REGALO IN VERSI A RACCONTI CHE VERRANNO
“Corre la ferrovia in mezzo alle pampas
e questo treno lento
in mezzo a questa storia sbagliata, da dimenticare,
non c’è nulla che debba lanciare tra i binari a deragliare buon senso
nulla
si accendono le stelle e si spegne il pueblo,
ma il sorriso
quello mai”
scrive Alessandra e non è difficile immaginare il suo sguardo, quei suoi occhi limpidi, quando lo fa. Poco dopo la laurea in lingue era nato il progetto, lei che avrebbe potuto mirare in alto con l’ambizione della giovinezza che spesso, sempre più spesso, diventa cinismo, arroganza, vanteria, lei aveva scelto l’alto cielo con le Tre Marie e la Croce del Sud a benedirla, aveva salutato tutti, lentamente nonostante quel tempo scorresse inghiottendo i giorni antecedenti al distacco ed era partita per l’Argentina.
Come volontaria Vides[1] in un progetto del Servizio Civile. Lei bambina tra bambine che poco dalla vita hanno avuto e visto tanto, troppi abusi in quegli occhi e carezze svilite tra quelle piccole dita che, ancora, di notte –racconterà Alessandra- hanno la fede di tracciare una croce sulla fronte delle volontarie e dirle con saggezza e umiltà: “La bendiciòn, Ale”. in un progetto del Servizio Civile. Lei bambina tra bambine che poco dalla vita hanno avuto e visto tanto, troppi abusi in quegli occhi e carezze svilite tra quelle piccole dita che, ancora, di notte –racconterà Alessandra- hanno la fede di tracciare una croce sulla fronte delle volontarie e dirle con saggezza e umiltà: “La bendiciòn, Ale”.
Racconta lei quella terra non sua che come tutti i Sud del mondo finirà per diventarlo, ché ci sono terre che macchiano, ma solo anime pronte ad accettare e la macchia e il bivio tra l’inferno e il cielo. Per redimersi, per salvarsi, per scappare, per inventare nuovi tempi per vecchi sé.
E non racconto la terra che stai vedendo, quello sarai tu a farlo al tuo ritorno e, come Novecento, nei tuoi occhi, nelle tue parole, respirerò quell’aria. Davvero. A modo mio, ma davvero.[2]
Racconto altra aria, le parole di chi per quella terra è –figlio e martire, testimone sì di quella bellezza e sfregio, perfetto patibolo e vizio: meraviglia-.
“[…]Sai l’aria , tutta l’aria,/tra questa parola e la tua aria? Il mare, forse, sai, il dolore, l’amore,la terra,la morte sai, tra questa parola e i tuoi finissimi fili?” cantava Juan Gelman della “tua” Argentina e tieni dentro queste parole quando la stanchezza renderà, forse, instabili i tuoi passi e non dimenticare quanta storia hai già oltre schiena.
E quanta storia hanno i confini vari del Sudamerica, che vive tra le pagine di romanzi noti e tra i versi di poesie meno note. Penso alla seconda Lode al Gran Chaco di Jesus Urzagasti e quell’amore che, lettore, senti ad ogni scatto, fonema, parola-schioppo: “La tua storia non è la più triste quando la racconto io. /Eccomi qui, a guardare come la mia vita si incorpora alla tua[…] /Ed è che sto sempre tornando al tuo letto; sono il cavaliere più veloce delle tue regioni ardenti;/ […]non c’è niente che mi faccia piangere /dopo il mio galoppo inferocito, dopo tante leghe/ che mi separavano dal tuo punto più doloroso/ solo lo scoppio elegante della notte/ si impossessa delle mie vene e ti sopraffa di godimenti primitivi”; la Bolivia appare qui, come la terra non docile che è, ferita e superba come una donna che, sebbene un passato disfatto, ha forte ancora la dignità di portare avanti i suoi giorni, quel presente che sanguina, incapace di sperare sì, ma di vivere? No, quello mai. Diritto, su tutto, alla vita.
E la terra che, non donna, diventa radice, nella figura ereditata di un nonno, come in Barquero[3]: “Mio nonno era il fiume che fecondava queste terre./Pieno d’innumerevoli mani e occhi e orecchie./[…]/Era il seminatore e il frutto. Il ceppo rugoso./L’indice del tempo e il sangue propizio./[…] Mia nonna era il ramo incurvato delle nascite./[…]Era l’odore del pane e della mela conservata./Era la mano del rosmarino e la voce della preghiera./Era la povertà dei lunghi inverni/ avvolta nello zucchero come un’umile ghiottoneria./[…]Mio padre era quello che assomigliava di più alla terra./Deve essere nato insieme con il frumento o il grano./[…]Io nacqui quando erano già vecchi;[…]e la prima cosa che ricordo è la voce del fiume e della terra”.
La voce della terra, quel richiamo che senti nelle viscere, una voce di ventre, un calore nel sangue che vampa e ti riconosci in attrazione. E’ questo il Sud, il Sud dei mondi possibili, dove la miseria è tale solo se riconosciuta.
E poesia diventa parola, dimessa, comune, perché “si deve scambiare come una moneta di/tutti i giorni,/e deve stare su tutte le tavole/ come una bottiglia di vino il cui canto illumina /segretamente i sentieri domenicali”[4]; non accetti, non capisci, come tutti altrove si dicono poeti, celebrandosi con una sterile e sorda vanteria, quando Poesia è altro, è sentire le città e le anime che le vivono, con la paura dell’umano e lo splendore del peccato, vedere la bellezza antica di una vecchia e ascoltare chi ancora ha storie da raccontare a qualcuno che non vada di fretta.
Troppa fretta, signori, senza desiderio di gesti di attesa. La mancanza del limite percepito e l’assenza della grazia rivelata dai minimi regali di Dio. Perché ogni cosa è lampo, vita infinita in scintilli, attimo e attimo e attimo. Di nome in nome, come sentiero:
“Oronqoy./La terra continua, sempre uguale, bianca e sempre uguale/ fino alle ultime montagne./Dietro ad esse/ l’aria pesa più d’un affogato./ E sotto / tra i rami barbuti e caldi:Hector,Ciro,Daniel…”[5].
E Poesia in queste terre diventa Politica, e i poeti politici, perché tutto quel che attiene alla città è vita cui chiedere pane, è muro contro cui alzare i pugni, è sguardo di amore e vendetta o irrisolta nostalgia per grandi nomi del passato:
“[…]sono d’un paese dove si piange il Che o in ogni caso/si canta per il Che e/ alcuni son contenti che sia morto[…]mentre gli altri stanno zitti/[…] sono d’un paese dove i nemici non /poterono lasciar cadere un solo insulto una sola/ sporcizia una sola piccola porcheria/su di lui e ad alcuni perfino/ dispiacque la sua morte non /per bontà o umanità o pietà/ma perché questi vecchi cani/ o morti con permesso finalmente avvertirono un nemico che/valeva la pena[…]”[6], ma il canto ripugnante può scemare in amara elegia, quando i sentimenti si fiaccano per ignavia, quando si è carne senza sangue a pulsare, come ricorda Javier Heraud a un amico: “Tu hai voluto riposare/ in terra morta e in oblio. Credevi di poter vivere da solo/ nel mare, o nei monti./ Poi hai saputo che la vita/è solitudine tra gli uomini/ e solitudine tra le valli./Che i giorni che circolavano/ nel tuo petto erano solo campioni/ di dolore tra il tuo pianto.”[7]
Di questo e altro, Alessandra, parlerai al tuo ritorno, perché crederai ancora, come una volta, a tutte le storie che verranno a raccontarti e le racconterai tu, con la poesia delle cose comuni che mantieni tra le dita, leggera leggera, semplice, umile.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Sudamericana, 27 poeti dell'America Latina, Miti Mondadori, Milano, 1999
On air: “Il giorno del falco”, Pippo Pollina
[1]www.vides.org
[2] “Negli occhi di qualcuno, nelle parole di qualcuno, lui quell’aria, l’aveva respirata davvero. A modo suo:ma davvero” da A. Baricco, Novecento,un monologo; Milano, Feltrinelli editore, 1994
[3] Da “Il miele ereditato” in Efrain Barquero
[4] Da “Poesia per René Guy Cadou” di Jorge Teillier
[5] Da “Cronaca di Chapi, 1965” di Antonio Cisneros
[6] Da “Chiacchiere” di Juan Gelman
[7] Da “Io non me la rido della morte” di Javier Heraud
Commenti
Pioggia di interventi di Acherusa!
Grazie di cuore per aver riproposto oldies e non solo. Ho cercato di uniformarle tutte, a parte le "Introduzione alla poesia di":
COGNOME AUTORE - NOME OPERA nel titolo.
Nei tags: non usiamo più "libri":
LETTERATURA, COGNOME AUTORE, NOME OPERA; eventualmente, aggiungo POESIA.
Tutte sistemate cmq;)
Pioggia dovuta, Franco,perchè domani rientro nella casa nuova,in Alta Val di Susa,dove mi sono trasferita da settembre.Quindi volevo mettere ordine,tra cose vecchie e pezzi nuovi (come questo cui tengo particolarmente)prima di partire.Spero di non avere intasato il blog.:)Azz,non sapevo dei tags...scusa!Grazie di cuore per aver sistemato le pagine.Bacio forte
bacione a te, torna presto.
Sempre pieno di emozioni il tuo modo di raccontare ciò che hanno scritto altri, facendolo tuo. Non è che di pochi spiriti questo, e forse non a tutti è - nella stessa misura - congeniale.
A me, per la verità, piace molto :)
Sai già quanto abbia apprezzato questa pagina, ma mi piace scriverlo anche qui.
Il Sud è una ferita che non smette di bruciare al sole e certi versi sono il sale che caustica il dolore.
Non è il mio genere, ma vorrei poter essere smentita. Ho trovato il libro ad un prezzo ridicolo. Scovato nei meandri di internet. Lo volevo, sono anni che me ne parli. Sono anni che scuoto la testa perchè i miei gusti in materia di lettura prediligono l'Europa, ma a volte si legge per capire chi ha già letto, per stargli accanto pur distanti. Con Sudamericana, sarà così. Sarà un nuovo nodo a superare Alpi e Oceano.
@Ilde: sono stata una buona lettrice,ora devo rimettere in sesto anche quel lato da troppo manchevole.
@Angela: il prezzo ridicolo è anche il motivo perchè è passato sotto silenzio questo libro che per me è un vero gioiello.
la mia persistente pigrizia nel leggere la poesia è oltremodo sconfortante. Però questo è un pezzo poetico. Suggestione e suggerimento, fusi.
"La voce della terra, quel richiamo che senti nelle viscere, una voce di ventre, un calore nel sangue che vampa e ti riconosci in attrazione. E? questo il Sud, il Sud dei mondi possibili, dove la miseria è tale solo se riconosciuta".
Ecco il Sudamerica: povertà e passione.
Mi hai fatto conoscere la poesia di una donna che dà voce ad un popolo intero; la letteratura quale tramite per difendere valori come l'integrità di un territorio, le proprie tradizioni, le proprie peculiarità.
Sei brava, Laura.
Grazie
Raffaella
Non disponibile su ibs, lo trovate qui:
http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8804456795/Sudamericana.htm
[Sudamericana] foto!
[Sudamericana] foto!
- sudamericana- ahah volevo
- sudamericana- ahah volevo metter anche io una foto così, l'ho già piazzata in altra occasione, per la Svezia mi pare
[Sudamericana] Io ho il
[Sudamericana] Io ho il libro, se riesco scannerizzo la copertina, intanto l'ho trovata con google. Piccina, ma è lei.
[Sudamericana] Scannerizzata
[Sudamericana] Scannerizzata finalmente la copertina!
[sudam] grande angela!
[sudam] grande angela!