Petrangeli, scandinavista e curatore del testo, ci conduce in un mondo ancora pressoché sconosciuto in Italia. Lo fa attraverso la traduzione di quattro pièces teatrali ed in un’articolata introduzione, argomentata con un taglio leggiadro ed ironico, tendente a smontare i troppi luoghi comuni e da qui riportarci “a una realtà ben più complessa e stratificata” del teatro svedese. In VD, nel gioco di una confessione, cornice dell’intera rappresentazione, una coppia viene fatta vacillare da un avvenente e provocatorio vicedirettore. La perversione subentra e stravolge equilibri, demolisce ed infine diviene motivo per ricostruire e trovare persino comprensione. Il tutto sullo sfondo di una follia, quella lucida di Sven, il manager che si scontrerà con quella più offuscata e violenta di Tage, fratello del protagonista, lasciando l’alone di una presunta morte tutt’altro che imbarazzante nella ritrovata quiete famigliare. Larsson riesce a cogliere il punto dove la degenerazione riconduce ogni personaggio alla sua primordiale poesia. Più che immorale, in questi casi, diviene sublime il risvolto della trama che si snoda in un’inaspettata visita con le gratuite avance susseguite. Il libro, che si propone come saggio significativo della scena contemporanea, si sviluppa anche attraverso dinamiche più strettamente psicologiche toccando tematiche famigliari (rapporto madre-figlia) con A Julia dell’affermata Margareta Garpe e lambisce celebrando il politico ne Il sorriso di Olof Palm, un ritratto della società socialdemocratica nel comune impegno condiviso di Malin Langelof.
In Marie Ondine, l’ultima delle quattro rappresentazioni, il giovane Svanerud coglie le cupe note della scena jazz più maledetta. Scenario che si apre con Gillespie e, sullo sfondo dei due protagonisti (lui musicista e lei ex cantante prostituta tossicodipendente) Chet Baker, riferimento onnipresente. L’ideale dell’amore in un mondo ostile, incapace di accogliere le fragilità dei “perduti”. “Senza sentimenti non si può mai ferire, mai far star male, mai essere delusi”. La simbolica ricerca di un shampoo per i capelli di Marie e “whisky gratis, se glielo succhio”, ma non prima di aver ricevuto inutili conferme d’amore. Pioggia e nebbia: poesia velata di malinconica ineluttabilità. Il sogno rivelatore di un mostro nel sangue, ma “non si può impedire che un giorno prenda a sgorgare in un’onda di tenerezza”. E Baker, molto più vecchio di quanto non fosse, che infine si materializza nei ricordi di Marie ancora adolescente: è lui il primo grande amore, la prima siringa iniettata nelle vene poco prima della promessa fatta in chiusura da Jack: “Ti procurerò qualcosa per i capelli”. Resta da ribadire che la Svezia, come spiegato da Petrangeli, nonostante la crisi economica ed i conseguenti tagli sociali operati nella sua storia più recente, è tuttora un paese in prima linea nella produzione del settore. Il libro sembrerebbe un ridotto ma ben ponderato strumento per iniziare a conoscerlo più da vicino.
Nota di Enrico Pietrangeli - 2005
AA.VV.
TEATRO SVEDESE CONTEMPORANEO
a cura di Claudio Petrangeli
info: scheda
Petrangeli in archivio Lankelot
Commenti
Ave, Enrico! Ben ritrovato.
Imposta la tua pagina personale non appena hai tempo, sempre via "amministra sito". Saluti!
bonum granum!
Linfa per le Edizioni Iperborea, a quanto pare.
Breve nota informativa a titolo di curiosità:
Al giorno d´oggi nei teatri svedesi va di moda uno strano figuro di nome Lars Norén.
Dal pessimismo dei suoi testi cupi (di un'oscurità totale), non si intravedere neanche un raggio di luce.
Qualche info in italiano:
http://www.ubulibri.it/pagine/trequartetti.htm
Il teatro svedese che conosco e ammiro è quello di Ingmar Bergman (portato poi sullo schermo). Certo non sono cosi aggiornato sui contemporanei.
Riferendomi a Norén, posso risponderti che non ti perdi molto, anzi. Ho visto a teatro solo Terminal. mi ha trasmesso quel grigiore per tutto il resto della serata.. quindi.. meglio rimanere a Bergman.
Resterò a Bergman, ma mi piacerebbe saperne di più sugli autori teatrali svedesi del dopoguerra che varrrebbe la pena approfondire.
ti interessa qualche autore in particolare?
Veramente speravo mi suuggerissi tu qualcuno in particolare. Magari motivando un minimo il perchè della scelta. Come ti ripeto, sono un amante totale di Bergman, e ho sempre cercato nel suo teatro e nel suo cinema le suggestioni care all'arte scenica del nord europa (diciamo della Scandinavia).
E io che credevo che suggerissi qualcosa tu :)
A parte August Strindberg, temo di non conoscere abbastanza a riguardo per poter dar consigli, mi dispiace.
Fa nulla, Strindberg lo conosco (putroppo) vagamente. Ahimè, ne so poco anche io sui contemporanei svedesi:) Mi dispiace.
Non preoccuparti, forse un suggerimento ci arriverà da Petrangeli, via ENR.
Buona notte.
Ok, Petrangeli, si aspettano buone nuove:) Buona notte.
Ancora Strindberg e Bergman? Continuate cosi, fatevi del male... Lars Norèn è un genio assoluto, uno dei più grandi drammaturghi viventi a livello planetario, non dovreste lasciarvi fuorviare da una messa in scena sbagliata, dal momento che è anche l'autore svedese contemporaneo più rappresentato al mondo probabile che abbiate presto l'occasione di vedere qualche suo testo. In effetti avevo tradotto un suo testo per includerlo nell'antologia, giusto per dare un po' di appeal commerciale, ma purtroppo non mi ha mai autorizzato a pubblicarlo, anzi non ti risponde proprio. Eh beh, i geni spesso sono dei tipi strambi, e lui è un tipetto parecchio particolare. Trovate che i suoi testi siano oscuri? Si ma sono anche affascinanti, riesce a penetrare nelle pieghe dell'animo umano come pochi altri, ma del resto la finezza nell'introspezione psicologica è una costante di tutta la letteratura svedese dall'ottocento in poi, in questo è senz'altro un degno erede di Strindberg e di Bergman (oddio, più del primo in effetti). Per quanto riguarda gli altri contemporanei, beh ovviamente la prima cosa da fare è procurarsi il mio libro e leggerlo avidamente... ma a parte questo guardate che probabilmente qualcuno già lo conoscete senza saperlo. Ad esempio, cercate in videoteca il dvd di Breaking Out, bellissimo film svedese dei primi anni 90 (mi pare), beh la sceneggiatrice è una degli autori presenti nella mia antologia. Difatti molti lavorano sia per il cinema che per il teatro. Ok adesso devo piantarla qui ma mi rifaro vivo, prima o poi. PS: tengo a precisare che non intercorre alcun rapporto di parentela tra me e quel losco figuro di Enrico Pietrangeli. Tchussi, Claudio.
Benvenuto su Lankelot, Claudio, e grazie per l'esauriente commento. L'ho trovato "in moderazione" perché non sei iscritto alla piattaforma (a proposito: che aspetti?)
Cura ut valeas,
gf
Appurata adesso l'iscrizione:). Se avrai la pazienza di impostare correttamente la tua pagina personale, i prossimi commenti non risulteranno "anonimi".
Utile integrazione:
AA.VV.
TEATRO SVEDESE CONTEMPORANEO
a cura di Claudio Petrangeli
vol. in brossura cm 17x24 176 pagine
ISBN 8884403227 - ? 18
url: http://www.gremese.com/Scheda_libro.asp?Id_libro=8884403227
Non mi sorprende che un tipo strano come Norén non abbia risposto, ma mi sorprende, invece, che dopo tutto (la traduzione, è un´arte già di per sé molto difficile; tradurre Norén deve esser stata un'impresa ancora più ardua - sebbene lodevole) lo ammiri ancora a tal punto da definirlo "genio assoluto, uno dei più grandi drammaturghi viventi a livello planetario".
Scusami se, non condividendo questa opinione, riprendo la tua espressione, e rispondo:
A me sembra che leggendo Norén ci si "faccia del male".
Cito solo le prime due righe tratte da "Salome, Sfinxerna":
"Jag bestämde mig för att vänta på den stund när jag upptäckte att jag inte hade något värde längre, när jag inte ville älska eller leva längre".
Con un inizio del genere...
Purtroppo non conosco Norén, Claudio. Pertanto non posso giudicare. Conosco bene Bergman, e lui si che lo considero un genio. Cercherò di saperne di più su Norén, cosi da farmi un'opinione in merito. Grazie dell'esauriente intervento, comunque.
(Stefania, tradurresti quell'incipit? Io apprezzo solo il suono, fino ad ora:) ).
Nessuna parentela con Claudio Petrangeli, confermo! Lui è brutto, porta gli occhiali e aggrotta le ciglia sogghignando. Insomma, un DNA incompatibile? Enrico
ah ah:). Ave, Enrico.
"Decisi di aspettare quel momento in cui/quando scoprii che non avevo piú valore, allorché non volevo piú amare o vivere."
Gianfranco, quest?incipit decontestualizzato e preso singolarmente puó magari sembrare interessante, ma il punto è che non è uno stato passeggero nella scrittura di Norén. È una pesantezza totalizzante, claustrofobica, opprimente. Durante l?intero «Terminal» i rapporti umani (specialmente quelli tra padre-figlio, marito-moglie) erano mostrati nel loro piú assoluto non-senso, fino a raggiungere una visione estremamente angosciosa della vita e dei rapporti umani. Mai neanche un accenno all?affetto, alla speranza. Solo ed unicamente scontri, rimpianti, freddezza, crudeltà. Non ho letto molto di Norén, ma ho l'impressione che sappia scrivere solo di sofferenza. Per chi, (come me) giá tendenzialmente ha difficoltà a vivere giovialmente, Norén è proprio ció che ci vuole per finire, appunto, di "farsi del male".
Molto chiaro. Grazie, Stefania.
se mi posso permettere: scrutare l'abisso a volte può farci comprendere di essere solo sull'orlo di un gradino. almeno con me funziona.
Ma che brava Stefi, sai anche lo svedese. Hai studiato anche tu a Villa Mirafiori (la facoltà di Lingue di Roma 1)? Per quanto riguarda il carattere della poetica di Lars Norèn, credo si possa dire che si inserisce nella linea di critica sociale risalente agli insegnamenti del critico letterario danese Brandes, ovvero all'ottocento. Gli individui sono malati perchè la società è malata, ovvero sono i rapporti umani all'interno della società capitalistica che sono corrotti dall'assenza di valori etici, dalla competizione e dalla ricerca del profitto. Quindi il senso della sua produzione letteraria non è il rispecchiamento della realtà, non dovete credere che le persone in Svezia siano effettivamente come le descrive Lorèn, lui descrive casi limite perchè vuole denunciare l'inumanità della condizione dell'individuo in una società a capitalismo avanzato. Se parta da assunti moralistici o politici non lo so esattamente, confesso che ho sugli scaffali parecchi libri di Norèn che non ho mai letto, semplicemente perchè non ho il tempo di leggerli con il mio lavoro attuale. E tuttavia ho letto abbastanza autori svedesi contemporanei per poter affermare che le sue non sono tematiche che nascono dal nulla, il teatro in Scandinavia è sempre stato uno strumento di critica sociale, o perlomeno il filone di denuncia sociale è sempre stato "mainstream", a partire dall'ottocento (v. Ibsen). Comunque se volete qualcosa di più allegro provate appunto con Malin Lagerloef, qualcuno è riuscito a trovare il dvd di Breaking Out? Essendo pubblicato da Elleu è facile che riusciate a trovarlo sulle bancarelle dei festival dell'Unità. Anche i film di Lukas Moodysson sono molto divertenti, Fucking Aamal (sarebbe la a con il pallino sopra, che si legge come una o aperta, come in orchestra) e Together sono carinissimi ma fanno anche riflettere. Il suo terzo film, Lila4ever, invece è un pugno dello stomaco, da non vedere se siete già giù di corda. Mi sarebbe piaciuto organizzare una rassegna di film svedesi contemporanei al Posto delle Fragole (un pub italo-svedese in zona Colle Oppio, qui a Roma) ma poi non ho più avuto tempo per seguire la cosa. Che ne dici Stefania, se vuoi farlo tu posso fornirti un po' di materiale. Hej daa, ha det bra. Clau.
Fucking Amal è un film più che divertente, è un proprio un bel film. L'ho presentato giusto una settimana fa ad una rassegna al Circolo degli Artisti a Roma. L'ho anche recensito qui in Lankelot, Claudio. Together mi è piaciuto meno e Lila4ever ancora non l'ho visto (ma ce l'ho). Breaking Out non è male, ma tra i film che hai citato trovo che il migliore sia decisamente Fucking Amal.
Claudio, la tua pagina personale apparirà nello staff non appena pubblicherai il primo articolo. Intanto, sono felice per questo tuo dialogo a distanza (di molte migliaia di chilometri, vedrai) con Stefania. Ti ringrazio per il ricco contributo al dibattito.
Ti ringrazio anch?io per il commento. In fondo, è proprio grazie alla (o: a causa della) motivazione evidenziata da te che, nonostante tutto, simpatizzo in un certo modo per Norén.
Purtroppo non ho apprezzato molto né Fucking Åmål, né Tillsammans. Vedrò gli altri due film appena possibile, anche se opterei piuttosto per una via di mezzo tra Norén e Moodysson.
No, non ho studiato lo svedese a Villa Mirafiori. Grazie per la proposta. L?accetterei con vero interesse, se solo abitassi a Roma.. Mvh, Stefania.
Mm, allora probabilmente conosci lo svedese per motivi di famiglia, e vabbè, così è troppo facile... peccato tu non sia romana, Stefi, ma del resto nessuno è perfetto. L'hai visto Droemprinsen? Allora Gianfranco, che ne dici, mettiamo su una bella rassegna? Io ho diversi dvd e cassette vhs, l'unico problema è che la maggior parte sono senza sottotitoli, ma per quel che riguarda i dvd non è un problema, quasi tutti hanno i sottotitoli in inglese. In effetti Enrico ha ragione: sono brutto, quattrocchi e sono pure capace di andarmi a vedere film finlandesi sottotitolati in tedesco, come stupirsi se sono ancora single? Clau.
Oops, scusa Gianfranco, ovviamente mi riferivo a Leon. Il Circolo degli Artisti? Bel posto, ci vado spesso. Giusto ieri sera gli ho portato un cd di una band di gothic-metal danese che sto cercando di promuovere su Roma (www.saturnus.dk). Ebbbene si, faccio anche di queste cose. In effetti il bassista è stato ospite del mio bed and breakfast, e da allora abbiamo iniziato a scriverci. Tipo molto simpatico e alla mano, nonostante l'aspetto non proprio rassicurante... Ari-Clau.
Conosci sicuramente molti più autori tu, Claudio. Io ho visto solo i film che sono arrivati in Italia e, complice l'amore per Bergman, ho sempre avuto un occhio di riguardo per il cinema svedese. Sottotitolati in inglese può andar bene, ma non credo al Circolo. Vanno trovati circuiti più cinefili. Io e il mio gruppo critica siamo invitati dal Detour a organizzare rassegne a scadenze da definire ma, come immaginerai, non decido da solo (siamo una decina abbondante), e quindi la vedo dura proporre cinema svedese sottotitolato ad un gruppo cosi numeroso ed eterogeneo. Se hai contatti tu, posti dove organizzarla, e se ci sono altre persone interessate o a supporto, sarei lieto di contribuire alla diffusione di opere svedesi. A meno che il caro Lanke non sia interessato o abbia qualche dritta da dare...
"Motivi di famiglia"? Ah, ah! Fel gissning, tyvärr. In tal caso, sarebbe stato troppo facile; scontato..
Non ho visto Drömprinsen, ma date le recensioni, sembrerebbe una love story. Ne faccio a meno. Grazie comunque per il suggerimento.
Ps. Non c'è mica bisogno di essere "brutti" per poter essere single? Vorresti dire che bello= fidanzato ; brutto= single? Dio mio! Non credi possa essere il contrario?
Io direi che chi si sente bello (dentro e/o fuori) non ha bisogno di nessuno per completarsi o per sentirsi bene e puó felicemente scegliere di restare single, anche per tutta la vita. E al diavolo le love story che proiettano al cinema!
Al diavolo le love story preconfezionate formato 16/9 ma l?amore no, quello salviamolo o perlomeno tentiamo. Claudio non è affatto brutto, è soltanto un provocatore prodigo di humour. Contorto ma coerente nel distinguersi dai più qua e là naufragati di ?un tempo andato?.
Nel caso vi fosse sfuggito, il virgolettato si riferisce al primo (credo sia il primo infatti) romanzo di Enrico Pietrangeli, "In un tempo andato con biglietto di ritorno", io l'ho letto e l'ho trovato interessante, ma certo io sono di parte, primo perchè siamo mezzi parenti (lui ha una i in più nel cognome, vabbè del resto anche i mongoloidi hanno un cromosoma in più - oddio questa è veramente pesante, ma che ci posso fare, sono perfido dentro) e poi perchè anch'io come lui sono un reduce del movimento del '77. Il suo libro parla delle esperienze di un ragazzo verso la fine degli anni '70, e io mi ci sono ritrovato parecchio, quindi non so quanto il mio giudizio sia oggettivo, proprio perchè io ho vissuto quelle esperienze, e il rievocarle provoca in me forti emozioni. Se non le avete vissute anche voi... beh forse non riuscirete ad apprezzarlo appieno. Proprio l'altra sera stavamo in un pub con una amica nata in quegli anni, e cercavamo di spiegarle cosa è stato per noi il '77, impresa quasi impossibile. Comunque guardatevi Paz, Radiofreccia e Lavorare lentamente per avere una vaga idea di quegli anni irripetibili. Per Leon: certo che conosco anche il Detour, ottima programmazione. Forse a novembre avrò un po' di tempo per ricontattare quelli del Posto delle Fragole e sentire se hanno ancora interesse a organizzare una rassegna di film svedesi contemporanei. O magari si potrebbe anche cercare di coinvolgere il mio istituto di scandinavistica a Villa Mirafiori, ma capirai, mi sono laureato nel 1988, ho perso un po' i contatti... comunque, conosci le persone che organizzano i concerti al Circolo degli Artisti? Se così fosse vedi di sapere se hanno ricevuto il cd dei Saturnus, se gli è piaciuto e se ritengono possibile organizzare un loro concerto. Altrimenti dovrò cercare nuove strade, forse Radio Rock. Per Stefania: sai credo di avere conosciuto alcuni ghiaccioli che erano meno rigidi e formali di te. Dio santo sciogliti un po', che senso ha fare tanto la misteriosa? Se proprio non vuoi raccontarci dove hai imparato lo svedese, vabbè, ce ne faremo una ragione. Cioè, io sarei anche disposto a strapparmi i capelli per questa cosa, ma purtroppo ho qualche difficoltà tecnica al riguardo... avete presente Gabriele Salvatores? Beh mi sa che un' po gli somiglio...
Okay Stefi, ho dato un'occhiata al tuo profilo, e credo di aver capito: stai facendo l'Erasmus a Linkoeping. Ho letto anche la tua poesia svedese, e capisco anche perchè ce l'hai con le storie d'amore. Soltanto perchè un tipo ti ha detto di no non significa che l'amore debba sempre far soffrire... ma tanto è inutile cercare di trasmettere la propria esperienza, contano soltanto le esperienze che si vivono sulla propria pelle. Scusa se sono stato un tantino ruvido con te, senza neanche conoscerti. Quanto a Droemprinsen, si tratta di una commedia adolescenziale, molto ben girata e recitata, un piccolo capolavoro. Ma forse farai meglio a vedertelo tra qualche tempo, quando ti sarà passata...
Curioso di approfondire quali esperienze hai ritrovato nel protagonista. Se le leggerà anche Stefi, magari ti troverà meno insopportabile
Io non so nulla di teatro svedese. Sarete soddisfatti, adesso, visto che me lo avete chiesto tutti.
Claudio! Io ho scritto la postfazione di quel romanzo. Non ti ho incontrato alla presentazione, o sbaglio? E' un peccato.
Trattami bene Stefania, è una grande promessa e ha una sensibilità non comune. Grazie.
(Tra le altre cose, sarebbe particolarmente gradito che tu parlassi d'altro, e non solo nei commenti alla recensione del tuo libro. Qui dentro le cose funzionano così: si cerca di discutere di diverse opere, diversi autori, diversi momenti storici; democraticamente, e vedendo di cassare, quando non opportunamente giustificati, i personalismi. Danke.)
(sono nato nel 1978.)
" Soltanto perchè un tipo ti ha detto di no non significa che l?amore debba sempre far soffrire? ma tanto è inutile cercare di trasmettere la propria esperienza, contano soltanto le esperienze che si vivono sulla propria pelle." > ecco, questo tipo di osservazioni, tendenzialmente, suggerirei di tenersele in saccoccia. Pensaci su.
Mah, veramente mi pareva di avere allargato abbastanza il discorso, e infatti ero andato a parare sul movimento del 77. Quanto alla frase appena citata, aveva un chiaro intento consolatorio. Perchè avrei dovuto tenermela in saccoccia scusa?
Non conosco direttamente le persone che organizzano i concerti al Circolo degli Artisti, ma ho un'amica che è ben addentrata. Se so qualcosa, Claudio, ti faccio sapere. Aggiornami anche tu su possibli evoluzioni di rassegne su cinema svedese.
Anarcosaluti.
Perché non sai che effetti scateni in un essere umano quando associ la sua scrittura alla sua vita privata. Meno ancora, sai quali effetti scateni quando l'essere umano non l'hai mai guardato negli occhi.
Il libro di Enrico può essere commentato qui:
http://www.lankelot.eu/?p=796
http://www.lankelot.eu/?p=724 o qui
Dunque, la critica letteraria che parte dalla biografia dell'autore è senz'altro pessima critica, su questo siamo d'accordo. Non era questo il mio intento. Per quanto riguarda il libro di Enrico, ok, presto posterò un commento-recensione sul link proposto. Nessuna polemica da parte mia, anche perchè ho altro da fare. Grazie Leon vedrò di tenerti al corrente di eventuali iniziative. Ovviamente io su questo link tenderei a parlare non soltanto del mio libro - che comunque non ho mai avuto il tempo di presentare da nessuna parte, forse è per questo che sto postando qui, oh se sto esagerando ditemelo, anche se dubito che il successo possa darmi alla testa, visto che non ho mai avuto alcun successo di nessun genere - ma di tutto quel che riguarda la cultura svedese e il rapporto Svezia-Italia. Ad esempio, una mia amica mi ha inviato un commento alla partita Italia-Francia nella finale dei mondiali di calcio pubblicato sul Dagens Nyheter, pieno zeppo di stereotipi contro gli italiani, definiti una squadra di mafiosi. Se vi interessa posso andare a ripescarlo e ve lo traduco. Non so se vado fuori tema, ma non credo esista un thread più adatto di questo. Oppure si?
Pubblica un nuovo articolo, dai.
Sarebbe il tuo primissimo articolo da queste parti. Forza.
*
Nessuna polemica, figurati. Qui il confronto serve proprio a perfezionare la dialettica. E tempo da perdere, invecchiando, ne abbiamo tutti sempre meno. Il tempo va investito bene, come stiamo facendo noi. Qui e non solo.
*
Riparleremo delle presentazioni del tuo libro (e non solo). scappo
Chiedevo soltanto in quali esperienze Claudio si è ritrovato nel protagonista. Per altri sproloqui può fare di testa sua (è abbastanza recidivo per farcela) Resta il fatto che il buon umore è un?immensa risorsa, ma con dei limiti. Sono sempre state di pessimo gusto (e lo rimarranno) le barzellette sui campi di concentramento e gli handicappati