Ardori, timori e tremori
Sex drug and rock 'n roll.
Da giovani viene bene, senza stonature, questa musica struggente, forte, a volte picchiata con rabbia e disordine, ma mai malinconica.
Fra la via Emilia ed il West c'è un cuore che batte, un'anima che pulsa, un anelito a vivere. In quel quadrante geografico di mezza Italia fervono bollori di bollenti spiriti.
L'America sembra sempre ad un passo, ma a volte il passo è più lungo della gamba…allora ci si accontenta di mettersi a contare i bar che si trovano sulla statale percorrendola da Parma a Reggio Emilia, sognando comunque Amsterdam come ultimo approdo. Pur sempre meglio di tornare a casa, sempre che si abbia una casa in cui tornare.
E' il 1980, quando esce questa raccolta di racconti.
Il punk sta per anestetizzarsi su soporiferi epigoni, il rock da tempo non si sente bene.
Spira ormai e va morendo il vento libertario e libertino dei movimentati anni settanta. Pier Vittorio si innesta nel movimento più urlato che scritto, ed ormai in dissolvenza, dei franchi narratori, ma lui è ormai già futuro, proiettato anima e corpo verso il successivo decennio.
Certo è figlio di tante cose, ma diventerà padre di molte altre.
Il testo, anzi i testi, sono una sorta di memoria collettiva, un io narrante che parla a nome di "noi" sforna sei racconti, di cui cinque quasi diversi punti di vista su un unico microcosmo, quasi schegge peraltro impazzite di uno specchio sulla realtà centro italica, una sorta di vangelo secondo Pier Vittorio Tondelli, vangelo forse blasfemo ma ricco di pagine di vita vissuta, una testimonianza letteraria anche con spunti di notevole fattura di quel lembo rigoglioso e rigogliante che ci ha regalato negli anni altre voci, tutte contraddistinte da vitalismo ed originalità, in una ricerca letteraria costruita sul coraggio della ricerca e della esasperazione e esplorazione in profondità della possibilità polimorfiche e polisemiche della parola scritta, insomma una pianura poco piatta e piena di saliscendi, una folla di sussurri e grida che annusa profumi e spande nell'aria odori perché vuole vivere, vuole raccontare al mondo come vivere senza vergognarsi, senza peli sulla lingua, senza cercare per forza il già detto o solleticare e dare piacere al già ascoltato.
Sei racconti che fanno male, fanno emozionare, fanno delirio e vergogna, fanno estasi e tormento.
Fanno, senza ombra di dubbio e remissione.
Qualcosa.
Su Altri libertini Tondelli ebbe a dire che scrisse i racconti «in modo che ciascuno di essi, pur costituendo una unità a sè, confluisse in un romanzo sostanzialmente unitario che - dice l'autore - «è quello della mia terra e dei nostri miti generazionali». Un ruolo essenziale a fianco di Tondelli, è quello rivestito da Aldo Tagliaferri: «La prima cosa che ho imparato nell'apprendistato eseguito sotto la guida di Aldo Tagliaferri, redattore editoriale e critico letterario, è stata quella di riscrivere. Quando mi presentai nel suo ufficio con un bel volumone, frutto di un anno di lavoro, mi aspettavo un'immediata pubblicazione. Giuro che non mi passava nemmeno per la testa il fatto che quelle quattrocento cartelle sarebbero state ridotte, strapazzate e, infine, dimenticate per far posto a quello che sarebbe diventato il mio libro d'esordio».
"Notte raminga e fuggitiva lanciata veloce lungo le strade d'emilia a spolmonare quello che ho dentro"
Sei notti che sono giorno e luce, sei notti che durano un attimo o magari durano anni, per andare alla ricerca e dar testimonianza dell'essere giovani lì, in quella situazione, in quel posto.
E allora divampa amore.
Amore per se stessi, amore per l'altro, amore per gli altri, anche vivendo al margine, anche essendo sempre al limite fra l'inferno e il purgatorio. Non ci arrende, per niente, per nulla. Neanche quando si è schiavi del buco in vena o si cerca di non reprimere la propria omosessualità. Anche se é una guerra, e bisogna costringersi alla marchetta, all'umiliazione.
Atti di eroismo non eroico, a volte parossistico e quasi folle, poco lucido, senza che nulli assomigli al razionale, disperazione allo stato puro, uno stato solido ed ingombrante, ma i personaggi tondelliani di questi racconti non sono nichilisti, non tendono come struggenti stelle cadenti alla mera caduta verso il nulla.
Questi uomini, queste donne, questi fantasmi della notte fatti di carne ed ossa, cercano di vivere senza rifiutare il loro essere che per quanto condannato a non esistere eppure fa del tutto per rivendicare il diritto alla vita, nella sua magnifica ed imprendibile, consistente, inafferrabile consistenza, succo e polpa di ogni respiro che rubiamo all'aria circostante.
Voglia di vita, voglia di conoscere, ma anche di non invecchiare, come con voce gracidante cantava Bob Dylan, "i want to be forever young":
"Insomma alla stazione ci salutiamo ed è come salutassimo noi stessi partire e sparire dal treno della prima giovinezza".
Nessun vitalismo di sapore felliniano, nessun amarcord, solo il cuore che batte.
Gioventù borderline, sospesa tra palco e realtà, dove il palco è uno squallido punto ristoro di una nebbiosa stazione padana, oppure una Bologna universitaria allucinata, scossa oppure stuprata dai fremiti al sapor di singulto di quell'urlo strozzato e senza futuro del movimento tout court detto del "settantasette", oppure le piazze di Reggio Emilia, oppure la fuga a qualunque costo da una claustrofobica Correggio, o, infine, la stairway to heaven via Emilia che, se imboccata bene e con la giusta birra in corpo assomiglia ad una Highway 61 revisited molto poco dylaniana e più che altro made in Springsteen ante litteram (il magnifico e conclusivo "Autobahn", dove è impossibile non citare "On the road" di Keruac).
Questi giovani con il fegato prossimo allo spappolamento, senza soldi, senza futuro cercano il loro destino e non si arrendono, si abbassano fino a toccare terra, sprofondano nel fango senza annegare, in mezzo a mille umiliazioni, a mille toccate e fuga a mille, abbandoni di cose che non si trovano più, sotto l'effetto di quattro fernet e un rosso di osteria, sotto il caterpillar di un trip di eroina. E malgrado ciò riescono ad esclamare, alla fin fine: "Sulla mia terra semplicemente ciò che sono mi aiuterà a vivere"
Ma cosa è la vita? Un viaggio senza mai arrivo verso una speranza. " Partiremo e saremo unici" ci dice con un sorriso amaro sulle labbra ed una sigaretta pendula ciascun personaggio che appare e scompare, trascinandosi, fermandosi o correndo fra le righe, l'importante si sa è non farsi arrestare. La vita è amore. Di se stessi, verso gli altri, verso tutto . Amare non è un'azione, è una causa scatenante, l'esplosione che paradossalmente può ricomporre un mondo ustionato dal perbenismo, agghiacciato dal qualunquismo, disagiato dagli squilibri economici e sociali nonché culturali.
E allora cosa è l'amore? Dare ricevere togliere donare. Abbandono, ricerca, ritrovo, bene e male, male e bene, follia e ragione, rabbia e dolcezza. Sesso. Tenerezza. Parole.
Scoppiettante simbolismo pass-par- tout , qui abbiamo amore, costantemente omosessuale, forte, combattuto, osteggiato, messo in quarantena come i virus non disintegrabili da Norton Antivirus edizione 2005.
La voce di Tondelli, esponente di spicco di quel glad to be gay assai vivo oltreconfine, qui è paradigma di quella che dovrebbe essere un'ovvia banalità. L'amore non ha steccati, né confini.
Una scrittura che ricalca il parlato e che si rivela come un poetizzare per iscritto il ritmo di una canzone rock. Eccole le novità devastanti di Pier Vittoro: uno skaz gergale e a volte persino barocco, tutto ammantato e rirmato con la musica coeva e libertaria, colorato come un carnevale brasiliano, eccessivo e reiterato, ostentato come bandiera, esibito e da esibire come marchio di fabbrica di una generazione di scontenti e scontentati, alla ricerca di un brivido e di vita.
Un'oralità come se la pagina fosse un audioregistratore teso a percepire e registrare per future memoria, con minuziosa e rapace avidità ogni sospiro, barrito, ruggito di questa gioventù allo sbando ma che vuole sbandare dirigendosi verso.
In qualcosa.
In qualcuno.
Il sogno letterario: “..col naso in aria fiutate il vento, strapazzate le nubi all’orizzonte, forza, è ora di partire, forza tutti insieme incontro all’avventuraaaa!”
Per chiudere due parole su Tondelli, per chi ne volesse sapere di più su questo animatore fuori dal coro ma senza estremismi di sorta se non il vigore della sua parola, l'entusiasmo del suo interiore che si esteriorizza, con la sua cultura né stanca né stantia ma pienamente compressa e fluida nello scorrere degli anni in cui viveva.
A suffragare l'inadeguatezza e la stoltezza dell'utenza, dei governanti e governati, ricordo che Altri libertini viene pubblicato da Feltrinelli nel gennaio 1980 e venne "sequestrato dalle autorità giudiziarie per il reato di oscenità venti giorni dopo la sua comparsa in libreria, quando era già stata approntata la terza edizione. Il processo viene celebrato a Mondovì (Cuneo) nel 1981 e manda assolti con formula piena l'imputato e l'editore" (dal sito internet indicato a pié di pagina).
Ad ulteriore dimostrazione nel 1985, in occasione dell'uscita del romanzo "Rimini" avviene "la cancellazione della presentazione del romanzo nel salotto di Baudo a Domenica in, già annunciata da «Sorrisi e Canzoni TV». La "disdetta" ha il sapore di una vera e propria censura «politica», mentre la motivazione ufficiale riferisce: «Come non vengono accettati film e video vietati ai minori, così è per le opere letterarie che narrano, tra l'altro, episodi di sesso»" .
Ebbene Tondelli forse è stato l'ultimo grande letterato italiano, morto precocemente e senza eredi, lasciando un vuto più di senso che di significato o di significante.
Qui mi basta ricordare che fino all'ultimo respiro Pier Vittorio non si lasciò succhiare dall'ego tipico del creatore, dal suo voler raccontare. Le tre antologie di scrittori under 25, assolutamente da leggere, da lui curate e cresciute come fossero quasi vive, oramai disperse nei meandri della produzione letteraria, sono frutto dalla sua ostinata passione, del suo credere che il messaggio letterario potesse non cambiare il mondo, ma costruirne nuovi o ripuntellare le poco salde fondamenta di quello esistente. Tondelli ha dato voce ad alcuni dei pochi e sparuti protagonisti della narrativa giovanile successiva. Ha dato con forza e vigore fiato alle voci, come un maestro di una splendida orchestra, senza fare caso se parlassero la sua stessa lingua, se fossero del suo stesso sesso. Era voce, e bastava, in un mondo assonnato e drogato dal silenzio.
Tondelli non capiva di letteratura: Tondelli era letteratura. Punto e a capo.
Brevi note
Si analizza qui Pier Vittorio Tondelli, Altri libertini, edizione della collana “Vintage”, Feltrinelli 2005
Rielaborazione della opinione apparsa già sostanzialmente su Ciao.it il 07.01.2006.
Per approfondimenti ottimo, fornitissimo, ricco di documenti, notizie e aggiornamenti:
http://tondelli.comune.correggio.re.it
Dal medesimo sito estraggo e sottopongo alla attenzione queste brevi note sulle antologie under25:
Giovani Blues (Under 25 I), Il lavoro Editoriale, Ancona, 1986; coll. I Gabbiani, Oscar Mondadori, 1991 presenta i racconti di Andrea Canobbio, Andrea Lassandari, Roberto Pezzuto, Giuliana Caso, Paola Sansone, Rory Cappelli, Alessandra Buschi, Giancarlo Visconvich, Claudio Camarca, Vittorio Cozzolino, Gabriele Romagnoli. Il tema di fondo è individuato in «una condizione giovanile contesa fra quotidianità e avventura, una condizione leggera o al massimo agrodolce, mai disperata e tragica....».
Belli & perversi (Under 25 II), Transeuropa, Ancona, 1987; coll. I Gabbiani, Oscar Mondadori, 1992 presenta i racconti di Andrea Mancinelli, Francesco Silbano, Romolo Bugaro Giuseppe Borgia, Renato Menegat, Andrea Demarchi, Tonino Sennis. Non c'è un tema preciso, ma certamente una maggiore attenzione «agli aspetti letterari della proposta
Papergang (Under 25 III), Transeuropa, Ancona, 1990; coll. I Gabbiani, Oscar Mondadori, 1992 presenta i racconti di Silvia Ballestra, Guido Conti, Raffaella Venarucci, Giuseppe Culicchia, Alessandro Comoglio e Frediano Tavano, Ageliki Riganatou, Andrea Zanardo che danno luogo «ad un volume diverso dai precedenti, senz'altro più riflessivo....».
Commenti
"Qui mi basta ricordare che fino all?ultimo respiro Pier Vittorio non si lasciò succhiare dall?ego tipico del creatore, dal suo voler raccontare. Le tre antologie di scrittori under 25, assolutamente da leggere, da lui curate e cresciute come fossero quasi vive, oramai disperse nei meandri della produzione letteraria, sono frutto dalla sua ostinata passione, del suo credere che il messaggio letterario potesse non cambiare il mondo, ma costruirne nuovi o ripuntellare le poco salde fondamenta di quello esistente. Tondelli ha dato voce ad alcuni dei pochi e sparuti protagonisti della narrativa giovanile successiva. Ha dato con forza e vigore fiato alle voci, come un maestro di una splendida orchestra, senza fare caso se parlassero la sua stessa lingua, se fossero del suo stesso sesso. Era voce, e bastava, in un mondo assonnato e drogato dal silenzio."
Impressionante. Tutto a questo punto. Bisogna recuperare, anche per capire altro. Noi eravamo bambini e guardavamo dalla finestra, io poi nel 1979 dal panorama di una città in fermento sono passata a guardare montagne e macerie e gente che ricostruiva: nessuno aveva tempo per altro che le proprie case, come se poi ricostruire le case bastasse a ricomporre un tessuto sociale perduto. Ma qui vado fuori tema... Niente, ho capito. Tondelli è da leggere.
Grazie per questa pagina intensissima...
E' una pagina di un'intensità impressionante.
"Atti di eroismo non eroico, a volte parossistico e quasi folle, poco lucido, senza che nulla assomigli al razionale, disperazione allo stato puro, uno stato solido ed ingombrante, ma i personaggi tondelliani di questi racconti non sono nichilisti, non tendono come struggenti stelle cadenti alla mera caduta verso il nulla".
Sono bastate queste poche righe a convincermi che quella di Tondelli sia una lacuna da recuperare assolutamente, per quanto non abbia troppo amato Kerouac e tema le consonanze col suo On the road.
"...ma soprattutto c'è l'assenza, questa maledetta assenza di Dilo e del suo corpo. Avercele delle braccia grandi tutta la città per poterti coprire e stringere ovunque tu sia amore mio, avercela una lingua di mille leghe per leccarti e un uccello in volo sopra ai mari e ai monti e ai fiumi per raggiungerti affezionato mio caro, e per venirti dentro e strusciarti e spezzare così questa atroce lontananza e invece rimango solo, la notte tutt'intorno tace e la mia stanza invece urla e grida per te che non ci sei, io, io non c'è la faccio proprio più. Così dopo sei giorni scappo e torno da Dilo e gli dico "Io mi salvo solo vicino a te".
Nacque nel '55, quasi mio coetaneo. Avevamo fame e sete di parole che scalfissero quella patina untuosa che aveva lasciato una rivoluzione a metà, morti sulle scale dei giornali e delle università. Una sorta di stupore che nessuno scriveva. E senza scriverne lui capì quello stupore, diede senso senza forse nemmeno comprenderlo. Vederlo letto dai nati del '70 e scoprire che è intatta quella passione per l'evoluzione della parola, per il funambolismo elegante del pensiero è una scoperta nuova. Perchè Tondelli non può che essere letto così: con passione, immergendo la faccia nelle pozzanghere dei fossi, aspirando e trattenendo un po' prima di espirare. Qualcosa rimane. Continua Paolo, queste vecchie ossa sono felici.
"A suffragare l?inadeguattezza e la stoltezza dell?utenza, dei governanti e governati, ricordo che Altri libertini viene pubblicato da Feltrinelli nel gennaio 1980 e venne "sequestrato dalle autorità giudiziarie per il reato di oscenità venti giorni dopo la sua comparsa in libreria, quando era già stata approntata la terza edizione. Il processo viene celebrato a Mondovì (Cuneo) nel 1981 e manda assolti con formula piena l?imputato e l?editore" (dal sito internet indicato a pié di pagina)."
Non sapevo. E penso: italia maledetta, italiani di merda.
E penso: rivendichiamolo. E penso: rinnoviamo la tradizione.
Perfezioniamolo. E ti chiedo: scrivine ancora.
Ecco, partiamo da qui: "Tondelli non capiva di letteratura: Tondelli era letteratura. Punto e a capo."
"uno skaz gergale e a volte persino barocco, tutto ammantato e rirmato con la musica coeva e libertaria, colorato come un carnevale brasiliano, eccessivo e reiterato, ostentato come bandiera, esibito e da esibire come marchio di fabbrica di una generazione di scontenti e scontentati, alla ricerca di un brivido e di vita
Un?oralità come se la pagina fosse un audioregistratore teso a percepire e registrare per future memoria, con minuziosa e rapace avidità ogni sospiro, barrito, ruggito di questa gioventù allo sbando ma che vuole sbandare dirigendosi verso.
In qualcosa.
In qualcuno.
Il sogno letterario: ?..col naso in aria fiutate il vento, strapazzate le nubi all?orizzonte, forza, è ora di partire, forza tutti insieme incontro all?avventuraaaa!?
Splendido.
prima di tutto grazie a tutti per gli entusiastici commenti, volevo fondamentalmente trasmettere energia, e ci son riuscito. Chiedo venia per i numerosi refusi individuati nel testo che ora andrò a correggere. Poi
3. Lalla, sai che leggo e rileggo spesso autori che. E ti assicuro che qui in Lankelot lo fanno molti altri con forza e capacità. La polifonia interpretativa che ne esce fuori è per me suadente.
4 e 5 Sì Gianfranco ci torno, non so se con un altro singolo testo o in generale. Sono lettore svariato (e a volte avariato), ma se c'è un tema comune nelle mie ricerche letterarie (anche Buzzati, ad esempio) è quello di ridare dignità e peso agli scrittori emarginati o mal collocati. Ci vediamo su questi schermi :-)
"una testimonianza letteraria anche con spunti di notevole fattura di quel lembo rigoglioso e rigogliante che ci ha regalato negli anni altre voci, tutte contraddistinte da vitalismo ed originalità, in una ricerca letteraria costruita sul coraggio della ricerca e della esasperazione e esplorazione in profondità della possibilità polimorfiche e polisemiche della parola scritta, insomma una pianura poco piatta e piena di saliscendi, una folla di sussurri e grida che annusa profumi e spande nell?aria odori perché vuole vivere, vuole raccontare al mondo come vivere senza vergognarsi, senza peli sulla lingua, senza cercare per forza il già detto o solleticare e dare piacere al già ascoltato."
Complimenti per l'entusiastica rec.
Leggendo la parte inniziale mi venivano in mente due cantautori: Guccini (Fra la via Emilia e il West è album suo) e Ligabue.
ottima lettura Marina. Il riferimento (data la natura musicale tondelliana) era dovuto. Ligabue e Tondelli sono della stessa città (correggio) e il Liga lo ha letto a lungo (ne parlerò). Guccini era un riferimento dovuto essendo l'emilia e l'america due luoghi fisici connotanti il libro. Grazie dei compliments
;.)