Tobino Mario

Il figlio del farmacista

Autore: 
Tobino Mario


“Il figlio del farmacista” è la prima opera in prosa di Tobino dopo tre raccolte di poesie. Scritto nel 1938, ma pubblicato nel 1942, viene definito romanzo a sfondo autobiografico, ma è in realtà costituito da un insieme di prose dai vari registri stilistici, aventi come cardine la persona dell’autore e la sua formazione.
Ritroviamo così la vita nel paese natio (Viareggio), la farmacia del padre, gli studi a Bologna, la laurea in medicina, l’esperienza con gli alpini in Alto Adige, il manicomio dove Tobino inizia a lavorare.
Alcune prose hanno il respiro del racconto – e potrebbero essere lette separatamente – altre sono permeate da un marcato lirismo oppure puntano a un realismo descrittivo (le pagine sulla farmacia), che sa sempre rivestire quei ricordi di una luce particolare e appassionata. È come se Tobino procedesse per illuminazioni, cambiando registro e facendosi ora ironico, ora piuttosto enfatico, ora sognante, sempre tenendo presenti i propri ricordi, rivisitati per tappe e in una dimensione a volte favolosa. Di sé parla in terza persona definendosi “il figlio del farmacista”, si sdoppia tra io narrante e persona narrata che è lo stesso io.
Dalle pagine si staglia il ritratto di un giovane irruente, sanguigno, appassionato osservatore di uomini e natura, amante della vita, impetuoso. La sua camera è “carica di sogni”.
 
“Dall’adolescenza a trent’anni è stato come quelle fiamme che si vedono uscire dai tetti delle case di campagna che han preso fuoco per il fieno che stipa tutto il piano superiore, e lingue lambiscono il cielo notturno”.

Il figlio del farmacista ama la poesia e la insegue, la cerca, ha un temperamento anticonformista, libertario, indipendente, fuori da scuole o conventicole letterarie d’élite. Sa guardare al genere umano con ironia, simpatia, pietà, talvolta disprezzo o ira, ma questi ultimi sono sentimenti di breve durata, poiché prevale in lui una dimensione di passione, di ammirazione per le capacità dell’uomo.

Le pagine dedicate alle erbe – allora molto usate e sapientemente dosate dal farmacista per preparare i medicamenti – e alle loro virtù curative tramandate da una generazione all’altra sono emblematiche a questo riguardo. C’è già in Tobino quell’energia che non lo abbandonerà mai, quel “brulicante amore” che troverà espressione nel suo lavoro, nella sua vita dedicata ai malati di mente, quelle figure che compaiono verso la fine del libro.
 
“si accorse dunque, dopo poco che viveva in manicomio, il figlio del farmacista che i matti non erano per lui mistero ma con estrema facilità s’impadroniva del loro pazzo pensiero tanto da poter discorrere la loro lingua….”
 
In questa prima prova narrativa Tobino cambia registro narrativo con disinvoltura, è come se sperimentasse, provasse le proprie capacità alla ricerca del modulo espressivo più congeniale dopo le poesie degli anni precedenti e così talvolta si lascia trascinare dell’enfasi, rasenta l’autocompiacimento, scivola nel barocchismo, specie in alcune osservazioni sulle città italiane.
Non manca al giovane il desiderio d’unirsi alla natura, alla sua scintillante essenza vitale. Egli possiede la capacità di osservare e cogliere gli spunti positivi per una vita calda e serena in piccoli dettagli dell’esistenza (due gatti che giocano, le barche nel porto, la polvere dorata su certi palazzi). Tutto sembra farsi nuovo sotto il suo sguardo e lui si sente pieno di vita e d’amore.
Bellissime e affettuose le pagine dedicate al padre, gran lavoratore, un uomo che, a differenza dei suoi contemporanei, preferisce trascorrere il tempo libero con la sua famiglia e non all’osteria. Egli edifica una casa “fatta di carne” sopra la farmacia, crea una razza nei figli, è un uomo forte e bello, una figura che non si dimentica, una sorta di nume tutelare che sa essere tenero e affettuoso.
Lo vediamo in un episodio famigliare: uno dei suoi bambini si è ammalato e il medico ha consigliato aria di mare. Il padre allora lo porta tra le braccia, chiusa la farmacia, sulla riva a passeggiare per ore, incurante di stanchezza e fatica.
Testo spesso trascurato dalla critica a favore di altre opere più note di Tobino, “Il figlio del farmacista” costituisce un buon esordio narrativo e soprattutto è prodromico alle opere future dell’Autore.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Mario Tobino (Viareggio 1910-Agrigento 1991) psichiatra e scrittore italiano.
Mario Tobino, Il figlio del farmacista, Milano, oscar Mondadori1980. Introduzione di Fausto Gianfranceschi.
 
Links:
 
 
Marina Monego, marzo 2009

ISBN/EAN: 
8804549203

Commenti

inizio Tobino.
Quelle cifre in icipit non si tolgono!!!! AAhhh!

Aspetta Marina, vedo di risolvere :)

già risolto :)

vi ringrazio :)

Ecco, nel frattempo ho modificato le modifiche di Movida, spero di non aver fatto danni...

Luca, ho visto il tuo commento dopo aver modificato...ahaha

sistemo i paragrafi..

Marina: ci serve un filologo. Abbiamo perso la versione originale del pezzo!

"?Il figlio del farmacista? è la prima opera in prosa di Tobino dopo tre raccolte di poesie. Scritto nel 1938, ma pubblicato nel 1942, viene definito romanzo a sfondo autobiografico, ma è in realtà costituito da un insieme di prose dai vari registri stilistici"

> Ottima contestualizzazione;)

"In questa prima prova narrativa Tobino cambia registro narrativo con disinvoltura, è come se sperimentasse, provasse le proprie capacità alla ricerca del modulo espressivo più congeniale dopo le poesie degli anni precedenti e così talvolta si lascia trascinare dell?enfasi, rasenta l?autocompiacimento, scivola nel barocchismo, specie in alcune osservazioni sulle città italiane."

> Estremamente curioso di leggerlo:)

ot.

Che ne pensi di un paragone col "Gregario" di Mascheri?

10 ci avevo pensato, ma sinceramente non mi paiono testi molto confrontabili: c'é un abisso sia generazionale, sia per quanto riguarda il rapporto col padre, che in Tobino è molto positivo. E poi quello di Mascheri è un romanzo e non vuole essere un'autobiografia. A questo punto resta solo la professione del farmacista, che però il protagonista di Mascheri "eredita", Tobino no, perché se per qualche tempo aiuta in farmacia, poi farà lo psichiatra. Interessante magari è vedere come è cambiata la professione nel corso del tempo: qui si parla ancora delle erbe da dosarsi con la bilancia, insomma il farmacista è l'antico "speziale", oggi è uno che vende scatoline di medicinali, cosmetici e un po' di tutto. Una volta preparava personalmente le medicine su ricetta medica, pensa che pratica doveva avere.

11. Non vorrei sbagliarmi, ma credo che a volte ancora succeda, al farmacista, di fare qualche preparato medico. Certo la proporzione dev'essere molto minore, ma non mi sembra da escludere del tutto. Poi non so con certezza, ecco.

12. Farmacie attrezzate per preparare prodotti omeopatici o ancor più erboristici, tipo tinture madri ce ne sono. Poche ormai, ma ce ne sono. Mi riferisco ai cosidetti preparati galenici, tanto per capirci. Difatti, quando posso, fruisco del mio farmacista di fiducia e non dei preparati confezionati, industriali. Digressione non letteraria ;)

sì, sì, ci sono i preparati galenici e i prodotti erboristici, solo che la proporzione è minore rispetto a una volta, credo. E poi adesso esistono le erboristerie e le parafarmacie, una volta faceva tutto l'unico farmacista, che nei paesi era un'autorità (insieme al medico e al parroco)

11, grazie della replica.;)

[figlio del farmacista]

[figlio del farmacista] buongiorno Marina! Ieri ho terminato di leggerlo. Sono subito tornato al tuo articolo. Allora, intanto ovviamente complimenti per la qualità e per la lucidità dell'analisi, e grazie ancora per la condivisione. Detto ciò, quando scrivi: "È come se Tobino procedesse per illuminazioni, cambiando registro e facendosi ora ironico, ora piuttosto enfatico, ora sognante, sempre tenendo presenti i propri ricordi, rivisitati per tappe e in una dimensione a volte favolosa. Di sé parla in terza persona definendosi “il figlio del farmacista” [...]"

> Mi sembra sia la miglior presentazione possibile per il neofita. E' indubbiamente un libro di narrativa che somiglia più a una raccolta di prose e di racconti, assemblata con disinvoltura, che a un romanzo; ma la ragione credo sia quella che scrivi, "illuminazioni", un po' prendendo a esempio la prosa lirica di certi francesi (fatte le debite proporzioni, è chiaro). E' molto spiazzante accorgersi di quanti cambiamenti esistano nel registro, nel tono. Per esempio, mi è sembrata fuori posto tutta quella tirata sulla poesia, davvero infilata a forza nel libro, sia per via dell'argomento che per il tipo di scrittura. In generale, in ogni caso, ho apprezzato il libro:)

[tobino] hai ragione, i due

[tobino] hai ragione, i due libri di Tobino e Mascheri sono inconfrontabili, e non soltanto per questioni stilistiche o generazionali. E ancor più hai ragione quando scrivi che l'unico confronto sensato è quello "tecnico-farmacistico", diciamo storico-documentaristico più che letterario. La professione è davvero profondamente cambiata in poco più d'una generazione...

[figlio del farmacista]

[figlio del farmacista] oltretutto direi che passi come questo, che hai saggiamente campionato:

"“Dall’adolescenza a trent’anni è stato come quelle fiamme che si vedono uscire dai tetti delle case di campagna che han preso fuoco per il fieno che stipa tutto il piano superiore, e lingue lambiscono il cielo notturno”.

> Rappresentano con credibilità lo stile di Tobino, a questa altezza della sua produzione. E' un narratore che viene dalla poesia - e si sente, e si vede - ed è un narratore molto romantico, diciamo un sentimentale ipertrofico. Ha pretese e non fa niente per nasconderlo.

Più avanti, scrivi "talvolta si lascia trascinare dell’enfasi, rasenta l’autocompiacimento" 

> sono d'accordo. E credo che ci sia molto autocompiacimento:). E' un discreto esordio, in cui più che l'autore Tobino emerge con prepotenza la personalità di Tobino, e l'atipicità della sua formazione. Non credevo, tenendo presente quei suoi romanzi che avevo già letto, anni fa, che fosse (stato) così ossessionato dalla poesia. Dal punto di vista della "folgorazione" artistica, il personaggio del libro è talmente archetipico che sembra manierista... tutto ciò è molto interessante.

[Il figlio del farmacista]

[Il figlio del farmacista] grazie per questi articolati commenti, Tobino, poi, con gli anni è cambiato parecchio, ha imparato a "dominarsi", a tenere sotto controllo l'enfasi e si è concentrato più sulla prosa. ne sono usciti i libri migliori. Indubbiamente, aveva una personalità forte, ed esuberante!

[tobino] adesso, man mano che

[tobino] adesso, man mano che leggo e leggerò i suoi molti libri che ancora mi mancavano, tornerò a commentarti:). Hai fatto un grande lavoro di sintesi e di divulgazione, Marina, sei stata preziosissima.

[Tobino] Grazie!!!! :) Tobino

[Tobino] Grazie!!!! :) Tobino mi è sempre stato simpatico, tra l'altro.

[tobino] l'aggettivo che usi

[tobino] l'aggettivo che usi è il più importante per un medico: "simpatico". Pensa solo a quella scena della Meglio Gioventù, quella dell'esame del giovane Lo Cascio. Mi sembra molto vera e molto saggia.

Per uno scrittore è un po' diverso. Gli scrittori sono molto spesso persone sgradevoli, alienate, ambiziose, ossessive, morbose, malaticce. E' raro che siano "simpatici", al di là della cerchia di malati in cui si trovano:). Non so se è la prima qualità per un artista, la simpatia. Non credo. C'è da pensarci...