Terzani Tiziano

Fantasmi

Autore: 
Terzani Tiziano

“Frontiera cambogiana – La sua testa penzola sulle mie spalle come un vaso vuoto. Il suo braccio pieno di pustole sbatte sul mio petto come un ramo spezzato. Ma è viva perché sul collo continuo a sentire il suo respiro leggero. Non la conosco; è solo un orribile pacco di ossa che ho raccolto nel bosco ormai diventato un cimitero” (pag.202, La Repubblica, 3 novembre 1979).

Dopo la lettura di questo libro devo ammettere, con gli occhi lucidi, che non avevo mai compreso davvero Tiziano Terzani. Avevo apprezzato in lui alcune testimonianze sull’Asia, il modo con cui ha saputo rivelare sfaccettature nascoste che per tanto tempo hanno rappresentato una visione  importante di quella parte del mondo. Eppure con questo testo, giunto a me per strade diverse, nel momento in cui doveva davvero arrivare, nel tempo in cui era vivo il desiderio di cercarlo e di leggerne i contenuti, Terzani è diventato l’essenza stessa del libro, di ciò che è stato, di ciò che ha scelto di diventare e di quanto ha voluto narrare al mondo intero.
Terzani trascorse 25 anni in Asia, inizialmente come corrispondente di un settimanale tedesco, Der Spiegel, l’unico in tutta Europa che aveva offerto ad un giovanissimo reporter un contratto ed una possibilità. Terzani, nel 1972, partì per Singapore a sue spese, ma fu la Cambogia che vide nascere la sua vita di giornalista ed, infine, la scelta di mollare tutto per cercare la verità dell’uomo prima di tutto dentro se stesso.
La Cambogia per Terzani era stata un simbolo, una profezia negata sull’umanità, l’umiliazione e la distruzione dell’ideologia sbattuta in faccia con tutta la crudeltà di cui l’uomo è capace contro il suo simile.
Terzani si mosse verso la neutrale Cambogia nel momento in cui l’attenzione del mondo era rivolta al Vietnam. Eppure scelse quel Paese cambiando il destino della sua vita senza saperlo. Si trovò lì quando le testate giornalistiche ebbero necessità di un corrispondente e fu proprio il settimanale tedesco a pagargli le cronache dei cambiamenti che stavano per smuovere la terra del dolce sorriso khmer guidata dal principe Sihanouk.
Pol Pot era all’epoca un fantasma e con lui gli altri intellettuali che avrebbero mosso la rivoluzione rossa, fantasmi come lo erano quei soldati dell’esercito governativo tenuti in vita dagli ufficiali che intascavano i loro miseri stipendi, fantasmi come quei milioni di cambogiani massacrati dalla ferocia degli anni che sarebbero seguiti, fantasmi che avrebbero popolato la mente del giovane reporter italiano, l’unico a riuscire a tornare in Cambogia quando i khmer rossi entrarono in una città cambogiana.
 
Sydney Schanberg ("The Killing Fields") era rinchiuso con tutti gli altri corrispondenti stranieri nell’ambasciata francese a Phnom Penh. Terzani era tornato spinto dalla forza che rappresentava per la storia la rivoluzione khmer. E lui era stato pronto a registrare mentalmente tutto ciò che sarebbe accaduto nella mite Cambogia, prigioniero per ore dei khmer rossi che lo avevano scambiato per una spia americana.
Ne avrebbe viste tante di rivoluzioni Terzani, ma quella in Cambogia per lui avrebbe rappresentato qualcos’altro, qualcosa di inconcepibile che lo avrebbe segnato per sempre, perché solo là, dopo aver esultato all’ingresso dei guerriglieri rossi sulla neutrale Cambogia, era stato capace di riconoscere pubblicamente di aver sbagliato “i khmer rossi non sono stati un’aberrazione, sono i figli ideologici di Mao Zedong. Sono stati allevati e tenuti a battesimo in Cina: e in questo la Cina ha enormi responsabilità. Pechino sapeva e approvava” (pag. 272). E lo fece con un articolo (“C’eravamo sbagliati”) rivolto, soprattutto, alla sinistra italiana di allora che gli voltò completamente le spalle: “la verità come dicevo, è che i khmer rossi sono il prodotto di un’ideologia. Pol Pot non è un pazzo; quello che ha tentato di fare in Cambogia è la quintessenza di ciò che ogni rivoluzionario vorrebbe realizzare: una nuova società” (pag. 277). E lo fece dopo aver ascoltato le storie dei profughi, a cui inizialmente non credette nel timore di una mediazione della Cia, storie che narravano di campi di sterminio, di abominevoli torture, di campi disseminati di cadaveri; solo dopo aver visionato “The Killing Fields” che raccontava dell’esperienza diretta di Dith Pran, interprete di Schanberg, ma anche dello stesso Terzani, iniziò ad avere un cedimento intellettuale trasformatosi in certezza quando decise di entrare in Cambogia passando dalla Thailandia.
 
“Come si fa a selezionare quelli che debbono vivere e a condannare gli altri, l’ho imparato presto. Tornato alla ma radura ho automaticamente preso il bambino accanto al padre morto e non quello ormai sconquassato dalla dissenteria; una ragazza che aveva ancora la forza di scacciarsi le mosche e non la sua vicina, forse la sorella, di cui sentivo il polso leggerissimo ed i cui occhi non mi vedevano più. Sono andato avanti ed indietro varie volte, ma mi sentivo più un giustiziere di quelli che lasciavo che un aiuto per quelli che prendevo. In fondo, anche per alcuni di questi non avevo fatto abbastanza. La mia donna scheletrica è morta dopo due ore e come una cosa l’ho presa e messa sulla pila dei morti che nell’improvvisato ospedale lungo la strada diventava sempre più alta. Nel groviglio di gambe e braccia non si riusciva più a contare quanti erano i cadaveri” (pag.205, "La Repubblica" 3 novembre 1979).
 
Non è un libro facile questo, certamente. Una serie di reportage, o meglio di “dispacci” che scriveva velocemente ed inviava ai vari giornali esteri nei giorni e negli anni che seguirono la storia atroce della Cambogia. E’ Angela Staude Terzani, la moglie, che introduce il libro e con esso la storia di Terzani in Cambogia. Terzani sarà ferito nell’anima e nella mente per questa esperienza drammatica; non è tanto l’aver vissuto sulla pelle il rischio della fucilazione, l’aver raccolto per strada moribondi, l’aver camminato su campi coperti di scheletri. È l’ingiustizia assoluta che emerge progressivamente dalle pagine che lo colpisce a morte. È l’aver visto il resto del mondo rivolgersi agli assassini di quei giorni con il termine di “eccellenza” (il governo dei Khmer Rossi, con a capo Pol Pot, furono riconosciuti a lungo quale governo ufficiale della Cambogia): “l’uomo che mi siede accanto è un assassino, responsabile di centinaia di migliaia di morti, reo di aver usato degli esseri umani come cavie per uno dei più spaventosi esperimenti di ingegneria sociali tentati in questo secolo. Fosse un tedesco, accusato degli stessi crimini durante la Seconda guerra mondiale, sarebbe ricercato in tutto il mondo e dovrebbe nascondersi. Ma lui è cambogiano, è ora protetto dalle Nazioni Unite, viene chiamato “Eccellenza” e viaggia con una guardia del corpo nella prima fila dell’aereo che fa la spola fra Bangkok e Phnom Phen. Il suo gomito sfiora il mio e mi sento travolgere da confusissime emozioni e pensieri. Che farei se mi trovassi seduto accanto a Mengele? Farei finta di niente? O urlerei: E’ lui!Eccolo, è qui…? Perché i crimini dei nazisti sono stati riconosciuti per tali dalla comunità internazionale e quelli dei khmer rossi no? Forse perché le vittime degli uni erano degli ebrei, dei bianchi, e quelle degli altri erano dei semplici cambogiani dalla pelle scura? Forse perché a Norimberga i vincitori ebbero modo di imporre la loro giustizia ai vinti, mentre in questa maledetta guerra indocinese, finita senza una chiara sconfitta, ma solo con milioni di morti, nessuno è in grado di processare nessuno e la giustizia resta fra le tante speranze frustate?” (pag. 323 e 324).
 
Sono pagine di storia quelle che emergono dai suoi scritti, importanti per far capire la Cambogia di allora e quella che è diventata oggi; sono pagine di vita e di morte che si sviluppano tra le sue righe, ricche di aneddoti, di luoghi, di persone conosciute, di parole taciute e di menti dilaniate.
E si conclude con un passo di rara intensità su quella meraviglia del mondo che sono i templi di Angkor. Terzani invitò i figli separatamente e li condusse in quei luoghi per  regalare loro la memoria della purezza, la memoria del mondo perché la sua volontà era quella di “seminare dei ricordi. Nel mio ruolo di padre non ho fatto altro. Ai figli non ho mai pensato di poter insegnare granché, ma fin dall’inizio della loro presenza in casa ho sentito che attraverso alcune esperienze indimenticabili potevo mettere nella loro memoria i semi di una grandezza con la cui misura vorrei che vivessero”(pag. 359).
 
È un libro che consiglio caldamente. E’ un libro che sto leggendo e rileggendo di continuo e porterò con me, ovunque il destino vorrà.
 
“Il saggio sa che la vita è una fiammella scossa da un vento violento” (pag. 365).  
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Tiziano Terzani (Firenze, 14 settembre 1938 - Orsigna 28 luglio 2004), è stato un giornalista e scrittore italiano.
 
Tiziano Terzani, Fantasmi, Tea, Milano, 2009. Introduzione di Angela Terzani Staude.
Prima edizione: 1981, “Holocaust in Cambodscha”. Prima edizione italiana, 2008.
 
"Mio padre era un comunista, ex partigiano, mia madre cattolicissima [...] debbo a loro forse un senso di tolleranza e questa cosa profonda [...] di vedere il bello della vita nella sua diversità e vedere la vera essenza della vita nell'armonia degli opposti".
 
Khmer rossi  in Lankelot:
 
 

V.B., agosto 2010

ISBN/EAN: 
9788850217861

Commenti

(Terzani - Fantasmi). Non mi

(Terzani - Fantasmi). Non mi decidevo di portarlo su Lankelot. Letto e scritto di getto ad agosto 2010, è un libro che è diventato parte di me, nei mesi successivi,  troppo prezioso per me per volerlo condividere. Ieri ho riletto dei brani ed eccolo qui.

[terzani] viva movi nostra.

[terzani] viva movi nostra.

(terzani). Franchi te ne

(terzani). Franchi te ne arriverà copia a giorni :) . E' arrivata finalmente.

[terzani] ooolè. ;)

[terzani] ooolè. ;)

[Terzani] Di Terzani non ho

[Terzani] Di Terzani non ho letto niente. Mio fratello invece sì. Ma quando vedevo i suoi libri in camera, non so, non mi attirava. Ne sono diventato poi curioso, che da Orsigna cominciavamo camminate per arrivare su...e lui aveva abitato quei posti. Ne ho visto il film due settimane fa, con Bruno Ganz nel suo ruolo, e Elio Germano in quello del figlio. Avevo pensato che, data la sua vita, ci sarebbero stati flash-back ambientati in Asia. Niente di tutto ciò. E ne sono rimasto piacevolmente colpito. È un film semplice, ambientato in posti che amo, e devo dire che questo magari me l'ha fatto vedere in modo diverso, perché in certe scene mi è sembrato di riconoscere, non solo i paesaggi, ma gli alberi. Non so se l'hai visto Movida, ma te lo consiglio. Tutto qui. Buoni giorni di festa.

(Terzani). Grazie Andrea

(Terzani). Grazie Andrea della tua testimonianza. Di Terzani avevo letto poco, limitandomi alle sue conoscenze asiatiche, per lo più nipponiche, in parallelo con gli scritti della moglie. Eppure dopo la lettura di Fantasmi mi è venuta la voglia di scoprirlo davvero, infatti ho preso tutti i suoi libri e poco alla volta ci arriverò, anche al film. In settembre sono stata da quelle parti, come ogni anno più o meno, e stavo per chiedere ai miei amici di portarmi ad Orsigna. Buone feste anche a te.:)

[orsigna] interludio:

[orsigna] interludio: http://it.wikipedia.org/wiki/Orsigna

[Terzani, Orsigna] Beh,

[Terzani, Orsigna] Beh, vacci. Ma non per Terzani. Invece fai una bella camminata, da Orsigna vai su fino al rifugio di Porta Franca, il percorso è boscoso, e una volta arrivati su cammini lungo il confine tra Toscana e Emilia Romagna, e ad un certo punto troverai...lamponi e fragole, obbligatoria una fermata. (-: Se, dopo aver visto il film, vuoi vedere dove, nel lungometraggio, vanno Tiziano e Folco, c'è da camminare ancora un po'. Una camminata piuttosto lunga, eh. Ciao!!!

[terzani] Pensavo, rileggendo

[terzani] Pensavo, rileggendo questo passo, che il libro che hai magnificamente recensito è perfettamente compatibile con "Il sorriso di Pol Pot" di Froberg Idling, come ci segnalava un lettore tempo fa. Grazie Movi.

"[...]E lo fece con un articolo (“C’eravamo sbagliati”) rivolto, soprattutto, alla sinistra italiana di allora che gli voltò completamente le spalle: “la verità come dicevo, è che i khmer rossi sono il prodotto di un’ideologia. Pol Pot non è un pazzo; quello che ha tentato di fare in Cambogia è la quintessenza di ciò che ogni rivoluzionario vorrebbe realizzare: una nuova società” (pag. 277).

> Mamma mia. “i khmer rossi non sono stati un’aberrazione, sono i figli ideologici di Mao Zedong. Sono stati allevati e tenuti a battesimo in Cina: e in questo la Cina ha enormi responsabilità. Pechino sapeva e approvava” (pag. 272).

Amen.

[fantasmi, terzani] Grazie

[fantasmi, terzani] Grazie davvero per quel che hai scritto, per come lo hai scritto, per il senso, i significati e la portata del tuo pensiero. Merci.

"Terzani sarà ferito nell’anima e nella mente per questa esperienza drammatica; non è tanto l’aver vissuto sulla pelle il rischio della fucilazione, l’aver raccolto per strada moribondi, l’aver camminato su campi coperti di scheletri. È l’ingiustizia assoluta che emerge progressivamente dalle pagine che lo colpisce a morte. È l’aver visto il resto del mondo rivolgersi agli assassini di quei giorni con il termine di “eccellenza”"

(Terzani). Nel mio primo

(Terzani). Nel mio primo commento a Il sorriso, ho citato un altro libro ed un'altra recensione. Era questa. Se avrai voglia di leggerlo, tornerai naturalmente alle pagine di Iperborea e capirai il senso di questi collegamenti naturali.  Dopo Fantasmi mi è venuto spontaneo cercare in rete i video di Terzani ed ascoltarlo come se fosse la prima volta. Un delle ragioni per cui ne ho presa un'altra copia per te, però sono quelle pagine finali su Angkor Wat.

http://www.youtube.com/watch?v=rTq8YbYVHHM

http://www.youtube.com/watch?v=E-QCDjXT5v0&feature=related

 

 

[terzani] stasera mi guardo i

[terzani] stasera mi guardo i video: col giusto silenzio e la giusta concentrazione. Non vedo l'ora. Grazie:).

E grazie per il libro, sin d'ora.

[Terzani]: Lessi La fine è il

[Terzani]: Lessi La fine è il mio inizio ai tempi del grande successo seguito alla morte dell'autore, ricavandone grandi emozioni e il progetto, mai realizzato, di leggermi tutto Terzani. Pochi giorni fa sfogliavo copia di Aprile dell'Europeo e mi saltava agli occhi uno splendido articolo di Ettore Mo dedicato a Terzani. Infine questo tuo splendido pezzo conclude il processo e riporta al mio ordine del giorno libresco la necessità di afforntare l'autore, magari a partire da questi Fantasmi. Grazie davvero e davvero complimenti!

[francesco, terzani] chissà

[francesco, terzani] chissà cosa ne viene fuori, dal tuo incontro con l'opera omnia di Terzani. Potrebbe essere qualcosa di veramente affascinante. Noi leggeremo tutto:)

[Terzani]: Avreste la

[Terzani]: Avreste la pazienza? :) Staremo a vedere. Ti dirò che è un'avventura che quasi mi spaventa un pò, per le sterzate improvvise che potrebbe imporre alle mie scelte di vita. Ne riparleremo..credo.

[terzani] ah beh, io sono il

[terzani] ah beh, io sono il tuo primo lettore, mi avvio a diventare un tuo ultras. Leggerò volentieri tutto quanto, e con il massimo entusiasmo. Forza Francesco!

[terzani, frontiera

[terzani, frontiera cambogiana, repubblica del 3 novembre 1979]

"Il silenzio era disperante. Alla vista dei cadaveri, come al loro puzzo, si fa presto l'abitudine. Il primo è uno shock, il secondo meno, il terzo e gli altri semplicemente delle cose, una quantità da contare, da registrare. Ma i moribondi, no. La vista dei moribondi è insopportabile, specie se si sa che si potrebbero salvare. La strada era a solo due o tre chilometri, chi ci fosse arrivato avrebbe avuto una possibilità di sopravvivere: gli altri alla prossima alba sarebbero stati come quelli già coperti di mosche o brulicanti di vermi. Buttarmi sulle spalle una donna scheletrica e mettermi in marcia non è frutto d'una decisione, ma istinto. Era la più vicina ai miei piedi" [in "Fantasmi", p.203]

[terzani, der spiegel, 1980]

[terzani, der spiegel, 1980] 7 aprile 1980. "[...]Non tutti i cambogiani che ho incontrato, però, si sentono 'liberati'. Alcuni, dopo quattro anni di quotidiano terrore, non riescono ancora a credere che tutto sia finito, temono che ci saranno altre epurazioni e preferiscono non essere riconosciuti, identificati. Uno studente m'ha pregato di non usare il suo nome, dicendomi: 'Tu sei il fiume, io sono la barca; tu te ne vai, io devo restare'"

(in "Fantasmi", p. 218).

[terzani, repubblica, 1985,

[terzani, repubblica, 1985, post visione di "The Killing Fields"]

"[...] Verso il novembre di quell'anno 1975, ondate di profughi cambogiani cominciarono ad arrivare in Thailandia narrando storie di massacri e di fosse comuni dove i khmer rossi facevano 'scomparire' migliaia di persone. Alcuni raccontavano che per smascherare i 'nemici di classe' e riconoscere gli intellettuali, i khmer rossi mettevano gli uomini in fila e chiedevano loro di salire su un albero di cocco. Chi sapeva arrampicarsi fino in cima veniva considerato proletario e mandato a lavorare nei campi di riso; chi non ci riusciva veniva eliminato. Come crederci? Sembrava una parodia delle selezioni naziste di ebrei nei campi di sterminio. Altri profughi dicevano che i khmer rossi, oltre agli apparecchi radio, alle immagini religiose, alle suppellettili, distruggevano tutte le pentole e gli utensili di cucina che trovavano in casa della gente. Come credere che dei partigiani togliessero al popolo quel poco che possedeva? Lo si capì dopo, quando risultò chiaro che i khmer rossi volevano frantumare il nucleo famigliare, impedire che la gente, cucinando in piccoli gruppi, cospirasse. Così obbligarono tutti a mangiare nella mensa comune. [...]"

(in "Fantasmi", Tea, 2009, p. 276]

[1994, corriere della sera,

[1994, corriere della sera, Terzani, Cambogia]

"[...] Ma dove nasce l'orrore? Che cosa fa di un uomo - o di un intero popolo - all'apparenza così semplice e puro, un mostro di violenza e di crudeltà? Ogni volta che arrivo in Cambogia queste domande mi tornano naturalmente a rimuginare nella testa, perché qui più che altrove uno si trova dinanzi ad un paese in cui, se il mondo fosse retto da un qualche principio di decenza, la gente ora dovrebbe vivere in pace, godere di un minimo di giustizia ed essere aiutata da tutti a ritrovare il senso della propria esistenza. Invece no. Dopo due decenni di morte e distruzione la vita è tornata sì a fiorire, ma lo fa con tutta la sua vecchia crudeltà, la sua violenza, e gli uomini, alla maniera di prima, sono fra di sé come lupi. E qui non per ragioni di religione, di ideologia o di razza"

[in terzani, "fantasmi", tea, 2009, p. 348]

[fantasmi, terzani] grazie

[fantasmi, terzani] grazie davvero, Movi. Questo libro non può che restare impresso. E' un altro punto a capo, come esperienza estetica e politica ed esistenziale. Un punto a capo molto profondo.

Sebbene sia stato assemblato a posteriori, e sia - di fatto - un'antologia di articoli e di dispacci dalla e sulla Cambogia, scritta nell'arco di trent'anni, si legge come fosse un romanzo: il romanzo della deformazione, della distruzione e dell'oblio della Cambogia, per mano americana, marxista-leninista khmer rossa e poi ancora viet e via dicendo, con poco chiare complicità occidentali... e il romanzo della formazione della coscienza e del pensiero puro e libero di un uomo che partiva per raccontare le guerre in Asia senza nascondere i suoi pregiudizi ideologici, e senza nascondere le sue debolezze ideali: e man mano, ha saputo diventare altro da sé, ha saputo superarsi, ha saputo riconoscere il male di certe ideologie e l'orrore che è parte della nostra essenza di esseri umani. L'orrore è la nostra capacità di fare del male come niente fosse. E' la nostra capacità di inebetirci di fronte al sangue e alla violenza. E' la nostra capacità di essere compatibili con la prepotenza e la ferocia.

E' abbastanza disperante che non esista, oggi, un modello politico, etico e culturale diverso dal capitalismo angloamericano, e da suo figlio sghembo, il turboconsumismo. Ma certo sconforta parecchio prendere atto di quante bassezze e quante atrocità sia stato protagonista il suo antagonista novecentesco, il socialismo, in tutte le sue applicazioni, continente per continente. E' da matti pensare di poter tornare a prendere ispirazione dal marxismo e dal leninismo, è proprio sbarellante. Non ha senso: e mette paura.

Ma come ci insegna Terzani in quell'ultimo frammento... serve tornare a pensare a una fonte di ispirazione diversa: più grande, più antica. Serve tornare a guardare molto più indietro. Rinunciando a parole come "progresso", magari. Che sembrano parecchio finte, col passare del tempo. Serve avere il coraggio di guardare negli occhi l'essenza degli esseri umani: la nostra essenza. 

L'ultimo frammento è pieno di grazia - ed è veramente un grande insegnamento di vita, di storia e di speranza. Insomma, un grande libro e un regalo splendido, di cui ti ringrazio profondamente e ti sono riconoscente. Maturerò pensieri nuovi e mediterò molto a lungo ancora.

 

(Fantasmi-Terzani). Il tuo

(Fantasmi-Terzani). Il tuo ultimo commento è una recensione a sé. Ed io sono lieta che hai gradito e vi hai trovato quello che ho trovato io, un uomo giusto, che ha saputo aprire gli occhi e la mente di fronte alla storia e senza nascondersi  si è esposto pubblicamente riconoscendo gli errori di un'ideologia . Qualche sprazzo di lui lo avevo trovato in qualche paginetta sulla Corea del Nord, da cui trarre le avvisaglie di quello che avrei trovato in Fantasmi, ma è stata una vera e propria esperienza, completa come dici tu, in questa evoluzione interiore, intellettuale, di coscienza che si è sviluppata in parallelo con le aberrazioni cambogiane via via che si è passati alle certezze-incertezze date dall'intervento Onu (shockante). Io non mi fermo sulla strada della Cambogia, perché come scrive lui a pag. 278 davvero dobbiamo smettere di parlare del passato, dato che è solo da poco che abbiamo iniziato a parlarne? ...Si può smettere di parlare del passato solo quando il passato è servito da lezione, per non ripetere...ma come si può, in questo caso, se c'è ancora, e chissà in quali altri mondi a me sconosciuti, una nazione al mondo dove tutto si sta ripetendo ancora oggi (Corea del Nord)?

 

[fantasmi, passato] "... Si

[fantasmi, passato] "... Si può smettere di parlare del passato solo quando il passato è servito da lezione, per non ripetere"

> E allora c'è parecchio lavoro da fare. Giorno dopo giorno. Ma questo è sicuramente un buon libro da cui partire.

[tiziano terzani] chissà se

[tiziano terzani] chissà se può interessarti? Dal Mangialibri: "Un flashback nostalgico, un omaggio da un amico, un ‘fratellino’ al suo ‘fratellone’." http://www.mangialibri.com/node/9886

si parla di "Il mio fratellone Tiziano Terzani", tea, 2011.

[terzani] sicuramente mi

[terzani] sicuramente mi interessa. mi piacciono molto i libri di Terzani anche se per la verità ne ho letti solo due.

[terzani] buongiorno, clara,

[terzani] buongiorno, clara, benvenuta su Lankelot. Molto contento che la segnalazione possa tornare comoda anche a te. Il libro di Terzani di cui qui parlava Movida, sulla Cambogia, è un'esperienza estetica e politica unica.

[Terzani] Un paio di

[Terzani] Un paio di settimane fa mi è capitato di vedere dalla Bignardi il figlio Folco (un personaggio particolare). Mia sorella mi ha detto che anche lui ha scritto qualcosa. Qualcuno lo ha per caso letto? 

[folco terzani]

[folco terzani] personalmente, non ne sapevo nulla - forse perché è uscito nel mainstream, mondad. e via dicendo. Ma sembra vivo e interessante: http://blog.panorama.it/libri/2011/12/06/folco-terzani-a-piedi-nudi-sull...

[folco terzani] l'ho letto,

[folco terzani] l'ho letto, credevo parlasse della sua vita fuori dal discorso di suo padre, invece a parte le primissime pagine in cui racconta un pò di sè, tutto il voluminoso libro è la biografia di baba Cesare, un sadhu italiano che ha quasi sempre vissuto in India. E' raccontata in prima persona come fosse e probabilmente lo è la trascrizione di una registrazione; ho sempre dei dubbi sul fatto che si possa così radicalmente cambiare cultura e abitudini, ma a questo baba Cesare è successo. Prima o poi bisognerà che Folco scriva anche qualcosa di suo, sono sicura che ne ha da dire; non me la sento di recensirlo, ma qualcuno di lankelot potrebbe anche farlo, è una storia parecchio estrema per i nostri parametri occidentali

[folco terzani] sembra molto

[folco terzani] sembra molto interessante. proprio sicura di non sentirti in grado di scriverne?

[folco terzani] sì perché non

[folco terzani] sì perché non ne so niente di questi sadhu, quando parlo di buddismo  ( quasi sempre di buddismo tibetano) invece ne parlo anche perchè conosco di persona sia alcuni Lama tibetani che i laici occidentali; mi interessa quel buddismo ma alla maniera di una persona occidentale; penso invece che la cultura tibetana sia molto lontana dalla nostra, forse anche incomprensibile per certi aspetti, per loro ad esempio è molto importante l'astrologia, che per me non lo è, e molti altri aspetti che non posso neanche afferrare figuriamoci condividere; ci sono invece molti occidentali che si sono tibetanizzati in tutto. Ognuno fa quel che vuole. Della cultura tibetana non ne so nulla. Non potrei recensire un libro che ne parli; sono del parere che sulle culture orientali si debba sapere le cose per averle viste; sennò vengono da dire cose anche molto stupide..è un pò questo quello a cui alludevo. Forse altri di lankelot le cose dell'induismo e dei sadhu le sanno

[terzani; Lanza del Vasto]

[terzani; Lanza del Vasto] qualcuno ha mai sentito parlare di questo personaggio incredibile? http://it.wikipedia.org/wiki/Lanza_del_Vasto

[lanza del vasto] tipo

[lanza del vasto] tipo interessante da quel che si legge nel link, ho visto che nelle biblioteche di Bologna ci sono molti suoi libri; quando finisce l'epoca siberiana, se finisce, vado a dare un'occhiata

[lanza del vasto]

[lanza del vasto] estremamente. Stavo dando un'occhiata a cosa si può ordinare in libreria. Ho trovato questo: "La filosofia di Lanza del Vasto. Un ponte tra Occ e Or." - Jaca Book, 2009. Scheda editoriale:

"Lanza del Vasto (1901-1981) è stato studente a Pisa (1922-1928), (negli stessi anni in cui lo fu Aldo Capitini), dove si è laureato in Filosofia e dove ebbe la sua prima conversione; la seconda fu quando, nel 1938, restando cattolico, si pose al servizio di Gandhi, venendo da lui chiamato Shantidas (servitore di Pace). Dall'India ritornò per fondare delle Comunità sul modello gandhiano (Comunità dell'Arca), che si sono poi diffuse in vari paesi d'Europa e del mondo. Per quasi trent'anni ha insegnato ovunque una sua maniera specifica di concepire la nonviolenza e con essa un cristianesimo rinnovato; il tutto all'interno di una particolare concezione filosofica elaborata durante la giovinezza. Questo pensiero filosofico fu oggetto della sua tesi di laurea pisana, nel 1928, e venne da lui rielaborato per tutta la vita intrecciando sistematicamente metafisica, teologia, etica ed estetica. È stato dato infine alle stampe con il titolo "La Trinitè Spirituelle" (1971). Il 26-27 gennaio 2007 si è svolto a Pisa un convegno che per la prima volta ha valorizzato il Lanza del Vasto filosofo, dopo che il Lanza del Vasto artista, nonviolento e teologo ha già avuto una sua attenzione da parte del mondo accademico. È risultata una filosofia che unisce strettamente pensiero e pratica di vita, e che, nel panorama del XX secolo, è sicuramente originale per aver superato la divisione tra Occidente ed Oriente, mediante una riflessione profonda sui temi fondamentali della filosofia dei due mondi."

http://www.libreriauniversitaria.it/filosofia-lanza-vasto-ponte-occident...

[lanza del vasto] per dare

[lanza del vasto] per dare un'occhiata a cosa si trova ancora in commercio, incluse biografie di LdV: http://www.libreriauniversitaria.it/c_power_search.php?shelf=BIT&q=Lanza...