Thompson Craig

Blankets

Autore: 
Thompson Craig

"Potevamo passare una giornata intera a disegnare, inframmezzata da corse scatenate all'aperto per sfogare l'energia. Furono gli unici momenti attivi della mia infanzia, in cui ricordo di aver provato che la vita era sacra o degna di essere vissuta". 

Ad una prima lettura, si potrebbe diffidare del giovane fumettista americano Craig Thompson, classe 1975, che, come seconda opera compiuta dopo l'applaudito "Addio, Chunky Rice" del 1999, a 28 anni, decide di dedicarsi ad una voluminosa autobiografia non lineare (reale o immaginaria che sia per il lettore) di quasi 600 pagine. Si potrebbe, certo, ma in questo caso, nel caso di Blankets, si commetterebbe un tragico errore. Perchè Blanklets non è solo l'autobiografia di un ragazzo proveniente dal Wisconsin, stato degli Usa a due passi dal confine canadese e ai più sconosciuto, "Sai...la gente che vive nel Midwest dice che dobbiamo essere pazzi per vivere in mezzo alla neve e al freddo, ma io penso che sopportando questi inverni guadagnamo molto. Proviamo sulla nostra pelle un disagio che è sconosciuto ad altri, ma quella sofferenza ci schiude un mondo di bellezza", che decide di risolvere e analizzare i propri nodi irrisolati ma è la disamina emozionale della difficoltosa formazione, solitaria, privata, di un Artista, del tragico passaggio dall'infanzia all'adolescenza di un ragazzo fino al definitivo ma mai risolto traghettamento all'oscura età adulta, "Un altro esempio di come gli adulti trasformino la magia in statica", del rapporto/scontro con la religione cristiana entro il cui ventre è stato cresciuto Craig Thompson, ed infine della scoperta dell'amore e delle conseguenze che l'amore comporta, ribaltando i codi del mondo che avevi fino a quell'istante..

Insomma, Blankets è un'autobiografia che diventa opera universale, l'Autobiografia di una generazione cresciuta negli anni '90; l'Autobiografia dolente di coloro che fin dalla giovinezza scoprono che il proprio ruolo nel mondo è quello di affrontarlo e descriverlo con le tecniche artistiche, in questo caso il fumetto; l'Autobiografia sentimentale di tutti coloro che rincorrono incessanti la loro Ginevra interiore.

"Tutta Bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia. Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, mia sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo" (Cantico dei cantici; 4: 7-9). Blankets è una graphic novel divisa biblicamente in nove capitoli che dovrebbero scandire, ma solo apparentemente, il trascorrere degli anni ma la memoria è un vortice implacabili e i ricordi si sovrappongono ogni giorno, in ogni pagina: 1) Il bugigattolo 2) Nella fornace 3) Foglio bianco 4) Statica 5) Non voglio crescere 6) Teen Spirit 7) Proprio come in Paradiso 8) La caverna scomparsa 9) Annotazioni.

Con un tratto sporco da punta di matita ma precisissimo nel delineare volti e sentimenti, Craig Thompson disegna nelle prime pagine la sua infanzia, vissuta in una casa di campagna fredda d'inverno e caldissima d'estate, lontana dalla città, il letto diviso col fratellino Phil, con la scuola da raggiungere in un autobus simile ad un giorne dell'inferno, cresciuto da una famiglia formata su rigidi valori cristiani, legata alla Chiesa Battista della Cristianità, con un padre autoritario e dai metodi spicci coi figli "Non mettete in discussione l'autorità di vostro padre".

Craig è il tipico ragazzino descritto mille volte dai film/romanzi/album americani (da ricordare, sempre nel campo delle graphic novel, l'opera scura e depressa di Daniel Clowes, Ghost World, portato sullo schermo da Terry Zwigoff nel 2001), disadattato, solitario, "Da bambino pensavo che il mondo fosse il posto più orribile in cui si potesse vivere e che ci dovesse essere qualcosa di meglio", odiato, insultato e picchiato dal resto dei compagni di scuola (la white trash che Kurt Cobain disprezzava), per le sue origini modeste, per la sua gracilità in un mondo costruito sulla forza muscolare, per il suo amore per i libri e i disegni che scorre nelle sue vene fin dai primi anni. Il bambino che si rifugia nel mondo dei sogni come solo luogo abitabile "Ma anche allora sapevo di non essere in grado uno stratagemma del genere, che il mondo reale mi avrebbe riservato soltanto nuove minacce, e che avrei dovuto essere grato per la sicurezza che avevo. A ogni modo avevo scoperto un mezzo molto più facile per scappare. Stavo cercando di sognare". Il bambino che trova nel disegno diventa la via di fuga ma anche l'affermazione di sè, la sola vera forma di espressione in suo possesso per comunicare con se stesso, con gli altri, con lo stesso fratello.

Ma Craig è anche il ragazzo che vive entro quella religione cristiana che lo accompagnerà per tutta la vita anche quando deciderà di abbandonarla. Un confronto scontro fra sacro e profano che proseguirà per tutta la crescita e le pagine dove il giovane, in un gioco di citazioni e di disegni sacri, s'interroga sulla religione "A me affascinava il concetto cristiano di un Redentore personale...il Buon Pastore che trascina il gregge per andare in cerca di un'unica pastorella smarrita...non questa mentalità di massa", e sul suo ruolo nel mondo (gli viene persino offerta la possibilità di diventare un giorno un pastore di anime) gravato dalla tentazione terrena di tradire Dio e di perdere in questo modo la possibilità di salire in Paradiso "In quel momento seppi cosa volevo...Volevo il Paradiso. E crebbi agognando quel mondo...un mondo eterno...che avrebbe cancellato la mia infelicità transitoria", sono di una bellezza e delicatezza fuori da questo tempo.

Craig cresce ma crescere non migliora la situazione, anzi l'aggrava ancora di più, perchè la sua diversità sboccia quotidianamente e i suoi fiori vengono calpestati e fraintesi da chiunque. Si sente lontano da ogni ambiente sociale, da ogni gruppo, anche da quelli che sulla carta lo potrebbero accogliere. Lui è altro, unico, insoddisfatto da qualunque cosa. Fino a quando incontra, durante un campus parrocchiale, una ragazza bellissima, Raina. La ragazza dei sogni che qualunque ragazzo "solo" vorrebbe incontrare: timida come lui, con una situazione famigliare ancora più complicata della sua, accogliente, attenta, delicata. O forse sono solo gli occhi della solitudine che deformano l'immagine dell'amore.

Craig perde la testa, intreccia una relazione epistolare/telefonica con la ragazza fino a quando decidono di trascorrere due settimane di vacanze nella casa di lei in Michigan. L'incantesimo diventa magia d'amore come solo un adolescente può provare ma come tutti gli incantesimi prima o poi anche questo incantesimo si spezza e Craig Thompson disegna pagine bellissime per narrare questa fase della sua vita, dal sapore medioevale, grondanti di amore cavalleresco, quello di un ragazzo che scopre la sua musa, che la disegna pura, che le dona i suoi occhi, il suo respiro, le sue giornate, che idealizza la ragazza amata disegnandola persino come un angelo assunto in cielo.

Ma l'amore finisce e può solo diventare una parete bianca. L'amore diventa silenzio, le sue scorie affondano nel paesaggio naturale che è sempre stato lo sfondo accogliente di tutte le avventure di Craig. Affondano nella neve caduta durante la notte dove settimane prima ha trascorso le più belle giornate della sua vita, nei colpi di vernice bianca, che preparano una nuova parete che però non sarà mai come quella di prima.

E' la fine della purezza adolescenziale che apre le porte all'età adulta fatta di rinunce, di sottrazioni, di nuovi dolori, del distacco dal grembo materno e quando Craig, anni dopo, torna a casa, ritrova, come unico ricordo di Raina, la coperta che lei aveva cucito come segno d'amore e ci si addormenta come in un bozzolo sognando, finalmente sereno, anche se lo spazio di poche ore.

"Quella notte fu più fredda della precedente, e la coperta in più, tenuta stretta a me, era proprio quel che mi ci voleva. A volte, quando ci si sveglia, il sogno residuo può essere più allettante della realtà, e lo si abbandona a malincuore. Altrimenti, è il sogno che ci perseguita. Si aspetta con la promessa del prossimo sogno. Ma il gesto di svegliarsi è subordinato al ricordo. Usiamo i rituali come espedienti mnemonici...le vacanze come un rituale con un significato...e le stagioni come incrementi nella misurazione. [...] Che soddisfazione lasciare un segno su una superficie bianca. Fare una mappa dei miei movimenti...anche se è soltanto temporanea".

Edizione esaminata e brevi note, 13 marzo 2009.

Craig Thompson (1975 -), fumettista statunitense. Ha vinto numerosi premi prestigiosi come l'Harvey Award. E' anche illustratore e grafico e ha collaborato con Nickelodeon, DC, Dark Horse, Marvel, OWL e National Geographic Kids

Craig Thompson, "Blankets", Coconino Press, Bologna, 2004

Opere: "Addio, Chunky Rice" (1999, Coconino Press); "Blankets" (2003, Coconino Press); "Carnet di viaggio" (2004, Coconino Press)

Sito dell'autore: http://www.dootdootgarden.com/ 

ISBN/EAN: 
8888063978

Commenti

nuovo articolo di ANDREA CONSONNI!

"Ad una prima lettura, si potrebbe diffidare del giovane fumettista americano Craig Thompson, classe 1975, che, come seconda opera compiuta dopo l?applaudito "Addio, Chunky Rice" del 1999, a 28 anni, decide di dedicarsi ad una voluminosa autobiografia non lineare (reale o immaginaria che sia per il lettore) di quasi 600 pagine."

> Come hai scoperto Craig Thompson?

"Insomma, Blankets è un?autobiografia che diventa opera universale, l?Autobiografia di una generazione cresciuta negli anni ?90; l?Autobiografia dolente di coloro che fin dalla giovinezza scoprono che il proprio ruolo nel mondo è quello di affrontarlo e descriverlo con le tecniche artistiche, in questo caso il fumetto;"

> ... parallelismo con Pazienza?

(sembra stupendo!)

L'ho scoperto in maniera casuale, affascinato dai testi in particolare e perchè mi ci rivedevo in lui. E poi questa storia d'amore mi coinvolse con dolore.

Con Pazienza, non tanto, lui è figlio di quegli stati uniti devianti da cui escono ogni tanto perle cristalline che anche noi europei possiamo fare nostre.

E c'è un'altra questione: ovvero la capacità dei narratori statunitensi contemporanei di descrivere questo passaggio dall'infanzia all'età adulta come raramente mi capita di trovare fra gli autori italiani. Se ci si fa caso bene a pellicole, libri, musica, l'ambiente college/educazione è sempre presente. Dai telefilm più stupidi alle opere più complesse.

andrò a cercarne copia prossimamente, prometto che se ne riparlerà.
Intanto, segnalo ex novo il sito ufficiale dell'artista:
www.dootdootgarden.com

grazie And!

Onestamente Pazienza non ce lo vedo. Qui ci sono due/tre cosette che nel nostro seppur straordinario connazionale non ci sono quasi mai: tenerezza, nostalgia... ma sì, anche purezza.

http://www.youtube.com/watch?v=36U4ez7AzKA

commento sonoro e visivo per la storia d'amore

explosions in the sky. postrock puro.

7: sì, ecco pensa a Barzak. Quei ragazzini, quei bambini che sognano, che credono oppure a quei ragazzi in Stand by me

7. Concordo in pieno. E mi permetto di consigliare una graphic novel affine (ma solo nel contenuto, che la grafica è tutta diversa: è stampato bianco su nero): "Non mi sei mai piaciuto" di Chester Brown.

10: sì, nostalgia, purezza e quel sentimento di famiglia che si sta perdendo completamente.

"C'era qualcosa nel non essere accettato alla colonia parrocchiale che era molto peggio che non essere accettato a scuola. Nella scuola "secolare" mi consideravo una vittima della crudeltà del mondo. Ritenevo che un giorno Dio mi avrebbe ricompensato per aver sopportato le sofferenze quotidiane. Ma la colonia parrocchiale era terreno consacrato e sembrava che i ragazzi popolari fossero benedetti da Dio attraverso leggiadrie sociali e atletiche, e che, per qualche ragione (potevo pensarne parecchie), Dio mi guardasse con delusione".