Tobino Mario

Gli ultimi giorni di Magliano

Autore: 
Tobino Mario

“Dolorosa follia ho udito la tua implacabile voce per tanti anni e quanto dolore ci fu tra queste mura. Adesso gli psicofarmaci ti hanno messo la maschera ma io intravedo il tuo ghigno, conosco la tua potenza, e credo che per difenderci da te ci voglia proprio un luogo adatto a te, si chiami manicomio, ospedale, pensione Miramare o pensione Miramonti, un luogo che sia consapevole dei tuoi artigli”.
Tobino raccoglie nel suo “diariuccio” quarant’anni di vita spesi alla corte dei matti, quei matti che, solo e senza forze, negli ultimi tempi, non seppe più difendere né vendicare. Articoli quattro, liberi, spogliati dal vento della assurda legge Basaglia, abbandonati alle lusinghe della morte, volti e gesti ritratti dalla penna del medico letterato.
13-05-1978: la follia non esiste. Fuori nel territorio i malati: i pazzi, del resto, sono semplicemente prodotti del manicomio da reinserire nella società. La moda è dimettere, la moda è non vedere il dolore, la luce perversa negli occhi di chi brama il suicidio. La moda è smantellare, distruggere i vari Magliano d’Italia. I pionieri comandano di non crogiolarsi nel passato, tutti all’aria aperta, tutti a morire di libertà. E si contano le vittime del “progresso”, i naufraghi, i dispersi perché “il bastimento della follia è ancorato, immobile, nuovi deliri non sono accettati, non si ricoverano nuovi passeggeri”, mentre quelli vecchi sono spinti controvoglia sulla terra ferma, impreparata ad accogliere i loro passi incapaci di calpestarla, disorientati.
È un esodo forzato che diviene ecatombe e pungola la memoria che sgrana il rosario dei ricordi. Il reparto Cechov il numero sei dei malati cronici suggerisce il confronto tra ieri ed oggi: le pagine si popolano di nomi, di vite imbavagliate prima da sbarre e camicie di forza, poi da gocce e pasticche. La vera rivoluzione è datata 1952 e si chiama psicofarmaci.
Si abbattono mura e celle, entra in scena il “carrello delle cure”: è il dominio del potere chimico, “ma la follia non si uccide, la si può soltanto quasi soffocare”. Niente deliri, esplosioni di personalità né grida, il malato non si dimena, non aggredisce più, ma brancola intontito, la saliva gli cola dalle labbra, le braccia ciondoloni. “Libero, con gli occhi che vedono ma non guardano”. Dove un tempo era “tutto vivo, dolore, fantasia, estro, pericolosità, straripante allegria ora sopravvivono semiombre”.
Violenza blanda, ma comunque violenza. Non si piegano braccia e gambe, si indeboliscono i muscoli, non si serrano porte, si ottunde la mente, non si esige la presenza di infermieri vigilanti, si spengono le allucinazioni inebetendo.
Tobino, raggiunti ormai i settant’anni e alla vigilia del pensionamento, descrive la sua esperienza di psichiatra, difende lo sforzo dei medici che, come lui, hanno imparato sulla propria pelle ad arginare la pazzia senza mai smettere di temerla, esprime il suo risentimento verso la cecità dei “novatori” e racconta il proprio trasloco. Un trasloco che sa di sfratto irrevocabile: via dalle scrivanie logore delle sue “due stanzette, tugurio e villa”, attigue ai reparti dei malati, via da Magliano realtà dorata costruita sulla “carità perpetua”.
Realtà dorata ed isolata, perché assieme alla balordaggine della legge 180, non va trascurato di sottolineare che l’Italia ha conosciuto anche l’insulto della brutalità in camice bianco, la vergogna delle torture sugli inermi ed ospedali psichiatrici simili a lager.

La luna s'apre nei giardini del manicomio,
qualche malato sospira,
mano nella tasca nuda.
La luna chiede tormento
e chiede sangue ai reclusi:
ho visto un malato
morire dissanguato
sotto la luna accesa.
(Alda Merini  “La luna s’apre nei giardini del manicomio”)

L’autore de “Gli ultimi anni di Magliano” , dunque, è voce solista che canta una verità concreta purtroppo riconosciuta come eccezione ad una regola di orrore e sopraffazione. Questo libro raccoglie lo sdegno per l’incomprensione e la superficialità di chi distrugge senza costruire; afferma l’urgenza di riconoscere il diritto alla pazzia, denuncia la distanza dai provvedimenti messi in atto con l’entrata in vigore della Basaglia, manifesta sincera dedizione ad una professione difficile e spesso incriminata ed esprime la malinconia dell’addio, con l’inchiostro a stigmatizzare il congedo, la partenza priva di ritorno. A far da cornice al suo scrivere, Tobino, sceglie le strade, le chiese e i colori ambrati della città di Lucca alternando le proprie memorie di medico ai suoi ricordi di uomo tra i quali troneggia incontrastata la figura della compagna Giovanna, con l’eleganza del paesaggio che si specchia in quella della donna amata facendo da contraltàre alle stanze ormai vuote del manicomio e ai visi spenti dei pochi pazienti rimasti a trascinarsi stanchi per i viali, in una delicata altalena che sbalza dalla follia, realtà misteriosa e violenta della condizione umana, all’estasi della contemplazione, allo smarrimento dinanzi al bello. E lo stile limpido congiunge il vigore della polemica al romanticismo della poesia in fogli che raccolgono il testamento di una vita impressa su carta, per celebrare, nitida, la memoria di un’esperienza che, lungi dall’essere rinnegata, si rinnova dinanzi agli occhi del lettore.
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Mario Tobino (Viareggio, 1910 – Agrigento, 1991), poeta e narratore italiano. Studiò Medicina a Bologna. Primario nell’Ospedale Psichiatrico di Lucca,  per quaranta anni.
 
Mario Tobino, “Gli ultimi giorni di Magliano”, Mondadori, Milano 1982.

Approfondimento in rete:
Italia Libri
 
 
 
Angela Migliore, giugno 2005
Originariamente apparso su Lankelot.com
 
ISBN/EAN: 
9788804588160

Commenti

"La moda è dimettere, la moda è non vedere il dolore, la luce perversa negli occhi di chi brama il suicidio. La moda è smantellare, distruggere i vari Magliano d?Italia. I pionieri comandano di non crogiolarsi nel passato, tutti all?aria aperta, tutti a morire di libertà. E si contano le vittime del ?progresso?, i naufraghi, i dispersi perché ?il bastimento della follia è ancorato, immobile, nuovi deliri non sono accettati, non si ricoverano nuovi passeggeri?, mentre quelli vecchi sono spinti controvoglia sulla terra ferma, impreparata ad accogliere i loro passi incapaci di calpestarla, disorientati".

> andrebbe ciclostilato nel giorno in cui finalmente cambieranno questa legge davvero "rivoluzionaria": al punto da negare la logica.

(confido sempre che assieme a Morici http://www.lankelot.eu/?p=626 questo libro serva un giorno come arma)

"Questo libro raccoglie lo sdegno per l?incomprensione e la superficialità di chi distrugge senza costruire"
sì, anche nel Tobino di Per le antiche scale si legge la stessa cosa. L'abuso delle sostanze ottundenti per arginare ciò che non si comprende è esecrabile ed esecrato.
Tuttavia, per esperienza personale, oggi difendo la scelta della chimica (sempre più appropriata) soprattutto se poi con le persone ci si deve rapportare quotidianamente.
Riproponi a proposito questa tua lettura, direi... Grazie!

E' proprio questo il nodo. Siamo nella condizione di doverci rapportare con esistenze condizionate e influenzate dalla chimica. Personalmente, mi stranisce e non poco. Sarà che ho provato sulla pelle di persone legate a me che questa chimica può fallire, e con conseguenze disastrose su di loro e su di noi, che siamo al loro fianco ogni giorno... o per ragioni di sangue.

Aggiungo:
TOBINO in LANKELOT.EU:

http://www.lankelot.eu/?p=811 BANDIERA NERA. A cura di Ilde Menis.
http://www.lankelot.eu/?p=805 GLI ULTIMI GIORNI. A cura mia.

Ilde, ho letto il tuo riferimento a Tobino nei commenti a Walser e ho pensato di riproporre la vecchia pagina. La chimica è di importanza fondamentale, ma da sola non basta. Non può bastare. Abitavo di fronte ad un Manicomio, sono nata nel 1981, ho visto con i miei occhi "i morti di libertà", ero piccolissima e sono ricordi che non andranno via.

Pur diffidando dei farmaci per esperienza personale, è indubbia la loro utilità, Tuttavia non posso non darti ragione, Franco. E' strano e doloroso rapportarsi ad esistenze condizionate dalla chimica. Hai davanti uno sguardo assente che ti fissa senza riconoscerti e una pioggia di parole biascicate senza logica.

ho letto l'intera trilogia di Magliano ai tempi dell'Univ, Tobino narra della pazzia con toni quasi sacrali e con vero affetto e apprensione per le sue pazienti. Io credo che fosse uno psichiatra all'antica, ma pieno di buon senso.
É perfettamento vero che certi manicomi erano dei lager e andavano smantellati, ma è anche vero che con gli psicofarmaci si è esagerato, certi sguardi vuoti li vedi anche per strada ed è terribile. Alle armi chimiche va abbinato un ascolto, una psicoterapia, altrimenti cambiano solo il tipo di catene, da visibili a invisibili, ma la sostanza è sempre la rimozione del malato scomodo e fastidioso e la sua negazione come persona. nessuno nega comunque la difficoltà di rapportarsi con chi soffre di queste patologie.
L'altro grande guaio della Basaglia è che ha finito per scaricare i malati solo sulle famiglie, senza supportare queste ultime con strutture d'aiuto, senza prepararle.

Basaglia è un guasto enorme. E la chimica è un piacevole palliativo. Ma queste cose vanno raccontate da chi ha patito le nefaste conseguenze della Basaglia. Penso a chi ha avuto qualcuno ammazzato dai "non matti", per capirci. Per non parlare delle famiglie che hanno dovuto dialogare e convivere con i "non matti", ma solo socialmente fuoriposto. Basaglia è un "compagno che ha sbagliato".

Gf: ma qual'é la proposta alternativa a questa situazione? Il ripristino dei manicomi? Credo che esistano ancora quelli "criminali",insomma prima dev'esserci un omicidio e poi il "matto" viene riconosciuto tale. So che esiste un manicomio a Castiglione delle Stiviere per le donne che uccidono i loro bambini. E tutti gli altri con problemi che fine fanno dopo che in genere i loro genitori, unici ad assisterli, sono morti?
Ultimamente ho sentito parlare di possibili comunità, o appartamenti in cui far vivere i malati con opportuni assistenti per controllarli e sollevare così le famiglie o sostituirle qualora non esistano più, ma siamo ancora indietro e parecchio su questo fronte. E senza chimica alcuni sarebbero troppo scatenati....veramente è difficile. E le famiglie sono molto, molto sole su questo fronte.

Io dico di riaprire quelle porte. Di spalancarle. Con personale adeguato, farmaci adeguati, trattamenti adeguati. Nessuno deve pagare a vita la condanna di essere parente di un pazzo pericoloso per sé o per il prossimo. Lo Stato esiste ad hoc. Che lo Stato torni a garantire tutela ai suoi cittadini, cancellando la menzogna marxistella di Basaglia. Molto semplice. Basta tenere in memoria - e in eterno - che esistevano manicomi in cui si maltrattavano e si torturavano i malati. Questo non deve più capitare. Che vengano curati, e sedati a dovere. Ma fuori dalle nostre vite. Per sempre.

curati a dovere, questo sì e non lasciati in balia a se stessi ( e sai che non parlo a caso).
*
"Ma fuori dalle nostre vite. Per sempre."
Su questo - riguardo il pazzo, o il vecchio messo in casa di riposo, magari perché demente - avrei qualcosa da dire, ma sconfinerei sul personale. In caso di familiarità è semplicemente impossibile estrometterli del tutto dalle nostre vite, dal momento che ce la condizionano, che lo si voglia o no.

Come no. Andiamoli a trovare. E qua mi fermo:). Meglio.

anch'io, ho già un bel casino in testa e un coacervo di sentimenti in continua evoluzione da elaborare.