Tonon Emanuele

La luce prima

Autore: 
Tonon Emanuele

Un libro difficile da recensire, scrive bene Antonio Moresco nella sua lettera pubblica indirizzata all'autore, senza correre il pericolo (aggiungo io) di cadere nella banalizzazione. Difficile da recensire, non perché può apparire una troppo esibita privata confessione, ma per il rischio da parte del recensore di non riuscire a restituirne pienamente la compiuta misura, l'indiscutibile forza poetica.

Iniziamo col dire che La luce prima s'impone come terza stazione, ultimo atto di quella "trinità cattolica" principiata con il dittico de Il nemico (l'esordio fulminante e scandaloso di Tonon): infatti, dopo le pagine incendiare e arrabbiate dei racconti della morte del padre e della perdizione del figlio, qui, a imporsi come romanzo oltremodo necessario dello spirito è la prematura scomparsa della madre, assunta a sposa, sola innamorata. E l'oltraggioso risentito oscillare tra imprecazione e preghiera lascia il posto a un'amorosa monodia: l'insistito invocare il fantasma, guardare dritto al cuore della voragine aperta dall'assenza. Nella ricomposizione dei "segni" che inevitabilmente parlano ancora di lei, nella trasfigurazione d'essa in «madre eterna e perfetta», «onniveggente», Tonon vuole rendere testimonianza, «fare memoria» della madre in un'accezione quasi cristiana del termine: ossia attualizzarne nel tempo (presentito ormai come "irredimibile" per quella latitanza spigolosa di un Dio ridotto al silenzio, depotenziato, ma che non può fare a meno di amare) il suo passaggio terreno, la sua venuta come madre, come luce, «Spirito Santo consolatore che non consola», primo e unico amore.
 
Amante e nemico, che a gemmare è anche l'amaro seme del rimpianto, trasferito sulla pagina: la litania delle colpa («ho calpestato il tuo amore come solo un nemico sa fare»), per aver sporcato di egoistica indifferenza l'amore perfetto e in sé conchiuso, bastevole; la compiutezza di quel dono di vita della madre (sempre lì, a portata di mano), guastato dall'inseguito miraggio della gloria letteraria, perduto nel coltivare l'oro della pietra d'inciampo della parola scritta («cieco alla meraviglia delle piccole cose»).
A confermare la sua volontà di canto, il romanzo (perché tale va sempre considerato) si viene componendo come schegge di un indiviso e protratto discorso amoroso: non un racconto piano e disteso dunque, ma (per una volta ancora) un procedere per quadri, visioni, lampeggiamenti, sottratti alla scorza dura d'un indicibile silenzio, vera concreta sostanza del mondo. Un modus scribendi cui di fatto l'autore c'ha abituati sin dal suo esordio, interpretando la scrittura come visionaria testimonianza; nella convinzione, qui agitata come autochiarificazione e sigillo di poetica, che «niente può essere detto nel linguaggio che non sia visione, nessuna verità può passare interamente nel linguaggio». In linea pienamente con la sua ricerca letteraria che ammette una sola lingua (ora «la lingua degli angeli»), una sola voce, una sola via alla letteratura.
Il sopraggiungere della morte (o il predisporsi ad essa, com'era nel racconto allucinato del figlio) produce uno sdoppiarsi del normale fluire del tempo, scandito adesso da altri ritmi, rituali svuotati di senso; mentre è solo nella dimensione sospesa del sonno che si guadagna una parentesi dal mondo dei vivi: spazio di comunicazione residuo, anticipo di un ignoto futuro.
Procedere sulla via dello spirito, comporta un radicale purificarsi dello sguardo, uno stemperarsi del tono. Ciononostante Tonon non rinuncia all'invettiva sociale, come quando racconta la storia della madre santa, servetta, rimasta in cinta giovanissima o nel frammento sui denti finti da quattro soldi dei poveri («è bene che le bocche dei poveri siano disfatte, è bene che ci sia questo segno distintivo, questo marchio apocalittico a distinguere i poveri dai ricchi»), a ribadire l'assenza d'un possibile punto medio tra bene e male, giusto e sbagliato, poveri e ricchi. Così come, e non poteva essere altrimenti stando al progetto letterario dichiarato dallo scrittore, il j'accuse per il tradimento di Dio rimane sempre un orizzonte fisso («un Dio che non salva è inutile»), dove la rabbia rimane però attutita, mitigata e composta dall'esigenza prima del canto. Privatissimo canto quello di Tonon, epperò offerto come segno da condividere, poiché l'amore per la madre precocemente caduta si traduce in preghiera per una madre-madonna; madre dallo sguardo, ad ogni passo, benedicente. Non solo una coraggiosa privata confessione di fragilità e impotenza, ma la restituzione in dignità letteraria di un sentimento archetipico, quello della madre origine e fine di tutto, paradigma dell'esistenza e insieme principio di rinascita («mi hai partorito nuovamente, nella morte del tuo corpo transitorio e svuotato, nella metamorfosi di te che eri appena entrata nella beatitudine»). Una rinascita vissuta nell'auspicio di ri-essere nella luce, vivere il resto della vita entro un rinnovato tempo d'attesa, un nuovo soteriologico avvento: «che venga la luce, la tua luce prima […] per vederla nuovamente con te».
 
Rimaniamo impazienti e curiosi delle altre già preannunciate cose narrative del teologo-operaio Emanuele Tonon, augurandoci che una volta ancora non siano a prevalere le ragioni del marketing e dell'opportunismo editoriale, cui spesso fa più gola la figurina da caso letterario, il personaggio irregolare, che la sapienza della sua penna.
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Emanuele Tonon (Napoli, 1970), ex francescano, teologo-operaio. Vive a Gorizia. Ha esordito con “Il nemico” [ISBN, 2009].
Emanuele Tonon, “La luce prima”, ISBN, Milano 2011.

In Lankelot: Schede sui libri di EMANUELE TONON
 
Domenico Calcaterra
ISBN/EAN: 
9788876382635

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[la luce prima] scrive domenico: "Un libro difficile da recensire, scrive bene Antonio Moresco nella sua lettera pubblica indirizzata all'autore, senza correre il pericolo (aggiungo io) di cadere nella banalizzazione. Difficile da recensire, non perché può apparire una troppo esibita privata confessione, ma per il rischio da parte del recensore di non riuscire a restituirne pienamente la compiuta misura, l'indiscutibile forza poetica. Iniziamo col dire che La luce prima s'impone come terza stazione, ultimo atto di quella "trinità cattolica" principiata con il dittico de Il nemico (l'esordio fulminante e scandaloso di Tonon)..."

> buona lettura!

 

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Emanuele Tonon, “La luce prima”, ISBN, Milano 2011.

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