Su Tong

Mogli e concubine

Autore: 
Su Tong

La fama di "Mogli e concubine", almeno in Occidente, è stata preceduta da quella di "Lanterne rosse", il film che Zhang Yimou ha tratto proprio dal romanzo breve di Su Tong.
Storia drammatica e quasi claustrofobica, apparentemente molto lontana dal nostro mondo e, forse, proprio per questo tanto affascinante. Al centro della vicenda una giovane di diciannove anni, Songlian. Dopo la morte del padre, per non farsi travolgere dalla inevitabile miseria, decide di abbandonare gli studi e di divenire la quarta moglie del ricco cinquantenne Chen Zuoqian. L'ambiente descritto, i tratti dei personaggi, il contesto in cui sono immersi danno la sensazione di trovarsi nel Medioevo, in un tempo in cui le convenzioni, i riti, le tradizioni hanno un ruolo tale da condizionare in maniera opprimente comportamenti, linguaggi, gesti e pensieri. Eppure Su Tong colloca la storia di "Mogli e concubine" nella Cina del periodo immediatamente precedente la Rivoluzione.
L'arrivo della bella e giovane Songlian nella casa di Chen Zuogian genera, come ipotizzabile, nuovi attriti e altri squilibri. Tra le tre precedenti mogli dell'uomo vi è già un rapporto conflittuale: tutte si contendono i favori e le attenzioni di Chen Zuogian. E questo clima di livore, di antagonismo, di incomprensione coinvolge inevitabilmente anche la quarta moglie. Ognuna delle donne spia l'altra, ognuna cerca di dimostrare di essere la preferita ma, in realtà, nessuna delle quattro sembra avere il potere di dominare l'uomo che, come un sovrano severo e a tratti capriccioso, è spesso infastidito dalle continue ripicche e dalle gelosie delle sue mogli. Col tempo Songlian si rende conto che per lei quella specie di morbosa "competizione" non ha più senso. Inizia a distaccarsi dalle altre e da Chen Zuogian e a rifugiarsi in una sorta di universo privato. L'unica persona che, almeno per un po', sembra offrirle comprensione e leggerezza è Feipu, il figlio maggiore di Chen Zuogian. La loro amicizia è però fonte di sospetti da parte delle altre tre mogli e quando Songlian cerca, goffamente e mezza ubriaca, di sedurre Feipu, lui le confessa di temere le donne: "Ho ancora paura delle donne. Le donne sono troppo spaventose. […] E' una punizione del cielo! Gli uomini della famiglia Chen sono sempre stati attratti dalle donne, per generazioni. Io, invece, no. Ho avuto paura delle donne fin da piccolo, soprattutto di quelle della nostra famiglia".
Songlian tenta di riprendere in mano il proprio destino e lo fa con una certa cattiveria e qualche moto rabbioso, ma è sempre più sola, la sua vita somiglia a una reclusione e la sua mente si riempie di assurdi incubi. La spirale della follia la travolge. Rimane vittima di una condizione senza vie di fuga, annichilisce priva di dignità e di speranza. In "Mogli e concubine" si assiste ad un disfacimento che non lascia spazio ad altre prospettive, un annientamento originato dall'oppressione di un individuo nei confronti di un altro individuo. Nel caso specifico le vittime sono delle donne, schiacciate da un meccanismo distruttivo fatto di sentimenti deformati e di alterazioni sociali che sono comunque state la "normalità" per tempi lunghissimi.
La grandezza di Su Tong sta nell'essere riuscito a descrivere un vicenda tanto amara con grande compostezza e misura. La sua sobrietà a primo impatto potrebbe indurre a pensare ad una sorta di distacco, in realtà è proprio attraverso uno stile tanto controllato che lo scrittore ci trasmette la durezza del dramma vissuto da Songlian. E al termine della lettura non si può che nutrire compassione per questa giovanissima donna che ritroviamo in solitudine seduta sotto la pergola di glicine o a girare attorno al pozzo abbandonato mormorando parole incomprensibili.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Su Tong nasce nella città di Suzhou nell’ottobre del 1963. La sua famiglia di origine è piuttosto modesta. Inizia a scrivere negli anni del liceo. Studia presso la Facoltà di Magistero di Pechino e, proprio agli anni dell’Università, risalgono le sue prime opere di narrativa, pubblicate solo nel 1983 da alcune riviste. Dopo la laurea si trasferisce a Nanchino, una città per lui totalmente sconosciuta, e lavora per qualche tempo presso l’Istituto artistico del luogo. Dirige la rivista letteraria “Zhongshan” ed è membro dell’Associazione degli scrittori del Jiangsu. Su Tong è un autore molto amato in Cina ed ha guadagnato grande popolarità anche in Occidente. E’ considerato uno scrittore d’avanguardia, particolarmente interessato alle sperimentazioni linguistiche.

Su Tong, "Mogli e concubine", Feltrinelli, Milano, 2008.

Traduzione di Maria Rita Masci.

ISBN/EAN: 
9788807813733

Commenti

"La grandezza di Su Tong sta nell?essere riuscito a descrivere un vicenda tanto amara con grande compostezza e misura. La sua sobrietà a primo impatto potrebbe indurre a pensare ad una sorta di distacco"

questo mi sembra un tratto della narrativa del sud-est asiatico (forse per carattere) lo avevo notato anche in Kobo Abe.

Potrebbe confermare o smentire il prof. Troisio.

Interessante. Anche il fatto che ci siano autori che raccontano della Cina. In cinese (sembra strano ma altri cinesi hanno pubblicato in Europa e in altre lingue, - penso a Dai Sije - un po' come i Russi fuoriusciti durante o subito dopo la Rivoluzione).

Feltrinelli ha recuperato la sua prima edizione del 1996 (ma la prima ed. italiana è di Theoria del 1992 : scusa le aggiunte ma io adoro le storie bibliografiche... insegnano quasi quanto il libro stesso!) : ottimo, perché le precedenti non sono più in commercio.
Di questo autore si reupera anche qualcos'altro, anche se alcune cose vanno cercate forzatamente in biblioteca (Cipria, La casa dell'oppio, Spiriti senza pace)

Credo che questo sia il primo libro scritto da un autore cinese che leggo. Ho visto vari film cinesi, ma non ho mai letto nulla. Lo "stile" di cui parli lo si ritrova spesso anche nel cinema asiatico: severità, rigore, misura. Oltre alla totale assenza di un "happy end" a tutti costi.

Grazie per la storia bibliografica!

http://libri.dvd.it/narrativa-straniera/piccole-donne-drago/dettaglio/id...

qui una novità assoluta: PICCOLE DONNE DRAGO di Jiu Dan, Castelvecchi, Roma, 2008. Se ti piace il genere...

Grazie per il suggerimento Franchi.

Mi saprai dire. È la storia di una studentessa cinese che si ritrova a Singapore, e per restare libera si mantiene come non dovrebbe. Racconta molto delle debolezze e delle aporie della Cina...

Una curiosità mia. Nella biografia, scrivi: "Su Tong nasce nella città di Suzhou nell?ottobre del 1963. La sua famiglia di origine è piuttosto modesta."

> Cosa intendono i cinesi per "modesto"?

Cosa intendano i cinesi per "modesto" non ne ho idea. Mi sono attenuta ad una breve auto-biografia che lo stesso Su Tong ha scritto e che si trova all'inizio del libro. Oltre a questo dice di sé di essere stato sempre "ubbidiente". Cosa significherà?

Posso dirti che la sua famiglia non navigava nell'oro. Sarà "modesta" per questo?

Esistevano cinesi in grado di farlo?

Immagino di sì. Come in ogni luogo del mondo. C'è chi muore di fame e chi naviga nell'oro. Nulla di nuovo.

Sotto un regime comunista?

10. gianfranco certe tue domande non le capisco.
prima di tutto, si legge in traduzione. vai te a sapere che termine usano per "modesto" i cinesi. poi, i regimi...di solito nascono da rivoluzioni (violente o meno violente, comunque rivoluzioni, ed a volte finte rivoluzioni) che portano ad un cambiamento (talora fittizio) di personaggi al potere...che in quanto potere si manifesta anche con la quantità di denaro...ed ogni rivoluzione parte da idee, ma arrivate al reale...le idee si corrompono, la carne è debole...
mah.

I ricchi e i poveri ci sono stati (e ci sono) sotto ogni regime: comunista, nazista, fascista, ecc. I regimi non garantiscono né cambiano nulla. Forse, in molti sensi, lo peggiorano.

Se puoi vuoi sottolineare che con la Rivoluzione i cinesi sono divenuti più poveri, questo è un altro conto.
Ma non è che altrove (vedi il ventennio fascista da noi) sia andato diversamente. I gerarchi si arricchivano, i poveracci morivano di fame.

Sinteticamente, poi ci torniamo su. In questi anni, ricordo vari discorsi con amici russi, ceki, ucraini e rumeni a proposito delle condizioni di vita sotto regime comunista. Senza scomodare nessun libro, per il momento, e poggiando soltanto sui loro racconti... amices, la parola "modesto" è fin troppo generosa nel descrivere le condizioni di vita del 90 percento dei loro concittadini.

Cmq - mai conosciuto anticomunisti più credibili degli scampati ai regimi comunisti. Parlate con qualunque russo o rumeno di 45-50 anni per venti minuti. Potrebbero bastare.

Sono bastati i racconti di mia nonna per capire cosa sia stato il fascismo.

Anche parlando con i nostri nonni si può capire che non c'è antifascista più credibile di chi ha vissuto e patito il regime fascista.

Come vedi un regime totalitario, indipendentemente dal colore e dalla geografia, resta un'immensa IDIOZIA.

Sai cosa... dovremmo imparare a chiamare "regime" anche certi sistemi partitocratici spacciati per democrazia. Allora sì, sarei d'accordo.