“Allora mi alzerò, una delle prossime notti, sicuramente mi alzerò. Metterò i miei soliti vestiti neri, ma anche una maglietta rossa. Il simbolo dell'effusione del sangue, il simbolo del martirio. E andrò dove tu, se sei ancora coscienza, sai che devo andare. E farò quanto tu, se sei ancora coscienza, sai che devo fare. Raddrizzerò ogni cosa, tutto farò diventare giusto. La mia pietà sarà perfetta nella misura della giustizia. Intanto, se sei ancora coscienza, ricordati che ti amo tanto, padre mio adorato, da tanto tempo. Io non so se la terra dà pace alle ossa che, per sottrazione, sei diventato. Aiutami ad amarti sempre di più, a non dimenticarti. Aiutami” (Tonon, “Il nemico”, p. 45). Ecco, è accaduto.
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La rassegna stampa del Nemico. Un florilegio.
Maria Saporito, “Domenicale”, 24 ottobre 2009: “Si chiama Emanuele Tonon ed è una rivelazione. Un autore spietato e dolcissimo che, scansando ogni formula consolatoria, vuole erompere con l'irruenza del dolore. E a tratti della blasfemia. Il suo romanzo d'esordio è un viaggio ininterrotto nella sofferenza che lacera la carne e l'anima”.
Sergio Pent, TTL del nove gennaio: “Il nemico è l'atto di dolore zeppo di bestemmie di un 'teologo operaio' […] Un Erri De Luca che da tutta la vita si alza col piede sbagliato, se vogliamo, la traccia di un'ispirazione che nei rancori privati, nelle debolezze, in un presente scostante, riesce ancora a trovare il bisogno di sporcare la pagina”.
Atto di dolore firmato con nome e cognome. “C'è tutto di me nell'accusatore di Dio. Se c'è una costante autobiografica nel mio libro, è solo questa. Dio deve suturare le ferite. Dio deve rispondere di tutto questo male” (Intervista a Fabio Donalisio, “Blow Up”).
A Langone quest'uomo non va giù. “Leggo che l'autore è teologo-operaio. Satanista-operaio, casomai. Emanuele Tonon sembra il solito seminarista deluso alla Antonio Moresco, nomina Dio invano dalla prima all'ultima pagina e non sa parlare d'altro che di tumori e funzioni intestinali. Anche la definizione di 'romanzo eretico' è usurpata: dopo Auschwitz è perfettamente ortodosso, conformistico, accusare Dio di consentire il male” (Il Foglio, settembre 2009).
Tonon risponde a Langone: “Certo, il mio libro non potrà essere citato nel corso di una ammorbante omelia domenicale, ma affronta in radice la fede cristiano-cattolica. Che è la mia fede. Ma il mondo cattolico è abituato a santificare le persone dopo secoli. Se il mondo non finirà prima, forse tra una cinquantina d’anni qualche gesuita de La Civiltà Cattolica mi degnerà di un primo scritto critico. Nel frattempo spero di poter consigliare a Langone qualche buon vino, di invitarlo nel mio Collio orientale, che all’inferno difficilmente Satanasso ci permetterà di sbronzarci. Perché se all’inferno ci andrò io, sicuramente Langone mi precederà” (fonte: Mangialibri, intervista di Giovanni Pannacci).
Altre coordinate. Ana Ciurans, qui su Lankelot:
“Il nemico è un romanzo scritto coi piedi penzoloni sul bordo dell’abisso e senza sconti. Porta le stimmate che l’inesausta ricerca del contatto con il divino procura agli avventurieri che si addentrano nell’impresa. Eretico, come recita la copertina, in quanto propositore di un Dio impotente di fronte alla fede umana di Tonon. Che è spirito, sangue, carne, sesso e umori. Una teologia sbregata, per dirla con parole sue, votata alle ferite e alla consapevolezza del male”.
“È una rivolta al mondo intero e alla sua assenza di misericordia”, scrive Angela Migliore. Allora “la scrittura si fa dono blasfemo per la consolazione”.
Infine, Tonon. È un romanzo, questo? Il romanzo è “un linguaggio dato in prestito a una storia. La storia serve il linguaggio e non viceversa. Eresia è scelta, è possibilità di scelta” (Intervista a Fabio Donalisio, “Blow Up”).
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Tre pannelli. Primo di tre: “Sotto il sole di Lucifero”. Nel nome del Padre. Dimenticate Bernanos. Tonon si sovrappone, non s'affianca.
Settimo era vivo, stava muorendo pianissimo. Trentacinque anni di fabbrica alle spalle. “Quell'orrore” - scrive Tonon - “ha stabilito la sua santità”. Ogni giorno ripeteva l'esercizio del suo estro d'artista cavalcando alle cinque di mattina un vecchio motorino. Ogni giorno respirava polvere di legno. Il suo corpo era pieno di cicatrici. “Il corpo di mio padre era l'esatta manifestazione di Dio nel mondo: niente”.
Dio non può salvarlo. Ha rinunciato: “a volere, a sapere”. Tutto accade, scrive Tonon, sotto i suoi “occhi ciechi”. Vede con quello sguardo vitreo, addomesticato dal torpore dell'infinita ripetizione di quel che è. Il narratore nemmeno può salvarlo. Si pente di non avere avuto pietà del suo dolore: di non avergli schiacciato un cuscino in faccia mentre dormiva, piuttosto che vederlo finire a crepare in ospedale. Ma sa che l'ha lasciato soffrire perché voleva, in fondo, che vivesse. Per sempre. Non qui.
E poi arrivano i ricordi. I ricordi degli anni della malattia. Del sogno d'un miracolo. Dei sacrifici del papà. Della fidanzata che l'aveva lasciato solo a fronteggiare il male del padre, nel momento più delicato. Succede. Delle voci dei medici che non sanno compatire e non possono consolare. Delle illuminazioni. Come questa: “La paternità è quel bisogno di stringere, di proteggere, di salvare dal male. La figliolanza è questa seduzione continua del male”.
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“Poi verrà la notte, una corsa dietro alla morte sempre più stentata, il sonno compatto che tiene il tempo malato prima del giorno dopo. Quel giorno dopo che è sempre sotto il dominio di Lucifero, la cui frase preferita è: la vita continua. Infatti continua, il male dura” (p. 51). Ma verrà sconfitto. È scritto.
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Secondo pannello. “Il nemico”. Nel nome del Figlio.
Una sposa. La sposa d'un lavoratore. Prete spretato, il dono dell'amore per Dio sembra svanito. Adesso è un lavoratore che porta con sé i segni della sua nascita, e della sua essenza. E i segni sono la sua magrezza, la sua “impossibilità a considerare giusto il solo stare al mondo”.
Lei sogna un bambino. Lui ha deciso – per disperazione – di scrivere la Sacra Scrittura nuova. “Sono un teologo, l'uomo che studia il logos di Dio, il Verbo. Sono stato un frate, un sacerdote del Dio semita. Lo sono ancora, ontologicamente. La seconda disperazione si è manifestata con questi segni: la lingua della mia sposa è diventata carbone, il suo utero si è cristallizzato. Io sono diventato vecchio a trent'anni” (p. 74).
Lui beve per salvarsi. Sente adesso che solo la morte sia vera. S'affida per consolazione alla menzogna della scrittura. Ha smarrito il sentiero della conoscenza: ha perduto la fede. L'orizzonte è solo autodistruttivo. Ma a questo punto l'opera s'interrompe. Il terzo pannello verrà. Nel nome dello Spirito, emanazione del Padre e del Figlio.
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Sporcato dal sangue e dalla terra che colora la vita di tutti, con prepotenza e pesantezza sempre diverse e imprevedibili, “Il nemico” è un libro di narrativa che sembra aver attinto dalla poesia, e dalla mistica; e tuttavia è disperatamente crudo, onesto in questa sua costante scarnificazione della realtà, quasi a voler spogliare la menzogna di tutti i veli. Non so cosa attendermi dal libro dello Spirito – forse che non veda mai la luce, che venga rinviato per anni, che esca postumo – ma so che l'anima che ha dato vita a queste pagine è l'anima di chi troppo ha sofferto e cerca senso laddove non può esistere; significati, soltanto – e pace non sanno dare, conforto al limite. La letteratura è un territorio diverso dalla teologia, è sconfinata, disinibita, bugiarda, sregolata; non offre resistenza, è l'unica frontiera libera del linguaggio. Io dico che sarà una transizione, e non un approdo, per Emanuele Tonon. Però sono felice – sempre – quando un pastore passa per le nostre terre d'utopia; perché poi germogliano frutti nuovi, e ciò che era arido torna a scintillare di vita. La morte qui non possiamo vincerla; ingabbiarla e rovesciarla, per un po', e magari prenderci gioco di lei. Questo sì. Come il male. Divertente, a ben guardare.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Emanuele Tonon (Napoli, 1970), ex francescano, teologo-operaio. Vive a Gorizia. Questa è la sua opera prima.
Emanuele Tonon, “Il nemico”, ISBN, Milano 2009.
Prima edizione: Una differente versione della prima parte del romanzo, “Sotto il sole di Lucifero”, è apparsa nell'antologia “Il lavoro appeso a un filo” (Il Poligrafo Editore, 2004).
Commenti
[tonon, il nemico]Sporcato
[tonon, il nemico]Sporcato dal sangue e dalla terra che colora la vita di tutti, con prepotenza e pesantezza sempre diverse e imprevedibili, “Il nemico” è un libro di narrativa che sembra aver attinto dalla poesia, e dalla mistica; e tuttavia è disperatamente crudo, onesto in questa sua costante scarnificazione della realtà, quasi a voler spogliare la menzogna di tutti i veli.
[angela] ecco il mio tonon!
[angela] ecco il mio tonon!
[Tonon] E' un'analisi lucida
[Tonon] E' un'analisi lucida e completissima. Mi piace molto la scansione in pannelli nel nome del Padre e poi del Figlio, in attesa dello Spirito cui Tonon sta lavorando. Fanno eco alle invocazioni che accompagnano il segno della croce, perchè non c'è dubbio che sia un libro sul sacrificio. Un sacrificio umanissimo, però. In tutta l'impotenza di noi "scimmie casuali", davanti al Creatore.
Segnalo un paio di refusi:
Saporito (...) lacerca (forse c'è una C di troppo)
Intervista a Fabio Donaliso (forse DI)
Che onore essere addirittura citata, all'interno del tuo pezzo, unitamente alla rassegna stampa ufficiale! Sempre troppo buono (e velocissimo, pure: dopo un solo giorno, sei già on line e guarda qui che roba!!)
[tonon, angela] grazie per la
[tonon, angela] grazie per la revisione, correggo subito:). E ancora complimenti per il tuo pezzo. Questo libro meritava e merita molto studio e molta meditazione. Non ci piove.
[Tonon] Sì, è un libro che
[Tonon] Sì, è un libro che non si dimentica. La segnalazione di Ana è stata eccezionale.
Mi ha fatto sorridere il parallelo con De Luca :)
Un libro deve frugare nelle
[tonon, ana] grazie ancora a
[tonon, ana] grazie ancora a te per averci presentato questo libro, e per averci appassionati alla scrittura di ET. Danke cara;)
[Tonon] Io invece dopo aver
[Tonon] Io invece dopo aver atteso di leggerlo per alcune settimane, sono rimasto deluso. Ma deluso in una maniera strana. Alcune pagine le ho divorate, forse quelle più deciate alla questione sociale (anche se alla lunga mi sono sembrate ripetitive e poco "lisergiche") altre mi sono scappate via senza lasciare il segno e alla lunga è scoccata una noia profonda. Un libro doloroso ma che mi ha lasciato alla lunga del tutto freddo, forse la continua ricerca dell'"estremo" mi ha annoiato e anche fatto sghignazzare. Sì, quella risata maldestra di chi forse è immune a determinate cose. Forse è una questione di stomaco o sensibilità. Non l'ho trovato urticante. Dio o non dio. Eretico o non eretico. Una delusione, purtroppo.
[tonon] vuoi
[tonon] vuoi scriverne? Sarebbe un bel contraltare a tutto quel che sinora è stato pubblicato...
[Tonon] Ci provo anche se
[Tonon] Ci provo anche se devo recuperare il libro in biblioteca. Dato che sono senza soldi, ormai vivo grazie alle biblioteche ed è anche per questo che fatico un po' a recensire... Volevo poi porre una domanda all'autore e ai tre che l'hanno recensito (magari mi sono perso qualcosa): leggendolo ho ripensato a Vitaliano Trevisan e non so perchè al film "Primo amore" di Matteo Garrone con lo stesso Vitaliano Trevisan
[tonon] avverto subito
[tonon] avverto subito l'autore della domanda...;)
[tonon] Ne ha scritto Pier
[tonon] Ne ha scritto Pier Paolo Di Mino in Paradiso:
http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=recensione&Chia...
Ti ringrazio Gianfranco per
Ti ringrazio Gianfranco per questa puntuale analisi del libro. Come ho scritto ad Angela, spero che il mio "grazie" ti arrivi nella sua pienezza oltre il controllo che mi impongo qui. L'impegno che hai messo in questa analisi, è per me motivo di gioia. Quanto alla domanda di and, di Trevisan ricordo di aver letto I quindicimila passi, a suo tempo. Del film, non so nulla. Ho ripreso in mano il libro e forse magari ci può essere il ritmo, a volte anche la sintassi ma credo che lo sguardo sia radicalmente diverso. Sempre per and, credo che la mia scrittura sia una di quelle che possono ingenerare il fastidio, anche il rifiuto. Vorrei solo non ci fosse mai malafede, nel giudicare scritture che sono anche una scommessa e della quali magari sarebbe bello, pur non apprezzandole, riconoscerne la necessità. Io, scrivendo Il nemico, non avevo intenzione di far ridere nessuno. Se con te ci sono riuscito, sono quei piccoli miracoli che rendono sorprendente la scrittura narrativa. Si può ridere di tutto, alla fine, e l'avevo previsto. Infatti ho speso la tematica del risus pascalis anche in previsione di letture come la tua.
[tonon] grazie ancora a te
[tonon] grazie ancora a te per quel che hai scritto, e per come lo hai scritto. Segnalo subito ad Andrea il tuo commento.
Gianfranco, mi auguro che la
Gianfranco, mi auguro che la conclusione di questa mia piccola trinità non esca postuma, come paventi! :-) Credo di essere a buon punto, e mi auguro di essere sostenuto ancora dalla testa e da frate asino.
[tonon] bella notizia!
[tonon] bella notizia! T'aspetto volentieri;). Prossima volta spero di portarti anche su qualche testata cartacea. E' il minimo.
Da alcuni giorni ho
Da alcuni giorni ho scoperto, sulla rassegna stampa dedicata al mio libro sul sito della Isbn, che già mi hai portato sulla carta stampata! http://isbnedizioni.it/il-nemico/files/2009/07/ilnemico-secoloditalia1.pdf
E ti ringrazio molto molto molto.
[Tonon]Ciao Emanuele, nessuna
[Tonon]Ciao Emanuele, nessuna malafede, lungi da me, non sono il tipo. E riconosco la necessità della scommessa insita nella scrittura e della scrittura come necessità. Io scrivo per necessità perchè scrivere su un foglio di carta è l'unico mio modo per restare in vita (non perché guadagno e non me ne frega nulla di guadagnarne in futuro ma perché altrimenti mi farei fuori). Il tuo libro descrive situazioni e ambienti che in parte conosco: anche io ho lavorato per anni in un luogo atroce, ho passato anni in un collegio religioso, ho parecchi religiosi che mi girano intorno, ho trascorso anni nerissimi, fino a smettere di parlare per mesi. Situazioni estreme le conosco.
Spesso mi succede che leggendo libri (o vedendo film o foto o ascoltando storie) che dovrebbero essere estremi e che dovrebbero crearmi fastidio, rimango del tutto freddo, non mi coinvolge, non mi crea emozioni, mi risulta persino banale, che non aggiunge nulla e altre volte mi scappa da ridere.
Ma non rido come quando durante un film dell'horrore vedi una testa saltare e ridi, oppure la risata dell'idiota che ride di tutto, del superficiale che non sa nemmeno perchè ride.
La mia è stata la risata del Deluso. Della persona che si aspettava qualcosa di più e non è arrivata e ci trova forzature.
Poi io ti rispetto perchè MAI e dico MAI mi permetto di criticare le motivazioni personali che portano uno scrittore, o per meglio dire un uomo, a fare determinate scelte.
Con rispetto
andrea consonni
Caro Andrea, ti ringrazio
Caro Andrea, ti ringrazio molto per questa tua risposta. Mi rende contento e mi porta dentro un dialogo che spero fecondo, sgomberato il campo minato di quello che sento sempre come l'ostacolo maggiore alla comprensione, ossia la malafede. Ovviamente mi spiace aver deluso le tue aspettative, e sarei sciocco a voler giustificare quelle che a te paiono forzature, ma l'importante è che resti viva la reciproca comprensione, prima umana che letteraria, come scrivi giustissimamente.
Con lo stesso rispetto di cui mi fai dono, ti abbraccio.
Emanuele Tonon
[emanuele] ;). Si può
[emanuele] ;). Si può decisamente fare meglio. Spero. Direttori permettendo. Vedrai;)
Urca! I Direttori
Urca! I Direttori Megagalattici! Da quello che mi hanno detto dall'ufficio stampa Isbn, dovrebbero esserci un paio di recensioni al mio libro su quotidiani nazionali, ferme da mesi e mesi, penso a causa dei Direttori Megagalattici! Alloro resto in trepidante attesa, Gianfranco :-)
[emanuele] non sono uno dei
[emanuele] non sono uno dei due, purtroppo:). Io mi sono prenotato per il tuo prossimo libro. Magari per l'anteprima... eh? E dai. Sì vero? E' fatta no?
Affare, fatto, Gianfranco!
Affare, fatto, Gianfranco! Quale dei tre, però? :-)
[emanuele] a tua
[emanuele] a tua discrezione;).
[tonon] ah-ehm, oh, se ci
[tonon] ah-ehm, oh, se ci sono notizie, eh? :)
[tonon, anteprima] Un
[tonon, anteprima] Un estratto dal secondo romanzo di Emanuele Tonon, La luce prima, che uscirà a settembre per Isbn, si trova nella prima uscita di WATT - a cura di Ceccato e Luccone. Dettagli: http://affaritaliani.libero.it/culturaspettacoli/la_nuova_rivista_watt_l...
[tonon] a breve notizie sul
[tonon] a breve notizie sul nuovo libro... finalmente:)
[tonon, prudenzano, "la luce
[tonon, prudenzano, "la luce prima"] scheda di AP: http://isbnedizioni.it/isbnblog/2011/09/14/la-luce-prima-emanuele-tonon/
[tonon, la luce prima] in
[tonon, la luce prima] in "via dei serpenti": http://www.viadeiserpenti.it/fuori-strada-emanuele-tonon-la-luce-prima.html