Un racconto nel racconto “La croce buddista”. La voce principale appartiene a Sonoko, mentre quella che, di tanto in tanto, si innesta è del Maestro, lo scrittore che tiene le fila della narrazione e che, evidentemente, si fa portatore delle vicende che Sonoko gli va confessando.
Giappone, città di ?saka, fine ‘800. Sonoko è una giovane donna, sposata con un avvocato e senza figli. Per pura noia si iscrive ad una scuola, un Istituto Tecnico Femminile, e frequenta un corso di pittura giapponese. Dopo qualche tempo, a causa di un suo dipinto della dea Kannon, iniziano a circolare delle voci secondo le quali tra Sonoko e un’altra giovane studentessa, Mitsuko, esiste un legame particolare: “divenni oggetto di numerosi pettegolezzi e in breve tempo si diffuse un’infame calunnia: che io nutrissi per Mistuko un amore da lesbica e che tra noi esistesse una relazione”.
Le due donne, in verità, non si conoscono neppure ma, proprio per via di tali maldicenze, iniziano a parlare e a frequentarsi. Il loro rapporto, nell’arco di qualche tempo, diviene realmente profondo ed appassionato: tra Sonoko e Mitsuko nasce una relazione. Un segreto da tenere nascosto e che viene vissuto con morbosità quasi ossessiva. Mitsuko è capricciosa, bellissima, indolente, scostante. E Sonoko, un po’ più grande di età, ne subisce tutto il fascino, indebolita da ciò che prova.
La storia però si complica sia perché il marito di Sonoko ha dei seri sospetti sul legame tra sua moglie e la sua nuova amica, sia perché Mitsuko una sera mette in allarme la “Sorella Maggiore” (Era un’antica abitudine degli omosessuali chiamarsi sorella maggiore e sorella minore, fratello maggiore e minore) inducendola a raggiungerla in una locanda per aiutarla. In tale circostanza Sonoko scopre che la sua amante ha un uomo. E’ con lui che parla ed è lui a spiegarle l’urgenza di quell’incontro. Ovviamente Sonoko è turbata dagli eventi e capisce che la ragazza si è presa gioco di lei. La mattina successiva, sentendosi offesa ed oltraggiata dal comportamento ambiguo dell’amante, decide di tornare alla sua normale vita coniugale: non vuole più avere a che fare con Mitsuko e le sue spudorate menzogne. Ma la passione per la bella fanciulla è profondissima e non si cancella con facilità nonostante innumerevoli sforzi e tentate prese di posizione.
La storia si evolve in maniera piuttosto inaspettata. Il circuito delle verità, scoperte o confessate, e degli inganni, nascosti o manifestati, si rigenera pagina dopo pagina. La diffidenza sembrerebbe scontata, anche per il lettore che, al pari della protagonista, non sa mai cosa attendersi dai personaggi e nutre una sorta di sconcerto di fronte a situazioni che vengono ad essere puntualmente smentite o alterate da eventi nuovi. Nonostante gli sforzi ed i buoni propositi il desiderio e la passione che Sonoko nutre per Mitsuko la conducono al di là di ogni sopportabile comprensione. Una voragine che, dopo qualche tempo, inghiotte e coinvolge anche il marito. I due coniugi, ad un certo punto, divengono succubi delle manie, dei morbosi controlli e della gelosia della ragazza. L’epilogo, come intuibile, si risolve in una tragedia. Un finale teatrale e dai toni fortemente patetici.
Non avevo mai letto Tanizaki. In traduzione, ovviamente. Un autore raffinatissimo e minuzioso. Ho apprezzato la sua eleganza, il suo procedere garbato e delicato nonostante racconti storie piuttosto piccanti e scandalose senza mai, comunque, entrare in dettagli squallidi o volgari. Un libro intenso, complesso e ben costruito “La croce buddista”, anche se forse non è tra gli scritti più noti di Tanizaki.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Jun’ichirō Tanizaki nasce a T?ky? nel 1886. Nel 1910, a seguito di seri problemi economici, è costretto ad interrompere gli studi universitari e decide di dedicarsi completamente alla letteratura, la sua passione fin da bambino. La sua prima opera pubblicata è “Il tatuaggio” (Shisei) nel 1910. Incuriosito dal mondo occidentale, Tanizaki si avvicina con passione ed attenzione alla cultura di paesi molto diversi dal suo, fino a quando, a seguito del terribile terremoto di Tokyo, nel 1923, sceglie di tornare alle tradizioni letterarie del suo Giappone. Jun’ichiro Tanizaki è considerato uno degli scrittori più importanti d’Oriente. Noto per la sensualità, l’erotismo e l’estetismo dei suoi scritti da cui, in decine di occasioni, sono stati tratti dei film. Tanizaki muore nel 1965.
Jun’ichirō Tanizaki, “La croce buddista”, Guanda, Parma, 1999.
Traduzione di Lydia Origlia.
Tanizaki in Lankelot
Tanizaki Jun'ichirō - La Chiave di movida
Tanizaki Jun'ichirō - La gatta, Shozo e le due donne di movida
Tanizaki Jun'ichirō - Libro d'ombra di movida
Tanizaki Jun’ichirō - La croce buddista di monnalisa
Commenti
Ben tornata e con piacere leggo su Tanizaki.
Devo però sottolineare che Manji - La croce buddista, invece, è tra i più noti ed i più importanti dei suoi scritti (innumerevoli). Da questo libro Liliana Cavani trasse il soggetto per Interno berlinese, in cui però privilegiò più l'aspetto scandaloso della vicenda che il travaglio interiore, tema caro allo scrittore.
In tal senso ho trovato un maggio rispetto da Tinto Brass ne "La Chiave" che dalla Cavani.
Sì, Tanizaki è autore assai raffinato, rappresentante della letteratura giapponese più elevata e rappresentativa.
Aggiungo tag "letteratura" e "narrativa"; aggiungo archivio JT in calce...
Non conosco questo autore. Nel cercare notizie su di lui, avevo notato che di questo libro si parla davvero poco. Sapevo che ne avevano tratto un film ("Interno berlinese"), ma non ho trovato molto altro.
se ti va di approfondire cercalo con il titolo originale "Manji".
Il titolo ha un suo perché.
Grazie Franchi per le integrazioni.
Grazie Movida per il suggerimento.