Sue Eugène

Atar-Gull. La vendetta dello schiavo

Autore: 
Sue Eugène

Non so se al romanzo di Eugène Sue Atar-Gull. La vendetta dello schiavo, (Donzelli) possa applicarsi la disamina che fece Umberto Eco parecchi anni fa dei libri di Alexandre Dumas, analisi secondo la quale quei romanzoni funzionavano proprio perché mal scritti. Non lo so intanto perché il principio si potrebbe estendere a molta paraletteratura di oggidì che però nessuno si sogna più di definire tale, essendo i più impegnati a qualificare come passatista qualsiasi presa di posizione critica.

Eugène Sue invece a suo tempo era riconosciuto per quello che era, un esempio cristallino di romanziere d’appendice, un autore di feuilleton, con molte pretese sociologiche d’accordo ma con la consapevolezza che un interesse aggiuntivo al mero intrattenimento fosse dovuto appunto all’appetibilità “socio-politica” delle sue storie, più che a vertiginosi valori stilistici. Cosa che oggi si tende a dimenticare scambiando l’esausta e furbissima ripetizione di stilemi verde-noir, eco-noir e mafia-noir  per grande letteratura.

Prima dei celebri Les Mystères de Paris, Sue scrisse questo romanzo su un indigeno dei Namaqua, una tribù di antropofagi dell’Africa del Sud, secondo  tutti i crismi del genere. Al povero nero ne succedono di tutti i colori. Lo comprano e lo vendono pirati e faccendieri di vario tipo, fino a che finisce alle dipendenze di un certo monsieur Will, un riccastro che non sa di aver fatto l’errore più grande della sua vita. Lo schiavo difatti sembra sottomettersi secondo dettami che l’uomo bianco impone con disinvoltura e ferocia, senza opporre alcuna resistenza, docile e mansueto nonostante la stazza. Ma il narratore in questo modo ne approfitta per denunciare con voce chiara e forte la violenza del colonialismo destinato a esplodere nei conflitti mondiali un secolo dopo. La narrazione riesce a smuovere i cuori prima che le coscienze del lettore borghese; fino a determinare un vero e proprio scandalo agli occhi del corrivo lettore perbene a passeggio sulla Senna. D’accordo. Ma soprattutto, la strategia narrativa di Sue consente al lettore di parteggiare per lo schiavo quando costui decide di realizzare con il massimo di arte militare a sua disposizione – ed è tanta e fine - il suo piano: rovesciare la situazione a suo vantaggio ordendo una vendetta coi fiocchi, spietata non meno del cinismo ipocrita dei bianchi europei che stanno per spartirsi l’immensa torta africana.

Ora, costruire un personaggio che nel paradigma dell’epoca in partenza vale zero, e renderlo capace di attirare l’attenzione e la simpatia dei lettori, per farli stare dalla sua parte, in un’opera che è anche lodevole propaganda, è una riuscita - non il massimo della letteratura, non esattamente il suo scopo forse, ma in fondo qual è lo scopo della letteratura? E dunque, come giudicare un racconto che tiene dentro piani diversi, dall’avventura (nel 1831, l’anno in cui uscì il romanzo, Sue era già conosciuto come autore di “romanzi marinari”) al pietismo, dalla denuncia al dramma, se quello espressivo non appare memorabile (le scene di Atar-Gull sono facili, le descrizioni convenzionali, certi passaggi drammaturgici grossolani)?

Interessante caso, Atar-Gull, per ragionare ancora e in dispetto verso gli assolutisti del mercato, sull’arte e le buone intenzioni, sulla corda tesa della forma e le ragioni del “pubblico”; resta, come ricorda Goffredo Fofi nella prefazione, che Sue fece conoscere più da vicino al mondo occidentale l’altro mondo, indusse l’agiata Parigi a guardare con occhi diversi quella che fino ad allora era poco più che carne da macello. Che poi con gli anni Sue sarebbe stato un protagonista della vita politica parigina più ancora che di quella letteraria e che si sarebbe spostato sempre più verso un ideale socialista, in un certo senso stava già scritto in questo romanzo. Che vale più come un episodio della storia della ricezione culturale che come un’opera d’arte; non per questo meno interessante.

EDIZIONE CONSIDERATA E BREVI NOTE

Eugène Sue   Romanziere francese (Parigi 1804 - Annecy 1857); Scrisse romanzi d'avventura, "marinari", di costume (Arthur, 2 voll., 1838;Mathilde, 6 voll., 1841). Autore per eccellenza di feuilletons, romanzi popolari a forti tinte sociali e umanitarie, ricchi di effetti drammatici, che ebbero grandissima notorietà: Les mystères de Paris (10voll., 1843); 

Atar-Gull. La vendetta dello schiavo, Donzelli. Traduzione di Alfredo Pisati - Prefazione di Goffredo Fofi Pagine 242 Euro 22,50

A margine su Lankelot http://www.lankelot.eu/letteratura/reim-riccardo-il-cuore-oscuro-dell-ottocento.html

Michele Lupo, maggio 2011

ISBN/EAN: 
9788860365392

Commenti

[Sue] scrive Michele: "Non so

[Sue] scrive Michele: "Non so se al romanzo di Eugène Sue Atar-Gull. La vendetta dello schiavo, (Donzelli) possa applicarsi la disamina che fece Umberto Eco parecchi anni fa dei libri di Alexandre Dumas, analisi secondo la quale quei romanzoni funzionavano proprio perché mal scritti. Non lo so intanto perché il principio si potrebbe estendere a molta paraletteratura di oggidì che però nessuno si sogna più di definire tale, essendo i più impegnati a qualificare come passatista qualsiasi presa di posizione critica..."

> buona lettura!

[Sue] Ho letto con interesse

[Sue] Ho letto con interesse questa recensione, anche perché il tema è un tema che seguo da un po' soprattutto negli sviluppi del post-colonialismo.


Segnalo l'autobiografia di Olaudah Equiano (1745-1797) di cui su Wiki leggiamo "His autobiography depicted the horrors of slavery and helped influence British lawmakers to abolish the slave trade through the Slave Trade Act of 1807"


Uno scritto (L'incredibile storia di Olaudah Equiano, o Gustavus Vassa, detto l'Africano, Epoché 2008) che narra la miriade di avventure di questo personaggio. Leggendo la scheda su Sue mi è venuto in mente...

[equiano] non so di questa

[equiano] non so di questa autobiografia, grazie per il suggerimento