Tabucchi Antonio

Requiem

Autore: 
Tabucchi Antonio

Bizzarro, brillante, curioso… un’allucinazione inconscia, un vagabondaggio per un’afosa Lisbona, un protagonista che incontra i vivi e i morti: i fantasmi della sua vita. Come se la vita non fosse sufficiente per parlare di essa stessa. Dunque, la tematica della nascita di una vita oltre la morte che viene affrontata con toni fiabeschi, fantastici. Toni che ben descrivono un mondo ambiguo, metaforico, fenomenico che è reale e irreale contemporaneamente. Con queste parole introdurrei lo scrittore toscano Antonio Tabucchi e il suo romanzo “Requiem”, pubblicato per la prima volta in portoghese nel 1992.

In uno stato a metà tra l’incoscienza e la coscienza il protagonista del libro cammina delirante per Lisbona in una domenica di luglio per dodici ore sognando, delirando, allucinando il tempo di una vita. Come se nella vita non ci fosse sufficientemente tempo per realizzare delle azioni ancora in vita e si dovesse ricorrere alla morte attraverso un tempo che si deve dilatare. Ed allora che si comprende perché lo stesso Tabucchi, amante delle ambiguità e dei rebus, cosciente del suo atto trasgressivo, sente requiem come il riposo delle persone che possono comunicare solo dopo la morte con i cari in vita. Perché la vita è troppo breve.

Si raggiunge dunque un mondo fenomenico, ultraterreno, mistico, totalmente irreale e mitologico che l’autore ha creato in questo testo; un mondo frammentato e insicuro che supera decisamente il genere fantastico, come spiega Flavia Brizio-Skov. Perché sebbene il fantastico non possa prescindere dal reale – anche se lo può violare – come per l’appunto accade nei capitoli del testo dove il protagonista immerso nei meandri dell’inconscio vive nel quotidiano (incontra un tassista che lo porterà al cimitero, conosce la donnetta della pensione dove dorme), Tabucchi va oltre. Interpreta reale e irreale ma sostiene il reale come unità tematica.

L’evocazione autobiografica di una tragica vicenda: la malattia del padre, il cancro alla laringe, il tremendo errore dei medici, la perdita della capacità di parlare, la morte. Ed egli, il padre, ritorna in sogno come un’allucinazione, ricostruendo “quel” legame familiare che turba i pensieri dello scrittore. Una vicenda autobiografica che è rievocata nel testo e ne costituisce il punto di partenza per un ambientazione spazio-temporale lontana e misticheggiante, caratterizzata da una molteplicità di voci narranti che interrompono i vagheggiamenti del protagonista nel suo delirio.

La voce paterna arriva in sogno in una lingua straniera, il portoghese, e costituisce il fatto autobiografico che l’autore ricorda con dolore. Così Tabucchi trascrive il suo sogno nel testo. “Guardai con attenzione e nella penombra lo vidi, mio padre. Era in piedi, in fondo alla stanza, appoggiato al comò, e mi guardava con l’aria di prendermi in giro […] Ma perché parli in portoghese, padre, dissi io, e perché ti presenti con domande assurde?” (p. 59).

L’immagine della figura paterna, restituita attraverso il sogno portoghese, chiede le ragioni della propria morte, attraverso una lingua che è divenuta luogo di affetto e riflessione e che non può essere cambiata in quanto è la stessa che ha restituito il padre allo scrittore. Così nasce la prima edizione del testo, scritta in portoghese e solo in seguito tradotta da Sergio Del Vecchio in lingua italiana.

La costruzione del testo nasce in questi termini e la trascrizione del sogno è il primo momento di un opera letteraria di assoluta originalità. Con “Requiem”, infatti, Tabucchi scrive omaggiando il Portogallo al quale dedica una orazione, una sonata, un omaggio ovvero un requiem; il paese latino è luogo che gli ha restituito i “vivi” e i “morti”: una serie di personaggi e luoghi che il protagonista incontra vagando per una afosa Lisbona. Una donna, un illustre poeta ormai scomparso e un padre morto, una casa che appartiene al suo passato.

Il lettore è confuso: le descrizioni dei luoghi e dei personaggi sono precise, puntuali, realistiche ma, al contempo, sono accompagnate da queste deliranti apparizioni di fantasmi che s’intromettono nel vagabondaggio del protagonista assoluto del libro. Un personaggio, incerto, stanco, poco descritto ma di cui il lettore ha un chiara sensazione di un uomo all’ultimo – o semmai al penultimo – stadio della sua stessa esistenza. È come se, questi incontri, dovrebbero metterlo a confronto con un mondo che lo aspetta – in un futuro vicino – al di là.

Come in altri testi di Antonio Tabucchi, forte è l’influenza dello scrittore Ferdinando Pessoa che addirittura viene citato all’interno del testo: “si asciugò il naso un’altra volta e continuò: per di più i biglietti di cento sono carini, c’è su Pessoa, e adesso io le faccio una domanda, al signore piace Pessoa? Mi piace eccome, risposi, tanto che le potrei raccontare una bella storia, ma non ne vale la pena, credo di essere un po’ fuori di testa…”.

In realtà, Requiem è un ennesimo prodotto di quella corrente che prende il nome di postmodernismo, una corrente letteraria di post-avanguardia che deve far i conti con le forme avanzate della modernità, forme che sono state depredate di ideali dalle nuove tendenze della società: le dominanti informatiche e telematiche dei telefonini cellulari, degli elettrodomestici digitali, dei computer portatili e satellitari.

Così Tabucchi parte dalla concezione che l’arte abbia già dato tutto e debba esplorare nuove strade anche attraverso procedimenti metaletterari e metanarrativi.

Il postmodernismo deve essere inteso anche come una liberazione dell’autore di fronte a forme autoritarie; una liberazione linguistica espressa attraverso una sua spiccata creatività di lingua: laddove per nominare i personaggi che il protagonista incontra nel suo percorso usa le lettere maiuscole di nomi generici: Il Padre Giovane, Il Tassista, La Vecchia Zingara, lo Zoppo, Il Portiere della Pensione Isadora, ecc.. L’espediente linguistico, sciolto e creativo, rende al massimo, è fondamentale per caratterizzare gli anonimi fantasmi-personaggi. Oltretutto, nei sogni nessuno ha nome, soprattutto i fantasmi.

Sovverte completamente l’intento di contenere il testo all’interno di una cornice tradizionale prescindendo dalle concrete manifestazioni. L’autore riflette sull’uomo e sul suo destino, cogliendone i tratti psicologici laddove realtà e finzione vengono mescolati in episodi romanzeschi con riferimenti e allusioni storiche e culturali.

 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

 

Antonio Tabucchi (Pisa, 1943 - Lisbona, Portogallo, 2012), scrittore toscano di fama europea, già docente ordinario di Letteratura Portoghese presso alcune università italiane. Ha vissuto in Portogallo dove ha pubblicato numerose opere letterarie.

Antonio Tabucchi, “Requiem”, Feltrinelli, Milano, 2004. Traduzione di Sergio Del Vecchio.

Prima edizione: Antonio Tabucchi, “Requiem. Uma Alucinaçao”, Quetzal editores, Lisboa, 1991.

Bibliografia critica:

Flavia Brizio-Skov, “Antonio Tabucchi: navigazioni in un arcipelago narrativo”, Luigi Pellegrini editore, 2000.

Giulio Ferroni, “Storia della letteratura italiana: il Novecento”, Einaudi, Milano, 2004.

Approfondimento in rete: Antenati / Italia Libri.

Irene Savio - Febbraio 2005

TABUCCHI in LANKELOT:

ISBN/EAN: 
9788807812828

Commenti

In uno stato a metà tra l?incoscienza e la coscienza il protagonista del libro cammina delirante per Lisbona in una domenica di luglio per dodici ore sognando, delirando, allucinando il tempo di una vita...

(con questo articolo, termino il recupero dei vecchi pezzi di IS, tutti apparsi nel vecchio lankelot.com. )