Toaff Ariel

Pasqua di sangue

Autore: 
Toaff Ariel
L’educazione al nemico, nei secoli della storia occidentale, ha prodotto tra i suoi effetti secondari la necessità dell’integrità. Integrità della comunità di appartenenza e integrità del nemico. La storia degli ebrei racconta drammaticamente questa reazione forzata delle coscienze, resa più urgente e precaria dal dinamismo di migrazioni e diaspore del popolo discendente da Aronne.
Negli ultimi due secoli intanto, mentre la storia cerca di affermarsi come scienza, contemporaneamente si fa fine strumento ideologico al servizio di decisivi, per portata e significazione, progetti politici. E da allora la Storia si scrive per il nemico, sul nemico, in reazione al nemico, è lui l’asse che orienta ricerche e sviluppi di correnti storiografiche. Il paradosso è che nello scontro gli strumenti scientifici che le accademie formalizzano sono le armi della contesa, la fonte, innalzata a inevitabile principio critico di partenza diventa la palla di cristallo dove l’uomo si rimira in cerca di conferme.
 
Ma non tutti gli storici si subordinano ai principi della guerra, oggi come ieri, e Ariel Toaff, figlio di un ex rabbino di Roma, è uno tra questi. Prende uno dei temi più scottanti della storia ebraica, i processi per omicidio rituale in epoca medievale, che vedevano gli ebrei come carnefici ai danni di poveri fanciulli cristiani, e compone un’opera da mestierante, estrema, dove l’idea di partenza (che lo storico si liberi dal concetto di tabula rasa) non è mai pregiudizio. Ma la storiografia della guerra non permette i non-allineamenti interni, pena la censura. La storia di Pasqua di sangue è breve, tremila copie sparse per la rete e niente più. Inoltre si parla di una seconda edizione, “rivisitazione” della prima.
 
Entriamo nella bagarre. La stampa antisemita dalle memorie dei processi dell’epoca, prima di quest’opera, aveva dedotto inequivocabilmente, quanto banalmente, che gli omicidi rituali fossero stati un fenomeno largo e diffuso, prendendo come dato incontrovertibile le confessioni degli incriminati. O meglio, isolando dal contesto culturale il significato di quelle testimonianze, soprattutto dal trattamento che i condannati erano costretti a sopportare prima di ammettere la loro colpevolezza.
Un altro indirizzo invece seguiva la direzione opposta. Storici, tra cui lo stesso Ariel Toaff cita Joshua Trachtenberg e Ronnie Po-Chia Hsia, hanno liquidato la questione puntando l’indice sul fondamentalismo delirante degli inquisitori, che con la violenza verbale e fisica sui condannati li costrinsero a un elenco di enormi bugie.
Errori di metodo che hanno già un precedente, quello dei famosi processi alle streghe. Se da una parte è giusto dare enorme rilievo alle campagne fobiche, alle torture fisiche e psicologiche dei condannati, alla perversione mentale dei giudici, dall’altra non si può sottovalutare il fenomeno, che sia il Sabbat o i sacrifici umani del popolo ebraico, considerandolo inesistente, senza fare una approfondita indagine antropologica.  
Entrambi gli orientamenti semplificano la questione, molto controversa e ricca di implicazioni, per riconsegnare una confortante visione a ognuno degli schieramenti.
 
Ariel Toaff prova un’altra strada. Innanzitutto sceglie di dare ampio risalto a un processo che più di tutti ha infiammato gli animi e lasciato un ricordo vivo nella memoria dei cristiani, il caso di Simonino, poi santificato, ucciso in tenerissima età in una Sinagoga nel giorno della Pasqua ebraica, come offerta sacrificale e in vilipendio alla religione cristiana. È il 1475 a Trento, è un periodo importante per le comunità ebraiche al di sopra del Po’, già da un secolo grosse ondate di ebrei askhenaziti provenienti dai territori di lingua tedesca giungevano nelle terre del Ducato di Milano, della Serenissima e dei territori della penisola di dominio asburgico, ma è in questa fase che consolidano la loro posizione come maggiori controllori del mercato creditizio. Ariel Toaff ricostruisce storie e profili dei protagonisti di questa comunità, descrivendone le abitudini, le relazioni commerciali, l’inserimento nelle strutture governative e nel tessuto sociale. Come un investigatore privato al servizio della verità entra (con un sempre attento vaglio delle fonti) nella vita di arrivisti senza scrupoli, pseudo agenti segreti al servizio del Doge con l’incarico di eliminare il Sultano, medici tradizionalisti in cerca di riconoscimento da parte dell’imperatore, trafficanti di sangue cristiano essiccato per i riti della pasqua, innocenti vittime (sia ebrei che cristiani). Il quadro che ne emerge è composito ma molto esplicativo, le tensioni tra la popolazione-autorità locale cristiana e la comunità askhenazita hanno matrici economiche (l’attività usurale è confermato come elemento di conflitto), culturali (l’odio tra fondamentalismi è profondo e radicato, scritti e interi trattati solo per mettere in ridicolo e infamare la religione dell’altro), sociali (privilegi e divieti venivano concessi e donati con molta arbitrarietà, cosa che non favoriva di certo l’integrazione sociale) e si rincorrono autoalimentandosi.  
Lo storico denuncia inoltre tra le righe l’azione opportunistica delle autorità centrali (l’establishment della Serenissima, lo stato pontificio, l’imperatore) che molto spesso tendono ad avere una funzione di stemperamento, non tanto per preservare da disordini sociali, ma per salvaguardare rapporti che permettono grosse entrate alle casse dello stato. Tra persecuzioni barbare perpetrate dalle autorità ecclesiastiche che invitavano a battesimi forzati i fedeli ebraici, e manie di persecuzioni di una minoranza askhenazita che appare superstiziosa e irriducibile a qualsiasi compromesso.
 
Dopo aver descritto l’ipotetica rete che permetteva lo smercio tra le regioni d’Europa di sangue di infanti cristiani, tra le rappresentanze askhenazite, lo storico prova a confrontarsi con la tradizione religiosa ebraica di provenienza tedesca, e tra scritti diretti (nei Midrash, testi di interpretazione rabbinica della tradizione) ed echi indiretti su testi di natura non religiosa (testi che registrano i festeggiamenti del Purim, festa sacra che tramandava il ricordo della forca di Amam, persecutore degli ebrei in Persia), cerca conferme al quadro prima delineato. Oltre a trovare conferme nelle sopravvivenze del culto dell’ematofagia e delle funzioni terapeutiche connesse al sangue, si scopre che il sangue è simbolo di sacrificio, riscatto e redenzione, che prevede la naturale e conseguente disgrazia del nemico. Una volta erano i faraoni, i persiani, più recentemente i cristiani, nuovi padroni del mondo. Capire quanto fosse diffusa questa tradizione, che tramandava un odio atavico per i nemici della religione ebraica, non è operazione semplice, ma comunque soprattutto nelle terre tedesche pare fosse ben radicata.
 
Terminata questa operazione lo storico ritorna sulle tracce del processo di Trento, riannodando le trame di vicende e personaggi all’inizio accennati, per concludere con un finale sulla storia fatto di azioni spionistiche non prevedibili, rispetto alla rappresentazione media che si ha dell’epoca, prima della lettura del libro.
     
Ciò che di ardito fa questo volume, non è tanto la conferma che gli omicidi, in piccola percentuale rispetto alle denunce, abbiano avuto dei responsabili tra la comunità ebraica, ma è come entra nella mentalità della cultura ebraica askhenazita, staccandola dalla componente sefardita, da quella mediterranea che da secoli stanziava, con profonda integrazione, nella penisola. Lo storico, figlio di un ex rabbino, a fine lettura ci impone quasi di non parlare più di ebrei, come se il termine perdesse valore semantico, per quanto il mondo ora ci appaia articolato e con importanti differenze al suo interno.
Integrità. Da quando Theodor Herzl alla fine del XIX secolo ha dato ufficialmente vita al movimento sionista, il campo delle indagini storiche sulle popolazioni ebraiche è stato avvelenato, prestandosi come teatro per le accuse antisemite e per le pretese di legittimazione sionistica. Se aggiungiamo poi gli effetti degli orrori del regime hitleriano, possiamo concludere che intraprendere una ricerca per indagare la storia delle popolazioni ebraiche è diventata operazione assai rischiosa. Non c’è posto per i non-allineati: o sei nemico di Israele, e quindi dell’intera comunità ebraica, o sei un sionista. Sia i sionisti che gli antisemiti, nell’ottica della guerra, insistono nel dare un’immagine univoca e omogenea al popolo ebraico. Non è la prima volta che si tenta di dare visioni alternative, come nel caso di Arthur Koestler che in La tredicesima tribù. Storia dei cazari, dal Medioevo all’Olocausto ebraico mette in luce l’origine e lo sviluppo (ancora una volta in posizione centrale) della comunità askhenazita, comunità che ha avuto un ruolo chiave, secondo lo scrittore ungherese, nei progetti sionistici.
 
Ariel Toaff evidenzia la frammentazione del mondo ebraico, Ariel Toaff è un traditore per questo, offre armi al nemico. Ma sono armi scariche in realtà, perché la storiografia antisemita si basa da sempre su un’idea statica di ebreo, coerente e costante per millenni nel fabbricare macchinazioni a danno delle altre popolazioni. Distante anni luce da una ricerca che va nel senso opposto, alla ricerca della disomogeneità dei caratteri e delle identità. Ricerca che affonda senza pudori (ai quali entrambi gli schieramenti hanno condotto) nelle pagine più scabrose della storia delle popolazioni ebraiche, ma nello stesso tempo nelle pagine più scabrose dell’intero Occidente, perché tra i carnefici più lucidi e spietati ci sono i grandi dominatori della storia dell’ultimo millennio: i cristiani. In più ci dice, per arricchire l’elenco delle scomodità che la sua analisi impone, che molte comunità ebraiche prosperavano e vivevano pacificamente nel regno del Gran Turco.
 
Nella radicalità dell’analisi lo storico affronta con coraggio la sua storia, la sua identità, i conflitti più laceranti, per dare battaglia a un nemico che è sempre prossimo e contestuale: la malafede. Il Nemico è figlio di una storiografia che offende l’intelligenza, accomoda le proprie coscienze e impone barriere ai liberi pensatori. La Storia è tutto ciò che abbiamo, ma la Storia non educa, al massimo ispira. Per educare ci vuole un uomo, e un altro uomo. E allora che sia aperto il confronto, senza grandi legislatori e moralizzatori, che si chiamino Storia o abbiano altri nomi.
 
Nella pace la verità trova un terreno più fertile, grazie Ariel Toaff, attendiamo tuoi emulatori anche dalle nostre parti.
         
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
 
Ariel Toaff, Pasqua di sangue, Il Mulino, Bologna 2007.
 
Ariel Toaff insegna Storia del Medioevo e del Rinascimento nella Bar-Ilan University in Israele.
Con il Mulino ha pubblicato “Il vino e la carne. Una comunità ebraica nel Medioevo” (1989; tradotto in francese e inglese), “Mostri giudei. L’immaginario ebraico dal Medioevo alla prima età moderna” (1996) e “Mangiare alla giudia. La cucina ebraica in Italia dal Rinascimento all’età moderna” (2000).   
 
ISBN/EAN: 
9788815115164

Commenti

Salve :)

Per l'impaginazione ti consiglio di utilizzare Internet Explorer, evita gli spazi spiacevoli tra un capoverso e l'altro.
Ora provo ad eliminarli.

grazie mille:)
sia per l'impaginazione che per il consiglio.

Questo è un contributo atteso e prezioso.
Sistemo gli arretrati e vengo a leggerti. Ho aggiunto - mea culpa, li avevo omessi - i tag: letteratura (standard, per ogni recensione di libri), letteratura italiana, letteratura ebraica.

"Negli ultimi due secoli intanto, mentre la storia cerca di affermarsi come scienza, contemporaneamente si fa fine strumento ideologico al servizio di decisivi, per portata e significazione, progetti politici. E da allora la Storia si scrive per il nemico, sul nemico, in reazione al nemico, è lui l?asse che orienta ricerche e sviluppi di correnti storiografiche. Il paradosso è che nello scontro gli strumenti scientifici che le accademie formalizzano sono le armi della contesa, la fonte, innalzata a inevitabile principio critico di partenza diventa la palla di cristallo dove l?uomo si rimira in cerca di conferme."

> Magnifica introduzione.

"Prende uno dei temi più scottanti della storia ebraica, i processi per omicidio rituale in epoca medievale, che vedevano gli ebrei come carnefici ai danni di poveri fanciulli cristiani, e compone un?opera da mestierante, estrema, dove l?idea di partenza (che lo storico si liberi dal concetto di tabula rasa) non è mai pregiudizio. Ma la storiografia della guerra non permette i non-allineamenti interni, pena la censura. La storia di Pasqua di sangue è breve, tremila copie sparse per la rete e niente più. Inoltre si parla di una seconda edizione, ?rivisitazione? della prima."

> E prima edizione ormai irreperibile, ben lo sappiamo. Opera sparita del tutto dalle librerie...a dispetto del Mulino.

"le tensioni tra la popolazione-autorità locale cristiana e la comunità askhenazita hanno matrici economiche (l?attività usurale è confermato come elemento di conflitto), culturali (l?odio tra fondamentalismi è profondo e radicato, scritti e interi trattati solo per mettere in ridicolo e infamare la religione dell?altro), sociali (privilegi e divieti venivano concessi e donati con molta arbitrarietà, cosa che non favoriva di certo l?integrazione sociale) e si rincorrono autoalimentandosi".

> Altro passo estremamente chiaro e lucido.

"Ciò che di ardito fa questo volume, non è tanto la conferma che gli omicidi, in piccola percentuale rispetto alle denunce, abbiano avuto dei responsabili tra la comunità ebraica, ma è come entra nella mentalità della cultura ebraica askhenazita, staccandola dalla componente sefardita, da quella mediterranea che da secoli stanziava, con profonda integrazione, nella penisola. Lo storico, figlio di un ex rabbino, a fine lettura ci impone quasi di non parlare più di ebrei, come se il termine perdesse valore semantico, per quanto il mondo ora ci appaia articolato e con importanti differenze al suo interno."

> Passo fondamentale. Distinzione intelligente e necessaria. Ho capito il senso della ricerca, grazie a questo passo. Ottimo lavoro...

"Non c?è posto per i non-allineati: o sei nemico di Israele, e quindi dell?intera comunità ebraica, o sei un sionista. Sia i sionisti che gli antisemiti, nell?ottica della guerra, insistono nel dare un?immagine univoca e omogenea al popolo ebraico. Non è la prima volta che si tenta di dare visioni alternative, come nel caso di Arthur Koestler che in La tredicesima tribù. Storia dei cazari, dal Medioevo all?Olocausto ebraico mette in luce l?origine e lo sviluppo (ancora una volta in posizione centrale) della comunità askhenazita, comunità che ha avuto un ruolo chiave, secondo lo scrittore ungherese, nei progetti sionistici."

> Spero sia l'annuncio d'una analisi dedicata all'opera di Koestler. Ti saremmo molto grati.

"Ariel Toaff evidenzia la frammentazione del mondo ebraico, Ariel Toaff è un traditore per questo, offre armi al nemico. Ma sono armi scariche in realtà, perché la storiografia antisemita si basa da sempre su un?idea statica di ebreo, coerente e costante per millenni nel fabbricare macchinazioni a danno delle altre popolazioni. Distante anni luce da una ricerca che va nel senso opposto, alla ricerca della disomogeneità dei caratteri e delle identità."

> Chapeau, Marco.

"Il Nemico è figlio di una storiografia che offende l?intelligenza, accomoda le proprie coscienze e impone barriere ai liberi pensatori. La Storia è tutto ciò che abbiamo, ma la Storia non educa, al massimo ispira."

> Un contributo splendido. Onorato di leggerti in Lankelot.

5. Purtroppo si parla di un pentimento di Toaff, e di una seconda edizione modificata. Chissà cosa sarà successo nel frattempo...

7. E' molto più pericoloso ciò che implica questa ricerca, che il fatto in se stesso. Gli orrori in fondo, ci sono da una parte e dall'altra.

10. Ti ringrazio, onore mio.

11, 5. Tienici informati. Sarà importante valutare e apprezzare le differenze e le analogie tra una e un'altra stesura. Tendenzialmente, certe riscritture riguardano le opere letterarie e non le ricerche storiche: chi insegna Storia del Medioevo e del Rinascimento nella Bar-Ilan University in Israele dubito abbia pubblicato con leggerezza certe analisi.

11, 7. Sottoscrivo.

12, 10. Onore nostro. Reciproco.

Ho segnalato all'altro nostro storico, il Karlsen, questa tua pagina. Spero abbiate modo di confrontarvi sul tema; e prima o poi di conoscervi di persona (ma quando inventano il teletrasporto? urge!)

Con grande piacere. Di sicuro non sarò tra i primi a sperimentarlo! A meno che non sia costretto.:)

Immagino:)

"Non c?è posto per i non-allineati: o sei nemico di Israele, e quindi dell?intera comunità ebraica, o sei un sionista. Sia i sionisti che gli antisemiti, nell?ottica della guerra, insistono nel dare un?immagine univoca e omogenea al popolo ebraico".

Purtroppo è cosi, e le gerarchie ebraiche d'Israele (e del mondo), nel dopoguerra non hanno fatto altro che radicalizzare questo stato di cose. Tutto ciò ha creato, qui in Occidente, un fenomeno assurdo: l'appellativo ebreo è praticamente impronunciabile. Per capirci, non è come dire cattolico o islamico. Pensateci bene, o provateci con qualcuno: provate ad aggettivare con il termine cattolico un cattolico ed ebreo un ebreo e vedrete la differenza. E non solo, è un discorso anche mediatico: giornali, tv, tutti i media sono molto più attenti nell'usare con molta cura il termine "ebreo", piuttosto che "cattolico" o "islamico". La questione la conoscete tutti, è inutile che mi dilunghi.

Per tornare al libro di Toaff, è scandaloso che sia stato censurato. é l'ulteriore conferma che il mondo ebraico è l'unico veramente intoccabile. Ma vi rendete conto che non si può nemmeno argomentare e porsi dubbi pubblici sugli accadimenti, pur tragici, che coinvolsero gli ebrei durante la seconda guerra mondiale che c'è il rischio di essere arrestati? é l'unico argomento (l'olocausto) sul quale il principio democratico di libertà d'opinione non vale. Guardate cosa è accaduto allo storico Irving (accusato di negazionismo e per questo messo in carcere),é scandoloso. Basta, concludo qui, altrimenti alimento un fuoco di polemiche. Avrei comunque voluto leggerlo questo libro.

Se vuoi, puoi;). Basta chiedere...(eh. Dobbiamo tutto a Gens;) )

19 - Sapevo che era stato ritirato. L'avevo cercato alla libreria Europa che ne aveva un paio di copie (evidentemente subito esaurite).

Quando ci vediamo ce l'avrai;)

21 - Ottimo. Non so come te lo sei procurato, ma l'importante è che ce l'hai;)

18. "Purtroppo è cosi, e le gerarchie ebraiche d?Israele (e del mondo), nel dopoguerra non hanno fatto altro che radicalizzare questo stato di cose. Tutto ciò ha creato, qui in Occidente, un fenomeno assurdo: l?appellativo ebreo è praticamente impronunciabile. Per capirci, non è come dire cattolico o islamico."

E' esattamente il pudore cui mi riferivo. E' un imbarazzo che tocca tutti noi occidentali.

Avere a disposizioni strumenti, o armi intellettuali, come questo libro, è un modo per impugnare mezzi che nel loro approfondimento permettono di capire, documentandosi, questioni su cui si hanno sempre conoscenze superficiali.

Il problema è però da affrontare muovendosi su più fronti:

Chi è interessato a leggere un libro come questo ?

Come si far conoscere questo strumento ?

Come e con quali mezzi "educare" alla storia e alla storiografia ?

(deve risponderti prima Marco: subito dopo, chi vorrà tra noi. Ave Fabrizio!)

Personalmente non sono tra quelli che pensano che processi di approfondimento e ricerca debbano coinvolgere per forza l'intera collettività. Mi sembra anche un modo giusto di rispettare le passioni proprie e altrui.
A livello collettivo gli obiettivi dovrebbero essere altri. Basterebbe evitare semplificazione e dualismi interpretativi, che spesso occultano, dietro una logica spicciola, visioni ideologizzate molto parziali. La scuola, i media, la famiglia possono molto in chiave sistematica, ma dare una risposta articolata, ora mi è molto difficile.
Ma non è con questo strumento (questo libro) che andrebbe favorita la strategia. Pasqua di sangue è senza ombra di dubbio un'opera per specialisti (ma anche per appassionati), scritta da uno specialista. Non si presenta come opera divulgativa, non ne ha i caratteri. Diventa fatto mediatico notevole per altri motivi.
Obiettivi massimi: uno strumento rimane uno strumento. Ha un obiettivo limitato, mentre la maturata consapevolezza degli eventi, se essa può essere raggiunta, ha bisogno di tempo e dedica. E non tutti ne hanno la voglia e l'interesse.

Per quanto riguarda l'educazione, non mi riferivo all'educazione storica, che è parte di un processo di consapevolezza, ma criticavo l'espressione "La Storia è maestra di vita". La Storia quale? Quella che ci è comodo raccontare? Credo che l'educazione abbia bisogno di un contatto reale (genitori, insegnanti, maestri, amici, etc.), mentre la Storia è un qualcosa di astratto che necessita di una delle figure elencate (e molte altre che ho lasciato fuori) per raggiungere un senso. Come minimo sappiamo dare nomi e cognomi alle cose, mi sembra un passo avanti. Di responsabilità.

26 - "Per quanto riguarda l?educazione, non mi riferivo all?educazione storica, che è parte di un processo di consapevolezza, ma criticavo l?espressione ?La Storia è maestra di vita?. La Storia quale? Quella che ci è comodo raccontare? Credo che l?educazione abbia bisogno di un contatto reale (genitori, insegnanti, maestri, amici, etc.), mentre la Storia è un qualcosa di astratto che necessita di una delle figure elencate (e molte altre che ho lasciato fuori) per raggiungere un senso. Come minimo sappiamo dare nomi e cognomi alle cose, mi sembra un passo avanti. Di responsabilità".

Sottoscrivo in pieno, Gens, sacrosante parole. Sono un'educatore e un appassionato di storia e in quanto tale totalmente in linea con i tuoi aspici. La storia mestra? Mi fa quasi ridere, pensando a come viene manipolata ad uso e consumo delle élite domominanti (che poi élite è davvero una parola grossa se riferita a chi governa i destini dell'occidente...)

Ragazzi, Gens diventerà fondamentale per questo sito.
Mi inchino e omaggio.

Come esordio difficilmente potevi scegliere pane più ostico ed era altrettanto difficile svolgere un lavoro più equilibrato, argomentato e bello di questo.

Complimenti, Gensemiliana. Mi hai informato più a fondo nel merito di una questione di cui mi erano arrivati all'orecchio giusto gli echi polemici diffusi dalla stampa. E a prescindere dal valore scientifico delle tesi di Toaff, la reazione di parte dei media e dell'accademia mi era sembrata rientrare perfettamente nello schema, consueto per l'Italia, della difesa automatica, preventiva e corporativa di verità giudicate intoccabili. Condivido pertanto l'insieme delle tue considerazioni sulla metodologia del fare e dell'insegnare storia.

Grazie ancora, a presto. Sei uno studioso di professione o un appassionato?

Grazie a te per la stima sul lavoro.

Mi sono laureato in Lettere, vecchio ordinamento (Storia delle relazioni internazionali). Ora la ricerca storica la proseguo individualmente, a livello accademico sto cercando di prendermi una laurea in filosofia. Ancora non ho ben capito per fare cosa, ma intanto...

Allora a presto, anche per una conoscenza dal vivo.

Tra l'altro, quel giorno, vi rivelerò che avreste potuto incontrarvi nei profondi anni Ottanta, se all'epoca Patrick avesse fatto qualche scappata a Roma:). Eravamo troppo piccoli, in effetti:)

A proposito: sfogliate i veci Wunderwagen...;)

Recupero anche questo interessantissimo contributo: devo dire che resto abbastanza confusa (e infelice!) nel leggere di una questione che - lo ammetto - ignoravo. La mia meraviglia riguarda soprattutto il periodo storico, che credevo di conoscere abbastanza in profondità (laureata in Storia del Libro, tesi su una dinastia di tipografi del Cinquecento veneziano con tutto il corollario storico che la questione - laboriosa - ha richiesto), benché certo, a pensarci, ricordo gli echi di un odio antisemita dove si denunciavano "misfatti" mai ben chiariti ad opera degli Ebrei. Eppure sono sicura che di queste cose deve essere rimasta qualche traccia...ma sono passati tanti anni e la memoria difetta un pochino!

Ho letto anche i commenti e condivido quello che dice Lèon (non siamo SEMPRE daccordo, ma in fondo in fondo forse più spesso di quello che sembra) e quello che naturalmente dice l'ottimo recensore (Marco se ho capito bene!) sia a proposito del concetto "storia come maestra" sia a proposito del problema "occidentale" nei confronti degli Ebrei.

In calce una noterella. Da cattolica in perenne stato di scuse con il mondo ebraico (scuse anche giuste, intendiamoci!) leggevo recentemente una dura "accusa" al mondo "sionista" da parte di una rivista evangelica. Toh, mi sono detta semplificando un po', i Protestanti che ce l'hanno su con gli Ebrei...

In effetti è strano: anche perchè le autorità cristiane (sia cattoliche che protestanti) hanno avuto sempre posizioni ben precise rispetto alla questione ebraica. Le autorità centrali hanno sempre avuto un ruolo di mediazione, a volte di vera e propria protezione (sia nei casi di accuse di avvelenamento dei pozzi, di stregoneria, di favorimento del contagio durante la peste, ecc...), mentre le autorità locali erano in prima fila come accusatori (insieme alle masse).

Un po' strano..., la clemenza pontificia (come quella protestante) a me ha fatto sempre dubitare.

ANSA di oggi:

(ANSA) - ROMA, 20 FEB - Il Mulino manda in libreria la nuova edizione del saggio di Ariel Toaff 'Pasque di sangue' che un anno fa fu accolto da vivaci polemiche. Oggetto dell'indagine 'e' il mondo dell'ebraismo askenazita medievale nel quale credenze popolari imbevute di superstizione e magia e di viscerali sentimenti anti cristiani configurano una diffusa 'cultura del sangue' contrastante con i precetti biblici e rabbinici'.