È un giorno qualunque nella provincia giapponese. Immaginate una scolaresca, intenta nelle attività quotidiane, prelevata per una gita speciale e catapultata in un’isola fatta evacuare per l’occasione. Sono quarantadue, tra ragazzi e ragazze, i partecipanti di un gioco rientrante nel programma speciale della grande Repubblica asiatica. Non possono sottrarsi alla decisione gerarchica; non possono sottrarsi all’esperimento “educativo”, asse portante dell’organizzazione scolastica perfetta, all’interno di una società perfetta. Uno di loro sarà il vincitore. L’unico superstite. Tutti gli altri saranno ovviamente morti. Non è il “Survivor” televisivo, non è il moderno Robinson Crusoe che dovrà nutrirsi con quello che la natura gli offre in un’isola deserta, magari riuscendo a trovare tra i suoi compagni un simpatico Venerdì; non è neppure “L’isola dei famosi”, se vogliamo ritagliarci uno spazio nostro e gossipparo. È un mix di qualcos’altro, di qualcosa che tocca la letteratura e la fantapolitica, inserita in una drammatica esperienza sociologica. Il Grande Fratello asiatico li osserva e li tiene in pugno come mosche, quarantadue mosche che dovranno lottare per la sopravvivenza e, per qualcuno, uno solo di loro, la vittoria finale. È un gioco al massacro ovviamente. I quarantadue ragazzi dovranno uccidersi l’un l’altro con ciò che avranno a disposizione: armi bianche, armi da fuoco, oggetti fantascientifici, impensabili o strategici, alcuni dalle sembianze crudeli dell’inutilità, depositati dal dominatore del gioco nello zaino – dotazione di ognuno di loro fin dall’inizio. Ognuno di loro sarà munito di un collare esplosivo e di una mappa dell’isola divisa in zone che progressivamente diverranno vietate, costringendo i singoli partecipanti ad uno spostamento continuo, senza poter sperare di lasciare l’isola, se non da morti.
Ecco che questi ragazzi dovranno dimenticare di esser stati compagni di classe, di sport, di squadra, amici, innamorati timidi o inconfessati, teneri fidanzatini in adorazione, fratelli di orfanotrofio, membri di clan di forza o altro. Dovranno lasciar indietro il più debole, o farlo fuori, o meglio ancora accompagnarsi a lui fino a sfruttarne ogni sua più piccola utilità. È un gioco al massacro anche contro se stessi perché la debolezza, la timidezza o la genuinità possono poco contro una mitragliatrice spietata che spunta nell’ombra per sparare alla cieca.
Eppure si resiste; si cerca tra i cespugli, sotto la pioggia, in una casa abbandonata o in una cava umida e tetra uno sprazzo di anima sincera che non vuole rinunciare alla propria umanità.
Disgusto ed assuefazione sono le parole che possono riassumere in sintesi le mie personali sensazioni che si sono alternate durante la lettura delle pagine di questo libro, uscito in Giappone nel 1999, pubblicato in traduzione italiana solo dieci anni dopo. In mezzo una serie di “gadgets” di lusso, tra manga e film (Takeshi Kitano in veste di attore), pare anche videogiochi, per coloro che si sono appassionati all’eccidio dell’adolescenza che scorre asetticamente tra le sue settecento pagine. Non credo che l’autore, Koushon Takami, avesse previsto il successo fulminante in patria; poteva solo sperare di non esser messo alla berlina per la critica non tanto velata alla struttura sociale nipponica, partendo dal basso, dalla scuola, in un’età di passaggio importante qual è quella dell’adolescenza di ragazzi delle medie. Spettrale gioco allegorico delle pressioni sociali, dunque. Non è un caso la scelta di centrare il mondo dell’adolescenza già nell’occhio del ciclone per l’alto numero di suicidi e di gettarlo in pasto all’omicidio di massa, in una fantomatica repubblica asiatica, in guerra contro il mondo, Stati Uniti in primis, in cui si dovrebbe riconoscere il Giappone ma che, a mio avviso, senza cercare nel passato recente, oggi si avvicina politicamente al dramma della Corea del Nord. Poteva esser un romanzo collocato all’interno della struttura economica, nell’ambito della maturità dell’uomo, ma non è stato così. Miriadi i pacchetti prodotti e selezionati, non sempre con cura, che riguardano l’ambito scolastico e le sue molteplici caratterizzazioni. In questo romanzo si sommano un po’ tutte, perché in quarantadue ragazzi si possono rispecchiare le sfaccettature complesse delle individualità adolescenziali e le tipizzazioni giapponesi, quasi classiche.
Non è difficile individuare i gruppi diffusi nelle scuole, a livello di clan, dai ragazzi violenti, attaccabrighe o che strumentalizzano la paura altrui per recuperare il rispetto che non avrebbero in altro modo; le ragazze fanatiche, provenienti da classi economiche diverse che si muovono per assimilazione pressate dalle mode discontinue e veloci o che si trovano spesso invischiate in situazioni assurde al di là dell’esperienza anagrafica, come la prostituzione (fenomeno enjo–kōsai); gli idoli sportivi o musicali, gli anonimi, gli otaku, timidi e timorosi di tutto che pendono dalle labbra di quelli che credevano maestri, anche se di età similare.
Disorienta un incipit con una schiera di nomi che non si conoscono ancora e che, progressivamente, ognuno con una propria personalità più o meno approfondita, diverranno parte imprescindibile del tempo che si darà il singolo lettore per entrare nel meccanismo del gioco. Non importa quando, ma come e se qualcuno riuscirà a sopravvivere. Il chi, invece, avrà un effetto determinante sulla morale che vi si potrà trarre.
È un romanzo forte questo, dalla psicologia folle, ma non assai diverso da quanto si è potuto leggere o vedere in questi anni; forse è uscito un po’ tardi dalle nostre parti, forse avrebbe avuto maggiore impatto qualche anno fa, quando il Giappone era ancora avvolto nelle nebbie della statica illusione. Era, in realtà, normale potesse avere successo in Patria, a tal punto da poter avere un record assoluto di vendite. Probabilmente per il fatto che non invecchia; letto ora fa lo stesso effetto che avrebbe avuto dieci anni fa, perché la società non è cambiata. L’autore ha scelto come suoi protagonisti schiere di ragazzi naturalmente radicate che difficilmente potranno essere “eliminate” dalla società. Ha lasciato contrapporre “buoni e cattivi” di ogni specie, portando le loro storie, drammatiche, violente, apatiche o semplicemente normali in ogni capitolo e chiudendone le loro vite con un conto alla rovescia.
Difficile, ma interessante.
“Questo paese era folle. Non solo per quel gioco atroce. Chiunque mostrasse anche il più piccolo segno di resistenza verso il governo veniva immediatamente eliminato. Al governo non importava se fossero stati innocenti, continuava a proiettare un’ombra di intimidazione sopra le vite di chi non aveva altra scelta se non quella di obbedire alle sue politiche, e poteva trovare consolazione solo nelle poche e piccole cose che il governo non aveva sottratto o vietato. E anche quando le fonti di felicità venivano portate via ingiustamente, bé, dovevano solo inchinarsi e sopportare con pazienza” (Pag.208).
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Koushun Takami, (Amagasaki, 1969), scrittore e giornalista giapponese.
Takami Koushun, Battle Royale, Mondadori, Milano, giugno 2009. Traduzione a cura di Tito Faraci.
Prima Edizione: Batoru Rowaiaru, 1999.
Movida, 10 gennaio 2010.
Commenti
neo-movi! (ocio alle righe
neo-movi! (ocio alle righe bianche nel paragrafo finale: vuoi che le sistemi io?)
done;)
done;)
le stavo sistemando iooooo!!
le stavo sistemando iooooo!! mi dava la solita risposta....non puoi modificare, un altro utenjte...bla bla bla...
eheh. Cmq era la solita
eheh. Cmq era la solita storia - la riga bianca sotto la firma scompaginava. Quel bug ormai è stanato;)
comunque presentiamolo... "il
comunque presentiamolo...
"il libro più venduto di tutti i tempi" in Giappone.
in ritardo anche io sulla scrittura del pezzo...
"Sono quarantadue, tra
"Sono quarantadue, tra ragazzi e ragazze, i partecipanti di un gioco rientrante nel programma speciale della grande Repubblica asiatica."
> Douglas Adams sarà contento, per quel numerotto a caso...
" È un mix di qualcos’altro,
" È un mix di qualcos’altro, di qualcosa che tocca la letteratura e la fantapolitica, inserita in una drammatica esperienza sociologica."
> Sembra davvero nelle mie corde:)
"Spettrale gioco allegorico
"Spettrale gioco allegorico delle pressioni sociali, dunque. Non è un caso la scelta di centrare il mondo dell’adolescenza già nell’occhio del ciclone per l’alto numero di suicidi e di gettarlo in pasto all’omicidio di massa",
> Mi ricorda molto "Il signore delle mosche" di Golding. Sembra un'evoluzione di quel paradigma - oppure, una derivazione da quel paradigma. Sbaglio?
www.lankelot.eu/letteratura/golding-il-signore-delle-mosche.html
dalla quarta di copertina
dalla quarta di copertina "Battle Royale è un tenebroso incrocio tra Il Signore delle mosche e 1984", Tommaso Pincio.
Fra, eh...:P
ahahah anvedi Pincio eh?
ahahah
anvedi Pincio eh?
Ma quindi per Pincio questa è
Ma quindi per Pincio questa è una distopia?
se ne convieni aggiungi il
se ne convieni aggiungi il tag, che è assai ricco:)
a parte quelle due righe non
a parte quelle due righe non c'è altro di Pincio.
tags: intendi distopia?
Ne convengo.
a parte i miei ricordi annacquati, gli elementi di comunanza con il signore delle mosche sono forti, ma pochi e con effetti diversi.
Si potrebbe anche qui analizzare la contrapposizione tra adulti (i dominatori del gioco) e ragazzi, ma non la totale assenza di figure adulte...ad esempio lo zio di uno dei ragazzi, ma non voglio aggiungere di più perché ci sono molte cose da scoprire...ed andrei troppo nell'analisi della trama.
" In mezzo una serie di
" In mezzo una serie di “gadgets” di lusso, tra manga e film (Takeshi Kitano in veste di attore)" :))) (immagino il pensiero Franchi)
beh, sì:). non male:)
beh, sì:). non male:)
Grazie per la recensione
Grazie per la recensione Movi. Ero intenzionato anche io a leggerlo, appena ho qualche soldo, me lo compro.
di recente mi pare di averlo
di recente mi pare di averlo visto scontato. Beh spero di poterne discutere con te, in futuro...non ti pentirai dell'acquisto, ma bla bla bla...noo, non anticipo...
[Battle Royale] Letto. Alla
[Battle Royale] Letto. Alla faccia. Sì, forse è uscito un po' tardi da noi però accidenti che storia. Angosciante veramente. Grazie Movi per la segnalazione. Adesso mi cerco il film, voglio vedere com'è.