Quando si leggono romanzi come «Il buon ladro» di Hannah Tinti si riesce per qualche ora a tirare il fiato, allontanandosi dalle letture abituali e dal mondo difficile e contradditorio in cui viviamo.
Si torna al passato, all'infanzia, all'adolescenza e si riassaporano storie ed emozioni che crescendo, maturando, invecchiando tendiamo a dimenticare o a relegare nel campo dell'album dei ricordi, dei sogni traditi. Fra le labbra e davanti agli occhi ritornano in vita le avventure narrate da Mark Twain, Jack London, Robert Louis Stevenson, James Fenimore Cooper, Alexandre Dumas, Herman Melville, Charles Dickens, Walter Scott e da tanti altri autori, di cui spesso abbiamo letto versioni riadattate per lettori di giovane età.
Abbandonando le atmosfere crude e surreali dei racconti dell'ottimo esordio «Animal Crackers» l'autrice americana racconta questa volta la storia di Ren, bambino orfano, accolto nel convento cattolico di Saint Anthony, nel New England della metà del XIX secolo. Ren è un bambino misterioso, senza una mano, che trascina le sue giornate nell'attesa di essere finalmente adottato da una famiglia per non finire, una volta cresciuto, venduto all'esercito e dotato del particolare dono del furto.
Le sue giornate, condizionate dal rigido regolamento religioso, si trascinano fra noiose ore di studio, di lavoro nella preparazione del vino che garantisce il sostentamento del convento (oltre ai denari ottenuti dalle adozioni), nei giochi con i suoi due migliori amici, due gemelli considerati maledetti per la loro somiglianza. Respira storie di dolore, di tragedie, di ragazzini che tornano a bussare alle porte del convento distrutti dalla vita militare, di speranze che si infrangono quando ad essere scelto è un altro bambino che mentre se ne va promette di scrivere e che invece non lo farà mai.
Il sogno di Ren sembra esaudirsi quando viene adottato da uno sconosciuto, un tale Benjamin Nab che racconta di essere suo fratello e di averlo cercato per anni e di averlo finalmente trovato. Una volta uscito dal convento, Ren scoprirà ben presto che quello sconosciuto dalle mani raffinate, astuto, capace di risolvere ogni situazione a proprio piacimento, non è suo fratello ma un uomo che cerca di approfittare della sua menomazione per raggranellare del facile denaro abbindolando la gente.
Ma se pensate di stare per leggere la solita storia dell'orfanello sfruttato e condannato ad ogni genere di patimento, vi sbagliate perché, senza svelare nulla della trama, il libro prenderà una piega inattesa, seppur comprensibile pagina dopo pagina, facendoci incontrare personaggi affascinanti come Tom, il socio d'affari di Benjamin e maestro fallito, il gigante Dolly, assassino spietato, il contrabbandiere McGinty, prototipo dell'industriale spietato, dottori che ricordano Frankenstein, suore dall'anima pia, ragazzine dal labbro leporino, nani, locandiere dal cuore buono in una carambola di situazioni trascinanti, il tutto inserito in un contesto storico e geografico descritto vividamente nelle sue trasformazioni laceranti da Rivoluzione Industriale.
Sono pagine scritte in maniera lieve, senza virtuosismi o giochetti intellettuali, non c'è pretesa da grande romanzo sociale ma non c'è nemmeno la retorica del romanzo d'avventura o la pochezza di tanti romanzi di genere che occupano gli scaffali. Ne "Il buon ladro" si respira commozione e tenerezza e i Cattivi sono Cattivi e i Buoni sono Buoni e anche tragici ed è un romanzo che se avessi un figlio, correrei a regalarglielo, lontano com'è dalla violenza insensata e ripetitiva di cui sono piene le ore di svago di molti degli adolescenti moderni.
Forse mi sbaglio, forse i ragazzi di oggi non anelano più a vivere storie come queste, ad emozionarsi e trepidare per le avventure picaresche vissute dai personaggi di questo romanzo, a commuoversi per dei bambini che si mettono a giocare su un letto con dei giocattoli di legno o nel bosco o collezionano sassi considerandoli magici o a sorridere per storie semplici, forse banali, ma che colpiscono direttamente al cuore. Forse romanzi come questi sono destinati a ragazzi di un'altra epoca diventati oggi uomini in un mondo che non si sarebbero mai sognati fosse di questo genere.
Edizione esaminata e brevi note:
Hannah Tinti, scrittrice statunitense, cofondatrice ed editor della rivista "One Story". Ha esordito con "Animal Crackers".
Hannah Tinti, "Il buon ladro", Einaudi, Torino, 2010. Titolo originale, "The Good Thief. A Novel". Traduzione di Valeria Raimondi.
Sul web:
Andrea Consonni, settembre 2010
Commenti
[Il buon ladro] Un romanzo
[Il buon ladro] Un romanzo d'avventura e se avete dei figli, regalateglio.
[tinti] "Abbandonando le
[tinti] "Abbandonando le atmosfere crude e surreali dei racconti dell'ottimo esordio «Animal Crackers»"
> omaggio ai Marx!
[Tinti] Sì, è vero, film che
[Tinti] Sì, è vero, film che non ho mai visto tra l'altro.
[tinti] ecco la scheda di LM:
[tinti] ecco la scheda di LM: http://www.lankelot.eu/cinema/heerman-victor-animal-crackers.html ;)
[and] male!
[and] male!
[Tinti-Marx-Epicentro]
[Tinti-Marx-Epicentro] Ammetto di averne visto qualcuno, non tanti, da ragazzino ero più un fan di Buster Keaton.
[keaton] ah! sempre hammer!
[keaton] ah! sempre hammer! http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?K/Keaton+Buster
[tinti-and-keatoniano] Allora
[tinti-and-keatoniano] Allora ti posso perdonare tutto :)
[tinti] Adesso vado a cercare
[tinti] Adesso vado a cercare "Animal Crackers" della scrittrice!
[Tinti] Si trova facilmente,
[Tinti] Si trova facilmente, è un Einaudi pure quello e magari potrebbe piacerti.
[h. tinti] un'ultima cosa:
[h. tinti] un'ultima cosa: questo passo è davvero molto riuscito: "Sono pagine scritte in maniera lieve, senza virtuosismi o giochetti intellettuali, non c'è pretesa da grande romanzo sociale ma non c'è nemmeno la retorica del romanzo d'avventura o la pochezza di tanti romanzi di genere che occupano gli scaffali. Ne "Il buon ladro" si respira commozione e tenerezza e i Cattivi sono Cattivi e i Buoni sono Buoni e anche tragici ed è un romanzo che se avessi un figlio, correrei a regalarglielo, lontano com'è dalla violenza insensata e ripetitiva di cui sono piene le ore di svago di molti degli adolescenti moderni."
> Sai che sei riuscito nell'impresa? Mio figlio sono io:). Me lo segno.
[Tinti] Intanto chissà,
[Tinti] Intanto chissà, magari fra un po' ci sarà pure un Franchino.
[andrea consonni: un libro
[andrea consonni: un libro che avrai già letto...] oh and... http://www.marcosymarcos.com/recensioni_Questa_terra.htm forse ne abbiamo già parlato, forse no: non ricordo. Nel primo caso, ti chiedo scusa: perdo colpi da un po', complice il disordine che sai:).
Nel secondo caso: proprio grazie a discorsi fatti qua su lanke, dianella mi ha regalato la sua copia del libro, vecchia edizione savelli, con tanto di prefazioni marxistissime degli anni settanta, traduzione molto romanesca ma molto ben fatta (è piena di cose tipo "sgamare" usato nella nostra accezione, mi pare di aver trovato anche un "accrocco", stupendo). E niente: è un libro totalmente adatto a tre persone che conosco. Te, brancolini e davide sapienza. Forse pure giovanni di benedetto, che non sento da un po'. Procuratelo...
[andrea c.] ne parlavamo tra
[andrea c.] ne parlavamo tra i commenti, qui: http://www.lankelot.eu/letteratura/dylan-bob-chronicles-volume-1.html e in effetti hai parlato del film, non del romanzo. Nel caso, ti prego in ginocchio, procuratelo subito in biblioteca e divertiti - divertitici.
daje.
[Il buon ladro] Ok, me lo
[Il buon ladro] Ok, me lo procuro. Secondo me dalle mie parti c'era un suo grande estimatore avendolo trovato in parecchie biblioteche.
[guthrie] penso che ce n'era
[guthrie] penso che ce n'era più d'uno, a suo tempo:). E leggendolo capirai facilmente perché. Ha veramente un respiro da grande ballata popolare, e si serve del gioco del memoir per passare dal particulare all'universale. E sì - riesce.