Tonon Emanuele

La luce prima

Autore: 
Tonon Emanuele

 «Tu ami ogni parola che causa rovina,/o lingua insidiosa!» [Salmo, 52:4]

«Negli ultimi anni di Céline, nelle contraddizioni che li nutrono e li affliggono, nella totale dedizione al lavoro da portare a termine, noi oggi, senza nessun timore di equivoci, possiamo intravedere una specie di santità. Sarà anche giusto non celebrarla ufficialmente, ma rimane tale. E' quel grado di elevazione spirituale che deriva dalla volontà di caricarsi addosso tutti i peccati della propria specie, tutti i veleni che circolano nel proprio sangue. In un mondo dove il centro della scena sembra più occupato da gente che "ce l'ha fatta", e non vede l'ora di raccontarcelo, l'astro solforoso di Céline non fa che brillare di luce più intensa». Così Emanuele Trevi su Il Foglio del 17 settembre 2011 in chiusura del suo ottimo pezzo dedicato alla ricorrenza dei cinquant'anni dalla morte di mastro Rigodon. E queste parole, mi perdoni Trevi per il prestito non accordato, voglio attestare ad altro Emanuele, Tonon, qui alla sua e ben più sofferta prova di scrittore, al suo Requiem, al suo epicedio per la adorata madre Vincenza. Come scrissi in una mia lontana recensione apparsa su Ibs [e reperibile qui: www.ibs.it/code/9788876381508/tonon-emanuele/nemico-romanzo-eretico.html] ed inerente il suo esordio, Il nemico: « (...) E' la Parola. E da francescano nella carne e non più (non solo?) nel cuore il tuo Cantico delle Creature nate a soffrire, il tuo Cantico dei Cantici ammorbato di umanità, troppa umanità (perdona il Caraco minore che trapela da queste righe) doveva sì accoppiare sacro e profano, "alto e basso, letterarietà e trivio" come vergato in esergo al volume ma se l'alto (da Antagonista parlando, da Satana) DEVE saccheggiare il proprio accento al basso il basso DOVRA' altresì elevarsi pure non con timbri da Moresco minore o (peggio) di Parente povero. Attendo con Fede (e Sapienza, la cui cifra ultima risiede nel Suo proprio essere muta) la prossima pentecoste, la pubblicazione dello Spirito Santo».

Tonon si conferma autore scomodo ma non difetta certo di fortezza laddove, a pagina 17, scrive: «il prossimo libro sarà per te e scriverò tutto l'amore che ti voglio». E così fu ed è. Venga La luce prima, «quella che in qualche modo mi spaccò gli occhietti che si aprirono su di te per la prima volta, amore» [p. 96], quella medesima luce «che vidi spalancando gli occhi sul tuo viso, sul tuo seno, che venga, dovessi morire ora per vederla nuovamente con te» [p. 116]. Piuttosto Tonon si priva, e consciamente, della temperanza, segnato a fuoco com'è da «quella fame verticale, di cose ultime, questa fame che mi prosciuga ancora» [p. 15], «quella malattia per la parola scritta che mi avevi comunicato, facendomi uscire da te» [p. 17]. E' uno stigma quello di cui Emanuele - ultima, torturata, orfana persona di quella trinità avviata lungo le pagine de Il nemico e ne La luce prima conclusasi [è Tonon stesso a farsi esegeta di sé: «quel libro dove scrivevo del Padre e del Figlio, verso lo Spirito Santo che tu ora stai diventando, mentre ti scrivo. Tu sei la conclusione della mia trinità cattolica, sei tu lo Spirito Santo consolatore che non consola, vita mia» - p. 91]- si fa portatore, una croce la Parola, qualsiasi essa sia, di cui, umile Cristo egli reca il gravame: «Ma questo vuole essere un canto, amore, io non voglio più raccontare. non è più possibile raccontare il mondo e la vita. Io voglio solo cantare per te» [p. 40]. Non è più possibile "raccontare il mondo e la vita", «niente può essere più detto nel linguaggio che non sia visione, nessuna verità può passare interamente nel linguaggio. La verità appartiene a un altro regno, a un vertice definitivo di silenzio e beatitudine. (...) E' nello sterminato silenzio che si invera il mondo. In principio era il silenzio, non il verbo» [p. 56 - echi e bagliori potenti della teologia apofatica di Quinzio] perché quando la santità irrompe nel mondo delle piccole cose, quel mondo in cui l'autore è «troppo preso dal mondo della letteratura» [p. 27] il tempo dell'esistenza si lacera perché incapace di accogliere l'eccesso, la dismisura e questo non per assenza di fede ma per incredulità: «Tu sei morta come muoiono i santi. Ma questo è un mondo dove i santi hanno smesso di morire» [p. 28].

Ecco che il figlio Tonon così come il Figlio vacilla innanzi al compimento del proprio ufficio ma laddove Emanuele non può che riconoscersi come il nemico [pp. 15, 36, 73, 102, 107, 108, 115, 116] per l'impossibile lotta che un uomo, everyman [quell'allegoria tanto cara agli scrittori medievali, quella incarnazione delle Virtù ma soprattutto dei Vizi di ognuno] ingaggia con la morte di quel che gli è più caro, con l'impossibilità di salvare e di salvarsi dal dolore del mondo, dal Male [«odio la natura, per questo male che opera in noi fin da bambini, falsamente innocenti» - p. 52] di cui esso rintrona egualmente Cristo, il Cristo che è in noi in quanto ha di uomo cede a lo scandalo della croce [Galati, 5:11], alla evidenza che solo un Dio, ovunque sia, ci può salvare eppure «un Dio che abbisogna di questo è un Dio inutile, crudelissimo. Un Dio che non salva è inutile» [p. 30], «il Dio crudele (che), invece,  salva solo chi gli pare. Elargisce miracoli e salvazioni a suo unico piacimento, basandosi sulla sua cecità sommamente giusta, dicono» [p. 95], fors'anche, gnosticamente, un «Dio minore» [p. 19], il cui σπαραγμός è sì atto rituale, eucarestia, grazia caritatevole ma sterile tanto che «il Dio che facendosi Figlio non ha operato la redenzione, perché tutto è irredimibile» [p. 116]. E smembramento di sé Tonon vuole e cerca, con metodica volontà di spoliazione di sé, una kenosi agognata che neppure la vita monastica era riuscita a placare [«Ho creduto di trovare Dio, mi sono vestito di sacco, ho stretto la vita in un cingolo, ho cercato di imporre le mani sopra un pezzo di pane e un calice di vino per farli diventare il Corpo e il Sangue di Cristo» (p. 40) «Sono entrato in convento perché volevo provare a vivere, ne sono uscito come uno che aveva solo desiderio di non esistere più. Volevo solo morire, una volta smesso il saio» (pp. 74-75) «Ora bevo infinitamente di più, amore, brindo al giorno in cui riuscirò a spostarmi, a raggiungerti. (...) Ora non posso uccidermi, ma posso fare in modo che mi salti il fegato. Posso fare in modo che mi salti una vena in testa, come è saltata a te. Posso fare in modo che mi scoppi il cuore nel letto, mentre sento le stimmate buttare sangue. (...) Perché quello che provo, qui, solo, è insostenibile» (pp. 82-83) «I grandi scienziati mi dicono che non dovrei bere alcol. Ma io melo bevo. E fumo quaranta sigarette al giorno. Gli do contro. Vediamo chi crepa prima, ammaestratori di pulci, satanassi» (p. 99)] «perché vano è stato il sacrificio della Madre, inane il suo farsi ostia, la sua plenitudine di amore: «tu sei entrata nel tempo per portarlo alla dissoluzione. Tu sei stata perfetta» [p. 36]. E la perfezione, in questa più che perfetta imitazione del Cristo morto (e non risorto) che è la quotidiana via crucis, non può che essere condanna. Senza appello.

«Se fosse possibile scrivere una bestemmia come fosse una preghiera» [p. 54] dispera Tonon e certo una preghiera, un salmo, il De Profundis clamavi, è La luce prima, verso quel Dio cui «ho regalato bestemmie quasi sgranando il rosario» [p. 100] e del rosario il testo s'apprende con le medesime figure retoriche, anafore ed epifore specialmente, come si addice ad una lingua che è impastata e incrostata del Libro: «Quello che ti sto scrivendo vorrebbe essere la lingua incomprensibile che però miracolosamente tutti capiscono, amore, vorrei che tutti capissero, ma so che alcuni diranno che sono ubriaco. Ma questa è la mia lingua degli angeli, prima del silenzio in cui potrò ritrovarti e stringerti, eternamente. Io non so se c'è altra letteratura possibile e non mi interessa nemmeno saperlo. Voglio soltanto una lingua di fuoco sulla testa, essere pieno di Spirito Santo come tu, quarant'anni fa, sei stata piena di me» [p. 92].

Luca Ormelli, ottobre 2011.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Emanuele Tonon (Napoli, 1970), ex francescano, teologo-operaio. Vive a Cormòns (GO).

La luce prima, ISBN, Milano, 2011.

In Lankelot: Schede sui libri di EMANUELE TONON
ISBN/EAN: 
9788876382635

Commenti

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[tonon, "la luce prima"] dice Luca Ormelli: "Tonon, qui alla sua e ben più sofferta prova di scrittore, al suo Requiem, al suo epicedio per la adorata madre Vincenza..."

> buona lettura!

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ISBN: tutto sul NEMICO + TONON.com / OBLIQUE

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[luca, "luce prima", tonon] l'artista non potrà che essere rimasto colpito dalla bellezza e dall'intensità di questa tua pagina, Luca, piena di umanità, spiritualità e vera letterarietà. E' un controcanto mistico.

[Tonon] Spiluccando qua e là

[Tonon] Spiluccando qua e là ho trovato questo commento che mette in relazione il libro di Tonon a quello di Dadati. Non avendoli letti, mi limito a lasciare il link:  http://matteobblog.blogspot.com/2011/10/da-qualche-tempo-avevo-in-mente-...

[tonon, dadati] la

[tonon, dadati] la coincidenza è quella della tragedia della morte - trasfigurata e sublimata con ben diverso spirito. Sono due libri pieni di dolore, di spiritualità e di tristezza. Consolazione e conforto degli sconsolati.

[Tonon - La luce prima] Una

[Tonon - La luce prima] Una lettera di Chiappanuvoli scritta a Tonon riguardo "La luce prima", su Nazione Indiana.