MARZIALI MARZIANI
Leggere Pao Pao conferma che la naja (con la sua ineluttabilità da poema omerico ormai incomprensibile per le nuove generazioni) è stata il prototipo di tutti i format reclusivi che hanno invaso le italiche serate catodiche.
Tondelli narra con freschezza storie militaresche riuscendo a non annoiare il lettore, specialmente quello non militarizzato – chi di noi non ha narcotizzato o è stato narcotizzato da eroiche epopee il cui invariabile incipit è “ho fatto il militare io” – e nel rendere credibile la coesistenza di stili di vita apparentemente inconciliabili.
Pao Pao è un libro a metà tra il romanzo e il trattato d’etologia o d’antropologia, che spiega come il militare (benché si dica spesso il contrario) non abbia mai cambiato nessuno e come la personalità di ciascuno, pur se compressa per un periodo più o meno lungo, si riespanda addirittura potenziata dalla rinnovata consapevolezza di sé e dalla metabolizzazione di un’esperienza traumatizzante, ma di solito salutare e formativa.
E così l’autore riesce nell’ipnotico prodigio di far rivivere l’angoscioso viaggio-premio-tutto-incluso-sola-andata-con-cartolina-di-precetto (che sa tanto di essere rimasti con il bastoncino più corto in mano) e nel teletrasportare di nuovo in caserma chi, dall’oggi al domani, si è ritrovato attore non protagonista dei teatrali e iniziatici riti della vestizione e dell’incorporazione in un reparto militare.
Si rabbrividisce ancora per il freddo dell’alba, si risalta giù dalla branda mezzi vestiti per fare prima il cubo e radersi alla perfezione, si issa la bandiera con i guanti bianchi, si ascoltano l’inno nazionale e gli echi degli ordini e delle umiliazioni da manuale urlati nella piazza d’armi dai marescialli istruttori, si riannusano i pungenti afrori (per essere eleganti) delle camerate, delle cucine e dei lubrificanti per le armi (che pure, dopo poco, riescono a tutti familiari) e l’emozione bruciante di conoscere impotenti – mentre gli altri sono tutti raccomandati – la propria destinazione. E ci si stupisce di nuovo di un fenomeno paranormale: il decantato “spirito di corpo” ossia la meravigliosa evoluzione delle reclute, che prima sono scompaginate e nemmeno si capiscono per la diversità dei dialetti, accomunate solamente dalla lettera iniziale del cognome, e poi si sentono affratellate nell’uniforme che tutti uniforma in questa sorta di tributo umano al Minotauro, di sequestro di persona legalizzato, che pure assomiglia a un gigantesco e talvolta gioioso campeggio (considerato che per fortuna nessuno dei giovani di oggi ha conosciuto la guerra che poco più di sessant’anni fa ha devastato tutto e tutti).
“Tutti hanno un generale che li protegge, uno zio maresciallo che li sorregge, i napoletani hanno i compà, i sardi i fratelli della lega sarda, i milanesi hanno amici altolocati, i romani hanno gente, i bolognesi fingo di non sentirli, i calabresi hanno sorrete e mammete, i pugliesi non si capisce che cazzo abbiano se una confraternita o una congrega di zitelle, i toscanacci hanno una parlata da ghigliottina, antipaticissima e sbracata, i livornesi poi questa ‘s’ che par tutta uno scivolo lascivo, i piemontesi hanno grandi occhi spalancati, insomma nel giro di due minuti dal timido silenzio iniziale scaturisce tutta la babele dell’Italia rustica e regionale, ognuno raccolto fra quelli della sua terra cosicché salta fuori un casino poliglotta, una sarabanda del dialetto e del falsetto, tutta una kermesse del vocio nazional-popolare da dare i brividi”, p. 15.
È una singolare percezione collettiva simile a quella provata da coloro che convivono forzatamente un periodo, dividendo bisogni primari in condizioni difficili (in ospedale, in prigione, all’università aspettando di essere interrogati), che salda gli animi inducendoli nell’esasperazione a confortarsi e aiutarsi, non per altruismo (o meglio non solo), ma per non essere isolati, essere accettati dai simili e rispettati dagli antagonisti. E non è un caso che certe amicizie nate nella privazione si rinsaldino nel tempo nonostante la lontananza e non ci si dimentichi più di certe facce.
Con quanti dei nostri amici si è lavorato, si è stati puniti, si è sofferto il caldo o il freddo, si è sudato marciando all’impazzata, si è divisa la borraccia, si è stati gomito a gomito, si è strisciati nel fango, si sono passati notti insonni in garitta, si è litigato anche aspramente ma poi si è fatta pace, si sono sperimentati e oltrepassati i limiti delle ventiquattrore su ventiquattro, ci si è sentiti a pieno titolo parte di un ambiente. Forse nessuno e forse nessuno di loro ha mai visto il meglio e il peggio di noi stessi come i colleghi (guai a dire compagni!) di naja.
Ma in questo contesto di vita transitoriamente vissuta da molti si inserisce quello che molti non hanno vissuto, né visto, né udito: l’omosessualità.
Tondelli, senza cadere nella facile retorica isterica, ma forse con qualche eccesso (sembra quasi che la maggioranza dei militari incontrati dall’autore sia gay) riesce a conciliare due modi di essere antitetici: da un lato, si staglia il machismo, la disciplina, il culto della forza che impregnano lo stile di vita militare; dall’altro, la (presunta) diversità sessuale che (come nei seminari e nei conventi) è bandita e negletta, ma che pure dovrebbe essere considerata quantomeno sul piano statistico, visto che all’epoca (ma oggi non è molto diverso in fondo) l’universo militare era tutto al maschile e, quindi, strutturalmente portatore sano del germe costituito da quelli che sono definiti (con termine raccapricciante) invertiti.
Ecco, quindi, questi giovani diversi e neppure troppo portati a occultare le loro inclinazioni che vivono storie esuberanti, intense, smaglianti e deludenti, che, imboscandosi o falsificando licenze nel disinteresse dei superiori gerarchici, si rifugiano in viaggi mentali indotti dall’alcool o dalle sostanze (che nelle caserme non mancano mai), cercando, come tutti, di conquistare il loro pezzo di felicità e di riassaporare non senza amarezza la libertà un tempo spensierata e ora a tempo.
Ecco la profetica modernità del romanzo di Tondelli: ora che anche le donne possono arruolarsi (in nome dell’uguaglianza sovrana!) quelli che un tempo erano marziali marziani sono l’ultimo genere di persone da incorporare e irreggimentare, l’ultimo baluardo e l’estremo tabù da superare. Almeno ufficialmente. In fondo, la guerra di oggi arruola senza distinzioni.
EDIZIONE ESAMINATA
Pier Vittorio Tondelli, Pao Pao, Feltrinelli, Milano 1998.
Prima edizione: Feltrinelli, Milano 1982.
BIOGRAFIA
Pier Vittorio Tondelli nasce a Correggio di Reggio Emilia nel 1955. Nel 1980, con Altri libertini (Feltrinelli), un libro di grande successo europeo, inizia la sua fortunata stagione letteraria. Nel 1982 pubblica, sempre per Feltrinelli, Pao Pao, cui segue nel 1985 Rimini, presso Bompiani. Seguono poi i volumi antologici del “Progetto Under 25”, che segnano una tappa storica per la giovane narrativa italiana. Da Bompiani escono successivamente il romanzo Camere separate (1989) e la raccolta di saggi e articoli Un week-end postmoderno. Cronache dagli anni Ottanta. In quegli stessi anni fonda e dirige la rivista “Panta”. Tondelli muore di Aids nel 1991. Presso Bompiani ha pubblicato anche L’abbandono. Racconti dagli anni Ottanta, la commedia teatrale Dinner Party e Biglietti agli amici.
SU LANKELOT
andreapietropaoli, settembre 2008
Già comparso su lankelot.com, luglio 2004
Commenti
Ritorna Andrea!
La metto a corpo 10...
danke hammer:) includo l'archivio PVT
(che regalo ritrovare questo pezzo:). grazie Andrea.)
ogni caserma è un mondo.
una riespansione potenziata della propria consapevolezza, a me sembra un cambiamento, un'evoluzione.
lo "spirito di corpo", sì. ti rendi conto che il tuo comportamento ha delle conseguenze sugli altri. non su persone estranee.
esperienze condivise, già.
uhm.
(And, aspettiamo anche un po' di indie rock... che dici? ;) )
ah si caro Franco, con poche persone mi sento in difetto come con Te, sto tutto il giorno a scrivere interminabili difese, sentendo dischi e ho scritto solo un piccolo pezzo.... comunque appena avrò modo scriverò qualcosa su un singolare gruppo belga di nome "goose"
Sarà una gioia.
Come potremmo collaborare assieme, col tuo lavoro?
Dovresti un po' aggiornarmi. Mail a gianfranco.franchi at fastwebnet.it - così vedo di sponsorizzarti dove si conviene. E magari ti affido qualcosa entro qualche anno, che molto bolle in pentola.
TONDELLI: copertina+archivio
TONDELLI: copertina+archivio PVT in tutti i pezzi