Tomizza Fulvio

Materada

Autore: 
Tomizza Fulvio

“La partenza di Bortolo da Giurizzani fu per noi come quando una pecora riesce a trovare uno spiraglio tra la siepe per buttarsi nell'altro campo e allora le altre perdono la testa e lasciano lì tutto per correrle dietro. Le cittadine dell'Istria si stavano svuotando giorno per giorno, specie quelle della costa, e per noi era ormai diventata un'abitudine vedere in quei giorni i soliti camion traballanti di povere masserizie lasciare Umago e Buje e dirigersi alla volta di Trieste. Ma chi avrebbe mai pensato che alla fine si sarebbe mossa anche la campagna?” [Tomizza, “Materada”, cap XI, incipit].

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Venticinquenne, lo scrittore istriano Fulvio Tomizza, da Giurizzani di Materada, Umago, esule a Trieste, esordiva con questo romanzo corale, lirico e contadino. Era il 1960. La delicata questione della frontiera orientale e del Territorio Libero di Trieste s'era conclusa da una manciata di anni, con la rocambolesca e sciagurata separazione della città di Svevo, Slataper e Saba dal suo naturale entroterra; era un microcosmo marinaro e contadino, quello dell'Istria ferita dal suo ultimo esodo, quello del 1954, che stava per sprofondare per sempre nell'ombra. Un microcosmo che, nelle parole di Claudio Magris, in quel periodo “era realmente straziato da rancori, torti e vendette sanguinose tra italiani e slavi”, clima che il giovane Tomizza aveva potuto osservare e testimoniare. Ma la coralità che Tomizza aveva saputo rappresentare, in “Materada”, era “una fraternità raggiunta realmente, e non solo metaforicamente, oltre il conflitto e lo scontro esasperati dall'odio”. In questo sta forse la prima, grande cifra della letteratura dello scrittore istriano: nella sua capacità d'essere ponte tra culture e popoli, nella sua tenacia nel restare profondamente istriano, e da istriano vivere e scrivere, nonostante la cancellazione e la grottesca riscrittura della storia. La cifra prima della letteratura di Tomizza sta nella sua naturale e intelligente predisposizione a non negare comunque nessuna delle sue anime: quella istroveneta e quella slava. Tomizza era come un anfibio: per sangue, lingua e cultura. E forse, per questo, Geno Pampaloni, meditando sulle qualità di “Materada”, poteva scrivere che il suo merito era stato “riuscire a far vivere con netta immediatezza il volto di un'intera collettività e di un preciso momento della sua storia”, perché Tomizza s'era abbandonato “al rinfrangersi lungo dei sentimenti, alla nostalgia”, solo quando il ritratto del suo popolo era stato compiuto. Vale a dire quando aveva avuto inizio l'esilio, e l'ingiusta diaspora.
 
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Secondo Claudio Magris, “Materada” riuscì ad arricchire “di una nuova e forte pagina la poesia della frontiera, delle sue lacerazioni e della sua unità”. Perché si trattava di una “nuova e forte pagina”? Perché il protagonista di questo romanzo, Francesco Kozlovich detto Franz, era un figlio della campagna istriana; e da contadino istriano ragionava e come contadino vedeva la realtà, e di quella realtà faceva letteratura. Ma non era questa la sola novità. Francesco è infatti un personaggio così veridico e onesto che racconta, con grande semplicità, che in casa, in famiglia, si parlava con tranquillità sia in dialetto istroveneto, sia in slavo. E questo avveniva senza traumi e senza equivoci sulle proprie appartenenze, per intenderci: con naturalezza. Così: “Come sempre in caso di affari e di cose importanti, parlammo in slavo: po nasu, alla nostra, come si usa dire dalle nostre parti” [p. 22]. Non c'è nessuno scandalo.
E perché non c'erano problemi, a servirsi del veneto come del croato? Perché chi, come Francesco Kozlovich, come Fulvio Tomizza, veniva da famiglie che vivevano da secoli in Istria, nelle campagne dell'Istria, non poteva che avere il sangue e la cultura degli istroveneti autoctoni e degli sloveni o dei croati autoctoni; perché serenamente coesistevano. Da secoli. E Francesco conosceva, in ogni caso, una grande verità da raccontare ai titini – questa:
“Da quando mi ricordo, qui da noi sono venuti dapprima gli austriaci, poi gli italiani, dopo i tedeschi; infine siete venuti voialtri. Tutti se ne sono andati, ed erano più forti di voi. Io stesso ho visto cadere prima l'aquila, poi il fascio e la croce uncinata. Perché un giorno non dovrebbe cadere anche la falce e martello?” [p. 90]: già, e prima ancora c'era stato il Leone di San Marco, per tanti secoli, e nonostante sembrasse eterno era caduto anch'esso.
 
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Stando a quanto scriveva Gian Paolo Biasin, “la grandezza di uno scrittore si misura dalla sua capacità di far sentire al lettore la dignità degli umili personaggi, dall'efficacia con cui egli sa rappresentare la loro mancanza di coscienza storica, la loro stretta partecipazione alla vita della terra, della Madre Terra. E in 'Materada' Tomizza sembra aver raggiunto questa grandezza”.
E l'amore totale, e antico secoli, per la terra è la ragione per cui per loro è inaccettabile quel che stanno facendo i socialisti titini: che prendono e danno la loro terra a gente che magari “se l'era mangiata con il gioco per le osterie e se l'era vista pignorare e vendere all'asta per un bianco e un nero”, a gente che non aveva nessuna voglia e nessuna capacità di lavorare, minacciando i poveri cristi che avevano qualche pezzo di terra di finire come i kulaki, in Russia, massacrati come nemici del popolo. Oppure, dritti nella foiba. Già: dietro la nazionalizzazione della terra e la sua riassegnazione “al popolo” si nascondevano tutta una serie di cattiverie e di grettezze paesane, o da piccolo borgo, molto facilmente riconoscibili. Certe rappresaglie erano vendette figlie della gelosia e del rancore. E certe volte la nazionalità qualcuno finiva per sceglierla per rivalersi su chi aveva saputo comportarsi meglio, con più rispetto del lavoro, dei sacrifici e del prossimo. E questo Tomizza sa raccontarlo molto bene. Certi socialisti “erano venuti per Miro Zupan che si era mangiato l'intera sostanza giocando a carte, per i fratelli Sossa che spogliavano ogni pianta da frutto quand'era ancora in fiore ed erano neri di dentro e di fuori e sempre scalzi (e loro gli hanno dato un paio di scarpe, il moschetto e la divisa di “Difensori del popolo”); infine erano venuti per gente scarta, di nessun valore, che aveva il solo merito di non possedere niente e mangiava e dormiva Dio sa dove, nelle stalle, sui fienili o in aperta campagna” [p. 48].
 
E in ogni caso, all'artista istriano era chiaro “come in mezzo a tutti i guai, a tutti i lutti e alle miserie di questo triste periodo ci fosse sempre stato lo zampino della nostra stessa gente. Sempre la gente del luogo a indicare la casa dove dovevano entrare e battere e rompere, la gente del luogo e a sapere i discorsi di Nando, a vedere che quello di Radini aveva tagliato l'orzo per foraggio danneggiando così l'economia nazionale, a dire che quell'altro era stato fascista e aveva fatto correre il vino per le cantine” [p. 74].
 
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Secondo Paolo Milano, “Materada” è “un racconto tradizionale al punto da confondere palati guasti da stili invece drogati. Si tratta di un cibo sano e forte. La vittoria massima dello scrittore è di aver sbozzato personaggi quasi tutti ugualmente vivi, intorno al protagonista, il quale non è altro che il più saliente, giacché vero protagonista della vicenda si deve dire il destino, che offende e sradica e muove questi miseri verso un futuro più cieco che grigio”.
Vero. E il destino dirotta Francesco e la sua famiglia non nell'agognata eredità della terra, che sembrava perduta più per l'avidità dello zio che per la cattiveria dei titini, sulle prime; ma lontano da quella terra, lontano dagli antenati, lontano dal primo amore. “E lì di nuovo maledissi quella terra per sempre. Ricordavo campo per campo, siepe per siepe, pianta per pianta, solco per solco; e li maledivo, li maledivo. Che non dessero più frutto, non più semenza, cadesse ogni anno la grandine e si seccassero, si seccassero, come la mano di un morto” [p. 96].
E il destino offende e sradica questa povera gente che non aveva nessun interesse a fare il gioco delle bandierine delle nazioni, e delle ideologie totalitarie: voleva vivere in pace e coltivare la terra, parlando la lingua che preferiva dove preferiva, lo slavo in tinello e il veneto nei campi e in piazza. E invece, si sarebbe ritrovata a sentirsi addossata la colpa della disgrazia del fascismo e dell'altra grave disgrazia del comunismo, senza saperne arginare gli eccessi, le invadenze, le violenze: più di tutto, la bieca e falsa propaganda.
“E la gente che restava, quasi si scusava di non essere già partita e, anche quelli che sarebbero rimasti sempre qui a maledire il troppo caldo d'estate e il troppo freddo d'inverno, salutavano i 'partorienti' e allargavano le braccia dicendo 'tanto, ci vediamo dall'altra parte', e correvano dietro una siepe o dentro una stalla ad asciugarsi le lacrime” [p. 117].
 
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Per Carlo Bo, “Tomizza ci dà la musica di quella stagione con tutte le inflessioni di un discorso che non vuole mai essere personale e peraltro si dispone in una visione più larga, più umana, senza per questo perdere quelle che sono le prime qualità: il senso della realtà, l'aderenza geografica, la perfetta intuizione di un mondo in via di disgregamento, o meglio di un mondo in trasferimento”.
E le ultime pagine sono piene di poesia e di malinconia, cinematografiche e oniriche. È “l'addio ai nostri morti”, degli ultimi esuli istriani. Fossi regista e volessi e potessi raccontare la tragedia dell'esodo, comincerei proprio da quella scena lì. Da queste parole qui:
“Cessarono le altre campane; soltanto la nostra resistette ancora per poco. Poi mostrò di voler finire anch'essa; ormai dava soltanto qualche forte e singolo rintocco, come scrollandosi tutta prima di morire. Anche il canto cessò. Ora non si sentiva che il caldo e i passi delle donne che strisciavano tra l'erba. Guardavo le tombe, e con tutta quell'erba parevano cumuli di terra sollevatisi sotto la schiena di grosse talpe. E pensavo ai nostri morti dalle orecchie e le nari piene di basilico; pensavo a tanta altra gente che era nata e cresciuta e poi finita là con un rosario e un libro nero tra le mani, e di cui ora non restava che ossa e ossa, le une sulle altre, e libri e rosari sparsi tra la terra. Mezzo ettaro di quella terra senza pietre era bastata per tutti; poteva bastare anche per noi e i nostri figli. 'Addio ai nostri morti', disse forte una donna”. [Explicit “Materada”].
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Fulvio Tomizza (Giurizzani di Materada, frazione di Umago, Istria, Italia; 1935 – Trieste, FVG, Italia, 1999), scrittore e giornalista istriano. Esordì, come narratore, pubblicando “Materada” nel 1960.
 
Fulvio Tomizza, “Materada”, Bompiani, Milano, 1982. Ristampa: 2000. In appendice, biobibliografia e antologia critica. ISBN: 9788845244346.
Prima edizione: Mondadori, 1960. 
 
Approfondimento in rete: WIKI it / Istrianet / Corriere della Sera / Mangialibri / Italialibri
In Lankelot: schede sui libri di TOMIZZA.
 
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Aprile 2012.
ISBN/EAN: 
9788845244346

Commenti

[materada] Venticinquenne,

[materada] Venticinquenne, lo scrittore istriano Fulvio Tomizza, da Giurizzani di Materada, Umago, esule a Trieste, esordiva con questo romanzo corale, lirico e contadino. Era il 1960. La delicata questione della frontiera orientale e del Territorio Libero di Trieste s'era conclusa da una manciata di anni, con la rocambolesca e sciagurata separazione della città di Svevo, Slataper e Saba dal suo naturale entroterra; era un microcosmo marinaro e contadino, quello dell'Istria ferita dal suo ultimo esodo, quello del 1954, che stava per sprofondare per sempre nell'ombra. Un microcosmo che, nelle parole di Claudio Magris, in quel periodo “era realmente straziato da rancori, torti e vendette sanguinose tra italiani e slavi”, clima che il giovane Tomizza aveva potuto osservare e testimoniare. Ma la coralità che Tomizza aveva saputo rappresentare, in “Materada”, era “una fraternità raggiunta realmente, e non solo metaforicamente, oltre il conflitto e lo scontro esasperati dall'odio”. In questo sta forse la prima, grande cifra della letteratura dello scrittore istriano: nella sua capacità d'essere ponte tra culture e popoli, nella sua tenacia nel restare profondamente istriano, e da istriano vivere e scrivere, nonostante la cancellazione e la grottesca riscrittura della storia. La cifra prima della letteratura di Tomizza sta nella sua naturale e intelligente predisposizione a non negare comunque nessuna delle sue anime: quella istroveneta e quella slava...

[tomizza] per approfondire:

[tomizza] per approfondire:

 

Fulvio Tomizza, “Materada”, Bompiani, Milano, 1982. Ristampa: 2000. In appendice, biobibliografia e antologia critica. ISBN: 9788845244346.
Prima edizione: Mondadori, 1960. 
 
Approfondimento in rete: WIKI it / Istrianet / Corriere della Sera / Mangialibri / Italialibri
In Lankelot: schede sui libri di TOMIZZA.

[Umago] "Umago è per me il

[Umago] "Umago è per me il più bel posto del mondo. Un mare così, che tra le due punte entra per due parti fin dentro alle case, io non l'ho visto da nessuna parte. Non per niente dacché hanno costruito nuovi alberghi vi corrono turisti da tutte le parti. Una volta invece il movimento, la vita, l'avevi tutta tra il molo, la chiesa e l'albergo di siora Nina; ora si è spostata verso Punta, dove i nuovi alberghi sorgono tra il bosco e le rocce. La città vecchia è oggi completamente disabitata; se ne sono andati via tutti, come se non si curassero affatto della parte nuova o sapessero che non l'avevano certo costruita per loro. Fra quelle case di una volta, che si stringono tutte intorno al campanile, non incontri che gatti, e di quando in quando qualche vecchio che siede al sole e sa tutti i venti, le maree, e le storie di una volta. Eppure non la trovi una camera, neppure per una notte; come vanno gli uni, se ne vengono gli altri: sloveni, croati, serbi, bosniaci, montenegrini e dalmati; insomma tutte le razze sono oggi a Umago, e lì vivono e spendono, e gli pare di aver trovato l'America, dormono gli uni sugli altri - chi ne capisce qualcosa è bravo [...]"

[Tomizza, "Materada",p. 141]

[istria] ultimi inserimenti

[istria] ultimi inserimenti per il tag "Istria": http://www.lankelot.eu/istria

[Materada] Trovato in

[Materada] Trovato in biblioteca. Scrivo solo "Molto molto bello" e la tua scheda restituisce tutta la sua bellezza. Per motivi diversi, storie diverse, anche luoghi geografici diversi ma anche io provo una sorta di attaccamento, ovviamente tu molto di più, ai territori che si affacciano sull'Adriatico.  Compresi quelli italiani, in particolare marchigiani.

[materada] tomizza aveva

[materada] tomizza aveva esordito con un grande libro, capace di coniugare letteratura e storia, poesia e semplicità. "Materada" ha la grazia dei popoli veneti, al di qua e al di là dell'Adriatico, e il retrogusto aspro e terrigno dei popoli balcanici, delle campagne e delle coste. Molto contento che tu abbia trovato "Materada" in biblioteca. E' un libro onesto - e ciò è raro.

[Tomizza] Per vari motivi che

[Tomizza] Per vari motivi che adesso non sto qui a dire, l'anglosassone sta leggendo, in silenzio, libri italiani prendendo spunto dalle tue recensioni e non solo.

[libri italiani] è una gran

[libri italiani] è una gran cosa:)

[Tomizza -Materada] Un giorno

[Tomizza -Materada] Un giorno voglio dedicarmi anch'io a questo scrittore conterraneo. Mi piace l'idea della terra, degli umili, purtroppo sradicati dal loro territorio.

[materada] se l'esperienza

[materada] se l'esperienza partirà da qui, partirà già dalla sua massima espressione - almeno, a livello di memoria istriana, e di documento della perduta civiltà contadina istroveneta. Mi dirai:)

[materada; radio capodistria]

[materada; radio capodistria]

Amici!
Mercoledì, 2 maggio, ore 18.30 circa, su Radio Capodistria [per sentire la trasmissione da fuori Fvg,  http://www.rtvslo.si/radiocapodistria/ ], nel corso della mia rubrica letteraria, nell'implacabile "In Orbita" di mahatma Ricky Russo, parleremo della LETTERATURA di FULVIO TOMIZZA tra 1960 e 1984.

con grande risalto per MATERADA: http://lankelot.eu/letteratura/tomizza-fulvio-materada.html

E per recuperare la registrazione, in futuro... http://russosinorbita.official.fm/
Streaming: http://tvslo.si/predvajaj/v-zi​vo-radio-capodistria/ra.capo/
Alè!

[lugano; tomizza] una notizia

[lugano; tomizza] una notizia del 2009.

Fulvio Tomizza: archivio e mostra

Nel 2004 le Eredi dello scrittore hanno donato alla Biblioteca cantonale di Lugano l'archivio di Fulvio Tomizza composto di manoscritti, dattiloscritti e edizioni a stampa delle opere, saggi letterari, critiche, fotografie e altro materiale. La mostra Da Materada a Materada. Un viaggio nella creazione letteraria di Fulvio Tomizza dagli esordi a La miglior vita presenta il "laboratorio filologico" dello scrittore, con manoscritti dattiloscritti e varianti, relativo alle prime sue dieci opere. A complemento, sarà trasmessa, durante tutto il periodo espositivo, l'intervista televisiva di Arturo Chiodi andata in onda il 27 novembre 1977: Fulvio Tomizza, RSI-Radiotelevisione svizzera, produzione Eros Bellinelli, durata circa 24 minuti.

"Non è certo casuale che tutti i miei 20 libri di narrativa, a eccezione di un paio, siano stati scritti d'estate, in campagna. Per un ex studente uscito dall'ambiente contadino i tre mesi estivi si configurano sia quale vertice di operosità dell'intera annata (ma anche con notti malandrine, con giornate di baldoria nella ricorrenza dei santi patroni) a cui egli non può o non sa rimanere estraneo, sia come un lungo periodo di stasi da riempire mettendo al lavoro anche il cervello." Fulvio Tomizza, Le mie estati letterarie

http://www.sbt.ti.ch/bclu/manif/mostre_scheda.jsp?id=13250

[materada] "l'istria di

[materada] "l'istria di bortolo": http://www.ulisse-bici.org/?p=4251

Domenica 27 maggio 2012

Auto + bici

Iscrizioni

Giovedì 24 maggio 2012 presso l’Info Point di Via Orlandini a San Giacomo in testa alla Ciclabile Giordano Cottur.

Orario dalle 19:00 alle 20:30.

Descrizione

“La partenza di Bortolo da Giurizzani fu per noi come quando una pecora riesce a trovare uno spiraglio tra la siepe per buttarsi nell’altro campo e allora le altre perdono la testa e lasciano lì tutto per correrle dietro. Le cittadine dell’Istria si stavano svuotando giorno per giorno, specie quelle della costa, e per noi era ormai diventata un’abitudine vedere in quei giorni i soliti camion traballanti di povere masserizie lasciare Umago e Buje e dirigersi alla volta di Trieste. Ma chi avrebbe mai pensato che alla fine si sarebbe mossa anche la campagna?” [Tomizza, “Materada”, cap XI, incipit].

Cari amici,

quest’anno vivremo l’Istria!

Le genti, il mare, i fiumi, la campagna, i prodotti tipici della terra, vedremo gli animali, scopriremo le cavità misteriose e ammireremo l’arte e l’ architettura.

L’escursione trae spunto dal libro di Fulvio Tomizza “Materada” e continua la serie di gite ispirate ai Romanzi con oggetto il territorio Istriano, vi ricordo lo scorso anno “La Grande Fuga” di Mathias Sandorf.

Il percorso, di medio chilometraggio, è pensato per essere adatto a tutte le età, i centocinquanta metri di dislivello massimo (Chiesa di Verteneglio) si guadagnano con una lenta e costante salita a cui seguirà una breve discesa nella Valle del Quieto, i tratti sterrati sono larghi, ben battuti e privi di ostacoli.

Prestare attenzione a due brevi tratti sulla strada principale!

Programma

Ritrovo presso il distributore OMV a Rabuiese alle ore 8:30, partenza ore 8:40

2° ritrovo Cimitero di Cittanova alle ore 10:00

Faremo la strada statale senza obbligo di vignetta slovena e di pedaggio croato!

Si parte dal cimitero di Cittanova, dove si trova un grande parcheggio con facilità per tutti di trovare posto (vedi mappa di dettaglio allegata).

Scenderemo immediatamente sul lungomare costeggiando il blu e respirando l’aria salmastra, toccheremo i campeggi a Castania e Mareda.

Arrivati a Daila curioseremo all’interno del castello – convento settecentesco ancora oggi ricco di fascino. Giunti a Carigador per un breve tratto di strada principale, gireremo in direzione di Fiorini.

Qui inizia lo sterrato attraverso la campagna istriana, presso Radini si trova un allevamento di Pony e una piccola chiesetta al cui interno è ricostruita una grotta.

Quindi passeremo in serie gli abitati di Babici, Cipiani, Giurizzani (paese natale di Fulvio Tomizza) e quindi Materada.

A questo punto dirigeremo verso Verteneglio, passando per Carsette e ammirando sullo sfondo Buie con i suoi due campanili.

Giunti a Verteneglio faremo una breve pausa per visitare il centro storico e il Duomo di San Zenone.

Riprese le nostre bici ci dirigeremo al pranzo presso l’agriturismo Sterle, lì potremo assaporare la cucina tipica, si potranno vedere gli animali nei recinti e per chi lo vorrà ci sarà la possibilità di visitare la grotta di Marmo, gestita dallo stesso agriturismo.

Finito il pranzo ci dirigeremo a Villanova del Quieto e passeremo per S. Dionisio, sede di un castelliere posto vicino all’attuale cimitero.

Da qui avremo una piacevole discesa con vista panoramica sulla Valle del Quieto, giunti in fondo valle costeggeremo, su strada sterrata piana, il fiume fino alla sua foce.

In località Antenal, bisogna fare un breve tratto di strada statale in salita, prestare attenzione, quindi si ritorna sul lungomare ciclo-pedonale per giungere nel centro di Cittanova.

Qui faremo l’ultima sosta della nostra escursione, per visitare la magnifica cittadina fortificata sul mare e gustare un buon gelato.

Dettagli

Lunghezza: Km 45 circa

Difficoltà:   facile

Fondo: asfalto e sterrato

Dislivello: 150 m

Bici : MTB  TB

Pranzo: in agriturismo o al sacco

Per chi desidera pranzare in agriturismo prenotazioni entro venerdì 25 maggio

Raccomandazioni

Documenti in regola per l’espatrio.

Le biciclette devono essere in ordine con coperture e freni in buono stato, portate una camera d’aria e giubbetto ad alta visibilità da usare verso sera (va bene anche quello dell’auto).

Siamo in Croazia, perciò dopo il valico di Dragogna ci fermeremo per prendere un po’ di Kune e ricompattarci.

Attenzione in molti esercizi commerciali non accettano l’Euro, agriturismo compreso!

Capogita

Roberto Siega

GITA SOLO PER SOCI FIAB

Iscrizione per nuovi soci.

Link agriturismo Sterle:

http://www.agroturizamsterle.hr/

Costi della gita:

€. 1,00  pro Ulisse

[tomizza]  TRIESTE – È

[tomizza]  TRIESTE – È dedicato a Fulvio Tomizza l’omaggio letterario di “Residenze estive”, ossia la manifestazione a cura dell’Associazione & Rivista “Almanacco del Ramo d’Oro”, la cui XIII esima edizione si articolerà dal 21 al 25 giugno a Trieste, nella Regione Friuli Venezia Giulia e anche in Istria. È sarà nuovamente il grande letterato di Materada, il protagonista del documentario – dal titolo “Tomizza a Materada” – che sarà proiettato durante l’apertura della manifestazione, questa sera giovedì 21 giugno, ore 18, alla Stazione Rogers di Trieste. Si tratta di un raro documento televisivo in forma di itinerario biografico, realizzato da Helena Koder e Bogdan Mrovlje, con adattamento di Fabio Malusà e la voce di Piero Padovan.

Ma che cosa sono “Residenze estive”? È un Festival di poesia e Laboratorio culturale che attraversa varie espressioni e contaminazioni artistiche. Un progetto che comprende visioni e prospettive diverse tra loro, ne coglie gli aspetti, crea occasioni di confronto e scambio attraverso rapporti formali e informali, con poeti, scrittori, scrittrici e artisti di varie tendenze, attraverso letture, seminari, video, esposizioni e performances. Caratteristica del progetto è la residenzialità “aperta” degli ospiti che soggiornano per cinque giorni a Duino (Trieste), presso la Foresteria del Castello (Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico) e incontrano pubblico e appassionati di letteratura in diverse occasioni e luoghi, condividendo molti momenti e spazi della vita quotidiana. Il progetto punta sulla riappropriazione di un tempo più disteso, nel quale l’incontro con “l’autore” non avviene solo nel momento già organizzato dello spettacolo, ma anche in occasioni informali, amichevoli. Da qui il carattere “semiclandestino” della manifestazione, che non ama i riflettori violenti ma preferisce l’arte discreta della conversazione, con i poeti che l’apprezzano e ritornano. Le letture pubbliche si svolgono in diversi luoghi della Regione FVG ma anche in Istria. Intanto domani, venerdì 22 giugno, si continua con l’omaggio a Tomizza. Da Duino avrà luogo, infatti, la partenza per Materada, in Istria, con la visita alla casa del nostro scrittore e ai luoghi della sua creazione letteraria. La comitiva di letterati e pubblico sarà scortata da Sanja Roić, dell’Università di Zagabria. Sono previste letture di brani dell’opera dello scrittore. Nella stessa giornata, ore 18, è previsto pure l’incontro alla Comunità degli Italiani di Cittanova con scrittori e scrittrici provenienti dal nostro territorio d’insediamento storico.

 Nel corso dei cinque giorni seguiranno altri appuntamenti con commenti e letture poetiche, caratterizzati dalla partecipazione di tanti protagonisti noti. È il caso di Livio Dorigo, Presidente del Circolo “Istria”, e dei poeti Marko Kravos, Enzo Santese, Adriana Giacchetti e Gianluca Paciucci, Roberto Dedenaro, Mary Barbara Tolusso, Marina Moretti, Luigi Nacci, Claudio Grisancich, Alessandro Salvi, Ester Pacor, Diego Zandel, Loredana Magazzeni, Roberta Dubac e tanti altri. La manifestazione letteraria si avvale inoltre del patrocinio della Casa della Letteratura di Trieste, in collaborazione con Il Ramo d’Oro Editore, il Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico, il Comune di Tarcento e numerose realtà culturali della regione e d’oltre confine. Tra queste il nostro quotidiano “La voce del popolo”, la casa editrice EDIT, la rivista culturale “La battana” e la Comunità degli Italiani di Cittanova. (gian)

(Da "La Voce del Popolo" del 21.6.2012.)

 

[frontiera] "Dentro la

[frontiera] "Dentro la frontiera tutti hanno ragione e tutti hanno torto, tutti sono, insieme, buoni e cattivi, vittime e carnefici: nella frontiera non ci sono l'eroe e il cattivo, non puoi mai aspettarti un finale con un liberatorio 'arrivano i nostri', perché i 'nostri' di una parte non lo sono per un'altra parte" [Mori, "Nata in Istria", Rizzoli, 2006, p. 53]

[Tomizza- Materada] L'ho

[Tomizza- Materada] L'ho letto e mi è piaciuto. Mi è sembrato un romanzo di sentimenti forti, come succede in genere quando si parla del mondo contadino, di straordinario attaccamento alla propria terra, purtroppo destinata ad essere perduta. E' un lavoro che spiega il dramma dell'Istria (di cui in effetti non si è parlato per molto tempo, invece secondo me, se ne doveva trattare anche a scuola, soprattutto qui da noi, che siamo vicinissimi), la desolazione di quelle genti, che persero proprio tutto e videro le loro case occupate da altri che non se l'erano guadagnate (credo che sia anche peggio che vederle distrutte) e in Italia furono profughi .

Lo zio imbroglione, così attaccato alla roba, mi ha ricordato un po' qualche personaggio verghiano. Franz, invece , il protagonista-narratore, mi sembra un cercatore di giustizia, una giustizia che non trova da nessuna parte, men che meno dai titini.

(tomizza, materada) sono

(tomizza, materada) sono stracontento della tua lettura. Il consiglio che ti do, se vuoi completare il quadro letterario della grande narrativa istroveneta, è di concentrarti sul romanzo del "rimasto" Ligio Zanini, da Rovigno ["Martin Muma" è il nome. Un mezzo capolavoro, che tra cento anni sarà considerato fondamentale] e sui racconti delicati e dolorosi del povero Guido Miglia, l'ultimo direttore del giornale "L'Arena di Pola". Si chiamano "Bozzetti istriani", e per bancarelle è facile ritrovarne copia...

[Materada] Grazie per le

[Materada] Grazie per le indicazioni di autori di cui ignoravo l'esistenza! Vorrei anche leggere almeno "La miglior vita", devo trovare un momento buono per passare in biblioteca, dove penso sia facile trovarlo.

Riguardo i mercatini, qui è difficile trovarne di decenti, in genere hanno schifezze!

C'é però la strvagante libreria Acqua alta a Venezia, che è piena di roba vecchia, certo è un mare magnum, perchè ci sono grandi quantità di libri scarsi e  poi, in mezzo, qualcosa di buono. Insomma, quando ho tempo vado a caccia!

A volte invece la biblioteca vende a prezzi bassissimi alcuni volumi e lì, con un po' di fortuna, si può reperire qualcosa.

(acqua alta, venezia) con un

(acqua alta, venezia) con un nome del genere non poteva che essere molto stravagante:) Là sicuro troverai qualcosa...

[Istria] Su Galatea,

[Istria] Su Galatea, trimestrale svizzero, Franchi firma Pellegrino per l'Istria. Da leggere.