Sturgeon Theodore

Cristalli sognanti

Autore: 
Sturgeon Theodore

INTRODUZIONE.

Difficile non riconoscere fuorviante e degradante la scansione sociologico letteraria che tende a salutare nella fantascienza un genere para-letterario, inferiore in stile e in dignità artistica ai canonici generi narrativi. Difficile, quando si pensa al Bradbury di “Fahrenheit”, allo Shiel della “Nube Purpurea”, ai racconti di Aldriss o alla fertilissima produzione di Philip K. Dick; addirittura imbarazzante se si accosta a questa fantascienza la sorella narrativa fantasy di Tolkien, annunciata dal “Mondo Segreto” di Kirk. 

 

Nel nostro panorama editoriale di science fiction merita un plauso per la coerente ed eclettica produzione la Fanucci, da tempo dominante in un’editoria erroneamente ritenuta di nicchia, costretta oggi, ricordo le parole del patron Sergio, ad una “resistenza contro l’omologazione culturale”; resistenza cui va il nostro sostegno, oggi come in passato. Ancor più, tuttavia, la nostra gratitudine e la nostra ammirazione va alla raffinata Adelphi, che dall’alto della sua indiscussa e indiscutibile posizione di leadership culturale va pubblicando, con intelligenza e lungimiranza, opere che certa critica e certo pubblico ritiene oscure o mediocri o artisticamente trascurabili. Il lettore, incredulo ed entusiasta, esaminando gli autori presenti nella collana omonima scorge i nomi di Shiel, Clive Staples Lewis, Theodore Sturgeon, accanto a Kundera, Morselli, Potocki, Roth e Stendhal. Un sincretismo unico nel nostro panorama letterario: che rappresenti, questo l’auspicio del pubblico, un esempio chiarissimo per la mediocre politica culturale dei gruppi editoriali governativi e per quei gruppi miracolosamente rimasti indipendenti, da qualche tempo precipitati in scadenti e contraddittorie pubblicazioni (penso al binomio Santacroce-Feltrinelli, come magnifico esempio di putrefazione letteraria).

 

Auspicati così maggior rispetto e maggior devozione nei confronti di chi si espone con coraggio e audacia intellettuale alle fluttuanti e superficiali attenzioni della critica e del pubblico, procedo a presentare l’appassionante e affascinante romanzo di un autore americano trascurato dai più: Theodore Sturgeon (1918-1985). Nel 1950 scrisse questo “Cristalli Sognanti”, ritenuto dai cultori del genere un piccolo capolavoro. È un peccato ghettizzare un’opera del genere reputandola paraletteraria: perché dell’arte e della letteratura ha tutti i crismi, e tutte le qualità e i doni. È opera, infatti, che sa essere dolce riflessione sull’umanità e sullo spirito; la narrazione sa conquistare il lettore inchiodandolo irrimediabilmente al testo sin dalle prime righe.

 

DEL LIBRO.

Nel mondo del piccolo Horty Bluett, ospite in una casa e in una famiglia che neppure tenta di comprenderlo e accudirlo; le sue piccole ribellioni vengono frustrate e represse, i suoi giochi d’infanzia fraintesi e la sua innocenza offesa. Punito a scuola per un atto che viene ritenuto inqualificabile, subito in casa viene umiliato e aggredito dal patrigno. Unico vero compagno del nostro Horty è un giocattolo che da sempre lo accompagna, Junky. Contro quel giocattolo si sfoga l’ira del patrigno; il nostro eroe si scaglia disperatamente contro di lui.

 

Quale sia il legame tra Horty e Junky è un segreto del romanzo: quanto voglio limitarmi a svelarvi è che, dalla breve colluttazione che avrà seguito al tentativo di distruzione del giocattolo, si svilupperà una trama incredibilmente fantasiosa e viva. Vivrete, a partire dalla fuga del piccolo Horty, in un mondo dove niente di quel che appare è reale, o è esattamente ciò che sembra: il carrozzone di un misterioso luna park itinerante, diretto da un uomo che chiamano il Cannibale, popolato di creature impossibili; una comunità di nani e un regno di cristalli, un amore delicato e innocente tra due bambini, e ancora una torbida passione tra un magistrato e una giovane impiegata, e vita di gatti dalle due zampe, e di telepati muti; e ancora bambini che rimangono fisicamente inalterati per decenni, per improvvisamente mutare il loro aspetto, e creature che dimenticano di essere ciò che sono…

 

Un trionfo dell’immaginazione, piccolo paradiso letterario, dove i cristalli sognano di essere uomini, sognano “sogni fatti di carne e linfa, di legno, di ossa e di sangue”, e scoprono la dolce imperfezione dell’umanità nelle passioni e nei desideri, nell’espressione dei sentimenti e delle sensazioni.

 

Con raro talento Sturgeon descrive il mondo visto da un bambino “diverso”: nelle prime quaranta pagine è ammirevole la resa del tempo, dello spazio e delle sensazioni, perché davvero quanto descritto regala un insperato ritorno alle emozioni e alle sensazioni fortissime dell’infanzia – al senso di fragilità e di candore e di grandezza che tutto pareva poter assumere. Assai spesso l’aggettivazione ci conduce in quel mondo di purezza e innocenza irrimediabilmente perduto; e nei brevi e intensi dialoghi tra il piccolo Horty e la sua compagna Kay, unica a manifestargli gentilezza e umanità nella scuola, sembra quasi al lettore di recuperare l’immediatezza e la naturalezza della comunicazione, e la spontaneità perfetta dei primi anni di coscienza di sé.

 

Il romanzo fonde mirabilmente osservazioni del piccolo protagonista e osservazioni del narratore: è appena avvertibile la distanza, e davvero questa è una mirabile esecuzione stilistica.

 

In seguito, Horty pare incarnare l’antico archetipo del Kaspar Hauser, ben narrato dal Feuerbach, ossia quello del trovatello dall’intelligenza sovrumana e dalla conoscenza divina; e la stessa mnemotecnica, quella eidotica o fotografica, che contraddistingueva il misterioso ragazzino apparso in un villaggio tedesco secoli fa, echeggia nella creazione dello Sturgeon.

 

La vita che incontrerà il favoloso fanciullo nel luna park itinerante è uno spaccato di umanità reietta e maledetta e sconsacrata, che vive in queste pagine di vita e luce propria: trionfa nell’opera tutto ciò che nell’umanità sa avere il colore e l’aspetto della solidarietà, della dolcezza, della filantropia; e negli esiti più inattesi e immaginifici della storia riconosciamo la splendida fantasia dello Sturgeon, e un ammonimento a noi tutti a non dimenticare a quali segreti incanti l’amore e l’empatia possano condurre; è un inno alla diversità, alla sua ricchezza e alla sua essenzialità, eppure sembra restituire l’idea di un’unità non solo di tutto ciò che è umano, ma di tutti gli elementi che popolano la terra: uomini, animali, vegetali, minerali.

 

Romanzo che mette in crisi e in discussione il concetto stesso di ruolo e identità, a volte, stravolgendo le canoniche percezioni della realtà: sottrae sicurezze, manifesta contraddizioni, afferma esistente ciò che è utopia, e permette al pensiero di rappresentare qualunque aspetto della vita. Ecco, di rado si è assistito ad un simile trionfo della libertà di creazione e trasformazione della realtà da parte del pensiero: e quale miglior speranza e miglior auspicio, quale miglior suggestione per chi crede e ha fede nelle infinite dimensioni generate dal pensiero?

Questo romanzo è memoria e sogno; è fantascienza; è arte, è letteratura.

 


 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE.

Edward Hamilton Waldo, alias Theodore Sturgeon (Staten Island, New York, 26 febbraio 1918 – Eugene, Oregon, 8 maggio 1985), romanziere americano. 

 

Theodore Sturgeon, “Cristalli sognanti”, Adelphi, Milano, 1997.

Traduzione di Giampietro Calasso. Cura editoriale di Annamaria Biavasco e Valentina Guani. Collana “gli Adelphi”, 117.

Titolo originale: “The Dreaming Jewels”, 1950.

 

Approfondimento in rete: FantasticFiction / Sturgeon /

 


 

Lankelot, Franchi, Aprile 2002. Revisionata e ampliata nell’ottobre del 2003.

Originariamente online su ciao.com e lankelot.com.

 

Dedicata al fradel M.F.

ISBN/EAN: 
9788845913235

Commenti

Un trionfo dell?immaginazione, piccolo paradiso letterario, dove i cristalli sognano di essere uomini, sognano ?sogni fatti di carne e linfa, di legno, di ossa e di sangue?, e scoprono la dolce imperfezione dell?umanità nelle passioni e nei desideri, nell?espressione dei sentimenti e delle sensazioni.

NDR > 455, 26 Nov. - 80.

?Un trionfo dell?immaginazione, piccolo paradiso letterario, dove i cristalli sognano di essere uomini, sognano ?sogni fatti di carne e linfa, di legno, di ossa e di sangue?, e scoprono la dolce imperfezione dell?umanità nelle passioni e nei desideri, nell?espressione dei sentimenti e delle sensazioni?.
?La vita che incontrerà il favoloso fanciullo nel luna park itinerante è uno spaccato di umanità reietta e maledetta e sconsacrata, che vive in queste pagine di vita e luce propria:??
Una vera delizia di scrittura, Gianfranco. Grazie

Sturgeon si cimenta con uno dei suoi temi più ricorrenti, quello del bambino vittima di soprusi che riesce alla fine ad avere la meglio grazie ai poteri soprannaturali di cui si scopre dotato. Ammetto che non vado matta per questo tipo di trame (quando c?è di mezzo una bambino/adolescente è sempre così, per me?). Preferisco di gran lunga altre opere di Sturgeon, come I figli di Medusa, che trattano tematiche più mature.
L?idea di base dei cristalli sognanti è comunque molto intrigante.

Raffaella

Bella l'apertura sulla Fanucci. Segnalo che la casa editrice in questione sta riproponendo opere edite e non di Richard Matheson, vero precursore ingiustamente ignorato.

"[...]è un inno alla diversità, alla sua ricchezza e alla sua essenzialità[...]" e a come essa spesso viene soppressa a causa della paura più irrazionale?

Stai arricchendo la lista dei miei Wannaread. Thanx

"Preferisco di gran lunga altre opere di Sturgeon, come I figli di Medusa, che trattano tematiche più mature". > Raffaella, segna: "I figli della Medusa" è tra le mie richieste per il futuro prossimo;). Danke semper.
*
Paolo: Matheson - trovi qui su Lanke soltanto due dei suoi libri; se avessi modo di seguire le nuove pubblicazioni di Fanucci sarebbe bello ritrovarne letture on line.
*
(grazie a te) (grazie a voi)

www.youtube.com/watch?v=_E3u9vgZnfo

I slipped away
I slipped on a little white lie

We got heads on sticks
You got ventriloquists
We got heads on sticks
You got ventriloquists

Standing in the shadows at the end of my bed [x4]

Rats and children follow me out of town
Rats and children follow me out of town
Come on kids...

KID A. TY