Tabucchi Antonio

Requiem

Autore: 
Tabucchi Antonio

Ingredienti e Preparazione:
Mettete in una casseruola un'aula di università, una domanda sul post-moderno, una risposta, una ragazza che ha letto mezzo Tabucchi in ordine cronologico, fate rosolare a bassa temperatura per qualche mese (non troppi) e, ovviamente, servite caldo accompagnato da un vino a vostra scelta (sono buono) ma rosso.

Risultato:
Questo:
Avevo letto di Tabucchi il suo Sostiene Pereira anni fa, durante il liceo. Visto il film. Poi basta. L'ho osservato da lontano, in libreria, ma sono sempre andato altrove. Passava sotto il mio sguardo, a volte incuriosito, a volte indifferente, come una cosa nota cui non si fa più tanto caso, che sappiamo esserci, ma spesso non ci ricordiamo.

Quindi Requiem.
Requiem è stato scritto in portoghese dall'autore italiano, e tradotto successivamente, ma non dallo stesso scrittore. Che cosa strana. La nota introduttiva di Tabucchi è interessante. Da leggere.
Il libro è, semplicemente, il racconto di un giorno, da mattina a sera (quindi, in effetti, di mezzo giorno), di un viaggio in Lisbona nell'afa di una fine luglio. In questa peregrinazione cittadina l'Io protagonista fa degli incontri. Incontra vivi, incontra morti. Accadono molte cose e ci sono molti dialoghi e situazioni divertenti. Tutto con questa sottile (ma neanche tanto) vena ironica, chi scrive sorride sotto i baffi divertendosi a nasconderci chi sa cosa. E ci nasconde, immancabilmente, quello che NON scrive.
Le assenze sembrano non pesare di pagina in pagina in pagina. L'armonica (o l'organetto. Ma io preferisco immaginare l'armonica, che si suona magari mentre si cammina, mentre con l'organetto la vedo un po' più difficile) suona camminando (o in taxi, o anche in treno) per le strade della città, dando vita ai vari personaggi-incontri. Il sudore di luglio cadendo sugli occhi li fa strizzare, ed è tutto un asciugarsi la fronte ed un appiccicottio di vestiti addosso, e gli occhi, sempre quelli, sì, nello sforzo di mettere a fuoco con tutta la luce che c'è, con tutta l'ombra che c'è, vedono e non vedono, le immagini escono fuori nitidamente sfocate attraverso i dialoghi, i gesti.
In questa alternanza di vivi e morti, curioso notare come l'unico incontro che non viene riportato sia quello con Isabel. Con la donna. Non è che non ci viene detto niente di Isabel, solo che. Lei arriva nel luogo dove lui l'aspetta, e lui va da lei. Questo è quel che si sa.
Mi ha colpito molto, questa assenza. In questo requiem. Io credo sempre che quello che uno scrittore non scrive sia altrettanto importante di quello che scrive. Qui, inoltre, vedo una volontà di non far sapere al lettore, come stimolare la sua fantasia sull'incontro tra i due. Come in certi film, di tempo fa, quando non si facevano vedere scene di sesso, ma solo i due che, non so, si baciano e, scena dopo, camera, con uno dei due a letto e l'altro che fuma, o l'altro via ed un biglietto. Lo stacco in questo racconto ancora più netto. Eppure. A me questa cosa ha intrigato molto, e mi ci soffermo. Proprio nel confronto con gli altri incontri che ci sono stati. Perché di Isabel sappiamo molto. E c'è questa struttura apri-e-chiudi della narrazione. Persone citate all'inizio che tornano alla fine, in maniera simmetrica. Chiaro che chi occupa il centro, occupa solo quello spazio. Il centro è il perno. Come se il racconto fosse due pagine. E l'autore le sfoglia con delicatezza, che quasi non ci accorgiamo. Non sono leggere come sembrano. Però vanno giù bene. Come il vino che state sorseggiando fra un morso e l'altro (e non conosco vini portoghesi per azzardare un nome).

Avete finito? Perché a me ci vuole proprio, adesso, di chiudere gli occhi.

Considerazioni finali semiserie:
Questa casa di campagna è quasi immersa nel silenzio, fuori poche luci dalla finestra sulla cresta della collina più nera della sera. La ventola del computer e i battiti secchi sulla tastiera delle mie dita. Quasi ora di cena, penso, e prima o poi una di queste ricette del libro la vorrei provare, penso sempre. La ghianda raccolta l'altro giorno si è tolta il cappello. L'armonica ha smesso di suonare, e chi la suonava, l'ho visto, se l'è gettata alle spalle, e dopo una parabola, aver roteato nell'aria, nell'impatto col suolo ha emesso un'ultima nota.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Antonio Tabucchi (Pisa, 1943), romanziere e traduttore italiano. Laureato in Lettere Moderne con una tesi sul Surrealismo in Portogallo, ha insegnato Lingua e Letteratura Portoghese nelle Università di Bologna (1970-1973), Genova e Siena.

Antonio Tabucchi, Requiem, Universale Economica Feltrinelli

Prima edizione italiana ne "I narratori", Feltrinelli, marzo 1992

TABUCCHI in LANKELOT:

Tabucchi Antonio - Donna di Porto Pim e altre storie di franchi
Tabucchi Antonio - I volatili del Beato Angelico di franchi
Tabucchi Antonio - Piazza d’Italia di franchi
Tabucchi Antonio - Sostiene Pereira di baol70

 

ISBN/EAN: 
9788807812828

Commenti

Ecco. Spero vada bene.

Stanotte appena torno ti leggo. Grazie Andrea!

"Questa casa di campagna è quasi immersa nel silenzio, fuori poche luci dalla finestra sulla cresta della collina più nera della sera. La ventola del computer e i battiti secchi sulla tastiera delle mie dita. Quasi ora di cena, penso, e prima o poi una di queste ricette del libro la vorrei provare, penso sempre. La ghianda raccolta l?altro giorno si è tolta il cappello. L?armonica ha smesso di suonare, e chi la suonava, l?ho visto, se l?è gettata alle spalle, e dopo una parabola, aver roteato nell?aria, nell?impatto col suolo ha emesso un?ultima nota."

> La clausola è semplicemente lirica, personalissima.

pss. la clausola contiene vari segreti. ma bisogna leggere il libro.
(e per certe cose conoscermi, eheheh)

Ma questo è il passo migliore, in assoluto:
"Mi ha colpito molto, questa assenza. In questo requiem. Io credo sempre che quello che uno scrittore non scrive sia altrettanto importante di quello che scrive."

> Quanto è vero.

In effetti non è tanto una recensione.
Ma volendo sarebbero servite pagine e pagine per farne una analisi più approfondita. Allora ho preferito cercare di incuriosire. E cercare di legare con lo spirito del romanzo, per quanto mi sia potuto essere possibile.
grazie gf.

Amico mio, grazie a te. E' una gioia vederti condividere e concretizzare, lo sai. Sai quanto ci teniamo.

L'avevo già letta ieri e a me la cosa che ha colpito di più è la genesi linguistica di questo romanzo (scritto in portoghese dall'autore ma tradotto da altri). A questo punto ti chiederei di integrare la scheda con il titolo originale e il nome del misterioso "altro" traduttore.

Per il resto: sì, hai raccontato una lettura, in modo molto accattivante e personale (leggi: vien voglia di approfondire).

"Persone citate all?inizio che tornano alla fine, in maniera simmetrica. Chiaro che chi occupa il centro, occupa solo quello spazio. Il centro è il perno. Come se il racconto fosse due pagine. E l?autore le sfoglia con delicatezza, che quasi non ci accorgiamo."

Molto interessaante.
Non conosco Tabucchi, bisognerà colmare la lacuna... :)

Requiem
uma alucinação

Requiem, un'allucinazione. In italiano è scomparso il sottotitolo in copertina, me è presente all'interno.
Il traduttore è Sergio Vecchio.
Sul fatto che sia stato scritto in portoghese. Non ho scritto niente perché avrebbe coinvolto molte altre cose. Questo è un piccolo romanzo su cui poter scrivere molto. Il portoghese avrebbe portato il pezzo verso un tipo di analisi che non sono in grado di fare, perché di Tabucchi conosco molto poco, sia delle opere che della biografia.
Però in un commento posso accennarti.
Tabucchi era a Parigi quando scrisse questo romanzo. Andava in un caffè, e scriveva. Un giorno il cameriere gli chiese se era uno scrittore, che lo vedeva sempre arrivare e scrivere. Lui gli rispose, ha visto Sostiene Pereira? Ecco. No, questo Tabucchi non l'avrebbe fatto, e Sostiene Pereira è successivo. Però gli rispose di sì. Dopo questa interruzione tornò alla sua scrittura, e si accorse che stava scrivendo in portoghese. In quel periodo sognava suo padre, che si rivolgeva a lui in portoghese. Suo padre conosceva una sola parola portoghese: pà. abbreviazione di rapaz, ragazzo. e lui si rivolgeva al padre toscanamente, pa'. Pà=ragazzo, Pa'=padre.
Il padre è il personaggio che si incontra al centro del libro. Mentre Pessoa è all'inizio, ed alla fine.
Un mescolio di dati biografici e letterari. Mi pare di aver intuito così.
Comunque, lascio qui link ad alcune cose che si trovano su internet al riguardo:

http://www.lanotadeltraduttore.it/traduzione_dautore_incontro.htm

http://it.wikipedia.org/wiki/Requiem_(Tabucchi)

http://www.occhiaperti.net/index.phtml?id=1486

recensione pregevolissima e personalissima. E concordo assultamente con te e Franchi circa il passo riportato al punto 5.

e personalmente io stimo moltissimo Tabucchi. Anche se non l'ho letto tutto e non sempre mi ha convinto. Ma ha qualità e spessore

grazie baol. tu pensa che io l'ho letto perché con una prof all'uni incalzavo sul post-moderno, e c'è un siparietto, verso la fine, con un personaggio, in cui dice due parole sul post-moderno.
poi c'è l'importanza della figura del padre, palese, evidente, episodio che è al centro del libro, della narrazione.
quindi c'è la donna, che è l'unica tra le persone che incontra di cui sappiamo abbastanza perché ci viene detto prima, ma dell'incontro si sa poi solo che è avvenuto. ed è una cosa davvero troppo stimolante per non prenderla in considerazione. chi sa.
sul post-moderno, sono sempre più convinto che tutte le definizioni di correnti letterarie, artistiche, non siano che riduzioni, per quanto necessarie (ti permettono di avere un quadro più o meno generale delle situazioni in modo molto veloce), semplicistiche. Spesso nascono come dispregiativi, ad esempio, ancora più spesso chi vi viene incluso non vi si riconosce, ma in compenso dovrebbero permettere di distinguere uno scrittore post-moderno, da uno post-modernista, ad esempio. che non è differenza da poco. come tra un originale, ed una imitazione.
e qua finisco.
grazie ancora.
tabucchi mi è venuto voglia ancor di più di leggerlo, dopo questo libro delizioso.

12. guarda Andrea, so che con te su questo potremmo parlarne a lungo. Ho letto abbastanza e comunque con intensità sul postmoderno, anche se sono deboluccio sui narratori americani ( De Lillo per esempio, che considero appunto postmdoerno, da ciò che ho letto). Questo periodo son distratto da diverse cose ma come capita torno sull'argomento che mi interessa molto. A partire dallo sviscerare una frase molto bella come "distinguere uno scrittore post-moderno, da uno post-modernista"

Tabucchi, per chiudere, credo che sia lettura da consigliare spassionatamente a tutti. Dagli esordi ai testi coevi.

Mi sono sempre scordato una cosa. Letto tempo fa anche "Piccoli equivoci senza importanza". E credo che, se Isabel...leggete il racconto Any where out of the world (pag. 71-81 dell'edizione UE Feltrinelli). È il racconto centrale, sesto di undici, della raccolta.
Che caso.....ahahah!
Chiamatelo "equivoco".