Tobino Mario

Il deserto della Libia

Autore: 
Tobino Mario

“La Libia libera i sogni, la morte esiste anche in questo luogo, ma non porta tristezza” (p.124). La guerra di Libia secondo Tobino: ventun prose ambientate in quest’arida terra che accende sogni e fantasie con i suoi paesaggi, ma è anche teatro di scontri mortali. Inizialmente troviamo la 31° Sezione Sanità “abbandonata a non far niente ai margini di un’oasi, come durante la guerra spesso accade ai reparti” (p.31).

Siamo nell’oasi di Sorman, vicino al confine tunisino, successivamente ci sposteremo verso Tobruk assediata, allora ci si scontrerà con la morte, con la guerra autentica, che però nel deserto assume sempre tinte strane, è anch’essa rivestita di quella polvere che il ghibli fa penetrare ovunque.
La Libia di Tobino è soprattutto il deserto, col suo paesaggio così diverso per gli italiani, “immobile terra senza lacrime, limpida fuliggine” (p.126), abbacinata dal sole, arsa dal calore. “Il sole era presente in tutte le cose” (p.12); “Il deserto sembrava un bianco osso al sole che da secoli non conosce sangue” (p.169).
 
Nel deserto la fantasia sradica tutti gli ormeggi e s’accende di sogni e visioni, gli uomini sono come imbambolati da tanta luce e calore e non sono più gli stessi, si scatenano in loro paure irrazionali, istinti oppure l’immaginazione galoppa all’inseguimento di visioni di bellezza.
Il deserto è presenza costante, assediante, la guerra si svolge lì, in quei luoghi ostili, sconosciuti, in una terra estranea e nuova, dove i soldati sono stati mandati contro la loro volontà a combattere una guerra assurda male armati, male equipaggiati, impreparati.
Lontano dalla retorica guerrafondaia del regime, Tobino mostra sia gli episodi comico-grotteschi della guerra – ad esempio nella figura del pazzo Oscar Pilli, che diventa capitano medico – sia tragici. Lo stesso Pilli ha un suo risvolto in questo senso: un matto al comando non può che provocare danni.
Tobino non giustifica, né approva la guerra, la vive, la racconta, cerca di comprenderne gli episodi, anche quelli crudeli, come appartenenti a una dimensione umana del vivere, che sempre gli è stata cara.
Antiretorico in tutti i sensi, rileva la stanchezza, la noia che aleggiano presso le truppe italiane, costrette a fughe umilianti o a soste nel deserto senza fare nulla.
Nessuno aveva voglia di combattere quella guerra, desiderio dei soldati è che tutto finisca presto e si possa ritornare a casa, anche se spesso la speranza viene meno e prevale il senso di abbandono: “I nostri soldati non avevano un nemico.Erano uomini che non riuscivano più a ragionare, non sapevano distinguere il vero dal falso, l’ignobile dal nobile.Avevano istinti e affetti. L’istinto di conservarsi; l’affetto per l’Italia, cioè la loro famiglia, la casa, il lavoro”. (p.157)
 
La visione di Tobino è antieroica, non trionfalistica: gli italiani obnubilati dalla propaganda, la ragione intorpidita, sono senza entusiasmo, demotivati. A volte diventano eroi senza neanche rendersene conto. Molti sono partiti in quanto “richiamati” oppure perché, in una delle tante adunate, avevano firmato per dare la loro disponibilità in caso di guerra, credendo che mai questa si sarebbe verificata.
Il libro è dedicato a tutti coloro che ricevettero la cartolina precetto e non “chiedettero visita” (per imboscarsi). E andarono, come Tobino.
Si ritrovarono spesso in situazioni grottesche, con un esercito non solo male armato, ma oppresso da una burocrazia assurda e intralciante, quella stessa che permette a Pilli di diventare una specie di eroe.
 
La burocrazia militare italiana “iniziata, procede, cieca, sorda, ottusa come uno scartafaccio, con nessuno, assolutamente nessuno che osi intromettersi a far scorgere la verità. La procedura militare era uno scartafaccio che avanzava con una forza negativa ma tremenda. L’unica forza di quell’esercito italiano” (p. 49). Emblematica la chiusa di “Da Tripoli ad Agedabia”: arrivano gli australiani, gli italiani rimasti vivi vengono fatti prigionieri. Le casse del reparto rimangono abbandonate, gli australiani le aprono pensando ci sia un tesoro e le trovano piene di carte, di circolari che buttano all’aria. “Le circolari ad ogni nuovo soffio saltarono da un ramuscolo per incespicare nel prossimo. Presero a ridere per tutto il deserto” (p. 129).
 
Alla burocrazia e alla sua ottusità Tobino è e sarà sempre – anche da psichiatra a Magliano – fortemente insofferente così come alla vigliaccheria, a chi dirige dall’alto e se ne sta imboscato senza affrontare guerra e deserto, a chi si fa rimpatriare per conoscenze e poi passa per eroe. A far da contraltare a morte e desolazione, presenti soprattutto nella seconda parte del libro ci sono episodi d’incontro con una civiltà e un popolo diversi, l’interesse verso usanze differenti, c’è la bellezza femminile esotica.
Pagine assai ispirate sono dedicate da Tobino alle donne arabe, avvolte da un’atmosfera leggendaria da Mille e una notte. È il tenente Marcello, un personaggio ricorrente, una sorta di alter ego tobiniano, il protagonista di fugaci e fascinosi incontri con queste donne, che vivono velate nell’ombra delle loro case, ma che celano malizie e audacia insospettabili. Donne di bellezza “inarrivabile” oppure donne che vogliono mostrarsi segretamente allo straniero gentile e raffinato che è medico e dunque può entrare nella loro intimità.
Marcello è un cercatore di bellezza, è un sognatore che ha bisogno di queste apparizioni per ridare colore alla sua vita.
Struggente è la storia di Alessandrina Tynne, la giovane olandese che nel 1869 volle avventurarsi all’interno dell’Africa e fu uccisa in un crudele agguato. Tobino la evoca e il tenente Marcello sogna di lei.
La Libia è anche conoscenza del popolo arabo, Tobino è attento osservatore ed è aperto all’incontro con un’umanità diversa con cui dialogare. La bella figura dell’arabo Mahmùd è significativa in questo senso: “sempre rapido ed energico nei movimenti come se uno spirito guerriero gli bruciasse di continuo nella persona”.

“Il deserto della Libia” è un libro dai numerosi aspetti, non è un diario e non è una cronaca di guerra, è espressione di uno spirito libero, che detesta qualsiasi retorica di ogni colore e rivendica comunque la propria parte di felicità. È voce di una generazione sacrificata, che conservò voglia di vivere ed entusiasmo.


EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Mario Tobino (Viareggio 1910-Agrigento 1991) psichiatra e scrittore italiano.
 
Mario Tobino, Il deserto della Libia, Milano, Oscar Mondadori 2009.
A questo libro si sono ispirati i registi Dino Risi per "Scemo di guerra" e Mario Monicelli per "Le rose del deserto".
 
Links:


Tobino in Lankelot

 


Alla memoria di mio padre, che raccontava di questa guerra

Marina Monego, aprile 2009
ISBN/EAN: 
9788804496793

Commenti

?La Libia libera i sogni, la morte esiste anche in questo luogo, ma non porta tristezza?.

http://www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2780.0 aggiornato lo speciale! (grazie Marina!)

che ne pensi di un paragone con "tempo di uccidere" di Flaiano?

http://www.lankelot.eu/index.php/2007/08/31/flaiano-ennio-tempo-di-uccid...

proponibile, penso, ma non ho letto Flaiano.
A una prima vista mi pare che Tobino sia meno drammatico e tormentato, però.

(la satira come tratto comune?)

(E ancora: antieroico... alla Meneghello dei Piccoli Maestri?)

nel senso che ci sono episodi proprio grotteschi, c'é questo senso di smobilitazione generale.
Per un cfr con Meneghello spero di riuscire a leggere Il clandestino di Tobino, che è il libro sulla Resistenza, vorrei vedere come la tratta lui. POi non so se riesco a fare un confronto decente perché meneghello l'ho letto da qualche anno....

ma memoria buona ne hai, ne hai sempre avuta;)

:) una volta ero meglio, perché avevo meno cose da gestire e potevo concentrarmi in toto sulla letteratura. Adesso a volte sono assediata da molto altro, spesso mi tocca fare il promemoria di altre tre persone! Più la casa, che ha le sue esigenze.

Lucca, 5 mag. - (Adnkronos) - Tornano giovedi' 7 maggio le ''Occasioni Tobiniane'' con un incontro gratuito e aperto a tutti dedicato alla finzione letteraria di fronte alla follia tenuto da Paolo Vanelli, docente di letteratura italiana contemporanea e uno dei piu' importanti esperti a livello nazionale sulla figura di Mario Tobino (1910-1991). Le ''Occasioni Tobiniane'' sono organizzate dalla Fondazione Mario Tobino in collaborazione con la Provincia di Lucca, il Comune di Lucca, il Comune di Viareggio, l'Azienda Usl2 Lucca, gli eredi della famiglia Tobino e con contributo della Fondazione Banca del Monte di Lucca, per approfondire la conoscenza della figura del medico-scrittore.

All'incontro, nella Sala Tobino di Palazzo Ducale a partire dalle 9,30, partecipano anche gli studenti di 14 scuole del territorio provinciale che si sono iscritti alla terza edizione del ''Premio Mario Tobino''. ''Questi approfondimenti - spiega il direttore della Fondazione, Marco Natalizi - sono momenti importanti per riscoprire un autore che ha lasciato una forte impronta sulla nostra realta', e occasione per ripercorrere la storia recente del nostro territorio. Ormai da tre anni organizziamo le Occasioni Tobiniane, ospitando nomi importanti a livello nazionale. Dopo questo con Vanelli, avremo a Lucca esperti come Giulio Ferroni, Graziella Magrini, Eugenio Borgna e Paola Italia, curatrice del Meridiano dedicato a Tobino''.

Il programma degli interventi inizia alle 9,30 con i saluti del presidente della Fondazione Andrea Tagliasacchi, del presidente della Provincia di Lucca Stefano Baccelli e dell'assessore alla Pubblica Istruzione della Provincia di Lucca Silvano Simonetti; alle 9,45 il professor Paolo Vanelli parla di ''La finzione letteraria di fronte alla follia''; coordina Marco Natalizi, direttore della Fondazione Mario Tobino.

[il deserto della libia]

[il deserto della libia] leggo, incipit del frammento "Le mosche", e condivido con te: "I bambini arabi hanno attaccato all'angolo dell'occhio che tocca il naso, uguale alla goccia di cera che cola dalla candela, un immobile alveare di mosche; poiché non si curano di scacciarle. Le mosche in Libia a causa del secco, sono golose della limpida acqua delle lacrime; esse come un manto trapuntano la Libia. Sul loro numero aleggia un mistero. Esse non dovrebbero ricoprire i deserti che sono immensi e non dànno, a quanto so, nutrimento, bruciati come sono" 

(Meridiano di Tobino, p. 332).

Un grande passo.

[deserto della libia]

[deserto della libia] aggiungo qualche indicazione cronologica: fonte, Note nel Meridiano, p. 1754.

"Tobino trascorre in Libia 18 mesi, dal 6 giugno 1940 al 30 ottobre 1941, un'esperienza eccezionale e drammatica, da cui scaturiscono due opere di grande impegno: una raccolta poetica (veleno e amore, 1942) e un romanzo (il deserto della libia, che Einaudi pubblicherà solo nel 1952). Sin dall'inizio della sua esperienza di guerra Tobino pensa a una destinazione letteraria degli appunti che affida, per ora, a vari quaderni; sollecitato in questo anche dagli amici letterati tra cui Enrico Vallecchi [...]" (p. 1754)

[tobino, il deserto della

[tobino, il deserto della libia] mi piace molto l'epilogo del tuo articolo, quando scrivi... "non è un diario e non è una cronaca di guerra, è espressione di uno spirito libero, che detesta qualsiasi retorica di ogni colore e rivendica comunque la propria parte di felicità. È voce di una generazione sacrificata, che conservò voglia di vivere ed entusiasmo."

A questo proposito, vengo a trascrivere l'ultima pagina prima delle appendici al "deserto", ossia "Ci furono anche in Libia gli eroi".

Tobino: "Eppure ci furono anche in Libia gli eroi, candidi, soldati, umani. Chi non abbandonò l'amico, chi morì per nulla, sapendolo. Puro gesto senza ideale, se non quello umano, gentile, nello specchio del destino che lo guardava. Senza fiamma alcuni furono eroi.Si vide anche cosa poteva dare un uomo senza patria, vilipeso, afflitto per venti anni da una bestiale tirannia, eppure rimanere ancora gentile. Quando essere davanti alla morte, sfumare l'odio, ed essere uomini che hanno un destino, e solo quello. Un nobile soldato senza bandiera; non c'è di più triste; e che una bandiera non si può fare. Eppure ci furono"

MT

 

[deserto della libia] c'è un

[deserto della libia] c'è un bellissimo articolo qui: http://www.unisa.ac.za/Default.asp?Cmd=ViewContent&ContentID=7282 a firma Giuliana Rigobello (ITALIAN STUDIES IN SOUTHERN AFRICA  Vol. 8, No.1, 1995). 

La trama dell'opera è molto dettagliata. L'epilogo dell'articolo è ispirato: "Tobino fu in Libia per solidarietà con i figli del popolo, non per afferrare un'occasione favorevole alla carriera o perché soffrisse di un disagio interiore, all'infuori di quello che gli veniva dalla dittatura; non era malato di ambizione, di narcisismo o di solitudine. Nulla di decadente era in lui: amava la vita e amava gli uomini. Il deserto di Libia fu il campo di prova di questo bellissimo amore, di cui l'esperienza successiva al manicomio di Maggiano avrebbe convalidato la sostanza religiosa e che conferisce al Deserto, come ai versi di Libia, uno straordinario spessore umano e un'alta carica di poesia."

> bello:)

[da tripoli ad agedabia] ogni

[da tripoli ad agedabia] ogni tanto torna qualche frammento di prosa lirica, in stile "Figlio del farmacista". Penso ad esempio a questo:

"La Libia libera i sogni, la morte esiste anche in questo luogo, ma non produce tristezza. Dondolano le lunghissime palme. Non vi sono interessi. Nell'oasi l'amore è politica, il fatto, la religione, il segreto. Per questo gli arabi odiano gli stranieri. Amare le donne per gli arabi è amare il tempo. L'oasi è un cerchio circondato dal deserto" (MT, "Il deserto della libia", Meridiano, p. 382)