
'notte, ragazzi:)
Ringrazio un vero lettore come Gianfranco che sa cogliere sfumature e similitudini di un'opera attuale e idonea a una trasposizione filmica, magari ci vedrei bene una pellicola erotico - esistenziale. Lascio libertà di attribuire il testo a chi ritenete più opportuno, ma ci tengo a dire che si tratta di narrativa cubana, questa è la sola cosa certa.
Gordiano Lupi
Un caro saluto, Gordiano, e ogni migliore auspicio anche per l'ormai pronosticato futuro cinematografico del libro.
Ti confermo che tutto quel che so su Cuba lo devo a te e a ATR. Solo per questo, considerando che si tratta d'una terra che non vedrò mai, per via di qualche problema con gli aerei, ti ringrazio di cuore. Tutte queste notizie, filtrate dalla fiction o sintetizzate nei saggi, mi hanno raccontato un mondo altrimenti misterioso e illustrato solo dalle ideologie.
Danke
"..magari malinconico, ma non depresso né sconfitto dalla decadenza del castrismo."
>allora sapranno risollevarsi, prima o poi Castro trapasserà, è vecchio e mal messo, magari riusciranno ad avere libertà e migliori condizioni di vita. Speriamo.
Speriamo, ma il male non è Castro. Il sistema sopravvive e dopo di lui restano solo mezze figure (in tutti i sensi perchè suo fratello Raul è un nano come fisico e come personalità) che possono fare danni più gravi. Un dittatore senza carisma diventa spietato e duro, purtroppo. Castro, tutto sommato, non ha mai avuto bisogno di essere spietato.
Gordiano
sì verissimo, Raoul spaventoso, potrebbe essere peggio del fratello se prendesse il potere, ci vorrebbe un totale cambio di sistema e possibilmente senza guerra civile, che di solito viene rischiata alla fine delle grandi dittature.
Gf: mai dire mai! E poi Cuba si può raggiungere anche via mare, magari ci s'impiega un po'di tempo......Inoltre dev'essere una bellissima isola, vederla meriterebbe davvero.
Mi stai suggerendo di andarci a nuoto? :)))
5. Esiste la possibilità d'una confederazione democratica di nazioni centro e sudamericane, sul modello europeo (non statunitense)?
Potrebbe essere una via d'uscita?
ahahahaha! :))))))) In nave, sempre che tu non abbia il mal di mare.
*
bella domanda, io più semplicemente mi chiedo se tra gli esuli cubani magari ci siano personalità di spicco che potrebbero organizzare un governo diverso.
La confederazione democratica di stati sudamericani sarebbe la soluzione ottimale, ma purtroppo la storia centro e sudamericana insegna che abbiamo avuto sempre nazioni nell'orbita USA (con pesanti ingerenze anche economiche come ai tempi della United Fruit)e nazioni rette da caudillos. La democrazia non è nella tradizione dell'America latina... mai dire mai, comunque.
Gordiano
Mi sembra, strategicamente, l'unico sentiero percorribile nell'ottica d'un riscatto che possa essere accompagnato da almeno relativa autonomia dagli USA.
Ci racconti qualcosa dei tempi della United Fruit, e di quel che accadde? Purtroppo non ne so niente. Grazie ancora per la disponibilità, Gordiano.
Sono i tempi delle varie repubbliche delle banane...
A Cuba governava la United Fruit, faceva il bello e il cattivo tempo. Era una multinazionale USA che decideva tutto, persino il tipo di governo. Batista era un loro uomo.
Gordiano
Grazie per il chiarimento. Andrò ad approfondire, adesso.
Danke ancora.
http://en.wikipedia.org/wiki/United_Fruit_Company solo in english
qui invece la United Fruit Historical Society http://www.unitedfruit.org/index.htm
Un racconto di Torreguitart ispirato dall'articolo di Castro sulle ultime fughe di atleti ai giochi panamericani in Brasile.
GLI EROI NON FUGGONO
Una mattina come tante al palazzo di Toyo, tra profumo di pane sfornato e dolci di meringa, venditori di maní seduti all?angolo del corso, bicitaxi che sfrecciano nei vicoli diretti in Centro Avana e un caldo appiccicoso ancora più forte, una cappa che stringe alla gola e non fa respirare. Colpa del buco dell?ozono, dicono. Mia cugina dall?Italia racconta che pure là c?è una temperatura tropicale, oltre quaranta gradi, non si vive senza condizionatore, cose così? e io che l?ascolto come un fesso quando telefona, ché un condizionatore non ce l?ho mai avuto, pure se vivo a Cuba e mi servirebbe davvero. Quando voglio rinfrescarmi vado sul Malecón e faccio un tuffo nell?oceano tra le scogliere, in mezzo a bambini che giocano a farsi schizzare dalle onde e pescatori di frodo che sognano la fuga. Oggi, tanto per cambiare, vado verso il centro, passo da Diez de Octubre, prendo una guagua affollata come sempre, carica di odori e sapori, culi di mulatte che si dimenano e neri che puzzano, ché io mica sono razzista, ma i neri puzzano, c?è poco da fare. Prendo la guagua, dicevo, e scappo sul mare, ché il mare mi fa bene, mi rilassa, e poi magari faccio un bagno, che solo quello posso fare, il mare è a buon mercato, non ho un peso per le tasche e in piscina non mi fanno entrare.
La guagua sferraglia per strade arroventate da un sole cocente, mentre mi sto sciogliendo sotto raggi infernali, sento colare goccioline di sudore lungo la camicetta di cotone, osservo uomini e donne che passano, biciclette che corrono, auto malandate che arrancano tra le buche del selciato. Un mulatto sfoglia il Granma, in piedi, tra uomini e donne appiccicati come sardine, proprio davanti a me. Allungo lo sguardo sui titoli, sempre le solite cose, maledetti imperialisti, non passeranno, la rivoluzione è solida e forte, il comandante in via di guarigione, la tavola rotonda parla di carenza idrica, un mondo migliore è possibile e via di questo passo, niente di nuovo sotto il sole, pure se oggi tocchiamo i quaranta gradi.
?Compagno, leggi solo la parte politica?? domando.
?Hai qualche preferenza?? fa lui ironico.
?I giochi panamericani, ecco, magari se vai alla pagina dello sport leggiamo qualcosa di interessante, forse c?è una notizia nuova, così, tanto per cambiare?.
?Amico, il Granma costa dieci centavos. Non è molto?.
?Per le mie tasche è una spesa folle, compagno?.
Lui sorride e cambia pagina, ché poi mica ci vuole tanto a scorrere il Granma, sono quattro facciate smilze stampate su carta riciclata, inchiostro che si appiccica alle dita, colori sbiaditi e caratteri piccoli per farci stare più cose, pure se sono sempre le stesse panzane. Lo sport è in fondo, insieme alla cultura e all?ultima stucchevole poesia dell?Indio Naborí, che se Guillén leggesse l?opera omnia di questo repentista di regime la distruggerebbe con le sue mani.
?Contento, adesso?? fa il mulatto mostrando una pagina dove campeggia la foto di Fidel sopra un articolo intitolato Il Brasile è il sostituto degli Stati Uniti?
?Mica tanto? rispondo. E scorro il pezzo.
Un giocatore cubano di pallamano ha chiesto asilo politico in Brasile, tradimento per denaro, sostiene Fidel, per giocare in un campionato professionistico e guadagnare. Manca all?appello anche un allenatore di ginnastica, pure lui ha chiesto asilo politico, non vuole tornare a Cuba, nel nostro regno dell?uguaglianza dove tutti hanno secondo le loro necessità, dove non ci manca niente e stiamo per costruire un mondo nuovo, il problema è quando ci riusciremo, ma non dobbiamo avere fretta, la rivoluzione ha trionfato soltanto quarantotto anni fa, serve tempo e soprattutto fede. Due pugili hanno chiesto di restare in Brasile, non si sono presentati alla pesatura, pure loro hanno un destino assicurato come sportivi mercenari al servizio del capitalismo.
?Amico, perché quella faccia? Mariela ha vinto la medaglia d?oro nella maratona??
?Sì, ho letto? mormoro.
Non c?è nessuna giustificazione per chiedere asilo politico, scrive Fidel, e il popolo di Cuba deve rendere tributo all?esempio eroico di Mariela, nata nella provincia del Granma, dove la mortalità infantile è tra le più basse del mondo. Vero. Eroica Mariela. Eroico Pablo. Eroico Paco. Eroico mulatto davanti a me che mi fai leggere il Granma mentre questa carretta sferraglia lentamente sotto il sole dei tropici. Eroico Alejandro che continua a scrivere racconti camminando per L?Avana senza niente da fare, solo attendere il domani e un identico sole cocente per fare un tuffo nell?oceano tra onde e squali. Eroico Alejandro che non può scappare, non ha le palle di Arturo Sandoval e di tanta gente che se n?è andata per non tornare. Eroico Alejandro che lontano da Cuba non potrebbe vivere, sentirebbe nostalgia pure di questa carretta puzzolente che procede tra le buche d?una capitale in abbandono. Gli eroi non fuggono, restano fedeli a una città perduta, si adattano al quotidiano per sopravvivere, ché motivi per scappare ne avrebbero tanti, ma restano attaccati alla loro terra solo per il terrore della nostalgia.
Alejandro Torreguitart, 23 luglio 2007
Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
"Un giocatore cubano di pallamano ha chiesto asilo politico in Brasile, tradimento per denaro, sostiene Fidel, per giocare in un campionato professionistico e guadagnare. Manca all?appello anche un allenatore di ginnastica, pure lui ha chiesto asilo politico, non vuole tornare a Cuba, nel nostro regno dell?uguaglianza dove tutti hanno secondo le loro necessità, dove non ci manca niente e stiamo per costruire un mondo nuovo, il problema è quando ci riusciremo, ma non dobbiamo avere fretta, la rivoluzione ha trionfato soltanto quarantotto anni fa, serve tempo e soprattutto fede"
> "la Primavera intanto tarda ad arrivare" - cantava qualcuno.
Grazie per la condivisione di questa novità.
Sì, bel pezzo.
Sentivo proprio poche sere fa che adesso in mancanza di Fidel c'è suo fratello che porta avanti le idee (e la politica?) di Castro.
Ora. E' un buon segno? Perché nessuno è eterno e anche il buon (si fa per dire) Fidel prima o dopo dovrà raggiungere i suoi avi. Certo che se ha dieci fratelli più giovani di lui ma con le stesse idee la vedo dura.
Nel servizio (giuro che ho rimosso il canale, ma forse era un Tg) l'idea era di una certa debolezza, come se si fosse aperta una crepa.
Che ne pensano a Cuba?
Oggi la stampa italiana dà la notizia che Castro ha ritirato in anticipo i suoi atleti per paura di una fuga di massa. Non ha permesso che partecipassero alla cerimonia di premiazione. O meglio, lo ha permesso soloa pochi, ai fidati, a quelli che non sarebbero scappati di sicuro, per i più svariati motivi. Quello di Alejandro è solo un racconto, non una notizia, ma è un racconto - verità...
Su Raul Castro poco da dire. E' peggiore dle fratello perchè non ha carisma. Dio ci salvi dai dittatori senza carisma...
Gordiano
Macchina del tempo, sui legami Cuba-America, e sul protezionismo Usa, etc.
Frammenti tratti da scritti del Professor Fortunat Strowski de Robkowa, pubblicati su "Il Tevere" del 21-22 Settembre 1929.
"L'isola di Cuba fornisce una buona parte dello zucchero americano. La sua produzione regola i prezzi. Lo zucchero pagava un diritto del 67% ad valorem. La Camera ha fatto salire questo diritto al 92,36%. Ciò che è proibitivo.
(...) I piantatori cubani hanno fatto osservare che l'isola sarebbe stata ridotta alla fame non vivendo che di questa cultura, e gli americani hanno dovuto riconoscere giusti questi lamenti. Ma i partigiani della nuova tariffa hanno risposto che un Paese che è giunto all'apice dell'onore e della gloria non si sarebbe abbassato, sacrificando il proprio benessere a quello degli altri popoli.
(...)
Disgraziatamente Cuba non è un 'altro popolo ' per gli Americani. Essi sono i tutori e i produttori della grande isola. E nessuna coscienza umana, nessuna legge umana può ammettere che un tutore sacrifichi il suo pupillo. I nuovi diritti hanno incominciato su questo scoglio a sconquassarsi e a fare acqua".
1929. (in seguito, Ungaretti riflette sui debiti di ogni cittadino americano, già allora, e sulla loro abitudine alla rateizzazione, etc; sullo strapotere della Borsa)
Interessante. Sì, c'è stato un tempo in cui Cuba era una sorta di protettorato USA. Proprio per questo motivo i cubani hanno fatto la rivoluzione. Per essere liberi. Non certo per consegnarsi da un padrone all'altro. Vi consiglio sul tema lo strupendo film THE LOST CITY (che ho recensito su My Movies e su www.tellusfolio.it), ma anche ARTURO SANDOVAL STORY.
Gordiano
Grazie per le dritte filmiche, Gordiano.
Io invece vorrei segnalare un fresco di stampa, anche se per i tipi di Mondadori, uscito nell'aprile di quest'anno. Si tratta de L'isola degli amori finiti della cubana Daìna Chaviano. Riporto la brevissima recensione di Unilibro.
"Miami 1994. Cecilia, una giovane giornalista cubana rifugiatasi in USA dopo la morte dei genitori incontra in un locale Amalia, un'anziana cubana che inizia a raccontarle la sua vita. Nel corso di varie serate le due donne si immergono nelle vicende di tre famiglie che appartengono alle tre etnie che compongono il popolo cubano: cinese, africana e spagnola. Cecilia scoprirà a sua volta un legame con la storia della sua famiglia. Il romanzo è composto dunque di due storie parallele, una attuale e l'altra iniziata nel 1850 che si intrecciano fino all'ultima pagina. Sulle note musicali del bolero, il racconto ha aspetti spesso magici e legati al soprannaturale mantenendo un tono credibile e molto coinvolgente. "
Ho letto il libro segnalato e vi consiglio di non comprarlo. Io l'ho fatto e me ne sono pentito. E' una lettura molto noiosa e solo poche pagine meritano la spesa. Non ne ho parlato e non l'ho recensito per due motivi: 1) me lo sono comprato per diletto e perchè speravo che mi piacesse (non è stato così), 2) non mi andava di promuovere (sia pure negativamente) un best seller cubano di una residente a Miami. Su Cuba leggete Pedro Juan Gutierrez (tutto), Felix Luis Viera (pubblicheremo un suo libro pure noi), Padura Fuentes, Ivonne Lamazares, Cristina Garcia,Reinaldo Arenas, Lezama Lima (tosto ma utile), Alejo Carpenter (ritosto ma utile), Zoé Valdés (indispensabile), il mitico Cabrera Infante (che ha scritto il soggettod i The Lost City di Andy Garcia). Se vi avanza tempo e denaro, pure Torreguitart, ma solo alla fine...
Gordiano
Grazie dei consigli più che opportuni!
Sulla UNITED FRUIT riporto un brano da UN UOMO DI NOME CHE GUEVARA, testo inedito di Alejandro Torreguirat, una sorta di vita romanzata del Che:
Ernesto vende tutto, persino l?abito che sua madre gli ha regalato per il viaggio, prosegue con mezzi di fortuna, cercando di lavorare e guadagnarsi da vivere. Scopre un?America Centrale composta da tante Repubbliche delle Banane, condizionata dalla multinazionale United Fruit Company, rette da dittatori al soldo degli Stati Uniti. In Nicaragua c?è il generale Somoza, un anticomunista che ha fatto assassinare il nazionalista Sandino. In El Salvador vede al potere un?oligarchia composta dai piantatori di caffé, l?Honduras è un paese povero che manca persino di strade, Portorico è un protettorato statunitense, le isole caraibiche dipendono dall?Europa. Cuba, la Repubblica Dominicana e Haiti sono indipendenti, ma governate da dittatori come Batista, Trujillo e il terribile François Duvalier, detto Papa Doc. Il Costarica fa eccezione tra questi territori retti da poteri dittatoriali e privati da ogni libertà, perché è governato in modo democratico dal riformista José Figueres. I due amici arrivano a Panamá e alloggiano in una pensione popolare per un dollaro a notte. Ernesto Guevara consolida la convinzione che per il Sudamerica il nemico mortale da combattere sono gli Stati Uniti e immagina il suo primo programma rivoluzionario che trascende i confini nazionali. Si rende conto che nell?America centro - meridionale le sole alternative democratiche sono Figueres in Costarica, il movimento peruviano Apra di Victor Raúl Haya de la Torre e l?Acción Democrática del Venezuela guidata da Rómulo Bétancourt.
Molto molto promettente.
http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=3591
Un invito alla lettura di alcuni brani inediti di Bozzetti Avaneri di Alejandro Torreguitart, che prima o poi usciranno con Il Foglio, credo...
Lupi
http://www.ilfoglioletterario.it/Catalogo_Cubana_Adios.htm
ECco il link
Lupi
Il titolo è Adios Fidel, però.
Lupi
Grazie per la segnalazione, Gordiano!