Tolkien John Ronald Reuel

Il Signore degli Anelli

Autore: 
Tolkien John Ronald Reuel
 Dimenticare il film, prego. Cancellare personaggi, trama, effetti speciali.
Nell’epoca della narrazione per immagini, le giovani generazioni si trovano a fare i conti con la letteratura partendo da schermi: di cinema, di televisioni, di computer, finanche di telefonini. Il fascino della pagina scritta – imprescindibile, necessario, unicamente possibile – è cosa di altri tempi. Forse.
 
Va certamente tributato un qualche onore al merito del regista Peter Jakson per aver trasposto cinematograficamente  (2001-2003) un testo che, quanto a vastità e complessità, doveva dare una cert’ansia, se nessuno in tanti anni ci aveva mai provato e soprattutto se l’unico tentativo, nella forma dell’animazione (1978), era rimasto incompiuto.
 
Qui tuttavia desidero condividere qualche riflessione sull’opera letteraria, su quel Mondo di Mezzo creato da John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973), professore di linguistica a Oxford, studioso di letteratura medievale inglese,  appassionato di antiche tradizioni e leggende, narratore di fiabe moderne, l’affabulatore che rimestando nel calderone del passato sfornava un prezioso viatico alla fame di fantasia del presente.
 
Accostarsi al Signore degli Anelli da adulti è pericoloso, talvolta infruttuoso.
È quasi fondamentale averlo incontrato quando ancora la mente e il cuore non sono stati sviati da troppe letture importanti, quando la nostra anima è un lettore ancora innocente, ignaro dei cibi raffinati che potranno presentarglisi al palato – il quale pertanto diventerà difficile, esigente, mai sazio.
Viceversa, si deve avere la capacità dello sguardo bambino, del cuore puro, sgombro della nuvolaglia di speculazioni letterarie, una capacità quasi pratica oltre che metaforica di perdersi nel bosco o per i viottoli di campagna fantasticando. Allora sì, anche l’anima adulta comprende e apprezza.
 
Eppure, a considerarlo bene, Il Signore degli Anelli è un capolavoro di equilibri stilistici, un castello sapientemente costruito intorno a una trama non scontata, un percorso dai dolci declivi e dalle aspre salite al termine del quale non si può che contemplare soddisfatti il panorama aperto davanti agli occhi e al cuore. Forse occorre amare un po’ il paesaggio collinare e montano, perché Tolkien non ci regala in questa sua opera alcuna vista sul mare (neppure metaforica), conducendo piuttosto i suoi personaggi (e i lettori) entro foreste antiche, praterie sconfinate, aride distese rocciose, cime innevate e giovani prati. Questo è il racconto ed è anche lo stile, talvolta leggero e piano, ma più spesso alto e maestoso. Merito grandissimo all’insuperata traduzione di una giovanissima (all’epoca della prima edizione italiana) Vicky Alliata di Villafranca, che ci ha restituito nella nostra lingua un’opera finalmente considerata letteratura a tutti gli effetti, ma a lungo bollata come “fantasy” e solo recentemente ascritta alla volta celeste della narrativa priva di categorizzazioni. La recente revisione della traduzione(in collaborazione con la Società Tolkieniana)  è rimasta fondamentalmente fedele alle proposte originarie.
 
La trama eviterei davvero di raccontarla, poiché l’intreccio narrativo, in partenza piuttosto semplice (a un piccolo Hobbit della Terra di Mezzo il Fato ha consegnato un anello, un gingillo agli occhi dei più, che si rivelerà essere l’Unico Anello forgiato in tempi remoti per assoggettare al Male tutti i popoli, simbolo della follia della sete di potere), mal si adatta al riassunto, ricco com'è di situazioni, di personaggi ora teneri, ora saggi, ora imponenti, ora comici, di percorsi insospettabili, di legami tra presente e passato a ipotecare il futuro.
Frodo e i suoi compagni si misurano man mano con forze ostili (i Cavalieri Neri, ma anche gli alberi della Vecchia foresta, gli Spettri dei Tumuli, e poi Moria, gli Orchetti, Saruman, oggetti meravigliosi e pericolosi, le battaglie, il nemico) e con creature e uomini benevoli (il vecchio Tom Bombadil, gli Elfi dell’Ultima Casa Accogliente e di Lòrien, gli Ent, Théoden del Mark e la gente di Gondor), traendone lezioni di vita, creando vincoli di amicizia e facendo emergere un coraggio in alcuni del tutto insospettabile.
 
La caratterizzazione dei personaggi è frutto di un lavoro intenso: Tolkien conosce l’animo umano, lo scandaglia nelle profondità, facendone emergere sfaccettature che non creano gratuiti o prevedibili “cliché”. L’uomo (inteso nel senso più ampio di creatura) non è mai totalmente votato al bene o al male: in esso convivono slanci di autentica generosità e momenti di egoismo ostinato, ingenuità e scaltrezza, crudeltà e amore. Il viaggio è occasione di crescita, di maturazione, di decisioni drammatiche: nessuno tornerà come era partito. La distruzione dell’Unico Anello, il simbolo di un Male che non può e non deve prevalere sul bene, genera la fine di un’èra con i suoi demoni e i suoi eroi, travolge le esistenze, muta gli equilibri. La nuova terra generata dalla sconfitta del Nemico rifiorisce sulle rovine di torri malvagie e di splendide città, libera per sempre dalle nere tenebre del signore oscuro, ma allo stesso modo per sempre orfana della luminosa saggezza degli antichi saperi.
 
Il Signore degli Anelli fa parte di un’epopea molto più complessa, pensata da Tolkien durante tutto l’arco della sua vita (smettiamola di dire che nacque come favola per i nipotini) e sviluppata non sempre in successione cronologica, che va dalla Creazione del mondo alle varie ére dominate da dèi, eroi e creature fantastiche fino alla comparsa dell’Uomo, dal destino ultimo incomprensibile all’immortalità degli altri esseri e la cui interazione con l’ambiente genera (non a caso) quasi sempre degli squilibri. Il mondo nuovo concepito da Tolkien a immagine e somiglianza del suo (e dell’Inghilterra in particolare) si snoda attraverso alcune opere principali (Lo Hobbit, la Trilogia del Signore degli Anelli e il Silmarillion) trovando un allargamento di temi, storie ed eventi narrati nei Racconti incompiuti, perduti e ritrovati (in parte frutto di un’abile operazione del figlio Christopher che ha raccolto e rimaneggiato la mole di materiale manoscritto  del padre).
L’inesauribile fantasia tolkieniana, che qualcuno potrebbe tacciare di monotematismo, partorisce genti, culture, linguaggi con scritture e regole fonetiche e grammaticali, usi e tradizioni, una sterminata quantità di storie nella storia, paesaggi, topografie e note di botanica (si veda - alla fine della lettura – la ricca appendice) talmente perfetti nelle forme della narrazione da far credere che da qualche parte esistano (o siano esistiti) davvero.
 
Il libro, pubblicato nel 1954 (ma composto nell’arco di quasi vent'anni), passò inizialmente sotto silenzio, emarginato dai contesti della critica letteraria d’autore, esaltato sì, ma più spesso condannato dalle élites del pensiero: un grande impulso alla vendita (e di conseguenza alla diffusione del libro) venne dall’edizione economica pirata del 1965.
In Italia la fortuna di Tolkien ebbe alterne vicende, dovute a interpretazioni e politicizzazioni di idee  totalmente estranee allo spirito originario del libro1.
La vexata quaestio non si è ancora conclusa se qualche anno fa il direttore di un settimanale cattolico locale si scagliava con malcelata veemenza contro la Società Tolkieniana, accusata di portare avanti un’ideologia neopagana le cui radici si troverebbero senz’altro nell’opera di Tolkien (che fu un cristiano convinto, per di più cattolico, come emerge molto chiaramente dai carteggi e dalle corrispondenze con amici e letterati a lui contemporanei), nella realtà lontanissimo da apologie politiche o ideologiche di qualsiasi natura.
 
Dopo la trasposizione, parziale, a tratti infedele (in modo direi imbarazzante per chi conosca l'opera in profondità) e comunque ribadisco coraggiosa portata sul grande schermo da Peter Jackson, si è fatto un gran parlare di Tolkien: Il Signore degli Anelli, quasi come il suo protagonista, l’Unico anello, dal passato un po’ evanescente nel quale era stato confinato, recentemente è riemerso in un turbinio di ristampe, di cofanetti in cui si è trovato legato ad altre opere dell’Autore, lettura consigliata ora prima, ora dopo la visione del film, personaggio principale di un’operazione di marketing e di un batage pubblicitario che allontanerebbe chiunque dall’affrontare una mole di milletrecento pagine. Peccato.
 
 1. Cfr. Del Corso, L.-Pecere, P. L'anello che non tiene: Tolkien fra letteratura e demistificazione. Minimum Fax,  2003.
E' possibile scaricare i primi capitoli del libro a partire dal sito
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Le edizioni in mio possesso per la verità sono due. La prima, su licenza Rusconi, è del 1980.
La seconda è segnata qui di seguito.
Per i pochissimi che non ne sapessero nulla la Trilogia è formata da tre libri: La compagnia dell'anello; Le due torri; Il ritorno del re.
 
Tolkien, J.R.R. Il signore degli anelli: trilogia. Bompiani, Milano 2004
Ed. it. a cura di Quirino Principe; introduzione di Elemire Zolla; prefazione alla seconda edizione inglese di J.R.R. Tolkien
Traduzione di Vicky Alliata di Villafranca ; riveduta e aggiornata in collaborazione con la Società Tolkieniana Italiana
 
 Biografia  e bibliografia essenziali
John Ronald Reuel Tolkien nasce a Bloemsfontain in Sudafrica nel 1892, da genitori inglesi con i quali pochi anni più tardi rientra in Inghilterra. Insegna lingua e letteratura anglosassone a Oxford dal 1925 al 1945, poi lingua e letteratura inglese. Muore nel 1973.
 
In Italia le principali opere pubblicate: Il Signore degli Anelli (1970), Lo Hobbit (1973), Il cacciatore di draghi (1975), Albero e foglia (1976), Il Silmarillion (1978), Le avventure di Tom Bombadil (1978), Le lettere di Babbo Natale (1980), Racconti incompiuti di Numenor e della Terra di Mezzo (1981), Mr. Bliss (1984), La realtà in trasparenza (epistolario 1914-1973),  Roverandom (1999).
 
Approfondimenti in rete
In rete esistono moltissime pagine su Tolkien e la sua opera. Abbastanza completa risulta la voce in Wikipedia 
 
al termine della quale sono raggruppati alcuni link alle pagine più interessanti sulla figura e sull’opera dello scrittore.
E un’occhiata merita anche il sito inglese
 
Rimando a questi siti la bibliografia completa. In Italia Bompiani sta pubblicando dal 2000 tutta l’opera tolkieniana.
 
Parte di questa recensione è già stata pubblicata qualche tempo fa su www.ciao.it
 
Ilde Menis, febbraio 2007
 
ISBN/EAN: 
9788845234200

Commenti

Era doveroso.
Gf, lo so che tu preferisci recensioni di autori sconosciuti, dimenticati et similia. Ma un omaggio al grande Tolkien scrittore (dopo l'abbuffata cinematografica) su Lankelot non poteva mancare.

Potrebbe essere anche un inizio... :)

"La caratterizzazione dei personaggi è frutto di un lavoro intenso: Tolkien conosce l?animo umano, lo scandaglia nelle profondità, facendone emergere sfaccettature che non creano gratuiti o prevedibili ?cliché?.

"L?inesauribile fantasia tolkieniana, che qualcuno potrebbe tacciare di monotematismo, partorisce genti, culture, linguaggi con scritture e regole fonetiche e grammaticali, usi e tradizioni, una sterminata quantità di storie nella storia, paesaggi, topografie e note di botanica (si veda - alla fine della lettura ? la ricca appendice) talmente perfetti nelle forme della narrazione da far credere che da qualche parte esistano (o siano esistiti) davvero".

Talmente è vero ciò che dici che io, incontrandolo da adulto, ho avuto - come ben sottolinei nell'introduzione - le mie belle difficoltà a interiorizzarlo. Dovevo leggerlo da bimbo, non è successo...

"pubblicato negli anni ?70 in Italia nella speranza di attrarre una parte del pubblico di sinistra, ma rigettato da quest?ultimo con l?accusa di filonazismo e di pangermanesimo (per la creazione della razza ?superiore? ed immortale degli Elfi e per il richiamo costante alle mitologie nordiche) e da ultimo ripescato furbescamente da alcune frange dell?estrema destra che rivendicarono per sé i contenuti criticati dalla parte avversa".

Qui siamo in totale disaccordo. Ti dirò di più, mi sento proprio offeso. Quali frange estreme? Il mio mondo c'è cresciuto con questo libro, attraverso questi personaggi i ragazzini delle nostre sezioni hanno imparato lo spirito comunitario e identitario. Non è un testo per marxisti, è talmente ovvio, si fonda su una visione del mondo che è a loro antitetica. Ti pregherei di correggere quel "furbescamente" che non digerisco proprio. Più in generale, è tutto il concetto che è sballato. Mi dispiace Ilde, ma non potevo far finta di nulla.

Voglio spiegarti meglio: sulla mitologia tolkeniana la destra giovanile, l'allora Fronte della Gioventù, è cresciuta negli anni. Utilizzando Tolkien sono nati i Campi Hobbit, quanto di meglio è stato prodotto a livello giovanile nella destra del dopoguerra. Su quei personaggi tanti ragazzi del nostro mondo hanno costruito la propria identità e i propri sogni. Non estremisti, non pericolosi eversori, non filonazisti, ma tutto un mondo che guradava al futuro.

Tolkien è stato una sorta di Bibbia di questo mondo, e ancora lo è, te lo garantisco. E non parlo a titolo personale, io come t'ho detto l'ho letto a ventidue anni, non godendone appieno. Preferisco Ende, La storia infinita e addirittura altre fiabe, ma conosco l'immenso valore di quest'oera e la sua importanza formativa per un'intera generazione di ragazzi che non guardava a sinistra. Lo stesso Tolkien avrebbe inorridito se gli avessero detto che il suo testo poteva essere un riferimento per i compagnucci.

"Recuperato in un primo momento negli Stati Uniti dagli ?hippies? ? affascinati all?idea di un mondo immerso nella natura e lontano dalle logiche del progresso ?, venne pubblicato negli anni ?70 in Italia nella speranza di attrarre una parte del pubblico di sinistra, ma rigettato da quest?ultimo con l?accusa di filonazismo e di pangermanesimo (per la creazione della razza ?superiore? ed immortale degli Elfi e per il richiamo costante alle mitologie nordiche) e da ultimo ripescato furbescamente da alcune frange dell?estrema destra che rivendicarono per sé i contenuti criticati dalla parte avversa"...Descrivi molto bene la cretinissima pratica di ideologizzare la letteratura, una pratica sterile, che sarebbe addirittura divertente, se non venisse presa tanto sul serio.

Tolkien è e rimane super partes. Chi lo ha usato per scopi diversi non ha capito nulla. Spiacente, Léon, mi sembrava giusto sottolineare che questa è un'opera di letteratura. E basta. Con buona pace di sinistre e destre e perfino della mia conterranea Società Tolkieniana che forse tanto tanto innocente non è neppure lei...

No, Ilde. Non puoi rispondermi cosi: tu hai scritto una cosa che non sta né in cielo e né in terra. Quali estremisti? Che furbesca? Se tu ti fossi limitata a dire che il testo non andava politicizzato sarei stato d'accordo. Ma tu hai fatto nomi e cognomi: scrivendo una falsità vera e propria. Ripeto, ti chiedo di modificare ciò che hai scritto. é insensato!

In ogni caso siccome non intendo offendere nessuno, ho tolto l'avverbio che infastidiva. Il contenuto però rimane immutato. Da una parte e dall'altra una strumentalizzazione che non aveva senso. Tutto qui.

Torno un momento alla Letteratura, interrompo il discorso politico che senza dubbio riprenderete. La recensione è un capolavoro di sintesi, competenza e pertinenza; è un viatico fondamentale per quanti - e ce ne sono - non hanno mai letto niente di Tolkien. In un certo senso è parte della letteratura anti-mainstream, e non solo per la fortuna "in vita" dell'autore. Non sono così convinto che sia stato letto in tutte le case, e più anni ci separeranno dai film più ce ne accorgeremo. Insomma: grazie di cuore, ci voleva, e lunga vita alla scuola di Inklings. Io per esempio devo ancora fare per bene i conti sia con Tolkien (da adulto) che con Lewis (a parte Berlicche e poco altro)

Si, ma non fu ripreso da alcune frange dell'estrema destra. Bensi dal Fronte della gioventù, dai i giovani dei campi Hobbit: hanno nome e cognome questa estrema destra che estrema non è della quale tu parli. Non è per il gusto della polemica, ma diamo a Cesare quel che è di Cesare. Più in generale, ti consiglierei di non avventurarti in polemiche di questo genere se non conosci a fondo la questione. Se ti fossi limitata a una critica generica della politicizzazione del testo, come ripeto, non avrei avuto nulla a che eccepire. Passo e chiudo.

Ah. Per il resto il pezzo mi piace.

Beh, sul discorso dei Campi Hobbit Leon ha ragione. Ho conosciuto personalmente uno degli ideatori, e posso confermare che non si tratta precisamente di estremista di destra; tutt'altro; la sua carriera politica si snodò altrove.
Si trattò di un'esperienza che andò a forgiare l'identità di una "altra destra", non insensibile - diciamolo - alla lezione della strategia di semina culturale della sinistra.

Immagino tuttavia Ilde parlasse di altra destra, non quella dei Campi Hobbit, che - da quanto ne so - costituirono un'esperienza formativa e sempre propositiva.

Quale altra destra, Franco? In Italia è la destra di cui parlo che s'interesso a Tolkien, non certo i filonazisti a cui di Tolkien non gliene fregava assolutamente nulla.

Volevo dire un'altra cosa ma mi sono dimenticato. Ah sì - che una volta avere Tolkien con sé significava essere marchiato politicamente come neofascista e non era pacifico, in generale. Naturalmente trovo il tutto molto discutibile, nel senso che credo che Tolkien vada letto senza pensare a chi vi si sia più identificato e perché. E che in ogni caso - pure da icona delle nuove destre - ciò non significhi altro che ha avuto talento e genio, tanto da essere embrione di futuro.

13. Sì, ma non ho capito a chi si riferisce Ilde, magari ha informazioni diverse dalle mie e dalle tue. Se il riferimento sono i Campi Hobbit siamo totalmente fuori strada, e siamo d'accordo. Vorrei capire cosa intendeva per "estrema destra", probabilmente c'è dell'altro che personalmente ignoro.

D'accordo. E scusate se concludo il discorso. Ilde, devi credermi, io non ce l'ho con te. Purtroppo quello che scrivi dimostra quanto una certa cultura di sinistra abbia fatto danni in Italia, facendo passare Tolkien per Vangelo dei neonazisti. é quello che in buona fede hai creduto anche tu, evidentemente. Il mio intervento voleva fare solo un po' di luce su questo equivoco che un tempo assai crudele (gli anni Settanta) porta ancora con sé. Il tuo è nel complesso davvero un bel pezzo, mi dispiaceva fosse macchiato da quelle riflessioni.

Morale della favola: leggiamo tutti Tolkien, magari cerchiamo di capire perché sia riuscito ad affascinare tanto la destra italiana quando si poteva dire Destra e non si doveva dire destre.

(rimane grande Letteratura.)

17-18. Sottoscrivo.

"Nell?epoca della narrazione per immagini, le giovani generazioni si trovano a fare i conti con la letteratura partendo da schermi: di cinema, di televisioni, di computer, finanche di telefonini. Il fascino della pagina scritta ? imprescindibile, necessario, unicamente possibile ? è cosa di altri tempi. Forse"
Vero, succede spesso che i ragazzi non risalgano dal film al testo scritto (i miei ancora no! :-)

"Viceversa, si deve avere la capacità dello sguardo bambino, del cuore puro, sgombro della nuvolaglia di speculazioni letterarie, una capacità quasi pratica oltre che metaforica di perdersi nel bosco o per i viottoli di campagna fantasticando. Allora sì, anche l?anima adulta comprende e apprezza."
Ottimo anche qui. Il mio primo incontro con Tolkien fu attraverso il film d'animazione del 1978, lessi la trilogia verso i 20 anni.
*
" L?inesauribile fantasia tolkieniana, che qualcuno potrebbe tacciare di monotematismo, partorisce genti, culture, linguaggi con scritture e regole fonetiche e grammaticali, usi e tradizioni, una sterminata quantità di storie nella storia, paesaggi, topografie e note di botanica (si veda - alla fine della lettura ? la ricca appendice) talmente perfetti nelle forme della narrazione da far credere che da qualche parte esistano (o siano esistiti) davvero".
Questo aspetto ha colpito molto anche me.
Ottimo lavoro di sintesi e di evidenziazione degli aspetti salienti di un testo lungo e complesso. Ci voleva davvero.
*
Riguardo alla politicizzazione del testo, la trovo sterile come è stato già osservato. Penso che questo discorso valga per ogni testo letterario. Comunque è vero, in altri anni si sentiva parlare di Tolkien "fascista" (Federico, senza offesa, riporto solo quello che ho sentito) e perciò lo si additava, presumo senza averlo neanche mai sfogliato.
Io credo che fosse un gran letterato e autore.

Nessuna offesa, Marina. L'ho detto io stesso che il "si diceva" era studiato ad arte da certa cultura di sinistra. Tolkien ha si ispirato giovani ragazzi di destra, ma con pangermanesimo e nazismo non è mai centrato nulla. Col razzismo meno che mai. Sapete da cosa la giovane destra fu ispirata leggendo Tolkien? Dai temi della comunità e dell'identità. I più lo ignoreranno, ma vi garantisco che è inconfutabile.

Sai cosa mi domando? ma i ragazzi di Destra, leggevano gli autori di Sinistra prima di criticarli? (perché presumo che critiche ce ne fossero da entrambe le parti e ho purtroppo l'impressione che l'ignoranza ci sia stata da tutte e due le parti in certi casi).
*
Riguardo al tema della comunità....è antichissimo e dunque può venir interpretato e recuperato davvero in molti modi.

a voja! io me li sono letti tutti.

:). E' come a sinistra, con la differenza che 95 autori su 100 erano di area sinistrorsa, 4 cattolici e 1 di destra. E' un po' difficile non essersi accorti dei compagni scriventi o scrittori.

Gf,ammettiamolo, tu sei un caso abbastanza eccezionale, non fai testo! ;-) Tu hai letto almeno metà dello scibile umano, se non di più.
*
Però è vero, la maggioranza era di Sinistra, se penso ai miei anni di liceo, non ricordo quasi nulla di Destra, c'era anche una tendenza alla rimozione, al rifiuto di quei pochi.

:). Chiamala "rimozione". Era proprio occultamento.
Ma restiamo sullo splendido Tolkien!

La letteratura e la saggistica di destra è stata e resta ancora ostracizzata, come Franco ben sà. Pensa che il Settimo Sigillo, una delle case editrici principe della destra politica italiana, nonostante sia distribuita ovunque non viene proposta negli scaffali delle grandi distribuzioni (Mondadori, Feltrinelli, i soliti noti...). A peggiorare le cose c'è la destra istituzionale, che oramai teme i libri con la quale è cresciuta, perchè non abbastanza liberali e moderati. E poi, diciamocelo, in Italia fino a pochi anni fa uno di destra era escluso da qualsiasi circuto mediatico e della cultura. Ergo: questo è un paese che ignora la letteratura e la cultura di destra. Soprattutto a sinistra. A destra, passami il termine, "l'avversario" si è letto e studiato di più. é stata una necessità, visto il ghetto ideologico e culturale in cui si è vissuto per la quasi totalità degli anni della Repubblica. Oggi gli autori cominciano a circolare (ancora troppo poco e con troppe censure), ma il paese è ignorante assai in materia, se non altro perchè deve recuperare autori e opere che hanno vissuto un cinquantennio di ostracismo e soprattutto di oblio. Io ho letto quasi tutti gli autori simbolo del pensiero politico della sinistra (Marx, Marcuse, La scuola di Francoforte, Guevara, anche Mao etc. fino agli attuali) più tanta letteratura di uomini di quell'aria. L'ho fatto per non trovarmi mai senza risposte davanti ai loro possibili attacchi e pregiudizi, ma anche perchè sarebbe stato difficile ignorare un mondo che ha monolizzato la cultura europea del dopoguerra quasi per intero.

Allora, scusate, torno ora da fuori.
Dunque riprendo il pezzo incriminato che, risultando a questo punto eccessivamente scorretto, taglierò senza pensarci due volte, anche perché io volevo parlare del libro.
"venne pubblicato negli anni ?70 in Italia nella speranza di attrarre una parte del pubblico di sinistra, ma rigettato da quest?ultimo con l?accusa di filonazismo e di pangermanesimo (per la creazione della razza ?superiore? ed immortale degli Elfi e per il richiamo costante alle mitologie nordiche) e da ultimo ripescato da alcune frange dell?estrema destra che rivendicarono per sé i contenuti criticati dalla parte avversa"
Letto da fonti diverse, evidentemente tutte in cattiva fede.
"L'anello che non tiene" (Del Corso e Pecere) in primis.
Che è stato recensito favorevolmente anche da quotidiani come Il Foglio (che forse però non è di destra, mah).

Bene, chiedo scusa e reimposto il paragrafo. Bonne Nuit.

Tolkien ha avuto un ruolo nel panorama letterario europeo, anzi mondiale, del ventesimo secolo e questo ha fatto infuriare i critici. Ha semplicemente ignorato l'intera tradizione narrativa che ha regnato sovrana dal diciottesimo secolo, e cioè la tradizione del romanzo "realistico" e "psicologico". Tolkien è ritornato al più antico e nobile genere narrativo, ossia l'Epica.

Bella la tua recensione, Ilde. Si sente che il romanzo ti è piaciuto. Io l?ho letto tardi, ma la mia fantasia ha galoppato impaziente.

Raffaella

29 - Le fonti che tu citi o sono ignoranti o in cattiva fede. Visto ciò a cui siamo abituatio propendo decisamente per la seconda ipotesi."Il Foglio" è animato da gente in prevalenza ex comunista ed ex Lotta Continua, non mi sorprende scrivano simili boiate. Il loro retroterra culturale è più che marxista e avverso all'epica tolkeniana. Come giustamente nota Raffaella, Tolkien ha avuto il grande pregio di riproporre l'epica nel mondo post illuminista: materialista, tecnologizzato e nichilista. Questo il suo grande delitto. Da qui la distorsione-deformaszione del suo messaggio e tutto ciò che ne è derivato, anche (soprattutto) a livello politico e culturale.

"professore di linguistica a Oxford, studioso di letteratura medievale inglese, appassionato di antiche tradizioni e leggende,"

> questo a testimonianza che i Letterati puri sono capaci di invenzioni di primissimo livello; e che, in un caso come questo, non sarebbero avvenute senza tanto studio, tanta passione e tanta competenza.

"deve avere la capacità dello sguardo bambino, del cuore puro, sgombro della nuvolaglia di speculazioni letterarie, una capacità quasi pratica oltre che metaforica di perdersi nel bosco o per i viottoli di campagna fantasticando. Allora sì, anche l?anima adulta comprende e apprezza".

> "Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l'ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!"

( 1 Cor 12,31 - 13,13 )

"L?uomo (inteso nel senso più ampio di creatura) non è mai totalmente votato al bene o al male: in esso convivono slanci di autentica generosità e momenti di egoismo ostinato, ingenuità e scaltrezza, crudeltà e amore. Il viaggio è occasione di crescita, di maturazione, di decisioni drammatiche: nessuno tornerà come era partito. La distruzione dell?Unico Anello, il simbolo di un Male che non può e non deve prevalere sul bene, genera la fine di un?èra con i suoi demoni e i suoi eroi, travolge le esistenze, muta gli equilibri."

> Ho sempre sognato che fosse reminiscenza d'un passato lontano e non testimoniato dalla scrittura di nessuno; magari reminiscenza genetica. Oppure che fosse visione del futuro.

"partorisce genti, culture, linguaggi con scritture e regole fonetiche e grammaticali, usi e tradizioni, una sterminata quantità di storie nella storia, paesaggi, topografie e note di botanica "

> ecce il linguista e l'intellettuale di livello che viene a galla. E questo non va dimenticato a nessun costo.

Ringrazio tutti per i commenti al libro: non sono neutrale nei confronti del Signore degli Anelli, non ci riesco. Nella recensione originale dicevo che sono cresciuta con questo libro. L'ho letto... no, non dico quante volte, ma tante...

Ho tentato di spiegare a me stessa il significato di questa passione. Mi sono rivista bambina in un luogo sconosciuto, fra gente che parlava una lingua diversa dalla mia, ogni riferimento familiare come perduto. Sembra niente, ma io passavo dalla tranquilla provincia veneta alle macerie di un Friuli in ginocchio.
E non capivo.
Questo libro mi permetteva di rifugiarmi nel suo mondo meraviglioso. Ha continuato ad essere un rifugio anche più tardi, quando alla necessità dello svago è subentrato il piacere della lettura, della conoscenza, della contemplazione dell'arte.
Il mio grande rammarico? Non conoscere abbastanza l'inglese da leggerlo nella lingua in cui è stato scritto.

L'ho letto tardissimo, quasi da nonno, superati i trenta anni. quindi quello che in maniera sensibile e accorta si sottolinea è verissimo: ho faticato. Ma ho anche apprezzato la struttura, la magia, alcuni significati che sono letterari,e non di genere.
Ottima pagina di introduzione.
***

P.S. : Tolkien, come altri anche a sinistra, ha pagato dazio ad una politicizzazione sterile (fatta da chi e come troppo lungo dirlo). Io l'ho letto dopo avere apprezzato testi onesti e non schierati i quali facevano luce su alcuni meccanismi culturali italiani. E ci sono arrivato quando ormai la politica per me era rimossa.Perlomeno quella che comanda.

Ecco io sono tra quei pochissimi che non hanno nè letto nè visto il film, convinta non fosse affatto il mio genere.
Il magico, da bambina, mi attirava poco o nulla.
Alla luce di quel che ho letto qui, ho qualche rimorso. Ma non credo potrò recuperare la lacuna. Certi mondi vanno conosciuti alla giusta età, il tempismo conta moltissimo anche nelle letture.
Sono pienamente d'accordo quando scrivi: "Accostarsi al Signore degli Anelli da adulti è pericoloso, talvolta infruttuoso.
È quasi fondamentale averlo incontrato quando ancora la mente e il cuore non sono stati sviati da troppe letture importanti, quando la nostra anima è un lettore ancora innocente, ignaro dei cibi raffinati che potranno presentarglisi al palato ? il quale pertanto diventerà difficile, esigente, mai sazio".

>39 disaccordo totale. Accostarsi al sognore degli anelli da adulti non è infruttuoso. Personalmente ho seri dubbi sul fatto che sia stato partorito come libro per bambini o solo adolescenti (al contrario di lo hobbit). La complessità dell'opera e il perfeziosismo che la caratterizzano, sono destinati a palati più raffinati. Non ho idea di che bambini voi foste. Io a 8 anni faticavo a digerire Salgari. Dai il signore degli anelli al bambino medio e si sparerà prima della fine della festa di compleanno di bilbo, che accesoriamente si protrae per quasi 80 pagine. Come giustamente si fa notare il signore degli anelli è epica. Poteva essere scritto in trecento pagine (Brooks peraltro l'ha fatto copiando ingobilmente ed è rimasto 6 mesi in cima alle classifiche di vendita) e volutamente non è stato fatto. Ai fini della trama ciò a delle conseguenze spesso quasi letali, con frammenti che si trascinano nella noia più assoluta.
badate ho amato il signore degli anelli profondamente. Colpisce l'assoluta perfezione di mappe, genealogie, storia. Il sognore degli anelli è saturo di dettagli incompresnibili per chi non abbia metto lo hobbit e silmarillion. Non sono mai spiegati, né mai si tenta di spiegarli nonostante la mole impressionante del libro stesso. Il signore degli anelli è un trattato di mitologia nordica, un'ostentazione di perfezione di un'appassionato. In quanto tale perfetta.

Corollario: non mi interesso di strumentalizzazione politica di libri. Non so se qualcuno abbia mai tentato di farlo nel caso del signore degli anelli, nel caso è un'idiota come chiunque abbia letto il libro può facilmente confermare. Buttare il tutto in polemica per un paragrafetto che ilde ha voluto (come suo diritto) mettere, getta discredito sull'eccezionale recensione e, parallelamente, parlarne nobilita l'eventuale buzzurro che tentò la strumentalizzazione.

Eppure mi sembrava chiaro e circostanziato il mio intervento, Mat. Facciamo cosi, ti spiego meglio, a te e a chi ha ancora dubbi sull'opportunità di questo intervento. Se Ilde avesse scritto da subito che si trattava di opinione non sua, ma bensi di cosa ripresa (senza entrare nel merito di dove), io avrei scritto che i due signori (quelli del libro nel link a margine) erano in malafede o ignoranti, come ho spiegato sopra. Messo com'era, il testo sembrava provenisse da diretta conoscenza dei fatti (ovvero la strumentalizzazione della destra estrema)da parte di Ilde. A questo proposito mi sono permesso di dire quel che ho detto, consapevole che il passo era non solo offensivo per quei giovani che hanno animato i campi Hobbit, ma del tutto privo di fondamento. Come ci ha sempre insegnato Franco, quando scriviamo parti come quella da me contestata ad Ilde, dobbiamo sempre citare le fonti o argomentare a supporto delle nostre tesi. Ilde, sicuramente in buonuissima fede, aveva buttato la cosa li, come un dato di fatto, senza argomentare, quindi prestando il fianco ad una critica che fatalmente è arrivata. Lo ripeto, il pezzo è bello e Ilde non me ne vorrà di queste doverose precisazioni le quali, come ora spero comprenderai, erano da parte mia impossibili da tacere. Ad ogni modo, Mat, non ho bene inteso chi sia il buzzurro a cui ti riferisci: l'ultimo concetto da te espresso risulta un po' criptico.

Spero di essere stato esauriente, adesso.

Ok ero un po' tirato col tempo. Buzzurro riferito all'eventuale (storico) strumentalizzatore.,
Avrei da replicare che passaggi trattanti la politica di destra come di sinistra possono essere allo stesso tempo sia veri che falsi data l'eterogeneità degli elementi che compongono queste due fazioni. Le definizioni stesse di detra e sinistra sono per altro talmente insoddisfacenti da rasentare l'inutilità. Non tutta la destra è passata dai campi hobbit, e, parallelamente, al tua definizione di destra può differire da quella di Ilde. In tal senso, come suggerivo, lei aveva il diritto di scrivere ciò che a scritto (sebbene avesse in effetti dovuto citare le fonti), tu avresti avuto il diritto di puntualizzare. L'approccio carroarmato era superfluo.
"des nuances, des nuances avant tout chose" (Verlaine)

D'accordo Mat, non tutta la destra è passata per i campi Hobbit, sono d'accordo, ma quella che si è ispirata al libro è passata tutta da li. Altre destre non si sono mai ispirate a Tolkien. Di qui la doverosa precisazione: gli autori che scrivono o affermano il contrario sono evidentemente in mala fede.

40. > sì, sulla necessaria lettura e conoscenza di altri testi tolkeniani. Tutti gli esperti in materia mi hanno detto la stessa cosa :-)

Mi ?dichiaro? anch?io, come Leon. Anche se si tratta di categorie (purtroppo, per certi versi) vetuste, diciamo che provengo da una tradizione ? ideologica e culturale ? fortemente di sinistra, che i miei riferimenti ? non solo letterari ? sono di sinistra, pur senza escludere la sponda opposta (conoscere per capire ed, eventualmente, rifiutare...), ma che ho anche una profonda repulsione per il settarismo, che quanto meno dal punto di vista concettuale fa rima quasi sempre con stupidità. E da questa posizione ho sempre pensato, e continuo a pensare tuttora, che l?identificazione di Tolkien con una qualsiasi ideologia o posizione politica sia un?operazione, prima che ingiustificata sul piano letterario e, non ultimo biografico, frutto di una clamorosa, miope e settaria ignoranza. Tali e talmente universali sono i temi e i sottosignificati nelle opere di Tolkien, che sarebbe come interpretare con un occhio ideologizzato epos come l?Iliade, i poemi mitologici nordici o il Ramayana. E Comunque, a parte questo, una ONESTA critica (letteraria e non), credo debba prescindere dalla biografia dell?autore. Personalmente, non mi è mai fregato nulla di sapere se Furtwaengler fosse o meno compromesso con il regime nazista, o se Wagner fosse un reazionario razzista. Sono stati un grande direttore d?orchestra e un sublime compositore. Punto.

(ave, Gandalf. Benvenuto su Lankelot. Grazie per questo tuo primo contributo. gf)

Sto leggendo "La realtà in trasparenza", l'epistolario tolkieniano, o meglio, una bella selezione di lettere che Tolkien scrisse a editori, amici e ai figli. La genesi del Signore degli Anelli è qui svelata come risposta alla pressante richiesta di una continuazione dello Hobbit. Pure, Tolkien avverte che si tratta di materia più alta, non adatta ai ragazzi: convinto di farcela in breve tempo, si accorge che il nuovo testo propone sviluppi sempre maggiori e più complessi. Nel frattempo c'è una vita da vivere: lezioni all'università, una famiglia impegnativa, gli amici letterati e non, la fede cattolica come "pane di via" ma anche come impegno non lieve.

Pensare che qualcuno lo volle etichettare come "fondatore" di un neo-paganesimo.
Tra le pagine delle sue lettere io ci ritrovo il buon vecchio Sam Gamgee, naturalmente (compresa la passione per il giardinaggio) e un pizzico di Bilbo Baggins. E di Gandalf, naturalmente.

Tutto il resto, ma veramente tutto il resto, con The Lord of the Rings non c'entra nulla.

Gandalf, solo una domanda: "interpretare con un occhio ideologizzato epos come l?Iliade" > sei sicuro di quel che hai scritto, in questo caso? Posso domandarti sulla base di quale studio e quale analisi hai concluso che l'Iliade non avesse, al tempo, nulla di politico?
La questione mi incuriosisce.
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Quanto a Tolkien "politicizzato", in generale direi che in una saga che si pone volontariamente "al di là della realtà" si possono andare a cercare allegorie o metafore, con più o meno gravi difficoltà. Non escludo, ragionevolmente, che ce ne siano e che si riferiscano al proprio tempo. Ritengo tuttavia sia ormai materia da specialisti - sono intervenuto solo a sostegno del "non estremismo" dei fu Campi Hobbit.
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Quanto al nobile discorso sull'arte di Wagner... se la tua fosse stata una posizione diffusa in ambito - ad esempio - letterario, avreste tutti potuto leggere molta narrativa, molta poesia e molta saggistica differente. E' incontestabile e dimostrabile senza difficoltà ancora oggi. Quindi ritieniti cigno nero o mosca bianca, mettiamola così, da questo punto di vista.

"Quanto a Tolkien ?politicizzato?, in generale direi che in una saga che si pone volontariamente ?al di là della realtà? si possono andare a cercare allegorie o metafore, con più o meno gravi difficoltà. Non escludo, ragionevolmente, che ce ne siano e che si riferiscano al proprio tempo."

In una lettera del maggio 1944 al figlio Chrstopher, che si trovava con l'esecito inglese in Sudafrica, J.R.R. scrive:
"Stiamo cercando di sconfiggere Sauron usando l'Anello" e preconizza con questo la moltiplicazione dei Sauron...
Sì, chiaramente la saga che nasce esterna al mondo reale e alle sue problematiche del presente, via via assume "anche" un carattere metaforico della realtà, era credo inevitabile visto il contesto...