Comprai questo libro nel 2006 su suggerimento di un amico. L’ho letto solo ora, a distanza di quattro anni. Ho sempre avuto qualche avversione nei confronti dei “maestri di vita”: persone che hanno sempre insegnamenti e consigli da elargire. Rispetto la saggezza e la sapienza, ne riconosco tutto il valore e la dignità, ma da qui a voler santificare chi sale sul pulpito a istruire le folle, ce ne passa.
Tiziano Terzani, morto nel 2004 a seguito di un tumore, sa che non avrà molto da vivere. Chiama Folco, suo figlio, e gli chiede di raggiungerlo all’Orsigna, in Toscana. Vuole parlargli, vuole avere un ultimo incontro con lui: “… se io e te ci vedessimo ogni giorno per un’ora e tu mi chiedessi le cose che hai sempre voluto chiedermi e io parlassi a ruota libera di tutto quello che mi sta a cuore, dalla storia della mia famiglia a quella del grande viaggio della vita? Un dialogo fra padre e figlio, così diversi così eguali, un libro come testamento che toccherà a te mettere assieme”.
“La fine è il mio inizio – Un padre racconta al figlio il grande viaggio della vita” è esattamente un questo: un testamento personale, familiare, sentimentale e, in parte, storico. Tiziano Terzani: le sue impressioni, i suoi ricordi, il suo percorso di crescita umana e spirituale. Ho apprezzato le pagine in cui il giornalista-scrittore racconta la sua umile infanzia. Una madre troppo apprensiva e vagamente snob, un padre un po’ assente ma molto generoso ed intelligente. Per Tiziano si prospetta una vita “normale”: lo studio e un lavoro, magari in banca. Ma lui è diverso, è un “evaso”, differente dai suoi familiari. Quindi studia a Firenze con ottimi risultati, entra alla Normale di Pisa e sceglie di fare ciò che nessuno si sarebbe mai aspettato. Inizia a viaggiare e scopre l’importanza della conoscenza sul campo. Ha la fortuna di fare ciò che ama fare: il reporter. Il suo lavoro lo conduce a contatto con alcuni degli eventi storici più importanti e tragici del ‘900: la guerra in Vietnam, la Cambogia dei Khmer rossi, la Cina della rivoluzione culturale, in cui aveva scelto di far crescere i suoi figli e da cui era stato espulso, fino al grande fallimento umano ed emotivo del Giappone e poi la Thailandia e, soprattutto, l’India. Terzani ripercorre, passo dopo passo, tutta la sua carriera intrecciando eventi, nomi, piccoli accadimenti in un tessuto di storia individuale e di grande Storia.
Non possono mancare, ovviamente, i riferimenti alla vita familiare, al suo rapporto con la moglie Angela, durato 47 anni, ai suoi figli Folco e Saskia e ai suoi nipoti. L’anziano giornalista si sofferma spesso su quelli che sono i valori fondanti della sua esistenza: “Nella mia vita ci sono state forse tre grandi cose senza le quali io non sarei stato chi sono. Una forse è questa casa all’Orsigna, me ne rendo conto ora che ci vengo a morire. Un’altra è Der Spiegel che mi ha dato lavoro e libertà. E una è la Mamma. La Mamma per me è stata un metro di paragone e anche un giudice, che ho sentito, di moralità, di drittezza”.
La trascrizione di una chiacchierata lunga 466 pagine nella quale, di tanto in tanto, si innestano delle foto in bianco e nero. Perché Terzani ha scritto ma ha anche fotografato molto dei luoghi vissuti e visti. Non aveva grande attrazione per le località già note e già esplorate, voleva il contatto con la gente reale, con la normalità di tutti, con la “verità” di ognuno dei Paesi in cui ha vissuto e lavorato.
Alla fine, dopo aver scoperto la sua malattia, ha iniziato un percorso spirituale molto particolare. Come spiegato all’inizio, non riesco a subire il fascino dei “guru”, non so sentire il pathos di certe riflessioni né a condividerne a pieno la fondatezza. E’ per questo che, soprattutto nella seconda parte, ho mal sopportato il buonismo e il moralismo in fondo fin troppo spiccioli che Terzani ha professato. Spogliarsi di un corpo ormai ribelle e disconosciuto, negare ogni desiderio per raggiungere la pace interiore, distaccarsi completamente da tutto e da tutti è stata la strada che Terzani ha percorso per arrivare a morire senza avere rimpianti: “Vedi, questa di «morire» è una cosa che vorrei evitare. Mi piace molto di più l'espressione indiana, che conosci come me, «lasciare il corpo». Infatti, il mio sogno è di scomparire come se non esistesse questo momento del distacco. L'ultimo atto della vita, che è quello che si chiama morte, non mi preoccupa perché mi ci sono preparato. […] Guardami ora. Pelle e ossa, magrissimo, le gambe gonfie, la pancia come un pallone. Mi si è rovesciata la geometria del corpo. Prima uno ha le spalle larghe e la vita stretta; ora ho delle spalline strette strette e una vita enorme. Allora non posso essere attaccato a questo corpo. E poi, quale corpo? Un corpo che cambia tutti i giorni, che perde i capelli, che si azzoppa, che si acciacca, che viene tagliato a pezzi dal chirurgo? Il corpo non siamo noi. Allora cosa siamo? Crediamo di essere tutte le cose che ci preoccupa di perdere morendo”.
Lo ammetto: mi aspettavo una critica e un'autocritica un po’ più severe. Mi aspettavo analisi storiche più pregnanti e domande filiali molto più incisive. La sensazione è quella di essere rimasti, tutto sommato, sulla superficie di una vita, di non averne davvero afferrato il senso, anche se l’obiettivo dichiarato del libro doveva essere proprio quello.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Tiziano Terzani è nato a Firenze nel 1938. Si laurea presso La Normale di Pisa. Arriva in Asia, per la prima volta, nel 1965. Lavora per anni come inviato per il settimanale tedesco “Der Spiegel”. Vive Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo, Bangkok e Nuova Delhi. Collabora anche con alcune testate italiane: “L’Espresso”, “La Repubblica” e “Il Corriere della Sera”. E’ autore di vari libri in cui racconta e spiega le vicende politiche e sociali che hanno caratterizzato i Paesi orientali: “Pelle di leopardo. Diario vietnamita di un corrispondente di guerra 1972-1973” (Feltrinelli, 1973); “Giai Phong! La liberazione di Saigon” (Feltrinelli, 1976); “La porta proibita” (Longanesi, 1984); “Buonanotte, signor Lenin” (Longanesi, 1992); “Un indovino mi disse” (Longanesi, 1995); “In Asia” (Longanesi, 1998); “Lettere contro la guerra” (Mondolibri, 2001); “Un altro giro di giostra” (Longanesi, 2004); “La fine è il mio inizio”, a cura di Folco Terzani (Longanesi, 2006 – postumo); “Fantasmi Dispacci dalla Cambogia” (Longanesi, 2008 – postumo); “Un mondo che non esiste più”, a cura di Folco Terzani (Longanesi, 2010 – postumo). Muore all’Orsigna, provincia di Pistoia, il 28 luglio del 2004.
Pagine Internet su Tiziano Terzani: sito ufficiale – Wikipedia – Video YouTube
Tiziano Terzani, “La fine è il mio inizio”, Longanesi, Milano, 2006.
(monnalisa, ottobre 2010)
Commenti
[terzani] neo Monna!
[terzani] neo Monna!
[Terzani] di questo libro mi
[Terzani] di questo libro mi aveva parlato una mia amica, ancora all'epoca dell'uscita....non l'ho letto, il personaggio non mi attirava molto, proprio per l'alone da guru, ma magari ha i suoi aspetti validi.
Sarebbe da confrontare i suoi reportage con quelli del nostro Troisio.
[fine inizio, monna] non so
[fine inizio, monna] non so dirti se un libro del genere, nato in un contesto così doloroso e così privato, possa essere buono, bello, brutto, sensato o meno. La sola idea che esista "pubblicamente" mi dà i brividi - e non so capire come abbia fatto il figlio a dare retta al padre in quel contesto, e oltretutto a rimaneggiare il materiale per metterlo in vendita in varie librerie a tot euro. E non so come abbia fatto anche solo a pensare a intervistarlo, per dare vita a questa strana forma di eredità "collettiva". Nè riesco a capire come (dove) abbiano trovato le parole (in quei momenti io non so chi possa dirle né perché debba). Diciamo che certe esperienze di vita ti fanno prendere le distanze dalla sola idea che esistano libri del genere. E ti fanno dubitare dell'editore, più di tutto, di un libro del genere. Non so. La morte è letteratura solo quando non è mai successa, solo quando pensi che non possa esistere. Figuriamoci quando è successa e quando è avvenuta, e ti ha tolto un figlio un padre un marito una moglie. Se ti ha tolto un padre o un parente scrittore al limite ti dà fame di quando scriveva e di cosa scriveva. Non so.
[Terzani] Gf: le tue
[Terzani] Gf: le tue considerazioni sono molto valide e profonde, mi vedono anche d'accordo, però, guardandomi attorno, ho visto spessissimo libri che parlano di persone morte, di come hanno vissuto una malattia, raccolgono loro scritti e poi considerazioni dei vivi, di parenti o genitori di solito. Credo si possa definirli libri-testimonianza, o libri-verità forse. Personalmente li evito , perchè preferisco cercare risposte e riflessioni o nei testi di spiritualità o in letteratura, ma sembra che vadano molto di moda. Io resto perplessa di fronte a questa proliferazione.